La Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla (in latino Dioecesis Regiensis in Aemilia-Guastallensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Modena-Nonantola, appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. La sede vescovile principale si trova a Reggio Emilia, dove è ubicata la Cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine, mentre a Guastalla si trova la concattedrale dei santi Pietro e Paolo.
L'estensione territoriale della diocesi è sensibilmente più ampia della provincia di Reggio Emilia: comprende infatti tutti i comuni della provincia (a esclusione di Rolo, che appartiene alla diocesi di Carpi) e si estende a est verso territori che, per la giurisdizione secolare, appartengono alla provincia di Modena.
Le origini e l'evangelizzazione
L'origine della diocesi è tradizionalmente datata al I secolo, periodo in cui, secondo la Passio Sancti Apollinaris, la fede cristiana sarebbe giunta in Emilia grazie alla predicazione di sant'Apollinare, discepolo di san Pietro. Sebbene manchino attestazioni testuali certe, la storiografia attuale ritiene che il Vangelo sia giunto nella Gallia Cisalpina, e quindi nel territorio reggiano, già nei secoli II e III.
Reperti archeologici suggeriscono che l'Editto di Costantino (313) abbia trovato nel reggiano comunità cristiane già consolidate, non solo nei centri di Regium Lepidi, Brixellum e Tannetum, ma anche nelle aree rurali. La posizione geografica, equidistante da Milano e Ravenna, ha favorito un precoce influsso delle Chiese lombarda e ravennate. La riorganizzazione della Chiesa locale e la collocazione di un vescovo a Brescello sono attribuite per tradizione al vescovo milanese sant'Ambrogio (374-397).

Sviluppo storico e istituzionale
Dall'antichità al Medioevo
Il primo vescovo di Reggio di cui si hanno riscontri storici affidabili è Favenzio, che prese parte al concilio di Milano nel 451. In epoca di dissoluzione dell'amministrazione imperiale, emerse la figura di san Prospero (461-483), padre dei poveri e protettore della città. Nel VII secolo, la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Ravenna.
Sotto Carlo Magno, la Chiesa reggiana vide definire i propri confini dal crinale appenninico al fiume Po. Con il vescovo Teuzone (979-1030) fu introdotto il monachesimo benedettino, fondamentale per la riforma gregoriana e il rinnovamento dell'economia rurale. Il periodo della Lotta per le investiture vide il territorio reggiano protagonista attorno alla figura della contessa Matilde di Canossa, sostenuta da vescovi di prestigio come Anselmo di Lucca, Eriberto e Bonseniore.
Tra Rinascimento e riforme
Nel XIII secolo, la diocesi visse una fase di instabilità durante una sede vacante durata sette anni (1283-1290), retta da vicari capitolari a causa di divisioni interne al capitolo della cattedrale. Nei secoli successivi, vescovi come Nicolò Maltraversi, Lorenzo Pinotti e Tebaldo da Sesso si distinsero per iniziative di pacificazione e carità in tempi di guerre e pestilenze.
Nel XVI secolo, l'Appennino reggiano era diviso in 8 plebanati, con una rete capillare di chiese filiali. Il monastero di Marola, retto dai monaci agostiniani, divenne successivamente sede di un seminario per volere del duca Francesco IV d'Este. La riforma tridentina trovò il suo culmine nei secoli XVIII e XIX con i vescovi Ludovico Forni e Gian Maria Castelvetri, segnando anche il trionfo dell'arte barocca.
La Diocesi di Guastalla e l'unificazione
La storia della diocesi di Guastalla è peculiare. Sorta come abbazia nel 1575 e inserita nella metropolia di Milano, fu eretta come diocesi vescovile il 13 settembre 1828 grazie all'interessamento della duchessa Maria Luigia d'Austria. Il primo vescovo fu monsignor Janos Tamas Neuschel. Dopo una storia parallela segnata da sfide comuni, il 30 settembre 1986, la diocesi di Guastalla fu unita a quella di Reggio Emilia.
Cronotassi e ricerca storica
Il 22 agosto 1855, la diocesi di Reggio era entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Modena. La ricostruzione storica dei vescovi reggiani presenta alcune lacune nei secoli più antichi, citando figure come Protasio, Cromazio, Antonino, Elia, Santino, Carosio, Prospero, Costantino, Fredolfo, Guglielmo da Bobbio e Tebaldo da Sesso.
Recentemente, la Diocesi ha pubblicato un'opera monumentale in quattro volumi che ripercorre le vicende ecclesiastiche dalle origini al Concilio Vaticano II. Il progetto, avviato nel 2006 dal vescovo Adriano Caprioli e curato da don Giovanni Costi e Giuseppe Giovanelli, ha coinvolto circa 60 ricercatori, attingendo agli archivi di Reggio, Guastalla, Roma e altre importanti città italiane.
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