La nascita di Gesù Cristo, evento centrale della fede cristiana, si distingue per le sue circostanze uniche, che attestano la concezione verginale di Maria per opera dello Spirito Santo. Questo fatto fondamentale è narrato nel Vangelo di Matteo e implica che la Vergine Maria non ebbe alcuna "indisposizione" o colpa, essendo la sua gravidanza un mistero divino accolto con fede da San Giuseppe.
Il Racconto Evangelico della Nascita di Gesù
Il Vangelo secondo Matteo (1,18-25) offre un resoconto dettagliato di come avvenne la nascita di Gesù Cristo. Maria, sua madre, era stata promessa in matrimonio a Giuseppe, ma prima che iniziassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Il Dilemma di Giuseppe, Uomo Giusto
Di fronte a questa situazione inaspettata, Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia o accusarla pubblicamente, deliberò di lasciarla segretamente. Questo gesto dimostra la sua eccezionale statura umana, poiché voleva proteggere Maria e togliersi di mezzo, meritando l'elogio dell'evangelista che lo chiama «giusto». Come ha sottolineato Papa Francesco, Giuseppe stava seguendo un buon progetto di vita, ma Dio gli riservava un altro disegno, una missione più grande, mostrando la sua grandezza d'animo.
L'Annuncio Angelico e la Volontà Divina
Mentre Giuseppe rifletteva su queste cose, gli apparve in sogno un angelo del Signore, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati».

L'angelo spiegò chiaramente che la concezione di Gesù avvenne senza l'intervento di un uomo, rendendola verginale e miracolosa per azione dello Spirito Santo. Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie, e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.
La Profezia dell'Emmanuele
Tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta Isaia (7,14): «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: "Dio con noi"». Questa profezia evidenzia la natura divina di Gesù e la sua presenza salvifica in mezzo all'umanità.
La Paternità Unica di San Giuseppe
La figura di Giuseppe è decisamente centrale in questo racconto evangelico. La sua paternità nei confronti di Gesù, pur non essendo biologica, fu essenziale e piena di significato.
La Dimensione Educativa e di Riconoscimento
Origene scrisse: “Giuseppe non ebbe alcuna parte nella nascita di Gesù, se non per il suo servizio e il suo affetto. È a motivo di questo servizio fedele che la Scrittura gli dà il nome di padre” (Commento a Levitico 12,4). Questo sottolinea la dimensione educativa della paternità di Giuseppe: l'accompagnamento, il servizio, la prossimità al figlio, il cammino educativo essenziale alla genitorialità. Mettere al mondo un figlio non significa solamente generare, ma anche educare, promettere la propria presenza che sostenga e incammini il figlio verso l'autonomia.
1. San Giuseppe, capo della Sacra Famiglia e Protettore di ogni famiglia cristiana
Giuseppe, assumendo la paternità legale di Gesù, gli diede un nome, lo inserì in una storia, gli fornì un terreno su cui egli si sarebbe potuto radicare per sviluppare la sua unicità. Gli diede un passato grazie a cui poté prendere le mosse per avanzare verso il futuro, come evidenziato dalla lunga genealogia che precede l'annuncio a Giuseppe (Mt 1,1-17).
Una Paternità "Patrimaterna"
C'è qualcosa di inusuale nella paternità di Giuseppe, qualcosa di "materno" che potremmo definire "patrimaterno". Se il padre è spesso figura della legge e della parola, Giuseppe è uomo di silenzio. Se il padre è colui che separa, che insegna al bambino che la madre non è tutto il mondo, Giuseppe appare colui che assume, accoglie, prende con sé. Il suo gesto è accogliere, prendere con sé sia Maria che il bambino (Mt 1,24; 2,14; 2,21).
Giuseppe va oltre la legge, va in profondità della legge, al livello del desiderio. Realista, come il principio maschile esige, Giuseppe sa far spazio al sogno. Egli è il padre che sa vivere la paternità spogliandola di ciò che di aggressivo, ma anche di paura e di autodifesa, vi può essere. L'iconografia ha saputo mostrare anche questo aspetto materno della paternità di Giuseppe, presentandoci il modello di una paternità disarmata.
Il Gesto di Giuseppe in Contrasto con Ettore
Questa paternità disarmata si contrappone al gesto di Ettore nell'Iliade. Ettore si toglie l'elmo e l'armatura per poter incontrare il figlio Astianatte, che è terrorizzato dal suo aspetto di guerriero. Deve spogliarsi della corazza, e simbolicamente di ciò che essa significa (l'uomo guerriero, il forte), per incontrare il bambino e lasciarsi incontrare da lui.
Giuseppe, similmente, ha compiuto un lungo e faticoso itinerario di spogliamento interiore per giungere a quella mitezza e povertà che gli hanno consentito di accogliere Maria e il bambino e di accedere così alla sua paternità. Questo gesto, Giuseppe lo ha custodito nel silenzio, che è stato il guscio protettivo con cui ha rinnovato la sua scelta giorno dopo giorno. Così, Giuseppe, uomo del sogno e della cura, diviene anche uomo del silenzio e di profondità.