La figura di Enea Silvio Piccolomini, divenuto Papa Pio II, ha lasciato un'impronta significativa non solo nella storia e nella letteratura, ma anche nell'arte del Rinascimento. Le sue rappresentazioni iconografiche, disseminate in varie forme artistiche come la pittura, la scultura, la medaglistica e la miniatura, offrono una testimonianza preziosa del suo aspetto e della percezione che i contemporanei avevano di lui. Questo studio esplora l'iconografia di Enea Silvio Piccolomini dal XV al XIX secolo, con un'attenzione particolare alle opere d'arte che ne hanno immortalato le fattezze.

La Figura di Pio II nelle Fonti Letterarie e nelle Rappresentazioni Artistiche
Aspetti Fisici e Caratteriali
Le descrizioni letterarie di Enea Silvio Piccolomini forniscono un quadro dettagliato del suo aspetto fisico e della sua personalità. Il Platina, nella sua breve biografia, e successivamente Giovanni Antonio Campano, con una descrizione più completa, offrono un puntuale riscontro nelle opere d'arte eseguite, per la maggior parte, durante il suo pontificato. Poco si conosce del suo reale aspetto nel periodo giovanile. Tuttavia, è noto, in base alle fonti letterarie scritte dai suoi contemporanei, che il Piccolomini da giovane fosse fulvo di capelli, snello e di costituzione fine, ben proporzionato sebbene di piccola statura. Dopo i cinquant'anni, invece, divenne sempre più corpulento.
Questo ritratto, talvolta considerato impietoso, si ritrova nelle opere realizzate da coloro che sono vissuti nel suo tempo, mostrando un aspetto decisamente rozzo e grossolano. Ciò contrasta enormemente con l'estrema finezza del suo intelletto, la briosità del carattere, la sua straordinaria cultura umanistica ed il suo genio politico.
Le Testimonianze Artistiche Principali
L'Affresco di Filippo Lippi: Le Esequie di Santo Stefano
Una testimonianza visiva importante di Enea Silvio cardinale, già nella maturità degli anni, ci giunge dal bellissimo ritratto eseguito da Filippo Lippi, contenuto nell'affresco del Duomo di Prato. Questa è la più antica rappresentazione conosciuta del vero volto del Piccolomini, databile al 1455-1456, e riveste un'estrema rilevanza per gli studi iconografici riguardanti il futuro pontefice.
L'illustre commissione, fortemente voluta dal comune pratese per celebrare la vita di santo Stefano protomartire, patrono di Prato, e quella di San Giovanni Battista, protettore di Firenze, fu affidata inizialmente al già famoso Beato Angelico. Questi, nel 1452, declinò l'offerta, probabilmente per l'eccessivo impegno richiesto e per la sua età avanzata. L'attenzione ricadde allora sul frate carmelitano Filippo Lippi, artista prediletto di casa Medici e ormai affermato nello scenario artistico del Quattrocento fiorentino. L'impresa pittorica iniziò nel 1452, quando Filippo si trasferì da Firenze a Prato.
La vicenda personale di Filippo Lippi, che nel 1456 fu eletto cappellano del convento di Santa Margherita e si innamorò della monaca Lucrezia Buti, con la quale ebbe figli, attesta con sicurezza la conoscenza tra Lippi ed Enea Silvio Piccolomini. Il pittore raffigurò il futuro papa in abiti ancora cardinalizi nell'affresco delle esequie di santo Stefano. La scena, ambientata all'interno di una basilica paleocristiana magnificamente scorciata, accoglie, tra le altre figure, una galleria di ritratti di personaggi contemporanei dell'artista che circondano la salma del Santo, giacente al centro della composizione.
La conoscenza fra l'artista e il futuro pontefice potrebbe essere avvenuta per la prima volta a Siena, durante un viaggio intrapreso da Lippi nel luglio del 1424. La posizione di primo piano, occupata dal cardinale Piccolomini nell'affresco di Prato, può essere giustificata dal ruolo fondamentale rivestito dal pontefice nella risoluzione dello scandalo amoroso che aveva coinvolto Lippi. Quasi a voler celebrare la forte personalità dalla quale scaturirono decisioni che ebbero tanta risonanza nella vita di Filippo Lippi, la figura del futuro pontefice campeggia in primo piano nella parte destra dell'affresco.
Il volto di Enea Silvio, raffigurato di tre quarti, ha un'espressione seria e attenta e lo sguardo rivolto verso la salma del santo protomartire. L'abito rosso cardinalizio, dall'ampio panneggio, evidenzia una corporatura robusta che trova eco nella floridezza dei tratti somatici: gli occhi rotondi di colore grigio-azzurro, il naso leggermente ricurvo con la punta cadente sopra a una bocca minuta e pronunciata, il mento piccolo e puntuto con fossetta centrale, il collo corto e un doppio mento che denota un notevole stato di pinguedine.

La Medaglia di Andrea Guazzalotti: Pio II (1458)
La medaglia di Pio II, realizzata in bronzo da Andrea Guazzalotti nel 1458 (diametro 54 mm), è di eccezionale importanza iconografica. Si tratta di una delle poche e originali testimonianze della reale fisionomia di Pio II negli anni del pontificato. Da questo modello deriva una nutrita serie di dipinti, sculture e incisioni che, con piccole varianti e idealizzazioni, hanno perpetuato l'immagine di Enea Silvio Piccolomini dal XV secolo ai nostri giorni.
Il manufatto bronzeo è databile, con buona certezza, al 1458, anno dell'ascesa del Piccolomini al soglio pontificio. Il pontefice presenta lineamenti tutt'altro che raffinati, con tratti fortemente marcati: collo corto, larghe mandibole, gote cadenti, profonde pieghe naso-labiali, bocca piccola e pronunciata, occhi grandi, naso leggermente arcuato con narici carnose, fronte bassa e cranio rotondo, probabilmente quasi calvo, il tutto in un contesto generale di notevole pinguedine.
Il rovescio della medaglia spesso presenta l'immagine di un pellicano. Il pellicano, in natura, curva il collo e il becco verso il torace per facilitare la fuoriuscita del cibo contenuto nell'esofago e nutrire così i propri piccoli. Tale comportamento ha indotto, fin dall'antichità, l'errata credenza che esso si laceri il petto per nutrire i pulcini con il proprio sangue. Questo equivoco ha fatto diventare l'uccello uno dei simboli più alti della carità.

Gli Affreschi di Benozzo Gozzoli: La Cavalcata dei Magi
Negli affreschi della cappella di palazzo Medici, Benozzo Gozzoli realizzò La Cavalcata dei Magi, un'opera dal forte significato politico e teologico. Gozzoli attuò una sintesi visiva volta a evocare, tramite la celebrazione del viaggio dei Magi da Gerusalemme verso Betlemme, il passaggio da oriente a occidente della cultura cristiana imperiale, rappresentata dalla corte dei Paleologhi, dinastia depositaria ed erede diretta dell'antico impero romano. Questi affreschi furono realizzati dopo la Dieta di Mantova, indetta dal pontefice con lo scopo di coinvolgere le potenze italiane ed europee nell'organizzazione di una crociata per la difesa della Morea, antica provincia dell'impero bizantino, minacciata dall'impero ottomano.
In virtù di questi principi ideologici, Benozzo Gozzoli ha voluto sottolineare il profondo valore culturale e la continuità del programma politico esistente tra il Concilio di Ferrara-Firenze del 1439 e quello di Mantova del 1459, seguendo un raffinato programma iconografico voluto dai committenti per attuare una sintesi cronologica tra i due eventi.
Tra i personaggi raffigurati nel corteo dei Magi, in lontananza, quasi alla fine, in posizione subordinata rispetto a tutte le altre illustri personalità, si scorge il volto di Pio II. È riconoscibile solo dal camauro color porpora ricamato in oro e dalla sua caratteristica fisionomia, atteggiata in un'espressione tutt'altro che distesa. Molto probabilmente, la politica unionista di Pio II non sempre collimava con gli interessi di casa Medici. Inoltre, Pio II stesso, nei suoi Commentari, pone l'accento sul fatto che, nell'accoglienza del papa a Firenze, le spese furono scarse e non fu investito molto per organizzare giochi in suo onore. L'espressione del pontefice appare esplicitamente corrucciata e infastidita.
Il volto che Benozzo Gozzoli ha realizzato, e che sicuramente conosceva molto bene, è un ritratto crudo ma estremamente reale del pontefice durante il suo soggiorno fiorentino nella primavera del 1459. Allo stesso tempo, ci fornisce anche una stupefacente rappresentazione dello stato d'animo di Pio II, infastidito e contrariato dal comportamento di Cosimo de' Medici. Quest'ultimo viene descritto da Enea Silvio come uomo di vasta cultura ma, allo stesso tempo, tiranno e padrone illegittimo, responsabile di aver ridotto il suo popolo in schiavitù.
La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli
Il Busto di Pio II: Scultura di Ignoto Artista
Un importante busto di Pio II, realizzato in marmo di Carrara (cm 96 x 69 x 39) da uno scultore ignoto del XV secolo, si trova in una nicchia del deambulatorio della bellissima chiesa di San Benedetto al Polirone, nel comune di San Benedetto Po, in provincia di Mantova. Il sacro edificio, con il grande convento adiacente, ricevette la visita di Pio II per tre giorni nell'ottobre 1459, mentre il pontefice si trovava a Mantova, sede della Dieta da lui indetta. "Per visitare questo tempio venne papa Pio e rimase tre giorni e affinché l'antichità non potesse mai cancellare l'avvenimento, la sua immagine fu scolpita nel marmo."
La scultura restò nella sala del Capitolo fino al 1796, quando, in seguito alle soppressioni napoleoniche, questa venne trasformata in magazzino. Il busto fu, dopo il 1924, posizionato nella collocazione attuale all'interno della chiesa. Pochi anni dopo, nel 1930, ad opera di Arturo Valentini, furono tratte, da un calco in gesso, due copie in terracotta, ora custodite nel Palazzo Piccolomini di Pienza e nel Palazzo Ducale di Mantova. Le vicende attributive dell'opera sono varie e sofferte, essendo stata ascritta nel tempo a tre diversi autori o scuole: Luca Fancelli, Jacopino da Tradate e persino Antonio Federighi.
Pio II è raffigurato a mezzo busto; sopra la veste indossa un mantello (o un piviale molto semplice) chiuso da un grosso fermaglio e sul capo porta il triregno. Il braccio destro è alzato, la mano, con il pollice, l'indice e l'anulare estesi a formare il numero tre (simbolo della Trinità), è in atteggiamento benedicente. L'opera riveste una straordinaria importanza per gli studi iconografici su Enea Silvio Piccolomini in quanto si tratta di uno dei pochissimi ritratti dal vero e documentati di Pio II. Ricorrono e sono qui confermate tutte le caratteristiche fisiognomiche riscontrabili in altre effigi del pontefice a lui contemporanee: il volto largo con le gote cadenti, i profondi solchi naso-labiali, il mento piccolo e puntuto, la bocca pronunciata con le labbra sottili, gli occhi grandi e rotondi.

La Miniatura: Un Focus Specifico
La Libreria Piccolomini e i Corali Miniati
All'interno della Libreria Piccolomini del Duomo di Siena, dedicata a Enea Silvio Piccolomini, sono conservati splendidi codici che costituiscono un corpus di grande importanza per la storia della miniatura italiana rinascimentale. Si tratta di una raccolta di corali e antifonari decorati non solo da artisti senesi come Sano di Pietro, Pellegrino di Mariano e Guidoccio Cozzarelli, ma anche da famosi artisti che operavano nel Nord e che vennero invitati a Siena verso la fine degli anni Sessanta del XV secolo.
Nel 2012, ad esempio, la Cripta del Duomo e la Libreria Piccolomini hanno ospitato la mostra "Puer Natus. L’infanzia di Gesù nei corali miniati del Duomo di Siena". In tale occasione, i corali esposti nella Libreria Piccolomini sono stati aperti, per la prima volta, su una pagina diversa rispetto a quella dell'esposizione permanente, mostrando al pubblico raffinate testimonianze dell'antica arte della miniatura. Questi codici, realizzati tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo e una seconda serie nella seconda metà del Quattrocento, sono fondamentali per la ricostruzione della storia della miniatura senese.
La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli
Pio II in Cattedra: La Miniatura di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta
Tra le opere miniate spicca la bellissima miniatura di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, databile al 1459, che fa da frontespizio a un codice con le Costituzioni e gli ordinamenti relativi al Capitolo dei Canonici della cattedrale di Siena. Attribuita da Enzo Carli a un artista senese della cerchia di Francesco di Giorgio-Vecchietta, e da Patrizia la Porta convincentemente alla mano del Vecchietta, questa miniatura mostra, nella parte superiore centrale, il pontefice. Pio II è assiso in una cattedra rivestita di un drappo violetto, lo sguardo rivolto allo spettatore, mentre benedice due alti prelati inginocchiati. Il papa indossa il triregno ed è rivestito con un piviale, rendendo questa miniatura un'ulteriore e diretta rappresentazione iconografica del pontefice.
tags: #miniatura #resurrezione #piccolomini