La figura di Suor Noemi Scarpa è diventata un punto di riferimento non solo nel panorama monastico italiano, ma anche nel mondo mediatico, grazie alla sua partecipazione al popolare programma televisivo "La Cucina delle Monache". Nata a Murano con il nome di Erika Scarpa, la sua vita è un intreccio di fede profonda, un passato sportivo di alto livello e un impegno costante nella vita comunitaria. Attualmente, Suor Noemi ha 47 anni, un'età che racchiude un percorso spirituale e umano ricco di scelte significative e dedizione.

Dall'Aspirazione alla Santità ai Campi da Basket
La vita di Suor Noemi Scarpa affonda le radici nella sua infanzia, quando, pur bambina, avvertiva già un profondo desiderio di santità. "Aspiravo alla santità," racconta, sentendosi attratta dalle storie dei santi che compivano atti eroici per il prossimo, inseguivano valori alti e nobili e aiutavano i poveri. Questo desiderio di "fare qualcosa di grande" nella sua vita, tuttavia, non aveva ancora una chiara direzione.
Inizialmente, questo anelito fu temporaneamente sostituito da un'altra grande passione: la pallacanestro. Suor Noemi è stata una promessa del basket, giocando nel Murano Basket. Ha cominciato da bambina e, piano piano, la sua squadra è cresciuta, arrivando nelle serie superiori. A 17 anni giocava già in prima squadra, passando dalla Promozione alla serie C e poi alla B. Il suo obiettivo era ambizioso: arrivare in Serie A, o più precisamente in Serie A2. Dedicava tutte le sue energie, il suo tempo e la sua vita agli allenamenti per raggiungere questo traguardo, spinta da una grande passione per lo sport, voglia di vincere, coraggio e la ferma volontà di non perdere mai.

La Chiamata Vocazionale: Un Viaggio di Ricerca
Nonostante la forte dedizione allo sport, le due aspirazioni, la santità e il basket, entrarono in conflitto. In un momento di ribellione, promettendo di non andare più in chiesa, Suor Noemi rifletteva sulla pressione paterna di mettere Dio al primo posto rispetto agli impegni sportivi. Un punto di svolta arrivò durante un viaggio in Europa con sua cugina, un mese da Est a Ovest attraverso le capitali europee, inteso come un modo per cercare la sua strada nella vita.
A metà di questo viaggio, mentre si trovava a Londra, apprese della morte di Madre Teresa di Calcutta. Questo evento fu un richiamo potente ai veri valori dell’esistenza umana: la dedizione agli altri, l’altruismo e la capacità di donare la vita per il prossimo. "Ho sentito con forza una voglia profonda di fare anch’io della mia vita un dono verso il prossimo," ricorda. Vedeva Madre Teresa "così piccola, ma che aveva fatto cose così grandi," sentendo che il suo amore sconfinato fosse "il senso di tutto, la cosa più bella da perseguire." Così iniziò la ricerca della sua strada.
Inizialmente, pensò di entrare nell’Ordine delle Figlie della Carità, ma poi le fu proposto un ritiro nel monastero di Offida, nelle Marche. Lì comprese che non era tanto importante la forma del servizio agli altri, quanto riconoscere quanto diceva Madre Teresa: “La più grande povertà dell’uomo è la solitudine”. Con la convinzione che l’Europa fosse più povera di paesi come l’India in questo senso, e che il monastero rispondesse bene a tale domanda, scelse questa via.
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Il Percorso Monastico e il Ruolo di Madre Badessa
Il percorso verso la vita monastica fu graduale e durò circa un anno dalla decisione. All'età di 20 anni, Erika Scarpa lasciò la famiglia, il fidanzato e il lavoro in una vetreria di Murano per dedicarsi completamente alla vita consacrata. Inizialmente, visse un periodo diviso tra il monastero, dove si recava nei giorni liberi, e la sua vita ordinaria. "In monastero ero tutta contenta, a casa mi sentivo vuota e delusa," confessa. Dopo circa un anno, la clausura divenne chiaramente la sua strada.
L'annuncio alla famiglia non fu semplice; i genitori erano preoccupati, in particolare la madre, che era claustrofobica. Tuttavia, vedendola felice, la sostennero. Anche il fidanzato ebbe una reazione di grande rispetto per la sua scelta. Il datore di lavoro tentò persino di dissuaderla con offerte economiche, ma la sua convinzione era troppo forte.
Suor Noemi ha trascorso sei anni nel monastero di Offida, nelle Marche, non tornando a casa per i primi nove mesi e solo una volta prima della Professione temporanea. Circa 12 anni fa, è arrivata al Monastero delle Benedettine di Sant'Anna a Bastia Umbra (Perugia), in un momento difficile per la comunità, come aiuto nella formazione. Qui ha svolto per undici anni il ruolo di maestra delle novizie.
Nel suo percorso spirituale, Erika ha cambiato il suo nome in Noemi. Questo gesto simboleggia l'inizio di una vita nuova, il cui stile è racchiuso nel significato del nome: dolcezza. Attraverso questo cambiamento, ha desiderato trasformare un carattere forte e scontroso in una persona dolce e tenera verso gli altri, offrendo ascolto e gentilezza.
Suor Noemi Scarpa è stata eletta Madre Badessa del Monastero delle Benedettine di Sant'Anna a Bastia Umbra quando aveva 36 anni, succedendo a Madre Cecilia Aspergo, abbadessa per 12 anni dal 2002. L'elezione è stata decisa dal Capitolo delle monache, presieduto dal vescovo diocesano, monsignor Domenico Sorrentino. La nuova abbadessa, che oggi ha 47 anni, doveva avere almeno 35 anni d’età e 5 anni di professione, requisiti che Suor Noemi soddisfaceva pienamente. Per 10 anni, nonostante la giovane età, è stata maestra delle novizie.
Il ruolo di Badessa è di grande responsabilità, non solo a livello spirituale, ma anche organizzativo. La Badessa è la responsabile, la madre della comunità, colei che decide la linea e orienta le sorelle, fungendo da "capitano della nave". Le sue responsabilità includono l'accudimento delle sorelle, il garantire una vita spirituale matura e la costante attualizzazione della Regola benedettina. Questo peso di responsabilità è sentito, ma rappresenta anche un momento di crescita.
Oltre al monastero di Bastia Umbra, che annovera una comunità di 19 suore, Suor Noemi è Badessa anche di una piccola realtà dipendente nelle Filippine, composta da sei monache, richiesta come presenza di preghiera da un Cardinale. La comunità di Bastia Umbra, caratterizzata dalla gioventù delle sue membri (tra cui Suor Myriam di 40 anni, Suor Debora di 42 anni e Suor Eleonora di 31 anni, oltre alla Badessa), mira a diventare un punto di riferimento per la città, cercando collaborazione, comprensione e rispetto, e adattando la Regola benedettina ai tempi moderni. Il monastero, ex rocca dei Baglioni, in gran parte recuperato dopo i danni causati dal terremoto del 1997, si prepara ora a nuovi compiti.
"La Cucina delle Monache": Un'Esperienza di Evangelizzazione
Uno degli aspetti che ha portato Suor Noemi Scarpa e le sue consorelle alla ribalta è il programma televisivo "La Cucina delle Monache" su Food Network, arrivato alla quarta stagione. Insieme a Suor Debora, Suor Miriam e Suor Eleonora, Madre Noemi propone ricette antichissime, risalenti anche ai primi del ‘700, scoperte nell'archivio storico del monastero. Erano scritte a mano in un italiano antico, non di facile lettura, e sono state decifrate, tradotte e trascritte da Suor Noemi con l'aiuto di un archivista, dando vita a una pubblicazione per non perdere la memoria storica.
Ciò che rende uniche queste ricette è il modo in cui i tempi di esecuzione sono scanditi dalla preghiera: ad esempio "il tempo di un Credo" o "il tempo di un Gloria al padre". L'idea del programma è nata proprio dalla pubblicazione di queste ricette, che ha generato interesse mediatico (una nota sull'Ansa, poi un servizio del Tg1), culminando nella proposta di Food Network. Nonostante le monache non guardino nemmeno la televisione, hanno accettato l'avventura con spontaneità, realizzando le puntate all'interno del monastero e mostrando la loro vita quotidiana.
Il successo del programma è attribuito non solo alle prelibatezze culinarie (Suor Noemi stessa ama i dolci alle nocciole e i carboidrati come pizze e paste), ma soprattutto al bisogno di condivisione e alla serenità che le monache trasmettono. Per loro, è stata un'opportunità di "evangelizzazione domestica", permettendo un contatto autentico con un pubblico vastissimo, dai 4 agli oltre 90 anni.

Ritmi del Monastero e Filosofia di Vita
La vita nel monastero di Suor Noemi è caratterizzata da ritmi ben scanditi e una clausura definita "più leggera" rispetto ad altri contesti monastici, permettendo un contatto con le persone e una grande dedizione al prossimo. Una giornata tipica inizia con la sveglia alle 5, seguita dalla preghiera dalle 5:30 alle 8:30. Poi inizia la fase lavorativa fino a mezzogiorno, seguita da preghiera, pranzo, riposo o studio (a seconda dell’età), e ancora preghiera e lavoro, nel rispetto del principio "Ora et Labora".
Le attività sono varie: lavorare nell'orto, prendersi cura delle sorelle anziane, fare l'uncinetto, decorare icone sacre. È una vita ricca, dove ogni istante è impiegato bene. Suor Noemi spiega che i voti di obbedienza, povertà e castità non sono vincolanti, ma "liberano il cuore" dagli affetti morbosi, dalla proprietà e dal desiderio di potere, orientando l'energia e il tempo verso Dio, la preghiera e i più bisognosi. Nonostante la fatica, non le manca nulla della vita precedente, e i momenti di crisi sono visti come opportunità di crescita. "Sono felice e realizzata," afferma.
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Il Segreto della Felicità secondo Madre Noemi Scarpa
Nel monastero, Suor Noemi ha trovato la felicità che cercava. Il suo consiglio per chi vive un momento tormentato e cerca serenità è di "rallentare", perché i ritmi disumani della vita moderna possono opprimere. Il monastero, con la preghiera, aiuta a fermarsi e ascoltarsi. Raccomanda anche il contatto con la natura, immergendosi nel verde e toccando la terra, pratiche che aiutano il corpo a rilassarsi e a calmarsi, riscoprendo i ritmi più lenti e naturali. "Se metto un seme, non trovo la zucchina il giorno dopo, devo sapere attendere," spiega. Suggerisce di fermarsi, respirare, guardare un fiore e accarezzare una foglia, stringere un po’ di terra in mano, tornando alle cose semplici e alla natura.
Il segreto della felicità, secondo Suor Noemi, risiede nell'ascoltarsi dentro, trovare la propria strada e avere il coraggio di percorrerla. Nonostante possa sembrare doloroso lasciare affetti o beni materiali, è un "lasciare per trovare qualcosa di più grande," il proprio sogno più profondo. "Si può essere felici nella vita, l’importante è ascoltarsi dentro, trovare la propria strada e avere il coraggio di percorrerla," conclude.