L'analisi delle differenze tra le grandi tradizioni monoteistiche e le loro figure centrali, come il Cristianesimo (nella sua espressione tradizionale e riformata) e l'Islam, rivela un complesso intreccio di convergenze e profonde divergenze. Questo studio esplora le prospettive cristiane storiche, il pensiero di Martin Lutero sull'Islam e un dialogo contemporaneo che mette a confronto i fondamenti teologici.

L'Islam nella Percezione Cristiana Storica
La memoria di un incubo reiterato, a partire dal 1453, quando Maometto II - conosciuto per l’intenso ritratto dedicatogli da Gentile Bellini - conquistò Costantinopoli trasformandola in capitale dell’Impero Ottomano, si raggruma spesso nella locuzione gergale «Mamma, li Turchi!». Questo incubo sconvolse l’Europa anche quando nel 1529 l’esercito turco assediò Vienna, minacciando (invano) di dilagare nel nostro continente.
Già in epoca precedente, studiosi e santi cristiani si erano confrontati con la figura di Muhammad e la dottrina islamica, formulando descrizioni che hanno plasmato la percezione occidentale:
- San Giovanni Damasceno (morto nel 743 circa), teologo e studioso, descrisse gli Ishmaeliti in termini che suggerivano la presenza dell'Anticristo.
- San Tommaso d'Aquino (morto nel 1274), uno dei massimi pensatori della Chiesa, osservò che Muhammad "non adduce miracoli né motivi naturali di ragione per persuadere quelli della sua setta", basandosi piuttosto sulla "violenza delle armi". San Tommaso criticò le "dottrine della più grande falsità" di Muhammad, accusandolo di aver "dato sfogo al piacere carnale" e di aver condotto "uomini carnali" con "promesse di piaceri, ai quali la concupiscenza della carne ci spinge".
- Sant'Alfonso Maria de' Liguori (morto nel 1787) viene menzionato in un contesto storico di forte memoria del pericolo turco.

Martin Lutero e la "Questione Turca"
Il rapporto di Martin Lutero con l'Islam, incarnato allora dal "mondo musulmano" dei Turchi e dei Saraceni, fu un tema complesso e spinoso. Come approfondito da Paolo Ricca nei suoi studi, la collana “Opere scelte - Lutero” dell’ed. Claudiana si è concentrata su questo tormentato rapporto.
Lutero, turbato dall'irruzione di questi "barbari", sostenne la guerra di Carlo V in difesa dei cristiani come un atto politico, escludendo però che essa fosse una "guerra santa": «La spada dell’imperatore non ha nulla a che fare con la fede». Interessante è il suo invito a conoscere la dottrina musulmana per evitare «bugie grossolane sui Turchi usate per aizzare noi tedeschi contro di loro».
Proprio nella linea della conoscenza del pensiero musulmano, Lutero firmò due prefazioni significative: a un Libretto sulla religione e i costumi dei Turchi (1530) e, sorprendentemente, a una nuova edizione del Corano in versione latina, pubblicata a Basilea nel 1543. Antecedente (1529) è una Predica da campo contro i Turchi, basata sul c. 7 del libro biblico di Daniele. Nell'ultimo dei cinque scritti, l'Esortazione alla preghiera contro i Turchi (1541), affiora una severa autocritica poiché i cristiani per primi sono peccatori e devono "fustigarsi", e imparare «a temere Dio e a pregare» perché la Germania «è piena di ogni genere di peccati contro Dio».
Lo studioso di questi testi luterani invita a discernere, all'interno di una demonizzazione dell'islam (frutto di contingenze storico-culturali), alcuni elementi ancora attuali: il tema della conoscenza genuina dell'islam, l'autocritica che i cristiani devono opporre al loro comportamento incoerente, la distinzione tra politica e religione per cui è illecita la "crociata" o guerra santa, e la sollecitudine pastorale per i cristiani prigionieri e schiavi dei Turchi.
Nel ripercorrere i momenti dottrinali della Riforma protestante, si evidenzia un pilastro fondamentale: «Solo Cristo - Non maometto, non la madona, solo Cristo ha offerto se stesso puro d'ogni colpa a Dio!». Questo principio sottolinea una differenza teologica cruciale con l'Islam, che pur venerando Gesù come profeta, non ne riconosce la divinità né il sacrificio redentivo.

Dialogo Contemporaneo e Confronto Teologico: Cristianesimo e Islam
Un dibattito tra Jacques Neirynck (J.N.) e Tariq Ramadan (T.R.) offre spunti preziosi per comprendere le convergenze e le divergenze tra Cristianesimo e Islam. Sebbene le due religioni siano state percepite come storicamente distinte, i legami e le basi fondamentali sono spesso sottovalutati, in quanto la conoscenza reciproca costituisce la regola piuttosto che l'eccezione.
Il Concetto di Dio: Unità e Natura
Ciò che unisce per natura i tre monoteismi è la fede in un solo Dio. Tariq Ramadan sottolinea che "l'obbligo di ritornare ai principi fondamentali" della fede in un Dio unico "ci permette di ritrovare il respiro di tutti i monoteismi", compresa la tradizione coranica. Per i musulmani, la fede in un Dio unico, che si manifesta attraverso i Suoi profeti, è il nocciolo intangibile di tutti i monoteismi.
Tuttavia, emergono differenze nella concezione della sua natura. J.N. distingue il "Dio dei filosofi", scoperto al termine di una riflessione filosofica e percepito come "tutto quello che si vuole ma non una Persona", dal "Dio d'Abramo, Dio d'Isacco, Dio di Giacobbe". Ramadan ribadisce l'approccio islamico: Dio "non è soltanto all'origine di tutto" o un creatore che si disinteressa del mondo, ma "accompagna la Sua creazione" mantenendola in esistenza e interagendo con l'uomo, andando verso di lui e manifestandosi. Egli è il "Dio che per primo gli va incontro".
Rivelazione e Testi Sacri
La rivelazione divina è centrale per entrambe le fedi, ma il suo modo di manifestarsi e la natura dei testi sacri divergono. Per l'Islam, l'incarnazione è avvenuta nel Libro, il Corano, a differenza del Cristianesimo dove si è manifestata in Gesù. I musulmani hanno un grande riguardo nei confronti del Libro rivelato, considerato la parola di Dio. La sua lettura non è statica e letterale, ma richiede "una comprensione continuamente rinnovata attraverso i secoli", benché non si riconsideri mai lo statuto della parola rivelata stessa. "L'arabo classico, che determina le regole linguistiche, è il testo coranico".
La compilazione del Corano è avvenuta in tre tappe: la rivelazione al Profeta Muhammad, la sua trascrizione su supporti disparati (come scapole di cammello) e la raccolta in un testo completo sotto il califfo 'Umar, fino alla diffusione di copie standardizzate sotto 'Uthman (tra il 650 e il 660). Tariq Ramadan afferma che il Corano è stato "confermato nella sua forma originale e tale resterà per sempre".
Per la Bibbia, J.N. nota che, a distanza di secoli, si riscontrano "differenze notevoli tra queste due versioni manoscritte di Isaia" (ad esempio, un manoscritto a Qumran del 200 a.C. rispetto a una versione del 1000 d.C.) o "delle infedeltà, volontarie o no, nella trasmissione dei testi". Ciò ha portato il Cristianesimo a sviluppare una lettura storica e critica del testo sacro, che non è sempre "alla lettera" e accetta l'interpretazione. Questo contrasta con l'approccio islamico, dove la fedeltà al testo è un imperativo, ma la sua interpretazione deve essere dinamica, pur senza negare la sua origine divina. I cristiani riformati hanno accesso al testo tradotto in lingua volgare e cercano di penetrare la Bibbia ebraica e il Vangelo.

La Natura Umana: Peccato Originale e Responsabilità
Un'altra profonda divergenza riguarda la concezione della natura umana. J.N. descrive il "mito del peccato originale" cristiano come un "mito assolutamente orribile" che ha fatto della Cristianità "per secoli... una religione della colpevolezza". Questa dottrina implica che l'uomo sia "debole e peccatrice" fin dall'origine, e che Dio si comporti talvolta con "ira", anche se ci sarà un riscatto attraverso Gesù.
Tariq Ramadan, al contrario, insiste sulla concezione islamica dell'innocenza originaria dell'uomo (fitra), che consiste in "un'aspirazione naturale verso il trascendente". L'uomo nasce "in armonia con il creato", distinto dalla sua libertà ma non dalla colpevolezza. La sua fragilità e responsabilità derivano dalle sue azioni successive, ma "non esiste il peccato originale nell'islam". Dio, nella prospettiva islamica, è concepito come "misericordioso" e perdona l'errore se l'uomo "ha fiducia". Questa visione è fondata sulla concezione dell'innocenza originaria dell'uomo, che fin dalla "età della ragione, l'età della coscienza" distingue l'uomo per la sua libertà.
Il Ruolo dei Profeti e di Gesù
La figura di Gesù è centrale per entrambe le religioni, ma con ruoli distinti. Nell'Islam, Gesù è un profeta rispettato ma non è considerato Figlio di Dio né divino. Il Corano "conferma" che gli ebrei non lo hanno ucciso, e "non era indispensabile" per la fede musulmana che morisse sulla croce. La sua missione è "soltanto parziale", venuto "per completare la creazione e per portare un messaggio". Questo è in "totale opposizione al messaggio coranico" che nega la natura divina di Gesù.
Per il Cristianesimo, Gesù è il "Figlio di Dio" e il suo sacrificio sulla croce è redentivo, fondamentale per il riscatto dell'umanità dal peccato originale. Il pilastro riformato "Solo Cristo" lo ribadisce con forza.
Muhammad è visto nell'Islam come il "depositario e trasmettitore" della rivelazione finale, le cui parole "dettategli da un messaggero celeste" costituiscono il Corano. Egli è un profeta, un vincitore, e la sua vita non è un "fallimento" come talvolta la vita di Gesù è stata percepita in un certo pessimismo cristiano.
Legge, Libertà e Morale
Nell'Islam, esistono due campi distinti per la regolamentazione della vita. Ci sono le "norme rituali" (preghiera, digiuno, pellegrinaggio) che seguono regole precise. Poi c'è un ampio spazio per la libertà e la creatività umana: "tutto ciò che non è esplicitamente proibito è autorizzato". Ciò esorta i musulmani "ad essere intraprendenti, creativi e curiosi" nei campi legislativo, scientifico e culturale, purché le azioni non siano contraddette da un precetto rivelato. Nel Testo ci sono poche proibizioni. Il termine nel Corano, islam (letteralmente, "sottomissione"), non si fonda mai sulla colpevolezza.
Conclusioni sul Confronto Interreligioso
Le differenze teologiche tra Cristianesimo e Islam, evidenziate sia dalle prospettive storiche dei santi e di Martin Lutero che dal dialogo contemporaneo, sono profonde e riguardano la natura di Dio, la rivelazione, la condizione umana e il ruolo dei profeti. Tuttavia, la ricerca di una conoscenza reciproca e il rispetto delle tradizioni altrui rimangono passi fondamentali per costruire una società vivibile senza la conoscenza ed il rispetto reciproci.