François de Salignac de La Mothe-Fénelon, noto semplicemente come Fénelon, è stato un filosofo, teologo, pedagogista e letterato francese, arcivescovo della Chiesa cattolica. Nacque il 6 agosto 1651 nel castello di Fénelon a Sainte-Mondane, nel Périgord, in una famiglia nobile e antica ma impoverita, da Pons de Salignac, Marchese de La Mothe-Fénelon e da Louise de La Cropte. Morì a Cambrai il 7 gennaio 1715.

Formazione e Primi Incarichi
Dopo i primi studi fatti nell'università di Cahors, Fénelon andò a Parigi, dove frequentò prima le lezioni di teologia alla Sorbona e poi i corsi nel celebre seminario di Saint-Sulpice, acquisendovi quella salda dottrina e profonda religiosità che lo sostennero e guidarono in tutta la vita. Qui divenne amico del coetaneo Louis Antoine De Noailles (1651-1729), futuro arcivescovo di Parigi.
Ordinato prete verso il 1675 (alcune fonti indicano il 1674 o il 1675), pensò inizialmente di dedicarsi alle missioni in Oriente, ma vi rinunciò per assumere la direzione dell'istituto delle Nuove Cattoliche, un centro riservato alle giovani donne che avevano abiurato dalla religione protestante. In quest'opera, svolta per la conversione delle giovani protestanti, subito rifulsero le doti che lo resero un direttore spirituale impareggiabile, conoscitore finissimo dell'animo umano.
Dopo la revoca dell'Editto di Nantes (1685), Fénelon cooperò con i più illustri prelati del tempo al consolidamento della fede cattolica. Nella missione che gli fu allora affidata nel Saintonge per la conversione dei protestanti, mostrò zelo ed energia, ricorrendo intelligentemente tanto alla persuasione quanto alla forza. Alcune fonti sostengono che, rifiutando l'utilizzo della forza, sia riuscito con la dolcezza e l'eloquenza, a operare parecchie conversioni. In quegli anni fece parte del circolo di Bossuet, il focoso oratore dell'episcopato francese.
Carriera Pedagogica e Influenze a Corte
Nel 1687, Fénelon pubblicò il Traité sur l'éducation des filles (Trattato sull'educazione delle fanciulle), scritto per consigliare la duchessa di Beauvillier sull'educazione delle sue figlie. Educatore pratico e geniale, Fénelon fu precursore dei pedagogisti del XVIII secolo, sostenendo la necessità di conciliare autorità e libertà e di assecondare la natura dei fanciulli. Propose un ideale di ragionevolezza, in cui la profondità psicologica è accompagnata da un programmatico rispetto dell'ordine sociale e delle consuetudini, suggerendo di stimolare le attitudini individuali del bambino, facendo leva sulla curiosità e sulla tendenza all'imitazione, individuate come fattori positivi. Questo metodo di educazione respingeva ogni abuso di disciplina, ponendosi in polemica contro l'istruzione di tipo pedantesco e retorico.

Nell'estate del 1689, su proposta di Madame de Maintenon, della quale Fénelon era divenuto consigliere spirituale, gli fu affidata l'educazione del duca di Borgogna, nipote di Luigi XIV ed erede al trono, compito che tenne dal 1689 al 1697. Fénelon prese a cuore il delicato incarico, componendo diverse opere morali e pedagogiche per l'allievo, tra cui Fables (favole) e Dialogues des Morts (dialoghi dei morti). Tuttavia, il suo incarico a corte lo mise a disagio, poiché le sue idee teologiche e la sua appartenenza alla nobiltà lo ponevano in contrasto con l'assolutismo rigido e la politica di predominio e prestigio di Luigi XIV.
La "Querelle" sul Quietismo e la Condanna
Fin dal 1688, Fénelon aveva conosciuto Madame Guyon, la mistica visionaria che frequentava Versailles, Saint-Cyr e l'alta società parigina, esercitandovi un apostolato mistico. Incline già per sua natura a una religione tutta pervasa d'amore e di semplicità, Fénelon rimase affascinato dalla spiritualità della mistica, di cui divenne il principale seguace.
Il rapido diffondersi di teorie pericolose, come quelle dell'orazione muta e della santa indifferenza, preoccupò alcuni illustri prelati, e soprattutto Bossuet, i quali credettero opportuno sorvegliare Madame Guyon e fissare i punti fondamentali del misticismo ortodosso. Fénelon sottoscrisse gli Articoli di Issy (1694), un documento contenente 34 articoli che deploravano le idee della mistica francese. Tuttavia, quando Bossuet pubblicò l'Introduction sur les états d'oraison e condannò la dottrina della Guyon, Fénelon ne prese le difese, benché fino ad allora si fosse mostrato fedele e devoto al suo illustre maestro. Rispose pubblicando l'Explication des Maximes des Saints (1697), l'opera ove sono esposte le sue nuove dottrine.
Secondo Fénelon, meta dell'animo umano è lo stato di puro amor di Dio, staccato da ogni interesse, sia pure quello superiore dell'eterna salvezza. A questo stato l'animo perviene mediante l'abbandono alla divinità, l'orazione muta e la santa indifferenza che, per Fénelon, non è però l'inazione assoluta dei quietisti, i quali ammettono la sospensione totale d'ogni atto della volontà. Questa dottrina, di dubbia ortodossia, provocò una vivace reazione da parte di Bossuet. La lotta tra i due prelati si mantenne viva per oltre due anni attraverso scritti numerosi, finché il 12 marzo 1699 la Santa Sede, a cui Fénelon si era direttamente rivolto per l'esame della sua opera, condannò 23 proposizioni tratte dalle Maximes, non senza riluttanza da parte di molti degli esaminatori, come libro scandaloso e temerario.
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Esilio a Cambrai e il Télémaque
Esiliato a Cambrai per ordine di Luigi XIV, che aveva influito non poco sul giudizio di Roma, Fénelon accettò la condanna che lo colpiva, con sottomissione di fedele cattolico. Rimase nella sua diocesi fino alla morte, attendendo ad opere di pietà e di dottrina, pur senza trascurare gli avvenimenti del regno di Luigi XIV.
Già nel 1699 erano apparse clandestinamente Les aventures de Télémaque, un romanzo pedagogico in 24 libri, che l'autore si proponeva di ammaestrare il regale suo alunno (Luigi di Borgogna) attraverso il racconto avventuroso del viaggio che il giovane Telemaco compie sotto la guida di Mentore (sotto le cui sembianze era nascosta la dea Minerva) alla ricerca del padre. Quest'opera, che ci mostra Fénelon innamorato dell'antichità e della natura, scrittore facile ed elegante, ricco di immaginazione e di grazia, se pur non sempre di forza e d'originalità, dovette il suo grande successo soprattutto ai principî politici esposti dall'autore e alle allusioni a personaggi contemporanei. La pubblicazione clandestina e a insaputa dell'autore, suscitò lo scalpore a corte, poiché vi si volle vedere una critica appena mascherata contro il governo autoritario di Luigi XIV, la sua politica estera aggressiva e la sua politica economica mercantilista.

La politica di Fénelon, come appare dal Télémaque, dai Dialogues des morts (scritti per il duca di Borgogna e pubblicati parte nel 1712 e parte postumi nel 1718), dall'Examen de conscience par un roi e dalle Tables de Chaulnes (scritti a Cambrai durante la guerra di successione spagnola), è una politica di pace e di giustizia, essenzialmente ostile al militarismo di Luigi XIV. Fénelon rimproverò al re, in una lettera famosa, le tristi conseguenze delle guerre egemoniche e le deplorevoli condizioni della Francia. Il senso d'una morale fatta di tolleranza e di lealtà, l'influenza di essa sulla politica, il culto della legge e del dovere sentito dal sovrano e dal popolo, la limitazione dell'assolutismo monarchico e la partecipazione intelligente della nazione al governo sono i principî che avvicinano Fénelon ai riformatori del XVIII secolo, i quali videro in lui un precursore e un maestro. In Les aventures de Télémaque Fénelon immagina un re sottomesso ai valori della giustizia e propenso a cercare la felicità dei suoi sudditi, anticipando molti tratti dell'Illuminismo e inaugurando la prosa poetica.
Attività Letteraria e Teologica nell'Esilio
Fénelon compì il suo dovere episcopale con gran dignità e disciplina a Cambrai. Durante la carestia del drammatico inverno del 1709, si privò di tutto a favore dell'esercito accampato nella città. Nonostante l'esilio, continuò a dedicarsi ad opere di dottrina, come il principale Traité de l'existence de Dieu, che riprende, in sostanza, un'argomentazione di tipo ontologico.
Nel 1693 Fénelon era entrato a far parte dell'Académie française e ad essa rivolse nel 1714 la Lettre sur les occupations de l'Académie, che si può definire un trattato d'estetica ed è, dopo l'Art poétique di Boileau, la più importante opera di critica letteraria di quel tempo. L'autore passa in rassegna i vari generi letterari e ne esamina i difetti, deplorando soprattutto la povertà e l'astrattezza della lingua classica francese, la monotonia della versificazione, la mancanza di naturalezza, semplicità e sentimento nella tragedia e nell'eloquenza del suo tempo. Per vari aspetti, Fénelon appare uno spirito irrequieto, indipendente, innovatore, che, sebbene figlio del più schietto classicismo, si protende avido verso il XVIII secolo di cui annuncia gli atteggiamenti più caratteristici.
In occasione della polemica sorta in seguito alla pubblicazione delle Réflexions morales dello scrittore giansenista Pasquier Quesnel, Fénelon si allineò nella difesa della bolla Unigenitus del 1713 di Papa Clemente XI, sebbene trattò sempre con cortesia i giansenisti, pur non condividendo le loro dottrine. Fénelon intervenne, a più riprese, dal suo esilio di Cambrai, per criticare, quando fosse necessario, l'operato della monarchia francese mediante lettere, come l'Esame di coscienza sui doveri della monarchia, e memoriali, come il Memoriale sulle precauzioni da prendere dopo la morte del Duca di Borgogna, dai quali si evince che il prelato fosse fortemente contrario alla monarchia assoluta e favorevole ad una forma di governo controllato dall'aristocrazia e dagli Stati Generali.
Dottrina e Opere Filosofiche
La dottrina di Fénelon, contenuta nelle sue Spiegazioni, secondo alcuni autori si può definire semi-quietista e, secondo altri, di cristianesimo neo-platonico. Secondo Fénelon, nello stato quietista di contemplazione e abbandono in Dio (l'indifferenza sacra), l'anima ama Dio per quello che Lui è, non per guadagnare particolari meriti presso di Lui: essa esercita le virtù senza avvertire che queste sono proprio virtù. Tuttavia essa deve fedelmente collaborare con questo stato di grazia: infatti se continua a nutrire amore per se stessa, non ne può avere per il suo stesso Creatore.
Fénelon si impegnò nelle discussioni filosofiche sostenendo un cartesianesimo di matrice agostiniana, fortemente improntato all'antispinozismo, che motiva la sua revisione della filosofia di Malebranche. In gioventù aveva infatti scritto una Réfutation du système du P. Malebranche (pubblicata nel 1820). Il suo contributo filosofico più importante è costituito dai due saggi Démonstration de l’existence de Dieu tirée de la connaissance de la nature (1712) e Démonstration de l’existence et des attributs de Dieu tirée des idées intellectuelles (1718), che furono riuniti in un unico volume, dal titolo Traité de l’existence et des attributs de Dieu nel 1718.
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