Asherah: La Dea Dimenticata nell'Antico Testamento

Asherah rappresenta una delle figure più significative del pantheon semitico, cananeo e dell'Israelitismo antecedente a Mosè. La sua figura è quanto di più vicino si possa trovare al concetto di "Femminino Sacro". Talvolta indicata con il nome Elat, forma femminile di El (Dio), Asherah è stata una divinità centrale per circa tre secoli nelle tribù ebraiche.

Nonostante la tendenza moderna a ignorare la sua esistenza, un'ampia raccolta di tavolette cuneiformi del XIII secolo a.C. attesta la sua importanza. L'Antico Testamento stesso rivela che il culto di Asherah fu introdotto nel tempio di Gerusalemme da Roboamo, figlio di Salomone, intorno al 928 a.C. Per quasi quattro secoli di esistenza del tempio di Salomone, una statua dedicata ad Asherah vi era presente, e il suo culto era considerato legittimo e riconosciuto da re, sacerdoti e dalla religione ufficiale.

Tuttavia, durante il periodo monastico, iniziarono a emergere tensioni tra coloro che riconoscevano la divinità femminile accanto a quella maschile e coloro che adoravano esclusivamente Yahweh. Il culto di Asherah cominciò ad acquisire connotazioni negative, venendo persino definito "satanico", fino ad arrivare al 586 a.C.

Le Asherim: Oggetti di Culto e Contesa

Le asherim erano oggetti di culto strettamente legati alla venerazione di Asherah, intesa sia come consorte di Baal sia di Yahweh. Questa connessione è attestata da iscrizioni rinvenute a Kuntillet Ajrud e Khirbet el-Qom, che le identificano come oggetto di contrasto tra culti in competizione.

La qualifica di "palo" suggerisce che il materiale di costruzione fosse il legno, sebbene John Day sottolinei che "non viene mai detto esattamente di cosa si trattasse". Il ruolo delle asherim, come descritto nei testi, fu probabilmente riscritto e reinterpretato dai seguaci di Esdra al ritorno degli Ebrei dall'esilio babilonese, con la stesura della fonte sacerdotale.

Sebbene ci fosse un movimento che si opponeva alla venerazione della dea nel Tempio di Gerusalemme al tempo di re Giosia, questo non sopravvisse a lungo al suo regno. I successivi quattro re biblici, infatti, "fecero ciò che è male agli occhi del Signore" (2 Re, 23:32, 37; 24:9, 19). Altre esortazioni contro il culto vennero da Geremia.

Illustrazione di una tavoletta cuneiforme con iscrizioni antiche

Il Viaggio verso il Monoteismo ebraico

Il percorso della Dea delle origini ci conduce alle soglie del monoteismo ebraico, un processo influenzato da contaminazioni culturali babilonesi, assire ed egizie, oltre che intriso dalle reminiscenze del culto antico e universale della Dea Madre. Il momento cruciale nella formazione del monoteismo ebraico è segnato dal 586 a.C., anno della distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi.

Nonostante l'Antico Testamento metta in risalto la figura dominante di Yahweh, dio biblico in lotta per l'affermazione del suo culto, il monoteismo di Yahweh ha faticato a imporsi. Ha dovuto competere con la devozione del popolo verso altre divinità cananee. Il saggio Salomone stesso, pur contravvenendo agli ordini di Yahweh, costruì santuari per divinità come Camos e Moloc, e adorò pubblicamente la dea Astarte di Sidone.

Durante il regno di Salomone (prima metà del X secolo a.C.), il politeismo era ancora saldamente diffuso in Israele, e i secoli successivi non fecero eccezione. La Bibbia riporta frequentemente l'ira e la frustrazione di Yahweh di fronte all'idolatria del suo popolo, considerato un vero e proprio peccato ripugnante e un tradimento.

Mappa antica del Vicino Oriente con evidenziate le regioni di Canaan, Ugarit e Babilonia

L'Influenza Cananea e la Dea Madre

Entrando nella terra di Canaan, gli Israeliti incontrarono una cultura con un forte e strutturato senso religioso. Il variegato pantheon cananeo, con le sue divinità maschili come El e Baal e numerose divinità femminili, influenzò profondamente la formazione del dio biblico. Per i clan israeliti, fu naturale incorporare la mitologia, i luoghi di culto, le feste e i costumi rituali cananei, comprese le dee come Athirat e Astarte.

Il Libro di Geremia testimonia chiaramente le antiche tradizioni politeistiche: "I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo (epiteto della Dea madre)". Queste pratiche erano diffuse e mantenute dagli Israeliti, che bruciavano incenso e offrivano libagioni alla Regina del cielo, come avevano fatto i loro antenati, re e capi.

La Bibbia conserva anche la memoria degli effetti positivi del culto della Dea: quando veniva onorata, si viveva felici, senza sventure e con abbondanza di cibo. Le disgrazie iniziarono solo quando queste pratiche furono sospese per volontà di Yahweh.

Il Ruolo delle Donne nella Società e nella Religione

Presso i Cananei, le donne ricoprivano ruoli di grande rilevanza sociale, inclusa la carica di somme sacerdotesse, considerate ipostasi della dea e detentrici di potere e sapienza. È plausibile supporre che anche presso le tribù di Israele, almeno in certi periodi, le donne avessero funzioni analoghe. Figure come Debora, profetessa e giudice, o Ester, regina di Persia, sebbene rare, testimoniano questa possibilità.

Tuttavia, il modello dominante nell'Antico Testamento era patriarcale e maschilista. La donna israelita occupava un posto di secondo piano, considerata legalmente più un oggetto che una persona, inclusa tra le proprietà del marito nei Dieci Comandamenti. Sottomessa, senza voce né diritti, era esclusa dalla vita pubblica, culturale e politica, con l'unico compito di generare eredi.

Raffigurazione di Debora come giudice di Israele

Il Sincretismo e l'Assorbimento di Asherah

Il pantheon cananeo fu gradualmente assorbito e adattato dagli Israeliti nel corso dei secoli, portando alla modellazione delle caratteristiche del dio tribale. Attraverso il sincretismo, Yahweh assorbì molti attributi e funzioni degli dei cananei, acquisendo la benevolenza e la saggezza di El, la voce tonante di Baal e il suo appellativo di "cavaliere delle nubi".

Nonostante le tendenze sincretistiche fossero condannate dai profeti di Israele e dagli autori post-esilio babilonese, la vita religiosa delle tribù, intrisa di culti cananei, prevedeva rituali legati al potere divino della fertilità, rappresentato dalle caratteristiche femminili della divinità. Scavi archeologici in Palestina hanno portato alla luce numerose figurine femminili usate come amuleti per assicurare la fertilità. Ebrei adoravano la dea Asherah e Astarte, divinità legata alla fertilità.

Iscrizioni scoperte a Kuntillet Ajrud (Palestina meridionale) risalenti al IX secolo a.C. menzionano Yahweh benedetto accanto ad Asherah, suggerendo un culto sincretistico. In Giuda, alla fine del periodo monarchico, era diffuso il culto della "Regina del Cielo".

Figurina femminile in argilla dell'età del ferro, interpretata come legata al culto di Asherah

Athirat e Asherah: La Dea Madre

Tra le dee menzionate nell'Antico Testamento, spiccano Asherah e Astarte, entrambe riconducibili al pantheon cananeo e con affinità con altre dee come Inanna, Ishtar o Iside. L'essenza della Dea Madre era la stessa, indipendentemente dal nome.

El, il dio supremo dei Cananei, aveva una compagna di nome Athirat, considerata la Madre degli dèi, che aveva generato settanta divinità. I testi di Ugarit la descrivono come una Dea Madre saggia e potente, a cui anche El si rivolgeva per consigli. Associata all'Albero della Vita, Athirat è ritratta su un cofanetto d'avorio di Ugarit (1300 a.C.) come Dea Madre con un seno scoperto, gioielli e covoni di grano.

Nella Bibbia, il nome Athirat non compare, ma la dea è presente attraverso la figura di Asherah, ritenuta la paredra di Yahweh. È plausibile che, così come El era unito ad Athirat, Yahweh, avendo assorbito aspetti di El, avesse al suo fianco Asherah, definita "Madre degli dèi" e "Signora del Mare", titoli condivisi con Athirat. Sembra quindi che Asherah e Athirat siano la medesima espressione della Dea Madre.

La Condanna del Culto e la Resistenza

In onore di Asherah venivano eretti altari, scolpite immagini e consacrati templi, con numerosi sacerdoti dediti al suo culto. In suo nome si praticava la "prostituzione sacra" o ierogamia, un rito antico e diffuso nei culti del mondo antico, considerato una forma devozionale per propiziare fertilità e abbondanza. Tuttavia, il Libro del Deuteronomio proibiva ogni forma di prostituzione sacra.

La parola "Asherah" compare quaranta volte nell'Antico Testamento, riferendosi sia alla dea che a un oggetto di culto in legno. Iscrizioni rinvenute nel Sinai (VIII secolo a.C.) riportano invocazioni a Yahweh e alla sua Asherah, suggerendo che fossero considerati una coppia divina.

La Bibbia ammette che la dea Asherah fosse venerata nel Tempio del Signore a Gerusalemme, dove era conservata una sua statua e dove personale femminile le tesseva per lei. Le figurine femminili ritrovate in Palestina (2000-600 a.C.) potrebbero appartenere al culto di Asherah, a cui le donne si rivolgevano per protezione durante il parto o per ottenere fertilità.

Un altro oggetto di culto erano le asherim, pali di legno o alberi veri, che evocavano il simbolismo della Dea Madre legata all'Albero della Vita. Le asherim venivano distrutte poiché fomentavano l'idolatria. I profeti di Israele ordinavano: "Distruggerete i loro altari, farete a pezzi le loro stele e taglierete i loro pali sacri...". Re Giosia fece a pezzi le stele e tagliò i pali sacri, riempiendone il posto con ossa umane.

Yahweh stesso minacciava: "Se, nonostante questi castighi, non vorrete correggervi per tornare a me... mi opporrò a voi con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati."

Asherah e gli Elohim - La Bibbia È Stata Riscritta per Nascondere gli Dèi Antichi dell’Umanità

La Ricerca Moderna su Asherah

Nel 1967, Raffaello Patai fu il primo a suggerire che gli antichi israeliti adorassero sia Yahweh sia Asherah. Questa teoria ha acquisito nuova rilevanza grazie alla ricerca di Francesca Stavrakopoulou, docente di teologia e religione all'Università di Exeter. Basandosi su testi antichi, amuleti e statuette ritrovate, Stavrakopoulou sostiene che Dio avesse una moglie, Asherah, una dea della fertilità.

Le iscrizioni su ceramiche del deserto del Sinai, risalenti all'VIII secolo a.C., che chiedono una benedizione da "Yahweh e la sua Asherah", sono considerate una prova della loro unione divina. Anche l'ammissione biblica del culto di Asherah nel Tempio di Gerusalemme rafforza questa ipotesi.

Altri studiosi, come William G. Dever, hanno riscontrato numerose figurine femminili nel territorio dell'antico Regno di Israele, interpretandole come prova del ruolo di Asherah come dea e consorte di Yahweh nella religione popolare israelita del periodo monarchico. Francesca Stavrakopoulou si è focalizzata sulla storia antica di Israele durante l'Età del Ferro.

Tuttavia, alcuni autori, tra cui Mark S. Smith, John Day e André Lemaire, interpretano l'"asherah" di queste iscrizioni come un oggetto di culto, un albero stilizzato o un luogo di venerazione, piuttosto che una dea consorte. Secondo l'esegeta Othmar Keel, né l'iconografia né il testo obbligano a interpretare la relazione tra "Yahweh [...] e la sua Asherah" come un legame di coppia.

La Bibbia ebraica utilizza il termine "asherah" in due sensi: come oggetto di culto e come nome divino, riferendosi a un albero stilizzato o a un tronco potato.

Ricostruzione grafica di un altare dedicato a Asherah

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