La Quaresima, con il suo richiamo alla penitenza e al rinnovamento spirituale, offre un’occasione propizia per approfondire le ragioni del nostro credere. Questo periodo santo invita i fedeli a meditare intensamente sul proprio cammino di fede, guidati dalla catechesi quaresimale, dagli esercizi spirituali e dall'intensità del percorso liturgico che culmina nella celebrazione della Pasqua, un ritornare sempre alle origini del nostro credere.

La Quaresima come Tempo di Rinnovamento e di Fede
Dieci anni prima, San Giovanni Paolo II aveva descritto la Quaresima come un “impegno per una nuova vita, ispirata ai valori del Vangelo”, allontanandosi dall’egoismo e avvicinandosi al cammino di Cristo. Le pratiche penitenziali tradizionali, quali la preghiera e l’elemosina, sono forse più facili da comprendere rispetto al digiuno, per il quale la Chiesa ha fornito regole e linee guida specifiche per aiutarci a definire il nostro cammino quaresimale verso il rinnovamento.
Le Diverse Forme del Credo
Il Credo è una formula rimastaci dall’originario dialogo «Credi tu? - Io credo». Questo dialogo richiama a sua volta il «noi crediamo», in cui l’‘io’ dell’affermazione «Io credo» non viene assorbito, ma trova il suo posto. Nella preistoria di questa professione di fede e nella sua forma originaria è quindi presente l’intera forma antropologica della fede. Il Simbolo della nostra fede è innanzi tutto il Simbolo battesimale, che è il fedele della fede degli Apostoli, l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma.

Il Simbolo degli Apostoli
«Il decimo giorno dopo l’Ascensione, i discepoli, per timore dei Giudei, si riunirono aspettando, come promesso da Dio, la visita del Paraclito; la sua venuta li infiammò come ferro incandescente, rendendoli capaci di parlare tutte le lingue, e composero il Simbolo.» Questa tradizione lega l'origine del Simbolo ad ogni apostolo che contribuì con una parte della professione di fede:
- Pietro disse: «Io credo in Dio Padre onnipotente (…) creatore del cielo e della terra (…).»
- Andrea disse: «E in Gesù Cristo suo unico Figlio (…).»
- Giacomo (Maggiore) disse: «Che è stato concepito per mezzo dello Spirito santo …nato da Maria vergine (…).»
- Giovanni disse: «Patì sotto Ponzio Pilato (…) fu crocifisso, morì e fu sepolto (…).»
- Tommaso disse: «Discese agli inferi (…) il terzo giorno resuscitò dalla morte (…).»
- Giacomo (Minore) disse: «Salì ai cieli (…) siede alle destra di Dio Padre onnipotente (…).»
- Filippo disse: «Di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti (…).»
- Bartolomeo disse: «Credo nello Spirito Santo (…).»
- Matteo disse: «La Santa Chiesa Cattolica (…).»
- Simone disse: «La remissione dei peccati (…).»
Il testo completo del Simbolo degli Apostoli recita:
«Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. E in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.»
Oggi, in alcune specifiche circostanze, come le domeniche di Quaresima o il sabato in traditione Symboli, è possibile utilizzare questo Credo, più antico, breve e conciso e con «una funzione marcatamente battesimale».
Il Simbolo Niceno-Costantinopolitano
Il secondo grande testo, che nella celebrazione eucaristica è affidato all’assemblea, è il Credo «con il quale i fedeli - come si legge nelle premesse al Messale - esprimono la loro unica fede nella santissima Trinità». La sua forma principale, e unica fino a epoca recente, è detta Simbolo niceno-costantinopolitano, perché rispecchia in buona sostanza quanto approvato nei concili ecumenici di Nicea (325 d. C.) e di Costantinopoli (381 d.C.), sulla base di un testo antecedente largamente condiviso (il credo battesimale di Gerusalemme).
Il testo completo è il seguente:
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.»
La Profondità Teologica del Credo
Appare evidente come la fede non sia il risultato di una elucubrazione solitaria, in cui l’’io’ escogita per sé qualcosa, pensando la verità da solo, libero e sciolto da qualsiasi vincolo; essa è invece la risultante di un dialogo, l’espressione di un ascoltare, di un accogliere e di un rispondere, che mediante la reciprocità di ‘io’ e ‘tu’ inserisce l’uomo nel ‘noi’ della comunità dei credenti. «La fede nasce dall’ascolto», dice Paolo (Rm 10,17). Questo indica una definizione strutturale permanente di ciò che accade nella fede, distinguendola dalla mera filosofia.
Il CREDO spiegato in maniera semplice
"Credo in Dio, Padre Onnipotente": La Fede di Israele e la Potenza Divina
La proposizione «Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore», con cui i cristiani da quasi duemila anni professano la loro fede, deriva da una vicenda storica ancora più antica. Dietro a essa, infatti, sta la quotidiana professione di fede di Israele: «Ascolta, Israele: Jahwè, tuo Dio, è unico». Il Credo cristiano riprende, con le sue prime parole, il Credo di Israele, accettando così al contempo anche la lotta di Israele, la sua esperienza della fede e il suo combattere per Dio, che diventano così una dimensione interiore della fede cristiana, la quale senza lotta non esisterebbe affatto.
Nel Simbolo apostolico, l'unità paradossale fra il Dio della fede e il Dio dei Filosofi è espressa dalla giustapposizione dei due attributi Padre e Sovrano dell’universo (Pantokrator in greco), designando Dio come Signore di tutti i signori. Chiamando Dio Padre e Sovrano dell’universo, il Credo ha abbinato un concetto dal tenore familiare a uno che esprime potenza cosmica. In tal modo esso mette in risalto la tensione tra potenza assoluta e amore assoluto, fra distanza assoluta e assoluta vicinanza. Il termine Padre, collegando il primo articolo di fede al secondo, dice ordine alla cristologia, connettendo così le due parti una all’altra tanto strettamente da far sì che quanto si dice di Dio risulti perfettamente comprensibile solo guardando al contempo al Figlio. Ad esempio, che cosa significhi onnipotenza, sovranità universale, cristianamente lo si comprende solo davanti al presepio e alla croce. Qui nascono al contempo un nuovo concetto di potenza e una nuova idea di signoria e di sovranità.
"Credo in Gesù Cristo": Lo Scandalo dell'Incarnazione
Con il secondo articolo del Credo ci troviamo di fronte all’autentico scandalo del cristianesimo. Esso è costituito dalla confessione che l’uomo Gesù, un singolo, giustiziato verso l’anno 30 in Palestina, sia il Cristo (l’unto, l’eletto) di Dio, anzi, il Figlio stesso di Dio, il centro focale e determinante dell’intera storia umana. Se la fede nel Lógos, nella significatività dell’essere, corrisponde senz’altro a una ragione umana, in questo secondo articolo del Credo avviene l’associazione addirittura mostruosa fra lógos e sarx, fra senso universale e una singola figura della storia. Il senso che sostiene tutto l’essere si è fatto carne. Ciò equivale a dire che egli è entrato nella storia ed è diventato uno di essa; egli non è più soltanto ciò che l’abbraccia e la sostiene, ma è un punto inserito in essa stessa. Di conseguenza, il senso di tutto l’essere d’ora in poi non andrebbe più ricercato in alto, ma andrebbe invece colto nel tempo, nel volto di un uomo.
L’uomo storico Gesù è il Figlio di Dio, e il Figlio di Dio è l’uomo Gesù. Dio viene all’uomo tramite gli uomini, anzi ancor più concretamente, tramite quell’Uomo nel quale appare l’essenza definitiva dell’essere uomo e che, appunto per questo, è al contempo Dio stesso. La parte più sviluppata è la seconda, quella relativa a «Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio», prima contemplato nella sostanziale condivisione della divinità del Padre, così come il concilio di Nicea aveva chiarito («generato, non creato, della stessa sostanza del Padre»), e poi narrato nei misteri della sua vita terrena e celeste: l’incarnazione «nel seno della vergine Maria», la crocifissione, la morte e la sepoltura, la risurrezione e l’ascensione al cielo, la sua seconda venuta nella gloria come giudice dei vivi e dei morti.
"Credo nello Spirito Santo": Un Dono per la Storia della Salvezza
L’affermazione centrale contenuta nella terza parte del Simbolo apostolico, nel testo originale greco, suona così: «Credo in Spirito Santo», senza l’articolo determinativo. Questo significa che questo articolo di fede è stato all’inizio inteso in senso non intra-trinitario, bensì storico-salvifico. In altri termini: la terza parte del Simbolo rinvia in prima linea non allo Spirito Santo in quanto terza Persona divina, bensì quale dono di Dio alla storia nella comunità di quanti credono in Cristo. Ovviamente la comprensione trinitaria del Dio uno e trino non è affatto esclusa; l’intero Credo è nato dalla triplice interrogazione battesimale, con cui si chiede al neofita se crede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Questa poggia a sua volta sulla formula battesimale riportata nel vangelo di Matteo (Mt 28,19).
In tal modo la più antica forma della nostra professione di fede, con la sua triplice articolazione, rappresenta addirittura una delle radici più determinanti dell’idea trinitaria di Dio. Questa correlazione tra visione storico-salvifica e visione trinitaria è caratteristica degli stadi più antichi del pensiero cristiano.
Il Credo nella Liturgia e nella Vita Quotidiana
Dal Battesimo alla Messa
La prima “professione di fede” si fa al momento del Battesimo. Poiché nella liturgia dei primi secoli la professione di fede era strettamente associata al rito del battesimo, e l’apprendimento del Simbolo avveniva nell’ultimo tratto della preparazione al battesimo, il Credo entrò nella messa festiva solo più tardi e a poco a poco: a Costantinopoli, all’inizio del sec. VI; in Spagna, alla fine del sec. VI; in Gallia, all’epoca di Carlo Magno; a Milano, forse già nel sec. IX; a Roma, solo all’inizio del sec. XI.
Anche la sua collocazione nella messa ha conosciuto nella storia differenze significative come emerge ancora oggi dal confronto tra il rito romano e il rito ambrosiano. Infatti, mentre nella liturgia romana il Credo è proclamato al termine dell’omelia, dopo aver ascoltato la parola di Dio e il suo commento, perché «la fede viene dall’ascolto» (Rm 10, 17), nella liturgia ambrosiana, in questo più vicina all’uso orientale, il Credo sta tra la presentazione dei doni e l’orazione sulle offerte, alle soglie della preghiera eucaristica, «quasi a significare - come scriveva l’arcivescovo Giovanni Colombo nel piano pastorale 1978/79 - che l’adesione dello spirito credente alle tre Persone divine, che si sono manifestate nella storia della salvezza, è la preparazione più alta e più necessaria a entrare nel cuore del mistero eucaristico, cui si partecipa». Detto in altro modo: la «regola della fede» professata nel Credo, per gli uni (i romani) è, anzitutto, il punto di arrivo dell’ascolto della Parola, mentre per gli altri (gli ambrosiani) è, primariamente, la porta di accesso al mistero eucaristico.

Recitare e Vivere il Credo
Dire: «Io credo», diventa l’impegno di una vita, ben più di un giuramento, rispetto al quale Gesù dice: «Non giurate mai (…) ma la vostra parola sia: Sì, sì». Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che accogliamo il Simbolo della nostra fede, la quale dà la vita. Questa vita e questa testimonianza sono fondamentali per camminare bene e aiutare gli altri a camminare in maniera autentica.
Nella recitazione del Credo, tutti devono accompagnare le parole «e per opera dello Spirito Santo… si è fatto uomo», con l’inchino o, alla VI domenica di Avvento, a Natale e all’Annunciazione (25 marzo), con la genuflessione. Sono queste due posture del corpo necessarie a sottolineare il punto capitale della fede cristiana, perché nella carne assunta dal Verbo noi abbiamo «corporalmente - come scrive l’apostolo Paolo - tutta la pienezza della divinità» (Col 2, 9). Per il resto si sta in piedi. Ciascuno parla in prima persona (io credo), ma la recitazione comune ne fa un atto profondamente corale ed ecclesiale. Naturalmente occorrerà aver cura di andare insieme così che l’amalgama delle voci manifesti la fusione delle menti e dei cuori. L’impegno a eseguirlo in canto è meno stringente che per il Gloria, ma è comunque una buona cosa che ogni comunità sappia cantare anche il Credo, sia in latino che in italiano, nella sua totalità o almeno nei suoi passaggi fondamentali (i quattro «credo»).
Regole e Significato del Digiuno e dell'Astinenza Quaresimale
Cos'è il Digiuno nella Chiesa Cattolica?
Nella Chiesa cattolica, il digiuno è una pratica di autodisciplina con finalità penitenziale. Nel contesto della Quaresima, si riferisce alla riduzione dell’assunzione di cibo e alla limitazione del numero di pasti.
Le Regole Specifiche
- Quali sono le regole del digiuno in Quaresima? Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo, le regole del digiuno consentono ai cattolici di consumare solo un pasto completo e due pasti più piccoli che, combinati, non corrispondono a un pasto normale. Inoltre, i cattolici non possono mangiare carne in questi due giorni e in tutti i venerdì di Quaresima.
- Quali sono le regole della Quaresima sull’astinenza? In questo contesto, l’astinenza si riferisce all'”astensione” dalla carne nei venerdì di Quaresima. Mentre i cattolici digiunano il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo con un solo pasto abbondante, i cattolici devono astenersi dal mangiare carne negli altri venerdì, anche se possono consumare tre pasti completi.
- Si può mangiare carne il Venerdì Santo? Da un lato, il Venerdì Santo fa parte del Triduo Pasquale, che segna la fine della Quaresima. Tuttavia, poiché il Venerdì Santo è un giorno di astinenza, è meglio astenersi dalla carne, come nei venerdì di Quaresima.
- Le domeniche contano per il digiuno? Da sempre i cattolici hanno l’abitudine di rinunciare a qualcosa durante la Quaresima, oltre alle regole di digiuno e astinenza. Alcuni mantengono il loro sacrificio in modo continuativo, ma le domeniche di Quaresima non sono “giorni prescritti di digiuno e astinenza”. In definitiva, si tratta di una decisione personale.
- Le fritture di pesce vanno bene? Dato che serve pesce anziché carne, la frittura di pesce della tua chiesa locale è un’ottima opzione per i venerdì di Quaresima. Poiché la Quaresima è una stagione radicata nella penitenza, un pasto modesto nella tua parrocchia è probabilmente un’opzione migliore di un sontuoso banchetto di pesce in un ristorante di lusso.
Chi è Tenuto e Chi è Esente
- A che età si inizia a digiunare per la Quaresima? Le persone di età compresa tra i 18 e i 59 anni, in buone condizioni di salute, sono tenute a digiunare il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Chi ha 14 anni o più deve astenersi dalla carne nei venerdì di Quaresima. Il Diritto Canonico prevede che per i bambini piccoli che non digiunano, i genitori debbano comunque comunicare il significato e la penitenza.
- Chi è esonerato dal digiuno durante la Quaresima? Sono esenti i bambini, gli adulti con malattie fisiche e mentali, le donne incinte e quelle che allattano. L’USCCB sottolinea che “dovrebbe prevalere il buon senso” e che nessuno dovrebbe mettere a rischio la propria salute per digiunare.
Altre Precisazioni
- L’astinenza si applica al sesso? I cattolici devono astenersi dal sesso durante la Quaresima? No. L’astinenza si riferisce al cibo. Alcuni registri parrocchiali delle nascite risalenti al Medioevo mostrano che le nascite diminuiscono nove mesi dopo la Quaresima e aumentano nove mesi dopo la Pasqua, quindi potrebbe esserci un precedente storico per questa pratica.
- Cosa si può bere il Mercoledì delle Ceneri? Quali sono le regole del digiuno per i liquidi come il caffè? Durante la Quaresima si applicano le normali regole del digiuno prima di ricevere la Comunione (astensione dal cibo un’ora prima della Messa). A parte questo, non ci sono regole specifiche sui liquidi, quindi caffè, tè e soda vanno bene. Un frullato che costituisce un pasto probabilmente conterà come cibo.
- Quali sono le regole del digiuno dall’alcol? La Chiesa non pone limiti specifici all’alcol. La discrezione personale è la cosa migliore.
- Quando finisce il digiuno? La Quaresima termina il Giovedì Santo, ma il digiuno quaresimale (e gli impegni personali) di solito continuano fino a Pasqua. Il documento papale Paschalis Solemnitatis lo raccomanda affinché “con cuore sollevato e accogliente siamo pronti a celebrare le gioie della domenica di risurrezione”.
