Don Luigi Ciotti e il Ruolo dell'Azione Cattolica nella Lotta alle Mafie

Don Luigi Ciotti, presidente di Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ha espresso profonda gratitudine all'Azione Cattolica (AC), sottolineando il suo ruolo fondamentale nella sua formazione personale e nell'impegno contro la criminalità organizzata. "Sono molto grato all’Ac," ha dichiarato Don Ciotti, ricordando la sua emigrazione dal Veneto a Torino e le umili origini della sua famiglia. "Credo che mi abbia salvato la parrocchia, e credo che mi abbia salvato nell’adolescenza essere in Ac."

L'esperienza nell'Azione Cattolica ha lasciato un segno indelebile nel percorso di Don Ciotti, forgiando la sua vocazione al servizio. "Credo che mi abbia insegnato molto nell’adolescenza, mi ha dato il desiderio di lasciarmi mangiare dai poveri," ha spiegato. Ha imparato, grazie ai punti di riferimento trovati in quegli anni nella parrocchia e nell'associazione, e oggi nel sacerdozio, che "non siamo noi che salviamo e convertiamo, è Dio che fissa gli appuntamenti con la gente." Questo profondo convincimento è alla base dell'operato del Gruppo Abele e di Libera, nati proprio in questo spirito di servizio alla persona.

Libera: Un Fronte Unito Contro la Criminalità Organizzata

Don Luigi Ciotti che parla a un pubblico, simbolo di impegno civile

Libera si configura come un'associazione di associazioni, e l'Azione Cattolica ne ha fatto parte fin dalla prima ora. Oggi, 1600 associazioni diverse aderiscono a questa rete, evidenziando la necessità di "mettere insieme tutte le nostre forze per diventare una forza." L'urgenza di tale unione è amplificata dalla crescente pervasività del fenomeno mafioso.

Le Mafie Oggi: Più Forti e Globalizzate

Il problema delle mafie si è globalizzato, e Don Ciotti avverte che "oggi le mafie sono più forti di prima nel nostro Paese." Nonostante ciò, "l’immaginario della gente si è fermato a Capaci," ignorando l'evoluzione e il rafforzamento delle organizzazioni criminali. Sebbene "grazie al sacrificio della gente molte cose sono cambiate, c’è meno sangue, c’è meno avvertimento di violenza," le mafie sono diventate più potenti e insidiose.

Nel contesto attuale, "a fare la differenza è l’indifferenza." Si è passati "dal crimine organizzato al crimine normalizzato," poiché per molti italiani è diventato "uno dei tanti problemi." Questa normalizzazione è inquietante, dato che le mafie si alimentano della droga, che "cattura fasce di giovani, nuove sostanze, poteri forti." Inoltre, lo scandalo di "leggi inadeguate, furbe, di parte come quelle sul gioco d’azzardo" mina la vita di tante persone, fornendo ulteriore linfa alle organizzazioni criminali.

Le mafie sono forti in molteplici forme, "dove annusano che possono investire, loro ci sono." La loro forza risiede anche nel fatto che "ormai viaggiano sul piano dell’alta finanza." Mentre in Italia si è rimasti "fermi a 31 anni fa," le mafie sono progredite, infiltrandosi ovunque, "fortissime al Nord." Le forme tradizionali persistono, ma i grandi boss sono diventati "manager, imprenditori," con una "grande commistione tra la massoneria, i poteri politici e mafia."

L'Idolatria del Denaro e la "Peste Corruttiva"

Grafico che illustra l'infiltrazione mafiosa nell'economia e nella politica

Questa "idolatria del denaro, che è molto forte nel nostro Paese," impoverisce tutti. Don Ciotti sottolinea che "non si uccide solo con le armi." La violenza mafiosa si manifesta anche "bloccando una serie di politiche e servizi di opportunità per le persone." È cruciale una "presa di coscienza collettiva delle gravi ricadute della peste corruttiva sulla vita di ciascuno," senza la quale "non si faranno veri passi avanti." È necessario uno scatto da parte di tutti, "ognuno per la propria parte, che comincia dalla voglia di conoscenza, della consapevolezza, della corresponsabilità."

Il Vangelo come Strumento di Giustizia e l'Impegno Politico

Per Don Ciotti, "il Vangelo è strumento di giustizia." Egli ricorda le parole di don Tonino Bello: "Non mi serve sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta!" Vi sono momenti in cui "tacere è una colpa e parlare è un obbligo," un imperativo categorico, poiché "la nostra libertà è figlia della giustizia che sapremo conquistare." Tutti devono sentirsi "con-sorti" e impegnarsi attivamente, senza delegare.

È fondamentale che "la politica si riappropri della speranza," in quanto "è nata per dare dignità alle persone." La politica deve essere intesa come servizio per far vincere la forza della legge. Tuttavia, Don Ciotti non esita a criticare: "Certe leggi che abbiamo calpestano le persone." Porta ad esempio le leggi sui migranti e le ONG, che, "mentre qualcuno vuole fare ponti, ma in realtà costruiscono muri, stanno respingendo."

Un altro pericolo segnalato è l'autonomia differenziata: "Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie differenziate," perché "la libertà è un bene comune," e le libertà devono essere "uguali per tutti secondo la nostra Costituzione." È indispensabile vigilare affinché la politica "non resti ambizione e poltrone," e che coloro che rappresentano "la sacralità delle istituzioni" siano degni di tale ruolo. L'amore per Dio deve essere visibile nelle scelte quotidiane, richiedendo "umiltà e sacrificio, responsabilità e impegno," in un mondo in cui l'amore sia inseparabile dalla volontà di giustizia.

"La vera memoria è quella che si traduce tutti i giorni in responsabilità e impegno"

Il Ruolo dei Giovani e la Responsabilità Collettiva

Contrariamente a quanto si possa pensare, "non è vero che i giovani non ci sono." Don Ciotti insiste che "ci sono e hanno bisogno di esser ascoltati e riconosciuti." Devono essere dotati degli strumenti necessari per realizzare le loro capacità, "dalla scuola al lavoro, che sono priorità di una società aperta al futuro." La loro "domanda forte è quella di essere ascoltati," chiedono "autenticità, credibilità, di giustizia." Hanno fame di relazioni autentiche, necessitano di luoghi di incontro, confronto, opportunità e di un dialogo intergenerazionale, sentendosi "presi sul serio."

La Mafia: Negazione di Diritti e Libertà

Le mafie sono "la più grande minaccia alla libertà e alla dignità di una società." Esse "non hanno onore né coraggio, non conoscono umanità," colpendo "con viltà persone inermi, senza esitazione, per difendere il proprio potere criminale." La loro violenza travolge chiunque diventi un ostacolo ai loro interessi: magistrati, giornalisti, imprenditori onesti, uomini e donne delle istituzioni, semplici cittadini.

Le mafie si infiltrano ovunque: "nel tessuto economico, nelle amministrazioni pubbliche, nelle istituzioni, avvelenando la società." Controllano mercati e risorse, falsano la concorrenza, riciclano denaro sporco in attività legali, speculano su rifiuti tossici, droga, traffico di esseri umani e corruzione. Sono un cancro che minaccia non solo la sicurezza, ma "il futuro delle prossime generazioni."

La Lotta alla Mafia: Un Dovere Morale e Civile

Mappa dell'Italia con aree di maggiore infiltrazione mafiosa

Affrontare la mafia non è solo una questione di giustizia, ma "una necessità fondamentale per la libertà di ciascuno." Non è un problema che riguarda solo lo Stato, la magistratura o le forze dell’ordine, ma "un impegno che deve coinvolgere ogni cittadino," poiché "la mafia prospera nell’indifferenza e nell’assenza di reazione." La battaglia contro le mafie è un "dovere morale e civile," oltre che un'esigenza concreta per costruire una società giusta, in cui ognuno possa realizzare il proprio futuro senza dover sottostare a ricatti, minacce o favori. La mafia si nutre di paura, omertà e rassegnazione: "spezzare questo meccanismo significa restituire dignità alle persone e ai territori."

Progressi, Sfide e Resistenza Civile

Negli ultimi decenni, l'Italia ha compiuto "passi avanti significativi nella lotta alle mafie." Grazie al sacrificio di uomini e donne dello Stato, sono state varate leggi più efficaci, colpiti i patrimoni mafiosi, introdotte nuove fattispecie di reato e rafforzate le indagini. Le forze dell’ordine e la magistratura hanno ottenuto successi importanti, dimostrando che combattere la mafia è possibile. Tuttavia, "la mafia non è sconfitta" e continua a infiltrarsi nell’economia, nella politica, nel tessuto sociale, "adattandosi e cambiando volto." Accanto alla repressione, è necessario prosciugare i terreni in cui prospera: "corruzione, clientelismo, inefficienza amministrativa, mancanza di lavoro e servizi." La lotta alla mafia non è solo arrestare boss e sequestrare beni, ma "è costruire una società più equa, in cui legalità e giustizia siano valori concreti e vissuti."

La consapevolezza dei cittadini ha permesso di ottenere risultati impensabili fino a qualche decennio fa. La cultura dell’omertà è stata scossa dalla voce di chi non ha più paura. Associazioni come Libera hanno avuto un ruolo decisivo nel trasformare la memoria delle vittime in impegno quotidiano. Dove un tempo dominava il silenzio, oggi "ci sono giovani che scelgono di esporsi, scuole che insegnano la legalità, imprese che rifiutano il pizzo." Questo cambiamento è fondamentale ma fragile, e non deve essere dato per scontato. Serve un impegno costante per rafforzare questa crescita culturale, soprattutto nell’educazione. La scuola è il primo luogo in cui si costruisce il senso civico e il rifiuto della mentalità mafiosa.

Il Ricordo delle Vittime come Impegno per il Futuro

Dietro ogni nome inciso nelle lapidi delle vittime innocenti della mafia, ci sono "storie di persone strappate alla vita, famiglie distrutte, sogni spezzati." Il dolore dei loro cari è il dolore di tutta la società. "Non possiamo dimenticare, né permettere che il loro sacrificio sia vano." Come diceva Giovanni Falcone, "la lotta alla mafia deve coinvolgere l’intero palazzo." Non bastano le leggi, le indagini, le sentenze; serve un cambiamento profondo che coinvolga tutti: istituzioni, cittadini, scuole, imprese. A trent’anni dalla nascita di Libera, il suo impegno continua ad essere un faro di speranza e di giustizia. La lotta alla mafia è ancora lunga, ma è una battaglia che "possiamo e dobbiamo vincere," perché "la legalità non è un’opzione: è il fondamento di una società davvero libera." Per questo motivo, l'Azione Cattolica è parte integrante di Libera, è Libera.

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