Certosa di Garegnano: Storia, Architettura e Capolavori Artistici

La Certosa di Garegnano, nota anche come Certosa di Milano, è un complesso monastico di grande valore storico e artistico situato nel quartiere di Garegnano, a nord-ovest di Milano. Fondata originariamente in un'area allora rurale, oggi è completamente integrata nel tessuto urbano della metropoli.

Fondazione e Primi Anni

La Certosa di Garegnano fu fondata nel settembre del 1349 da Giovanni Visconti, figura di spicco che ricopriva contemporaneamente le cariche di Signore ed Arcivescovo di Milano. L'atto di fondazione rivela l'intento preciso di creare un luogo che consentisse ai monaci un'esistenza dedita al silenzio e alla solitudine, lontano dalle distrazioni del mondo esterno.

La struttura originaria sorgeva a circa quattro chilometri dalle mura cittadine di Milano, nel borgo rurale di Garegnano. I lavori di costruzione del monastero furono in gran parte completati entro il 1352, mentre la chiesa fu ufficialmente consacrata solo nel 1367. È interessante notare che la Certosa, dedicata alla Madonna, era situata all'interno del Bosco della Merlata, una zona che in epoche successive divenne nota per la presenza di briganti e banditi.

Nel corso della sua storia, la Certosa ebbe l'onore di ospitare illustri personalità, tra cui Francesco Petrarca nell'estate del 1357. Uno dei priori di questa certosa, Stefano Maconi, divenne successivamente uno dei primi priori della Certosa di Pavia.

Mappa storica che mostra la Certosa di Garegnano in un contesto rurale.

Ristrutturazioni e Sviluppi Architettonici

Il complesso monastico subì significative trasformazioni nel corso dei secoli. A partire dagli anni settanta del Cinquecento, la Certosa fu pressoché completamente riedificata sotto la direzione dell'architetto Vincenzo Seregni, che aveva già ricoperto il ruolo di capo della Fabbrica del Duomo di Milano. A Seregni si devono interventi cruciali come la realizzazione del Cortile dell'Elemosina, del Cortile d'Onore, del Grande Chiostro, del Chiostro della Foresteria e la ristrutturazione della chiesa, che in precedenza era nettamente divisa in due aree distinte: una per i monaci e una per i conversi.

La chiesa abbaziale fu rielaborata in forme tardorinascimentali a partire dal 1562. La facciata attuale, frutto di decenni di lavoro, presenta una commistione di stili rinascimentale e barocco, arricchita da numerose statue, obelischi, fregi e fiamme. I primi disegni attribuiti al Seregni risalgono al 1570, mentre la presenza di san Carlo Borromeo tra le statue, canonizzato nel 1610, indica che la facciata fu completata in un periodo successivo a tale data.

La facciata si articola su tre ordini, scanditi da lesene corinzie binate che delimitano nicchie contenenti effigi di santi e vescovi. La statuaria, realizzata in marmo di Candoglia ad eccezione dell'altorilievo della Maddalena in pietra rosa d'Angera, segue un preciso ordine gerarchico. Dall'alto verso il basso, si trovano rappresentazioni del divino (la Vergine Assunta tra gli angeli e la Maddalena trasportata dagli angeli), nel secondo ordine i patroni della diocesi milanese (san Carlo e sant'Ambrogio), e nel primo ordine la Fuga in Egitto, l'ordine certosino con san Bruno e il vescovo Ugo, e ai lati i busti dei fondatori della certosa, Giovanni e Luchino Visconti.

Dettaglio della facciata della Certosa di Garegnano con le sue decorazioni scultoree.

I Capolavori Artistici: Affreschi e Pitture

La Certosa di Garegnano è celebre per i suoi preziosi affreschi, che le sono valsi l'appellativo di “Cappella Sistina di Milano”. Le opere principali sono attribuite a due grandi maestri: Simone Peterzano, maestro di Caravaggio, e Daniele Crespi, che dipinsero tra il Cinquecento e il Seicento.

Affreschi di Simone Peterzano

Simone Peterzano fu incaricato della decorazione pittorica del presbiterio nel 1578, seguendo scrupolose indicazioni stilistiche e iconografiche dettate dall'arcivescovo Carlo Borromeo.

  • Nel catino absidale, Peterzano affrescò la Crocefissione, con le figure della Vergine e di san Giovanni ai lati.
  • Sulla cupola ottagonale, suddivisa a spicchi da stucchi di Marsilio de' Soli, sono rappresentati otto Angeli con i simboli della Passione, con al centro la figura del Padreterno.
  • Negli spicchi del tiburio sono raffigurati Profeti e Sibille, mentre nelle quattro grandi arcate compaiono gli Evangelisti.
  • Sulle pareti del presbiterio e dell'abside, Peterzano dipinse opere significative come il 'Presepe', l'Adorazione dei Magi, la Resurrezione, la Madonna con Bambino e Santi e l'Ascensione.

In particolare, l'affresco dietro l'altare, realizzato tra il 1578 e il 1582, sviluppa i temi della Redenzione secondo i canoni artistici della Controriforma.

Affresco di Simone Peterzano raffigurante la Natività.

Affreschi di Daniele Crespi

Daniele Crespi realizzò, a soli sette anni dalla sua canonizzazione, il ciclo di affreschi con le Storie di San Bruno, fondatore dell'ordine certosino, che decorano le pareti della navata e la controfacciata.

  • Le Storie di San Bruno narrano episodi fondamentali della vita del santo, dalla fondazione dell'ordine all'incontro con il duca Ruggero di Calabria.
  • Una lunetta particolarmente significativa raffigura il momento della consacrazione della Chiesa, trasposto da Crespi nell'ambientazione lombarda con l'uso di mattoni come materiale da costruzione.
  • Un altro affresco importante mostra l'incontro tra il vescovo Ugo di Grenoble e San Bruno con i suoi compagni, mentre sette stelle brillano nel cielo.
  • La lunetta raffigurante la Madonna col Bambino e San Pietro appare a Bruno e ai suoi compagni, simboleggiando la sottomissione dell'ordine alla Chiesa di Cristo.
  • Crespi rappresenta anche il sogno del vescovo Ugo di Chateauneuf, dove Cristo dirige gli Angeli nella costruzione di una nuova chiesa.
  • L'affresco dell'incontro tra Ruggero di Calabria e San Bruno riporta la firma dell'artista e la data di completamento dei lavori alla Certosa di Milano: "Daniel Crispus Pinxit Hoc Templum 5 Apr. 1629".
  • L'episodio della "Giudizio di Dio", con la salma di Raimond Diocrès che si solleva dal catafalco, viene reso da Crespi con estrema crudezza per ammonire sulla necessità di scavare nel proprio cuore alla ricerca del vero senso della vita.

Le lunette nella navata, intervallate da immagini di personaggi dell'Ordine Certosino, narrano gli episodi della vita del fondatore San Bruno di Colonia.

Affresco di Daniele Crespi raffigurante le Storie di San Bruno.

Elementi Architettonici e Decorativi

All'interno della chiesa, l'austera navata unica custodisce gli affreschi dei maestri sopra citati. La parte absidale è dominata da un tiburio di forma ottagonale, e l'intera chiesa, opera di Vincenzo Seregni, si presenta ad un'unica navata con volta a botte e stucchi geometrici.

Sulla parete di fondo, si trova un altare con paliotto in scagliola, attribuito alla scuola dei Solari di Verna, databile tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Esso è costituito da una lastra rettangolare a fondo nero con un disegno tripartito.

La volta della chiesa è un'opera complessa che include:

  • Nella parte laterale destra, a fianco delle finestre, la rappresentazione di otto monaci scrittori.
  • Nella parte laterale sinistra, otto dei diciotto monaci inglesi martirizzati sotto Enrico VIII.
  • Quattro esedre che raffigurano il Sacrificio di Isacco, la Maddalena portata in cielo dagli angeli, e San Giovanni Battista.
  • Al centro, Cristo ascende al cielo, circondato da angioletti che recano cartigli, tra cui "Venite ad me omnes qui onerati estis".
  • A riempire gli spazi, venti monaci illustri e ventinove angioletti, alcuni recanti cartigli, stelle, palme e corone, altri intenti a suonare strumenti musicali.
  • Dieci riquadri monocromi a sfondo verde, raffiguranti forse monache certosine in vari atteggiamenti, il cui significato è ancora oggetto di studio.

Durante i restauri del 1998-1999, nella volta è stato scoperto un grande oculo illusionistico con al centro San Michele arcangelo a figura intera.

Dettaglio della volta della Certosa con affreschi di angeli e simboli della Passione.

Declino e Recupero

Nonostante la sua ricchezza artistica, la Certosa di Garegnano affrontò periodi di declino. Agli inizi del 1800, il convento subì una parziale demolizione, una parte fu venduta a privati e un'altra adibita a magazzino. Dell'antico edificio, fortunatamente, rimangono in ottimo stato di conservazione la chiesa, il chiostro piccolo, il refettorio trasformato in cappella delle suore francescane, la Sala Capitolare e la portineria.

La Certosa rimase in auge fino alla soppressione degli ordini contemplativi nel 1779, voluta da Giuseppe II. Durante l'occupazione napoleonica, fu utilizzata come caserma, per poi essere ripristinata al culto parrocchiale con la restaurazione austriaca.

Il complesso, un tempo accessibile attraversando la roggia Molina, oggi conserva la memoria di un passato glorioso attraverso le sue opere d'arte e la sua architettura. La cappella del Rosario, realizzata attorno al 1770 dal canonico Biagio Bellotti in stile rococò, rappresenta l'ultimo importante intervento decorativo, integrando affreschi, altare e cornici in un insieme unitario.

Milano, la Certosa di Garegnano

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