San Calogero: Onomastico, Storia e Tradizioni

San Calogero è una figura di grande venerazione in Sicilia, la cui storia e le cui tradizioni sono profondamente radicate nella cultura e nella fede dell'isola. Le informazioni sulla vita di San Calogero provengono da varie leggende tramandate da scritti e inni in suo onore, rendendo la sua collocazione storica un lavoro di non poco conto a causa della penuria di fonti dirette e della grande popolarità del Santo. Il termine Calogero, di origine greca, significa “bel vecchio” e veniva applicato in Oriente e nel Sud Italia ai monaci eremiti, che per questo furono chiamati ‘calogeri’.

La Vita di San Calogero: Tra Leggenda e Storia

Origini e Prime Predicazioni

Secondo il breviario siculo-gallicano, in uso in Sicilia dal IX secolo fino al XVI, Calogero nacque verso il 466 a Calcedonia sul Bosforo, antica cittadina della Tracia. Fin da bambino digiunava, pregava e studiava la Sacra Scrittura. Giunse a Roma in pellegrinaggio, ricevendo dal papa Felice III (483-492) il permesso di vivere in solitudine in un luogo imprecisato. Qui ebbe l'ispirazione angelica di evangelizzare la Sicilia. Tornato dal papa, ottenne l’autorizzazione di recarsi nell’isola con i compagni Filippo, Onofrio e Archileone per liberare il popolo dai demoni e dall'adorazione degli dei pagani. Calogero si fermò durante il viaggio a Lipari, nelle Isole Eolie, dove si trattenne per qualche anno, predicando il Vangelo e insegnando come ricevere benefici per i malanni.

San Calogero 2024. Documentario sul Santo Nero di Agrigento.

Un'altra versione della sua vita racconta che San Calogero, per scampare alla persecuzione dei cristiani nell'Africa settentrionale, approdò in Sicilia insieme a San Gregorio e al diacono Demetrio. La sua provenienza dal continente nero gli avrebbe dato l'appellativo di "Santo Nero", che si riflette anche nel colore della pelle quasi sempre scuro impresso nei dipinti e nelle molteplici statue in suo onore.

La Predicazione in Sicilia e il Monte Kronio

In seguito ad altra visione, Calogero lasciò Lipari per sbarcare in Sicilia a Syac (Sciacca), chiamata dai romani ‘Thermae’ per i bagni termali. Qui convertì gli abitanti e decise di cacciare "le potenze infernali" che regnavano sul vicino monte Kronios (oggi Monte San Calogero), consacrato al dio greco Kronos. Sul monte, l'eremita prese ad abitare in grotte e spelonche, intimando ai demoni di lasciare quei luoghi. Gli 'Atti' narrano che il monte sussultò fra il fragore di urla e poi tutto si quietò in una pace di paradiso. Calogero si sistemò in una grotta adiacente a quelle vaporose, dove curò miracolosamente alcuni infermi usando le acque delle terme minerali. Per tale motivo, a Sciacca sorge oggi uno dei maggiori santuari dedicati al Santo taumaturgo. Presto l'ammirazione dei fedeli di San Calogero crebbe e si diffuse in tutta l'isola.

Mappa dei luoghi di culto di San Calogero in Sicilia

San Calogero raggiunse poi Agrigento, dove, secondo la tradizione, si fermò presso una grotta nella quale oggi sorge il Santuario a lui dedicato. Negli ultimi anni della sua vita il Santo rimase sul monte Kronio a causa delle sue precarie condizioni di salute. La storia narra che una cerva gli forniva il latte; un giorno, dopo essere stata ferita da un cacciatore, lo condusse nella grotta. Il cacciatore, rendendosi conto del danno irrimediabile procurato al povero vecchio eremita, decise di restargli accanto per curarlo. Quando il Santo spirò, venne sepolto presso la grotta dove fu edificata una chiesetta, divenuta meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli.

Il Contesto Storico e la Diffusione del Culto

Gli Inni di Sergio, monaco del monastero sito sul monte Kronio presso Sciacca, composti nella seconda metà del IX secolo dell’era cristiana, offrono un'interpretazione della vita del Santo. Egli fuggì dalla Calcedonia insieme ai compagni Demetrio e Gregorio nel periodo dello scisma acaciano (intorno al 484 - 519) per sottrarsi alla persecuzione subita dai devoti alla Trinità. Approfittando dell'importante porto commerciale di Lilibeo (Marsala), approdarono in Sicilia. Qui continuarono la loro predicazione mirata alla divulgazione del culto ortodosso di Dio uno e trino. Demetrio e Gregorio vennero martirizzati, mentre Calogero scampò alla morte, iniziando a vagabondare per l'isola, nascondendosi in antiche necropoli e nelle numerose grotte di origine vulcanica sparse per la Sicilia. Morì a Monte Kronio nella notte tra il 17 e il 18 giugno del 561, dopo essere vissuto in quel luogo per 35 anni.

Nel periodo successivo alla composizione degli Inni, le reliquie di San Calogero e dei suoi compagni Demetrio e Gregorio, insieme agli Inni di Sergio, vennero trasportate e custodite nel Monastero basiliano di S. Filippo di Fragalà, nel territorio di Demenna, per proteggerle dalla pressione araba. Le ossa del Santo furono trasferite prima del 965 nel Monastero di S. Filippo di Fragalà presso Frazzanò. Le reliquie del santo, secondo una tradizione, furono successivamente trasferite in un monastero a tre km dalla grotta, nel 1490 furono traslate a Fragalà (Messina) dal monaco basiliano Urbano da Naso e poi nell’800 a Frazzanò (Messina), nella chiesa parrocchiale. Qualche sua reliquia è custodita anche nel santuario di San Calogero, sorto vicino alla sua grotta sull’omonimo monte di Sciacca nel XVII secolo e che è meta di pellegrinaggi.

Iconografia e Simboli del Santo

L'immagine in maiolica di San Calogero posta sopra un rustico altare nella grotta di Sciacca, datata 1545, lo rappresenta con la barba, un libro e un ramo-bastone nella mano destra, ai suoi piedi un fedele inginocchiato e una cerbiatta accasciata e ferita da una freccia. Quest'immagine si rifà all'episodio in cui, ormai ultranovantenne, non riusciva più a cibarsi, e Dio gli mandò una cerva che lo alimentava con il suo latte. Un giorno, un cacciatore di nome Siero, scorgendo l'animale, lo trafisse con una freccia. La cerva si trascinò nella grotta di Calogero, morendo tra le sue braccia. Il cacciatore pentito e piangente, riconoscendo nel vegliardo colui che l'aveva battezzato anni prima, chiese perdono e divenne suo discepolo. Il libro, simbolo spesso associato al Santo, si presta a diverse interpretazioni, la più evidente è l'attitudine all'insegnamento, intesa anche come capacità di formare discepoli.

Secondo alcuni storici ortodossi, dal XVIII secolo in poi, il Santo è raffigurato con la pelle nera a causa di un errore (forse volontario) di alcuni gesuiti del sei-settecento, i quali, nel trascrivere le sue Vite, cambiarono il termine greco Chalkhidonos, che significa “di Calcedonia”, con Karchidonos, ovvero Cartaginese, ‘trasformando’ così la sua provenienza.

I discepoli di San Calogero dapprima vissero vita eremitica, poi seguirono la regola di San Benedetto, e infine osservarono quella di San Basilio.

Le Celebrazioni e le Tradizioni in Sicilia

Agrigento: Folklore, Tradizione e Devozione

La festa in onore di San Calogero ad Agrigento è un connubio di folklore, tradizione e devozione. Il giorno della festa inizia alle prime ore dell’alba con la santa messa, l’alborata, e con il tradizionale sparo di mortaretti. Nei giorni dei festeggiamenti, la processione della vara viene preceduta dal suono di una banda di fragorosi tamburi che girano per le strade, tra le bancarelle che espongono prodotti locali. È antica consuetudine che San Calogero esca dalla Chiesa all’indietro, per non voltare le spalle al Santissimo Sacramento, custodito nella omonima cappella. La processione si articola in 18 soste in memoria del giorno in cui il Santo, morendo, ha raggiunto la gloria. Le soste sono il momento per raccogliere le offerte. In alcuni tratti del percorso i portatori formano una "catina" per agevolare la salita nelle ripide strade o per frenare nelle discese, non dimenticando che solo la vara pesa 18 quintali. Dopo ogni fermata i portatori seguono sempre lo stesso rituale: "Priparamu! Ludamu e ringraziamu lu Santissimu Sacramientu, e Viva San Caloriu!". Dopo un lungo percorso, il Santo con la vara rientra in Chiesa, e inizia la "A spinnata da vara e du Santu", ossia il Santo viene spogliato dalle sue vesti preziose e rivestito con quelle lignee e innalzato all’altare che lo ospita nella Chiesa Madre.

Un aspetto caratterizzante del culto di San Calogero nell'agrigentino è la preghiera in dialetto, che richiama le leggi della melodia modellandosi agli andamenti ritmici che la parola italiana, irrigidendosi, non riesce a seguire. Rapidi cambi di frequenza, durata variabile delle sillabe, modulazione del registro e del volume della voce sono evidenziabili soprattutto nelle filastrocche - dispute in cui i vari abitanti del territorio agrigentino rivendicano la veridicità del proprio santo, con lo scopo di sminuire quello degli altri paesi.

Andrea Camilleri, il creatore del personaggio Montalbano, originario di Porto Empedocle, dove il culto di San Calogero è molto sentito, pur definendosi ateo, si affida quotidianamente al Santo e lo definisce il più popolare e popolano della Sicilia.

Petralia Sottana: La Devozione del Patrono

A Petralia Sottana, le tradizioni e il culto legati a San Calogero sono così radicate che comunemente gli abitanti e le comunità vicine ritengono che il Santo sia da sempre stato il patrono del paese. È a partire dal 1840 che il popolo di Petralia cominciò a considerare patrono San Calogero, la cui venerazione è però documentata già dalla prima metà del ‘600 (epoca in cui fu scolpita la statua da Frate Umile Pintorno). Su questa determinazione influì certamente il colera del 1837, considerato dal popolo un castigo divino. La gente iniziò a invocare le intercessioni di San Giuseppe e San Calogero. La giornata di festa inizia con il suono delle campane a festa, che avvisano la gente che San Calogero è pronto per essere festeggiato solennemente. Alle sei in punto alla statua del Santo viene collocata da un membro del Comitato a reicola, cioè il reliquario con la reliquia. Poi, i membri del Comitato sistemano un banchetto all’ingresso della Chiesa per la raccolta delle offerte, in cambio vengono dati santini e panini votivi benedetti. Con canti, invocazioni e distribuzione di pani votivi si conclude la prima mattinata, seguite da diverse messe. Per la vara i fedeli continuano a portare ori, campanellini, ex voto, portando gigli, rose, partenio, valeriane rosse, rametti di alloro, scocche di grano intrecciate, fave verdi, ramoscelli di amarene, pumidda cannameli, che verranno legati con nastri multicolori alla vara. Quando la vara viene raggiunta e il Santo viene sistemato, i rintocchi e il ritmo della campana della messa aumentano freneticamente. La statua ora posta sulla vara viene asciugata con un lino bianco ricamato con le iniziali del Santo (asciucano u suduri). Questa tovaglia sarà conservata e prestata, a richiesta, ai malati del paese. Subito dopo le litanie in latino, il Presidente che coordina i portatori del fercolo (chiamato chiddu ca chiama a vara), si pone al centro della vara tra le castagnole e grida: "Priparamu!". I portatori si collocano sotto i castagnuoli, abbracciandosi fra di loro, e il Presidente grida: "Simu Pronti!?" detto questo alza le braccia in alto gridando: "Ludamu e ringraziamu lu Santissimu Sacramientu!" E il popolo risponde: "Viva San Caloriu!". La folla si fa da parte e la vara, sollevata, si muove lentamente verso l’esterno. I suoni incalzanti della campanella continuano a rintoccare fino all’uscita del Santo. Non appena le punte dei castagnuoli spuntano fuori, viene lanciato un segnale col fazzoletto per avvisare il pirotecnico che è ora di innescare i botti. La processione riparte in un senso di disordine: alla processione non partecipano le Confraternite e le Congregazioni poiché queste storicamente rappresentano distinzioni socioeconomiche, mentre san Calogero è festa di popolo; fino agli anni ‘40 non partecipava nemmeno il Clero, ad eccezione del Rettore dell’Altare di San Calogero. In alcune fermate i portatori vengono rifocillati con biscotti e vino e vengono offerti a tutti pani votivi. Il Santo con la vara rientra in Chiesa dopo un lungo percorso, e inizia la “A spinnata da vara e du Santu”, ossia il Santo viene spogliato dalle sue vesti preziose e rivestito con quelle lignee e innalzato all’altare che lo ospita nella Chiesa Madre.

Naro: "Viva Diu e San Calò"

Il culto del "Santo nero" è molto sentito a Naro, città della provincia di Agrigento di cui è patrono. I festeggiamenti, organizzati dal comitato Amici di San Calò, vanno dal 15 giugno, giorno in cui la statua del Santo viene portata dalla cripta sottostante la chiesa all'interno del Santuario stesso, al 25 di giugno, denominato ottava, culminando il 18 giugno, giorno vero e proprio della festa. In questa occasione il Santo viene messo su una grande slitta in legno denominata straula o "carro dei Miracoli" e trascinato dai fedeli con una corda, legata a due capi della slitta e lunga più di 100 metri, dal Santuario di San Calogero fino alla chiesa Madre della città. Tutta la processione è scandita dalle urla dei fedeli che trascinano la straula col Santo al grido di "Viva Diu e San Calò".

Particolare è la tradizione del pane benedetto che viene modellato in diverse forme a rappresentare le parti del corpo miracolate da San Calogero e viene portato al Santuario per essere benedetto. I proprietari poi ne tengono una parte per loro per condividerla con amici e parenti e il resto lo lasciano al Santuario affinché sia distribuito ai fedeli. Altre processioni avvengono il 18 (nel pomeriggio), quando il Santo viene portato dalla chiesa Madre alla chiesa di San Francesco e poi il 19, quando il Santo viene portato di nuovo al Santuario, davanti al quale viene celebrata una Messa solenne prima che il simulacro venga portato dentro la chiesa. Durante tutto il periodo dei festeggiamenti è presente una fiera nelle principali vie cittadine e vengono organizzate diverse manifestazioni culturali con spettacoli teatrali, concerti e manifestazioni di cultura popolare.

Tavola illustrativa dei pani votivi di San Calogero

Santo Stefano Quisquina: Processione al Pizzo

A Santo Stefano Quisquina (Ag), la Festa di San Calogero si svolge a partire dalla sera del 17 giugno e continua anche durante il giorno successivo. Il 17 sera dopo i vespri del santo, si tiene la processione al Pizzo (nella Chiesetta che domina il paese), nel corso della quale l'antica statua del Santo viene accompagnata con una suggestiva fiaccolata. I più devoti trascorrono la nottata all'aperto accanto alla Chiesa fra canti e preghiere. All’arrivo in cima ai pellegrini viene offerto del pane benedetto di svariate forme, ricotta, patate bollite, uova sode e vino. I devoti pernottano sul pizzo ed al mattino seguente la processione ritorna in paese, dove continuano i festeggiamenti.

San Salvatore di Fitalia e Frazzanò

San Calogero Eremita è il patrono del paese di San Salvatore di Fitalia, meta di pellegrini che vi si recano per rendere omaggio al Santo miracoloso, alla cui venerazione è collegata la tradizione degli ex-voto. Gran parte di tali oggetti, donati al Santo in segno di ringraziamento dai fedeli per le grazie ricevute o richieste, sono conservati presso il Museo delle tradizioni popolari. La festa di San Calogero si svolge il 19, 20 e 21 agosto di ogni anno. La statua del Santo viene portata in processione lungo le vie del Paese su una caratteristica vara, accompagnata dalle musiche del complesso bandistico locale Vincenzo Bellini.

San Calogero è coprotettore del paese di Frazzanò, paese in cui sono conservate moltissime reliquie del santo (primo su tutti il capo). San Calogero viene portato in processione anche in altri momenti dell'anno: il 5 febbraio, in cui il Santo esce in penitenza senza musiche e viene portato nella Chiesa Madre. In questa occasione il Clero non veste paramenti sacri. La tradizione orale indica in questa data la rievocazione di un miracolo del Santo avvenuto nel corso di una penitenziale processione tendente a liberare il paese da violenti nubifragi che lo tormentavano da giorni. Da ricordare anche la processione della domenica successiva al 5 febbraio per riportare il Santo al Suo Santuario, questa volta accompagnato con le musiche di complessi bandistici. La processione della Domenica delle Palme si tiene insieme con S. Antonio di Padova, a ricordo della divisione religiosa fra Salvatoriani e Mariani, avendo S. Salvatore due chiese madri: quella del SS. Salvatore e di S.

Dati Biografici Essenziali

Nome San Calogero
Titolo Eremita in Sicilia
Nascita 466, Calcedonia
Morte 18 giugno 561, Monte Kronio, Sciacca
Martirologio Edizione 2004
Tipologia Commemorazione

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