Arresto di Domenico Palma e operazione "Alleanza di Secondigliano" a Napoli

Arresto di Domenico Palma per rapine a Sant'Antimo

I carabinieri della tenenza di Sant'Antimo hanno arrestato un 35enne di Giugliano con l'accusa di aver messo a segno una serie di rapine ad attività commerciali del luogo. Si tratta di Domenico Palma, 35 anni, residente in Via Oasi Sacro Cuore. L'arresto è avvenuto dopo accurate indagini e ricostruzioni da parte dei militari dell'Arma. Un complice è tutt'ora ricercato.

Palma è gravemente indiziato di due rapine messe a segno il 29 e il 31 agosto scorso in due supermercati, situati rispettivamente al Corso Europa e in Via Aldo Moro. Grazie alle informazioni raccolte sui luoghi delle rapine, alle testimonianze e agli indizi, i carabinieri sono riusciti a ricostruire nel dettaglio le fasi dei colpi e a individuare nel 35enne l'autore materiale. Le rapine sono costate rispettivamente 560 euro la prima e circa 1.400 euro la seconda.

Ricostruzione grafica di una rapina con un uomo travisato e una pistola

Il rapinatore, travisato con una maglietta di colore blu alla quale aveva praticato due fori per la vista, minacciava le cassiere con una pistola per farsi consegnare il denaro e poi si dava rapidamente alla fuga. All'esterno, in entrambi i casi, un complice lo attendeva a bordo di una Peugeot 206 di colore chiaro.

Maxi blitz contro l'Alleanza di Secondigliano a Napoli

Un maxi blitz interforze coordinato dalla Procura di Napoli ha assestato un duro colpo alla federazione criminale delle famiglie Contini, Licciardi e Mallardo, nota come "Alleanza di Secondigliano". L'indagine della Procura di Napoli restituisce un quadro allarmante del livello criminale napoletano, che si concentra sugli affari e su una sofisticata regia mafiosa, distante dalla "polverizzazione" degli anni scorsi.

Complessivamente sono state emesse 126 misure cautelari, di cui 89 in carcere, 36 ai domiciliari e un divieto di dimora in Campania. All'arresto sono sfuggiti alcuni esponenti dei Licciardi, tra cui Maria Licciardi, sorella di Gennaro Licciardi, detto "la scimmia", uno dei fondatori dell'Alleanza.

La struttura e il ruolo delle donne nell'organizzazione

Fondata da tre boss storici alla fine degli anni '80, l'Alleanza di Secondigliano è ancora profondamente radicata all'ombra del Vesuvio. Il ruolo preminente è ricoperto dai Contini. Ai vertici della federazione figurano le spose dei boss Edoardo Contini, Patrizio Bosti e Francesco Mallardo: le tre sorelle Aieta (Maria, Rita e Anna) e, ovviamente, Maria Licciardi. Tutte avevano un ruolo di comando, mantenendo i contatti con i capi detenuti al 41bis e impartendo ordini agli affiliati sulla gestione del welfare e degli affari.

Organigramma schematico della camorra napoletana con le figure chiave indicate

Gli affari illeciti e il controllo sull'ospedale San Giovanni Bosco

Gli affari dell'Alleanza erano di ampio spettro, non limitandosi al traffico e allo spaccio di cocaina e marijuana proveniente dal Sud America, via Olanda. Questo era possibile grazie a rapporti privilegiati e "cifrati" con la 'ndrangheta, in particolare con i Commisso di Siderno.

Traffico di droga: un commercio redditizio | Dietro le Mappe | ARTE.tv Documentari

Dalle indagini è emerso che i Contini gestivano anche tutte le attività di un ospedale di Napoli, il San Giovanni Bosco, noto per i casi di formiche nei reparti. Lì controllavano ogni aspetto, dalle assunzioni agli appalti, alle relazioni sindacali. Con la complicità di sanitari, portavano avanti un fiorente business delle truffe assicurative, anche per altri clan. Il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, ha sottolineato che "l'ospedale era la base logistica per le loro trame delittuose".

In un episodio ancora più macabro, se un paziente moriva, la camorra poteva farlo "resuscitare" sui documenti, consentendo ai congiunti, per "soli" 500 euro, di portarselo a casa in ambulanza anzitempo.

Azzerata piazza di spaccio a Palma di Montechiaro

La polizia ha azzerato una piazza di spaccio a Palma di Montechiaro, nell'Agrigentino, arrestando cinque uomini, tra cui un palermitano. I soggetti si sarebbero occupati nel tempo di acquistare la droga a Palermo per poi rivenderla nel paesino di circa 23mila abitanti. L'attività illecita è stata documentata dagli agenti del commissariato di Palma di Montechiaro tramite pedinamenti, servizi di osservazione, intercettazioni, perquisizioni e video.

Gli agenti avrebbero individuato il modus operandi degli spacciatori, i quali, per eludere i controlli, nascondevano la sostanza stupefacente al di fuori delle loro abitazioni. Per evitare di essere intercettati, gli arrestati avrebbero usato un linguaggio convenzionale, riferendosi alla droga come "caffè o carne". Il provvedimento di cattura è stato firmato dal gip del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, che ha accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura di Agrigento. Gli arrestati sono accusati di traffico e spaccio di droga.

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