La Bibbia, in particolare i primi capitoli della Genesi, offre una profonda e complessa visione dell'essere umano, delineando la sua origine, il suo ruolo nel creato e la sua intrinseca relazione con Dio. Questo racconto non si limita a una biografia di un singolo individuo, ma rivela la natura e il compito dell'intera umanità.
La Posizione Primaria dell'Umanità nella Creazione
Nella creazione, l’uomo e la donna hanno una posizione di primato. La pagina iniziale della Genesi racconta che l’umanità è creata per ultima, quasi ne fosse il vertice, ed è definita non “buona/bella” come le altre creature, bensì “molto buona/bella” (Genesi 1,31). L’umanità è l’unica delle creature a rimandare direttamente a Dio, perché ne è l’immagine. In questa straordinaria bellezza, l’umanità è in grado di dire veramente qualcosa di Dio e della bellezza di Dio, di farlo conoscere per quello che è: amore che crea e benedice.
Umanità: Materialità e Soffio Divino
Il testo biblico continua mostrando il legame tra la creatura umana e la materia: «Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita» (Genesi 2,7). Questo processo di creazione è il vero obiettivo di Dio: Egli la pensa, la desidera, la modella e le dà la vita soffiandovi il suo stesso respiro. L'uomo, infatti, è l'opera delle mani di Dio, e la Bibbia dà molta importanza all'uomo in quanto deve porsi come creatura di fronte a Dio, il Creatore.

L'Immagine e Somiglianza di Dio
Questa pura materialità assume una qualità specifica, superiore: «Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò» (Genesi 1,27). L’immagine vivente del Signore è l’uomo e la donna, non solo il maschio. Essere a immagine e somiglianza di Dio significa poter entrare in relazione con Lui, essere capaci di autocoscienza e decisione libera, e possedere il soffio vitale (neshamah) che lo rende un essere vivente (nefesh). L'uomo, in quanto fatto a immagine di Dio, è considerato responsabile delle proprie decisioni e azioni.
Sovranità Delegata e Alleanza con il Creato
Ma in questo essere immagine e somiglianza, c’è un’ulteriore dimensione: «L’uomo domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». La creatura umana riceve, dunque, una sorta di sovranità delegata sul Creato. I verbi ebraici per “soggiogare” (kabash) e “dominare” (radah) non sono così brutali nel loro significato originario: il primo rimanda all’insediamento in un territorio che deve essere esplorato e conquistato; il secondo è il verbo del pastore che guida il gregge.
I due verbi ebraici per “coltivare” (‘abad) e “custodire” (shamar) indicano che l’homo faber, l’uomo lavoratore, trasforma e tutela la natura in un rapporto di alleanza. Essi hanno anche il significato di “servire” e “osservare”, gli stessi termini usati per indicare l’impegno nei confronti dell’alleanza con Dio: l’umanità deve garantire il servizio del culto e della preghiera e aderire alla legge divina osservandola nella vita quotidiana. Questo è il compito dell’umanità nel mondo: un mondo articolato, vario, pieno di differenze in cui ciascun essere umano, nel suo essere unico e differente, sta come un custode. Non come un custode che conserva cose vecchie, o cose che considera solo sua proprietà, ma come un custode che promuove e che, dando a sua volta il nome alle cose, sa riconoscere la loro specificità e sa collocarle nel mondo, sa dare loro il posto creato da Dio per loro.

Il Giardino dell'Eden: Un Mondo di Delizie e Responsabilità
Un giardino (“gan”), che le traduzioni greca e latina hanno chiamato “paradiso”, un luogo di ricreazione per i re e i nobili, è stato creato per farne l’abitazione dell’uomo. Esso è il luogo dell’uomo, secondo il desiderio di Dio. L'immagine è quella di un deserto che la presenza di Dio e dell’umanità trasformano in un luogo di delizie. Il Signore pone l’umanità in questo luogo, qui la fa riposare. Il giardino di Eden è una metafora del mondo stesso, in cui l’uomo, immagine di Dio, governa in armonia con Dio stesso e nel rispetto di quanto Dio ha pensato e voluto per ogni altra creatura.
Coltivare e Custodire: L'Essenza della Cultura Umana
Coltivare designa il lavoro della terra, ma non solo: ogni attività umana è “coltivazione”, è “cultura”. Ma c’è anche il custodire: si coltiva e si protegge. L’agire umano senza la dimensione della custodia, della protezione, della responsabilità non corrisponde al disegno divino sull’uomo, non è agire umano e diventa disumano perché diventa mero sfruttamento con cui l’uomo distrugge se stesso insieme allo spazio che gli è stato donato. Coltivare e custodire, nella Bibbia, sono anche i verbi usati per il servizio liturgico e per l’osservanza dei comandamenti.
Il Limite e la Vita
Il luogo delle delizie è il mondo che l’umanità ha il compito di realizzare. Ma l’uomo non è Dio, deve ricordare questo, quando esercita il suo compito. Se l’essere umano non ricorda che non è Dio ma solo una sua creatura, c’è il rischio, sempre in agguato, di ritornare al caos. Il comando (verbo zwh) fissa dei confini, è come la creazione: separa, delimita. Il “limite” del comando del Signore crea la vita nel mondo, come ha fatto Lui quando ha fissato un limite a tutte le cose. Osservare il comando è vivere. «L’uomo non vive di solo pane, ma di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio». L’uomo, la donna, i figli, tutti noi abbiamo bisogno di limiti. Il limite, le leggi, i principi, i valori non sono una limitazione della libertà ma il mezzo con cui ci rendiamo possibile la vita. Sono ciò che permette a tutti di vivere in pace nel proprio spazio, secondo la propria identità unica.

La Solitudine e la Creazione della Donna
Un elemento che contraddistingue ulteriormente l’umanità è il sentimento della solitudine. È bellissimo che sia Dio stesso il primo ad accorgersi di questo essere “solo” di ogni essere umano, e a giudicarlo come “non buono”. Come colma questo vuoto? Fa quello che abbiamo visto con il resto della creazione: “separa”, “distingue” e da questo momento in poi, l’umanità diventa duale, maschio e femmina, uomo e donna.
La Donna: Alleata Corrispondente e Immagine di Dio
La volontà di Dio è offrire un antidoto alla solitudine. Nessun animale può riempire questo vuoto atavico e radicale, perché nessun animale è così prossimo alla creatura umana. Vicinanza, somiglianza e differenza: la differenza crea la relazione e la vicinanza crea l’alleanza. L’antidoto alla solitudine è l’aiuto, è l’“alleato che gli corrisponda”, letteralmente “che gli stia di fronte”. Questo significa un rapporto paritario, omologo; un aiuto che “risponda”, cioè un partner con cui dialogare, che ascolti ma che anche parli, a cui parlare e però anche da ascoltare. La donna è la partner che insieme all’uomo realizza il compito davanti al quale le sole forze di questo risultano insufficienti. Questa piena reciprocità dell’uomo e della donna è ribadita dall’immagine del “fianco” (o costola), che non deve essere capita in senso realistico, ma richiama la prossimità, la compagnia.
Solo dopo l’apparire della donna, Adam inizia a chiamarsi “ish”, “uomo/maschio”, scoprendo la sua identità. Adam non dà il nome alla donna, ma la riceve con il suo nome, accogliendola in quanto essere simile a lui e intima di lui. «Ossa» e «carne» nella Bibbia indicano sempre appartenenza ed intimità: l’uomo e la donna hanno le stesse ossa e la stessa carne, c’è intimità tra loro. Questo avere la stessa carne può diventare “essere una carne sola”.
Una sola carne Omelia Don Gabriele Nanni 24 5 2024 SD 480p
"Una Sola Carne": Unità nella Differenza
«Saranno per una carne una», «saranno verso una carne una», cioè unica, unita, unificata. Distinti, ciascuno con la sua specificità, identità, differenza voluta da Dio, ma unificati in una realtà “una”. La “carne” (basar) intende la realtà corporea umana non solo in senso fisico, ma anche come “persona in relazione”. Questo senso di “corpo” è molto importante perché indica una “comunione di diverse membra”, un’alleanza corporea, di membra diverse ma tutte volte verso un essere “uno”, a tutti i livelli. Essere un corpo è essere un’alleanza per un obiettivo, un compito comune. Siamo “uno” ma allo stesso tempo siamo “di più”, siamo due, siamo famiglia. È come se nella coppia umana, ma anche più in generale nelle relazioni con l’altro, questo essere “umano” si ritrovasse di nuovo unito, superando la solitudine. Questo “essere una carne una” illumina anche la natura di Dio, che è UNO, ma non è solo. Anche Lui è comunione, alleanza, relazione, dialogo in Se stesso, anticipando, forse, una comprensione della Trinità. L’uomo e la donna, nell’unione matrimoniale, entrano in una sorta di alleanza sacra che è lo specchio di quella tra Dio e l’umanità. Questo è il quadro di bellezza assoluta che il secondo capitolo della Genesi offre, dicendo agli uomini e alle donne di oggi ciò che essi sono e sono chiamati a realizzare.
L'Uomo come Creatura, non Dio
Un primo aspetto dell’uomo, come emerge dalla testimonianza biblica, è l’uomo come creatura di fronte a Dio. Se l’uomo è creatura vuol dire che non può essere Dio. Il grande peccato dell’uomo è l’autodeificazione, l’orgoglio e l’autosufficienza dell’uomo, che si erige ad essere il signore di se stesso e il signore degli altri. L’uomo, secondo la Bibbia, è un essere che deve ammettere per sé un Signore, il Signore Dio, che gli chiede conto. L’uomo non può fare a meno di Dio. Nel racconto della Genesi l’uomo vuole mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, cioè vuole determinare arbitrariamente il bene e il male, vuole mettersi al posto che è di Dio, non accettando la propria creaturalità. La Bibbia ci dice continuamente che l’uomo è un essere dipendente da un’esigenza di bene e di male, che lo trascende, è dipendente da un ordine morale di cui non può essere l’arbitro, ma solo il fedele osservante. L’uomo è un essere che non può erigersi come Dio del mondo, come Dio degli altri.
La Libertà e il Problema del Male
La libertà dell’uomo è contingente, limitata. «La libertà ha un margine: il tutto fuorché la possibilità di far tutto». L’uomo si rende conto di non poter oltrepassare certi limiti. Questo è il punto in cui si innesta il “male voluto”, che si manifesta nella sfida e nella rivalità con Dio. Il male non è un’entità esterna, ma dipende dalla libertà dell’uomo. È un rifiuto della relazione filiale, un tentativo di vivere al di fuori della grazia di Dio, rompendo la comunione con Lui. Il male, dunque, non è voluto da Dio, che ha creato ogni cosa "molto buona", ma è il risultato della decisione dell’uomo di non fidarsi, di non accettare i propri limiti e la propria dipendenza dal Creatore.
Dio non è solo la parola scritta, ma una Persona che dà origine all’universo e lo trae dal nulla istante dopo istante. La fede ci dice che l’universo viene da una causa iniziale che è Dio. Dopo la creazione, Dio governa il mondo attraverso le cause seconde, che sono studiabili, indagabili e misurabili. Questo non sminuisce la creatura, ma esalta la grandezza del Creatore e la bellezza della relazione tra Lui e il mondo.
Confronti e Interpretazioni del Racconto della Creazione
Il Racconto Biblico e Coranico
Esistono molte somiglianze tra il racconto biblico e quello coranico della creazione del primo uomo e della prima donna. Sia il Corano che la Bibbia affermano che Adamo fu creato da Dio che gli infuse anche il suo soffio vitale. Il Corano afferma: «Quando il tuo Signore disse agli angeli: Ecco io sto per creare un uomo di argilla e quando l’avrò plasmato e gli avrò infuso il mio spirito gettatevi a terra prostrati davanti a lui! Gli angeli si prostrarono tutti insieme eccetto Iblis che si gonfiò di orgoglio e fu miscredente». La Bibbia, invece, sostiene che Dio creò l’uomo “dalla polvere della terra”. Nel Corano, Iblis (capo dei demoni) si rifiutò di prostrarsi davanti all’uomo, ritenendosi superiore.
Per quanto riguarda la creazione della donna, il Corano non lascia intendere, come afferma la Bibbia, che Dio la creò da una costola di Adamo. La Bibbia descrive la creazione della donna così: «Allora Dio fece cadere un sonno profondo sull’uomo che si addormentò, poi gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. E Dio costruì la costola che aveva tolto all’uomo formandone una donna».

Il Valore del "Mito" nella Genesi
Molti teologi cristiani ritengono che il racconto biblico della creazione dell’uomo contenga elementi "mitici". Questa parola non intende "favola" o "errore", ma l’intuizione di una realtà cosmica ma ineffabile, che ha per oggetto il divino, la natura dell’origine dell’universo e gli avvenimenti soteriologici ed escatologici. Il mito, in questa accezione, esprime sotto forma di categorie fisiche e di simboli realtà che vanno oltre le capacità di comprensione della mente umana. Nonostante l'uso di un linguaggio metaforico, in queste immagini c’è una profonda verità, rivelataci da Dio stesso.
La Storia come Rivelazione dell'Uomo
Non dagli schemi culturali propri del tempo emerge qual è il destino, il cammino, la speranza dell’uomo, ma dalla parola di Dio, dalla storia in cui noi crediamo che Dio si è rivelato. Confrontando la storia del popolo di Dio, la storia dell’umanità come viene interpretata nella Bibbia, e la vicenda di Cristo, possiamo ricostruire il progetto di Dio sull’uomo. L'uomo emerge come creatura di fronte al Creatore, ma anche come signore di questo mondo per delega di Dio, responsabile del proprio destino e del destino della storia. Dio non è geloso della potenza dell’uomo, anzi Dio vuole l’uomo signore del mondo.
L'Uomo e il Mistero di Cristo
Un’antropologia teologica che non preveda Cristo non sta in piedi. Cristo esiste da prima che il cosmo e l’uomo venissero creati ed è all'inizio dei tempi. Senza Dio, l’uomo rimane nella morte e nelle tenebre spirituali. Ricevere “vita eterna” significa tornare a conoscere «il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo» (Giovanni 17,3). Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. Cristo in noi è la speranza della gloria, e la beatitudine della vita non è vivere in pace, ma essere figli.
La rivelazione biblica, quindi, non solo descrive la genesi dell'uomo ma ne traccia l'identità più profonda: un essere creato per la comunione, chiamato alla libertà e alla responsabilità, e destinato, attraverso il piano divino, alla beatitudine eterna in relazione con il suo Creatore.
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