La prima Biblioteca pubblica di Terra d’Otranto nacque a Brindisi nel 1798. Questa istituzione fu un’idea di Annibale De Leo, vescovo di Brindisi, una figura di spicco che fin da giovane studiò filosofia e teologia, fra Napoli e Roma. Di lui ci resta il fondamentale Codice diplomatico brindisino e, soprattutto, la sua biblioteca, nata con assenso regio, e ricca di documenti antichissimi e di grande valore storico e culturale.
Nella Biblioteca confluirono circa 6.000 volumi, che per lungo tempo la resero la più ricca del Salento intero. Annibale De Leo (1739-1814) fondò questa biblioteca con la sua raccolta privata, arricchita poi con acquisti successivi. Chi visita questa antica città non può mancare di esplorare questo scrigno di storia.
Il Patrimonio Librario Antico
I Manoscritti di Grande Valore
Il fondo manoscritti comprende 400 codici la cui importanza non è limitata a particolari epoche o ambienti circoscritti. Essi interessano il meridione e il settentrione d’Italia, la storia del sacro romano impero e la storia della chiesa, le scienze fisiche e l’astronomia, la letteratura latina, greca, italiana e vernacola, il diritto, la filosofia, la geologia, l’agricoltura, l’araldica e la storia dell’arte.

Fra i codici pergamenacei paiono di rilevante interesse il Decretum Gratiani, redatto fra XIII e XIV secolo; le Postillae super Ysaiam di Alessandro di Hales, attribuibile al XIV secolo, opera mai stampata di cui esistono due soli altri esemplari conservati all’Ambrosiana di Milano e ad Oxford; le Vitae Patrum, della seconda metà del XIV secolo, con 54 miniature.
Inoltre, i codici dei secoli XV e XVI, segnalati nell’Iter Italicum di Paul Oskar Kristeller, costituiscono il fondo umanistico più importante della Puglia, regione ove, in genere, vi è ricchezza di codici e documenti medioevali.

Un esempio di documento storico è un atto di donazione di Margherito da Brindisi, conte di Malta, ammiraglio dei vittoriosi Stolii e famigliare del re, in favore della chiesa di Brindisi e dell’arcivescovo Pietro, risalente al luglio 1194, indizione XII, anno I del regno di Guglielmo re di Sicilia, duca di Abulia, principe di Capua. La donazione riguardava tre case con terra adiacente vicino Porta S. Giacomo, confinanti con altre già donate e che furono del figlio del notaio Johannaccari di Matera, per suffragio delle anime dei suoi genitori e remissione dei suoi delitti.
Gli Incunaboli e le Edizioni Preziose
La raccolta aveva in origine la tipica fisionomia dell’erudizione settecentesca, conservando l’impronta di chi la costituì, con forte interesse per la storia locale e regionale. Il codice D/2 contiene copie settecentesche non solo di opere a stampa, ma anche di manoscritti ora smarriti di Antonio Galateo.
La biblioteca conserva 17 incunaboli, tra i quali il libro di maggior pregio, secondo Dennis E. Rhodes, direttore della British Library di Londra, è il Confessionale Defecerunt di Sant’Antonino, arcivescovo di Firenze, stampato in Italia, in un luogo e in una tipografia non precisati, nel 1472. Di questo testo si conoscono solo altri 15 esemplari e alla ricchissima raccolta della British Library mancano 4 dei testi conservati a Brindisi.
![Antoninus S., Arcivescovo di Firenze, Confessionale Defecerunt [Italia, luogo di stampa e tipografo sconosciuti, non dopo il 1472]](https://oratorionoale.it/i/img30091_2.jpg)
Raro è anche il De Situ Orbis di Zacharias Lilius stampato a Napoli nel 1496, le Quaestiones de potentia Dei di San Tommaso d’Aquino che presentano a margine postille forse a mano di San Lorenzo da Brindisi e il De re militari del Vegetius che contiene un ritratto di Leone X e disegni su Alessandro VI ed il duca Valentino.
Un altro codice di pregio è l'Invitatorio, il cui autore fu certamente un calligrafo dei frati di Santa Maria di Castello, vissuto tra la fine del 1400 e i principi del 1500, epoca in cui fu scritto. È rilegato con copertina di pelle nera su legno.
Le Cinquecentine e le Edizioni Successive
Le edizioni del XVI secolo, con circa 450 unità, comprendono studi antiquari e filologici con opere di Carlo Sigonio, Guillaume du Choul, Huber Goltz, i Manuzio, Nicolò Perotti, di autori locali come Antonio Galateo, Giovanni Giovine, Girolamo d’Ippolito, Antonio Marinario, Antonio Monetta e Luca Antonio Resta. Trattano anche il diritto e l’amministrazione dello Stato con scritti di Francesco Mantica, Andrea de Ysernia, Bartolomeo da Capua e Pierre Rebuffe, oltre ai classici italiani, latini e greci.

Vito Bozzi ha evidenziato l’importanza delle cinquecentine di contenuto geografico, mentre Rodhes ha segnalato come dell’edizione italiana della Syntaxis linguae grecae di Jean Varen, sia qui conservato l’unico esemplare insieme ai più antichi materiali tipografici brindisini, ossia i primi libri stampati in Brindisi nel corso del XVII secolo: da Lorenzo Valeri nel 1627, da Tommaso Mazzei nel 1699 e 1700.

Tra le "chicche" della Biblioteca figura l'Encyclopedie, ou Dictionnaire raisonne des sciences, des arts et des metiers, edizione arricchita di diverse note, stampata a Livorno nel 1770. Ricca è la presenza di legature di pregio: 9 risalgono ai secoli XV-XVI, 25 al secolo XVII, 58 al secolo XVIII, 17 del secolo XIX.

Il codice anonimo Rerum publicarum graecarum et latinarum anthologumena è di indole politica, scritto in pergamena con caratteri umanistici nel 1473 da un amanuense di nome Gabriele e rilegato in pergamena. Nello stesso anno fu emendato dagli errori di trascrizione. Appartenne ad una nobile famiglia dalla cui arma araldica, consistente in due sbarre trasversali oro in campo azzurro, come rilevato dal primo foglio miniato a motivi floreali. Appartenne poi nel 1581 al prelato Pompeo Lippi Briziani, di cui è disegnata a penna in nero l’impresa.
Il Ricco Archivio Documentario
Fondi Ecclesiastici e Storici
Questa antica istituzione conserva i libri parrocchiali della Basilica Cattedrale di Brindisi dal 1475 al 1901, le Visite pastorali dal 1565 al 1767, le platee degli enti ecclesiastici e monasteri soppressi e vari fondi privati.
Inoltre, la biblioteca ha in affidamento l’archivio capitolare della Cattedrale di Brindisi con 400 pergamene dall’XI al XX secolo e 10.000 documenti schedati analiticamente.
L’archivio storico diocesano, istituito nel 1986 e riconosciuto d’interesse locale dall’Ente Regione Puglia, è costituito da circa 600.000 documenti cartacei che vanno dal XVI al XX secolo, quasi tutto immesso nel progetto CEIAr. Si aggiungono l’archivio della Curia arcivescovile di Brindisi e l’archivio dell’Azione Cattolica, costituito da 20.000 carte corredato di tre indici: generale, dei luoghi e dei nomi.

Tra i codici, le Vitae Patrum sono un codice pergamenaceo scritto in carattere gotico italiano della seconda metà del 1300, consistente in 256 fogli numerati alla romana e altrettanti circa non numerati. Contiene 54 miniature di più mani in epoche diverse.
Collezioni Speciali e Reperti Eccezionali
Sezione sulla Storia delle Donne ed Emeroteca
La Biblioteca è inoltre arricchita da una consistente sezione libraria sulla storia delle donne e da una preziosa emeroteca che conserva importanti testate locali, nazionali e internazionali dal XIX secolo ai giorni nostri, quasi tutta presente in ACNP.

Reperti Eccezionali e la Pergamena di Federico II
Un ultimo ed eccezionale reperto, che chiude questo affascinante viaggio, è una pergamena con firma autografa di Federico II di Svevia, l’Imperatore. Questo documento non si trova più nella Biblioteca De Leo, in quanto ora è esposto in via definitiva nel Museo Diocesano G. Tarantini, sempre a Brindisi.
Riflessioni sul Ruolo della Biblioteca
Franz Kafka diceva: "Di una cosa sono convinto: un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi" e i libri insegnano a riflettere. Ma prima di parlare di legalità e di giustizia si deve parlare di libertà che per prima viene soffocata e schiacciata, come nel caso delle vittime dell’usura, delle mafie, di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese e morire in mare.
Nel Manifesto IFLA/UNESCO del 1994 delle biblioteche pubbliche si sostiene che "la libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità di cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione. La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l’apprendimento permanente, l’indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali." Questo luogo, la Biblioteca Arcivescovile "A. De Leo", rappresenta alla perfezione tutto ciò.
Riconoscimenti e Norme sull'Utilizzo
Un sentito ringraziamento va alla Dott.ssa Katiuscia Di Rocco, Dottore di ricerca in Storia Moderna, specializzatasi con ricerche presso l’Archivio Segreto Vaticano e la Biblioteca Apostolica Vaticana, e attuale direttrice della Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”, per l’aiuto concesso alla realizzazione di preziosi reportage.
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