Il Crocifisso del XIII Secolo: Caratteristiche e Datazione
La scultura in questione raffigura Cristo crocifisso ed è realizzata a tutto tondo. La composizione include, all'estremità del braccio della croce, una tabula su cui sono rappresentate, a destra, la Madonna con manto azzurro e lievi tracce di veste rossa, e a sinistra, San Giovanni con tunica bianca e manto azzurro. In posizione superiore è collocato un angelo in preghiera, mentre ai piedi del Cristo è posto il teschio di Adamo.

La croce è dipinta in azzurrite e contornata da una sottile cornice tortile. Parti della policromia originale, con tracce di azzurrite, sono ancora visibili. Sebbene l'iconografia di questo Crocifisso sia ritenuta abbastanza inconsueta per l'ambito friulano, l'opera viene comunemente assegnata a botteghe friulane (Menis, 1995-2004).
Il tipo di policromia e l'intaglio della croce e delle figure della Madonna e di San Giovanni Evangelista, ad essa applicate, permettono di datare l'opera al XIII secolo. Tuttavia, la figura del Cristo è da ricondurre al secolo successivo, il XIV, suggerendo un'integrazione o un restauro significativo in un periodo successivo alla creazione della croce e delle figure accessorie.
Comunanza: Un Profilo Storico e Territoriale
A 448 metri sul livello del mare, nella medio-alta valle del Fiume Aso, sorge Comunanza, il cui centro storico è diviso dal fiume dai nuovi insediamenti. La sua storia è profondamente radicata nel territorio piceno e romano, come testimoniano numerosi reperti disseminati nell'area.

Dalle Origini Picene e Romane all'Età Medievale
Reperti materiali ritrovati a Comunanza suggeriscono con certezza l'esistenza di un insediamento romano. Nella centuriazione pedemontana di Cesare Ottaviano Augusto del 15 a.C., figurava infatti l'insediamento romano di Interamnia Poletina Piceni, il cui centro si trovava dove sorge l'attuale Chiesa di Santa Maria a Terme. Questa chiesa, realizzata nel IX secolo in arenaria, sopra i resti di un tempio dedicato a Dioniso, è un esempio di stile alto medioevale, con abside tripartita e resti di affreschi databili intorno al XIII secolo.
Il paese venne inizialmente denominato Communantia Montis Passilli fino al 1324. Nella prima metà del Trecento, questo insediamento, parte dei domini di Monte Passillo, fu fortificato e rafforzato dagli ascolani. Essendo sotto il dominio di Ascoli, assunse il nome di Comunanza di Monte Passillo della città e del distretto di Ascoli, fungendo da avamposto militare in un punto cruciale di confine tra il comitato di Ascoli e quello di Fermo. Durante il periodo fascista, il nome mutò in Comunanza del Littorio, per evitare ogni associazione con il termine "comunismo".
Sul colle di Monte Passillo, che si erge a nord di Comunanza, sorgeva un tempo un castrum molto conteso e di notevole importanza strategica, segnando il confine tra il territorio di Ascoli e quello di Fermo. Comunanza, dopo la distruzione di Mons Passilli, fu potenziata dagli ascolani, che si limitarono a rafforzare un insediamento già esistente. Sotto le mura del castrum, fin dal XII secolo, funzionava un mulino idraulico a due macine e una gualchiera.
Tra Conflitti Feudali e Dominazioni
Nel Trecento, l'economia di Comunanza era prevalentemente basata sulla pastorizia, con un'agricoltura poco sviluppata e condizioni viarie precarie che ostacolavano il commercio. Comunanza divenne uno dei castelli più importanti, completamente dipendente da Ascoli, fungendo da punto di riferimento strategico per contrastare Amandola. L'economia rimase povera, con attività produttive limitate all'ambito locale, ma il paese acquisì un mulino a due macine e la piazza della chiesa di Santa Caterina divenne un centro commerciale vivace.
Il Quattrocento fu un periodo di lotte tra Amandola e Ascoli per la giurisdizione su Monte Passillo. I comunanzesi, in gran parte profughi del vecchio castello, continuarono a infastidire Amandola, danneggiandone il grano e rubando bestiame con la complicità di Ascoli. La dipendenza da Ascoli proteggeva Comunanza dal dominio degli Sforza e della Chiesa, a differenza di Amandola, che subiva la politica ecclesiastica. Dal 1502 al 1860, Comunanza dipese dallo Stato Pontificio. Per evitare ulteriori contrasti tra Ascoli e Fermo per il controllo di Monte Passillo, Papa Leone X ne ordinò la distruzione. Dopo tale demolizione, Comunanza interruppe i rapporti con Ascoli e rafforzò quelli con Roma, che mal tollerava le autonomie locali. Fu coinvolta nella guerra tra Ascoli e Fermo e, nel 1547, ottenne uno statuto per regolare i suoi rapporti con la Chiesa. In seguito alla bolla di Sisto V, Comunanza, Montemonaco e Montelparo passarono dalla diocesi di Fermo a quella di Montalto.
Nel Seicento, dopo il distacco da Ascoli, la situazione economica e sociale di Comunanza si aggravò a causa di tasse eccessive e della diffusione del brigantaggio. Lo Stato della Chiesa inviava soldati corsi per contrastare i briganti, che a Comunanza avevano il loro quartier generale nella piazza di Santa Caterina. Tra i briganti attivi nel territorio si annoverano figure come Marco Sciarra e Alfonso Piccolomini Duca di Montemarciano.
Le difese del castrum di Comunanza, naturalmente protetto dal fiume Aso, consistevano in un alto muro con cinque baluardi. Un possente torrione difendeva la Porta Ascolana. Nel Settecento, questo torrione e la Porta della Torre, a base quadrata, erano in parte crollati. La Porta di San Francesco si apriva sull'ansa del fiume Aso, conducendo al mulino e alla gualchiera. La quarta era la Porta del Ponte, che portava al castello tramite un ponte levatoio ligneo sul fiume.
Patrimonio Artistico e Culturale
Comunanza ha dato i natali a importanti artisti attivi nella Roma barocca e papalina tra il XVI e il XVIII secolo, tra cui Sebastiano, Giuseppe e Pier Leone Ghezzi, e Antonio Mercurio Amorosi. Quest'ultimo si stabilì a Roma nel 1676, a 16 anni, e grazie all'intervento di Giuseppe Ghezzi, ottenne la sua prima committenza, mantenendo un forte legame con la terra d'origine.
La convenzione del patrimonio mondiale
Numerose sono le chiese che punteggiano il territorio di Comunanza, testimoniando la ricca storia religiosa e artistica locale:
- La Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria: Edificata nel 1831 su progetto di Pietro Maggi in stile neoclassico, conserva opere di Giuseppe e Pier Leone Ghezzi e un organo barocco unico per antichità e sonorità. L'antica chiesa matrice, demolita nel 1818, aveva un campanile romanico inserito nella facciata dell'attuale edificio. Internamente presenta decorazioni e stucchi dell'artista ascolano Domenico Paci. Già nel 1750, un inventario descriveva la chiesa con tre portali, altari dedicati a Santa Caterina, alla Santa Casa di Loreto e quello del Crocifisso, di diritto patronale del nobile Broccherio, che doveva essere abbellito con l'immagine del Crocifisso e un paliotto di tela dipinta. Anche uno stendardo dipinto da Giuseppe Ghezzi era conservato in essa.
- La Chiesa di Santa Maria a Terme: Situata al centro dell'antico insediamento romano di "Interamnia Poletina Piceni", risale al IX secolo e presenta un interessante stile alto medievale con resti di affreschi del XIII secolo.
- La Chiesa di Santa Maria in Spino a Nasuto: Nonostante sia in avanzato stato di degrado, conserva la bellezza dell'architettura rurale medievale e un affresco di stile trecentesco raffigurante una Madonna con Bambino.
- Altre chiese notevoli includono la Chiesa di S. Sebastiano di Piane, la Chiesa di S. Ilario Vescovo a Cossinino da Capo (esistente dal 1290), e la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Gabbiano (esistente dal 1290).
Caratteristiche Geografiche e Sviluppo Moderno
Comunanza è caratterizzata da un'altitudine massima di 824 metri s.l.m. e confina con comuni come Palmiano, Rotella e Venarotta. Il territorio, un tempo covo di briganti, ha visto nascere tra il XVI e il XVIII secolo artisti di fama. Nel tempo, l'area ha mostrato una vivacità economica, passando dalle attività artigianali storiche all'industrializzazione con lo stabilimento bacologico della famiglia Pascali nel 1882, e successivamente con industrie come Indesit, Della Valle calzature, Nero Giardini Style, Selettra e Sigma, che oggi sostengono una parte significativa dell'occupazione nel Piceno.
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