L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa. Quest'ultima, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. Questa è la definizione di Indulgenza data dalla Penitenzieria Apostolica, un concetto che affonda le sue radici nella dottrina cattolica sulla misericordia divina ed è una delle pratiche più antiche e significative della Chiesa cattolica, legata alla remissione delle pene temporali dovute ai peccati già perdonati.
Secondo la dottrina cattolica, anche dopo il perdono dei peccati, ottenuto tramite il sacramento della confessione, rimane una "pena" da scontare, sia in questa vita che nel purgatorio. L’indulgenza è proprio la remissione, parziale o plenaria, di queste pene temporali. La dottrina si fonda sul "tesoro della Chiesa", costituito dai meriti di Cristo, della Vergine Maria e dei santi.
Le Radici Storiche dell'Indulgenza
Le indulgenze hanno le loro radici nel cristianesimo primitivo, ma il loro sviluppo sistematico avvenne nel Medioevo.
Pratiche Penitenziali Antiche e Medievali
Nella Chiesa antica, il perdono dei peccati era un "fatto sociale". Ci si dichiarava peccatori e si entrava in un gruppo, una vera "comunità di ricupero", per fare un percorso penitenziale che poteva durare vari mesi ed anche anni a seconda della gravità del peccato. Prima si faceva la penitenza e solo alla fine (in genere la mattina del Giovedì Santo) ci si presentava al vescovo che imponeva le mani e dava l’assoluzione dai peccati. La sequenza era quindi: prima la confessione, poi la penitenza e alla fine l’assoluzione. Era una faccenda lunga, che richiedeva tempo e imponeva molti sacrifici, e riguardava peccati gravi.
Nel Medioevo, la vita cristiana continuò nei monasteri. Vivendo in piccole comunità isolate, si commettevano continuamente molti peccati non gravi, e non si potevano fare penitenze di mesi ed anni per ogni piccola mancanza. Si cominciò a diffondere l’uso di confessare i peccati all’abate del monastero, che dava subito l’assoluzione e dopo assegnava la penitenza, come facciamo ancor oggi. In questo nuovo sistema nacque la distinzione fra colpa (eliminata dalla confessione) e pena (da scontare dopo aver avuto il perdono per riparare il peccato). Esistevano addirittura appositi “tariffari” (i libri penitenziali) che prescrivevano la durata della penitenza per quasi tutti i peccati possibili.
Dal VI al X secolo, dopo la penitenza pubblica per i peccati, comincia la penitenza privata imposta dal sacramento della penitenza. Si riconosce che, oltre alla riconciliazione, rimane la necessità della penitenza, che la Chiesa intercede e prega per i peccatori anche fuori del sacramento e si fanno commutazioni per la penitenza canonica. Già nel 517 il Concilio di Epaon permetteva la soddisfazione di una penitenza severa con un’altra più mite, cosiddetta relaxatio. Dal VII secolo c’era in uso in Irlanda e in Inghilterra la redemptio, una specie di commutazione della penitenza. Tutto questo avveniva sempre nel sacramento della penitenza: invece della penitenza per l’assoluzione sacramentale, il confessore imponeva preghiere, elemosine, digiuni, pagamento per certe opere o pellegrinaggi.
Nel corso del XIII secolo, dopo la prassi, venne data una vera e propria spiegazione teologica da figure come San Alberto, San Bonaventura e San Tommaso.
Prime Concessioni Papali
Nell’XI e nel XII secolo si andavano sviluppando le assoluzioni più generali già fuori dal sacramento, ad esempio, nella Messa Confiteos super Tumbam. Da queste pratiche, ad iniziare dalla Francia, cominciarono vere e proprie indulgenze. La Chiesa assicurava al fedele in un modo solenne e generale la sua ufficiale intercessione, rimettendo una parte o tutta la sua canonica penitenza ecclesiastica. La prima concessione papale di tali indulgenze pare che sia da attribuire a Nicolò II nel 1060 per Farfa, in occasione della consacrazione degli altari. Prassi seguita da Alessandro II, il quale concesse una remissione delle pene per quelli che combatterono in Spagna contro i Mori nel 1013.
Urbano II e la Nascita dell'Indulgenza Plenaria
Il basso Medioevo conobbe una fibrillante vita religiosa, comunitaria e individuale, unita a una crescente ansia escatologica. In questo periodo di rinnovamento si inserisce la stagione crociata, che inizia con la proclamazione del primo viaggio armato nel complesso Concilio di Clermont, voluto da Papa Urbano II nel 1095.
Il primo papa a formalizzare la pratica delle indulgenze fu Papa Urbano II (1088-1099). Fu in occasione di una "mission impossible", la riconquista di Gerusalemme invasa dagli arabi, che nel 1096 Papa Urbano II, considerato l’altissimo rischio di questa impresa, fece per la prima volta un’offerta mai vista prima: il condono totale della pena a chi partiva per liberare la Città Santa. Questa fu la prima indulgenza plenaria.

Si trattava dell’
Da allora, fu sempre più spesso il Papa, come Vicario di Cristo e successore di san Pietro, ad usare “il potere delle chiavi” ricevuto da Gesù per aprire il tesoro delle indulgenze, sostituendo direttamente il valore infinito della Redenzione ai giorni, mesi ed anni delle penitenze antiche: un “ufficio di cambio” richiestissimo per buona parte del Medioevo.
Evoluzione dell'Indulgenza Plenaria nel Medioevo
Nei secoli successivi al pontificato di Urbano II, la struttura della concessione indulgenziale è ovviamente cambiata, con l’inserimento di aspetti legati alle pratiche e alle azioni che dovevano compiere sia i partecipanti alla spedizione, sia i familiari, sia il clero stesso.
Dopo Urbano II: Crociate e Nuove Concessioni
- Nel corso del Concilio Lateranense I, celebrato nel 1123, papa Callisto II si impegnò a difendere «le case, le famiglie e tutti i loro beni sotto la protezione del beato padre Pietro».
- Una fonte interessante è la Quantum Praedecessores, promulgata da papa Eugenio III nel 1145 e indirizzata al re di Francia Luigi VII, in cui il pontefice concede il perdono plenario a coloro che avrebbero liberato Edessa. La lettera, accuratamente strutturata, serviva a comunicare al più alto numero di persone l’importanza di partire per la spedizione e ad evidenziare le ricompense spirituali che avrebbero ottenuto.
- Lo stesso Eugenio III ripeté la concessione di indulgenze nel 1145.
- Gregorio VIII introdusse la novità che l’indulgenza completa o plenaria poteva essere acquistata anche da chi si faceva sostituire da un altro o da chi sosteneva le spese per un crociato.
- Un’occasione ulteriore per ricevere il perdono completo fu concessa nel corso del Concilio di Lione II, celebrato nel 1274. Gregorio X aprì i lavori conciliari con l’intento di indire un nuovo viaggio armato, ma il suo appello rimase inascoltato. Il Concilio concedeva a tutti quelli che personalmente e a proprie spese avrebbero affrontato la fatica di passare il mare in aiuto della Terra Santa, purché fossero sinceramente pentiti col cuore e l'avessero confessato con la bocca, il perdono completo dei loro peccati.
Le crociate erano inevitabilmente pericolose e si poteva perdere la vita durante il tragitto o una volta arrivati nelle terre del nemico, ma anche i pellegrinaggi non armati potevano essere estenuanti, così come l’intensità della preghiera e le pratiche devozionali di certo non erano facili da affrontare.
Pellegrinaggi Locali e Indulgenze Speciali
L’esperienza crociata in Terra Santa si concluse nel 1291 con l’assedio di Acri, ma già da tempo l’iter stesso era in crisi e l’iniziale entusiasmo aveva ceduto il passo a ripensamenti, dubbi, inquietudini. Nel corso del XIII secolo si fecero strada, oltre al viaggio verso i Luoghi Santi, numerosi pellegrinaggi locali.
- L’esperienza francescana esaltò la Porziuncola, chiesetta assisana. Secondo la tradizione, nel 1216, Francesco d'Assisi avrebbe chiesto a papa Onorio III di concedere l’indulgenza plenaria a coloro che vi si fossero recati in preghiera ogni anno tra il 1° e il 2 agosto. In realtà, pare che tale pratica avesse inizio dopo la metà del secolo. Nel secolo XIII, ci sono già indulgenze, per esempio parzialmente, ad Assisi (1216) come plenaria dal 1277.
- Un’esperienza ulteriore si deve a papa Celestino V: uno dei suoi primissimi atti dopo l’elezione fu, infatti, quello d’istituire, attraverso la Inter sanctorum solemnia, la concessione dell’indulgenza a chi si fosse recato nella basilica aquilana di Collemaggio tra il 28 e il 29 agosto d’ogni anno.
Il Giubileo del 1300 e Roma come Nuova Città Santa
L’ultima occasione del secolo XIII per ricevere il perdono completo, in cui confluirono le precedenti esperienze, fu quella dell’Anno Santo, o Giubileo, indetto da Bonifacio VIII nel 1300 con la bolla Antiquorum habet fida relatio. Dopo aver visitato le basiliche apostoliche di San Pietro e di San Paolo si poteva ricevere l’indulgenza plenaria. Per la prima volta Roma sostituiva Gerusalemme, rivestendosi di una potente forza mistica - data dalla presenza in città di molte reliquie e resti sacri -, apparendo ai pellegrini come la nuova Città Santa, quella dove il cristianesimo apostolico delle origini incontra il presente e diventa un tutt’uno con la Chiesa.
Il giubileo di Bonifacio VIII
Per i cristiani di fine Duecento, l’anno secolare coincideva con i tredici secoli dalla venuta nel mondo di Cristo: si credeva che l’inizio del nuovo secolo avrebbe portato un rinnovamento nella fede, una nuova conversione, nonché grande speranza. L’escatologia di quel periodo, l’ansia del ritorno sulla terra del messaggero di Dio e l’incontro con il sommo giudice, fecero in modo che già alcuni mesi prima dell’indizione del Giubileo, numerosi pellegrini raggiungessero Roma per onorare la città sede dei due nuclei apostolici. Il Giubileo del 1300, ben descritto nella cronaca Liber de centesimo seo iubileo anno di Iacopo Stefaneschi, rappresenta l’apice della vita spirituale medievale.
Quando Bonifacio VIII nel 1300 indisse il primo giubileo promettendo a tutti l’indulgenza plenaria in cambio di soli trenta giorni di preghiere a Roma, la città fu invasa da un esercito di pellegrini. Da allora “indulgenza” e “Giubileo” sono un’accoppiata di successo.
Successivi Giubilei e l'Estensione delle Indulgenze
- Successivamente fu papa Clemente VI che nel 1343 fissò il Giubileo ogni 50 anni.
- Urbano VI nel 1378 lo fissò ogni 33 anni, per commemorare gli anni di Gesù Cristo.
- Paolo III nel 1475 ogni 25 anni.
- Gregorio XIII nel 1575, al termine del Giubileo romano, estese per la prima volta alla Chiesa universale il perdono, per la durata di sei mesi, in favore di chi non aveva potuto recarsi a Roma.
Gli Abusi e la Riforma delle Indulgenze
Nel corso dei secoli, l’ansia della salvezza non si placò, il che suscitò un approfondimento della dottrina già nota, secondo la quale un’opera buona può abbreviare il tempo della penitenza. In nome della comunione dei santi, si dedusse che lo sconto di pena poteva applicarsi a tutti i cristiani, sia vivi che defunti.
La Commercializzazione e la Protesta di Lutero
A un certo punto, il popolo cominciò a pensare che l’indulgenza non liberasse solo dalla pena temporale, ma anche dalla colpa, e che bastasse lucrarla per ottenere la remissione dei peccati. Questa convinzione contribuì a moltiplicare gli abusi, arrivando a ridurre l’elargizione delle indulgenze. Con l’uscita dall’economia agricola tipica del Medioevo e l’ingresso in quella monetaria tipica dell’età moderna, anche le indulgenze entrarono nei mercati.
L’opera buona da compiere non era più riconquistare Gerusalemme, ma solo una modica offerta in denaro. L’ansia di salvezza era sempre molto alta, solo che entrava brutalmente nella logica di mercato, con tanto di slogan pubblicitari come "Quando la moneta suona, l’anima salta in Paradiso". Questi abusi spinsero Martin Lutero a ribellarsi contro la Santa Sede. Il giovane agostiniano, professore di Sacra Scrittura, mise il dito sulla piaga: se non c’è la conversione del cuore è inutile svenarsi a comprare certificati papali.

Il Concilio di Trento e la Riforma Post-Vaticano II
Questi conflitti furono poi corretti con il Concilio di Trento del 1545 - 1563, che stabiliva la formula «ut tandem caeleste hos Eccesiae thesaurum non ad questum, sed ad pietatem exerceri omnes vere intelligant». La Chiesa rinforzò la distinzione tra remissione della pena temporale tramite l’indulgenza e la previa e necessaria confessione sacramentale. Dal XVI secolo in poi si è cercato di purificare la pratica dagli abusi del passato.
Fu Paolo VI con la costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina del 1967 a dare avvio al riordino delle pratiche delle indulgenze. Nel 1987 è nato anche un “Manuale delle indulgenze”, al quale ora fa riferimento il “Catechismo della Chiesa Cattolica” del 1992. Oggi le indulgenze sono regolate dal Manuale delle Indulgenze e dalla riforma successiva al Concilio Vaticano II.
L'Indulgenza Oggi: Significato e Pratica
I giorni, mesi e gli anni di “sconto della pena” sono stati aboliti da Paolo VI nel 1967. L’indulgenza oggi può essere solo parziale o plenaria, ed è molto più limitata rispetto al passato. Queste qualità non sono poi la cosa più importante: oggi si predica soprattutto la dottrina spirituale che ci sta dietro, ovvero la dottrina dei residui del peccato.
Dopo la confessione il peccato è eliminato, ma resta la nostalgia del sapore del peccato. Il male mantiene la sua attrattiva, continua a tentarci, ci rende deboli, ci fa ricadere sempre negli stessi peccati. La pena del peccato è proprio questa lunga convalescenza che ci impedisce di correre speditamente verso l’amore di Dio per noi.

La Chiesa, per venire incontro a chi desidera guarire più in fretta, indica alcune opere buone sicuramente utili per guarire prima. Si chiede infatti di rafforzare la comunione con Cristo nei sacramenti, con la fede della Chiesa (recita del Credo e preghiera per il Papa) e con i fratelli (opere di carità). Quando a queste opere viene assegnata una indulgenza (parziale o plenaria), i fedeli credono per fede che l’attrazione per il peccato diminuisce e si accresce invece in modo particolarmente intenso la carità e la santità. Le scorie del peccato sono eliminate e si guarisce più velocemente.
Nella società contemporanea, le indulgenze possono apparire come un concetto antiquato, ma per la Chiesa mantengono un profondo significato spirituale. Per la fede, le indulgenze sono un segno della misericordia di Dio, che offre ai credenti la possibilità di purificarsi e di crescere nella santità. Oggi, la Chiesa vede le indulgenze come uno strumento di conversione personale, non più legato a contributi economici. Le indulgenze, oggi, purificate dagli abusi del passato, rimangono un segno della grazia di Dio e un invito a vivere una vita di fede, carità e comunione con la Chiesa.
Nell'antichità il termine misericordia era interscambiabile con quello di indulgenza, perché esso intende esprimere la pienezza del perdono di Dio che non conosce confini. Durante il Giubileo Ordinario del 2025, come in ogni Giubileo, resta in vigore ogni altra concessione di Indulgenza, e papa Francesco chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza. Il dono dell’Indulgenza apre a questa speranza perché permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio.
tags: #indulgenza #plenaria #urbano #ii