Il Tempio di Iside a Benevento: tra Antichi Reperti e Tradizioni Locali

Recentemente, tre reperti archeologici del Tempio di Iside di Benevento sono stati in viaggio per l’Olanda per essere esposti al Rijksmuseum Van Oudheden di Leiden. Questi beni, di proprietà della Provincia e facenti parte della Sezione egizia in Arcos del Museo del Sannio di Benevento, arricchiranno infatti la Mostra “Dio in Terra. Imperatore Domiziano” in programma nel Museo Nazionale di Antichità della Città dei Paesi Bassi sino al prossimo mese di giugno 2022.

Il prestito temporaneo all’Istituto culturale olandese è stato concesso nei mesi scorsi dalla Presidenza della Provincia, su parere favorevole del Direttore Scientifico del Museo del Sannio, prof. Marcello Rotili, e con la prescritta autorizzazione del Ministero della Cultura - Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

Ricostruzione del Tempio di Iside a Benevento o mappa del Sannio

Reperti del Tempio di Iside in Esposizione Internazionale

Le opere in prestito evidenziano la ricchezza del patrimonio archeologico beneventano. Tra i reperti inviati figurano:

  • Testa di Sfinge con copricapo reale: una statuina neoegizia di età Domizianea, delle dimensioni di 18,3 x 18,5 cm, databile tra l’81 e il 96 d.C. e realizzata in anfibolite (Inv. 1901).
  • Statua stante della Divinità Egizia Anubi: una scultura di 91 x 33 cm, risalente anch'essa all’81-96 d.C., scolpita in pietra nera (Inv. 1919).
  • Statuetta di Cinecefalo rappresentante Thot in figura di Babbuino: una figura di 82 x 29,5 cm, datata tra l’81 e il 96 d.C., realizzata in diorite con picchiettature chiare (Inv. 1893).

Il prestito era stato richiesto dal Direttore del Rijksmuseum Van Oudheden su un progetto a cura di un Comitato Scientifico di grande prestigio. Questo comitato è composto da curatori di alcune Università Intercontinentali, tra cui Aurora Raimondi Cominesi del Rijksmuseum di Leiden, Eric Moorman e Nathalie de Haan della Radboud Universiteit Nijmegen, Claire Stocks della Newcastle University, e molti altri. La mostra è stata organizzata in collaborazione con enti illustri come il Getty Museum di Malibu, il Museo del Louvre, il Mann di Napoli e i Musei Vaticani.

Immagine dei tre reperti archeologici: Testa di Sfinge, Statua di Anubi, Statuetta di Thot

L'Imperatore Domiziano e il Culto di Iside a Benevento

Il progetto olandese è dedicato alla figura dell’Imperatore romano Domiziano (51-96 d.C.), noto per essere stato molto devoto alla Dea Iside. Domiziano ebbe un ruolo fondamentale nell’ampliare il Tempio esistente già da tempo in Benevento dedicato al culto della dea egizia. Per l'Imperatore Domiziano, la straordinaria posizione geografica di Maleventum - Beneventum nel cuore dell’Appennino meridionale, tra Mar Tirreno e Mar Adriatico, nel percorso più breve segnato dalla Via Appia da Roma verso la Puglia e la Grecia, era ideale per celebrare ancora di più il culto della Dea Iside. Questa dea, avendo vinto la morte, racchiudeva in sé prerogative mitico-simboliche molto care a un Imperatore che ambiva ad essere egli stesso venerato come un dio.

Non a caso l’iscrizione in geroglifici sugli Obelischi del tempio isiaco beneventano recitano che l’Imperatore Domiziano, “che eternamente viva”, “sovrano dei due mondi”, volle venerare con un Tempio “Iside, madre divina, astro del mattino, regina degli Dei, signora del cielo”. Proprio per tali ragioni storiche una Mostra dedicata alla figura del “Dio in Terra”, ossia l’Imperatore Domiziano, non poteva fare a meno dei reperti del Tempio isiaco beneventano.

Benevento, Iside, la scandalosa e la magnifica

Il Cerimoniale Isiaco

Il rituale isiaco inizia all’alba, con l’apertura solenne del tempio, tra suoni di sistri e tibie, e impone lunghe cerimonie ogni giorno. Le feste principali sono il Navigium, celebrato il 5 marzo, che rievoca il viaggio di Iside in cerca del marito, e l’Inventio, celebrato tra fine ottobre e i primi di novembre, che rievoca il ritrovamento del corpo di Osiride, al quale Iside ridona la vita.

Alle feste celebrative i fedeli devono prepararsi con astinenza dalle pratiche sessuali e da alcuni alimenti, come carne e vino. La mancata astinenza va purificata con il sacrificio di un animale, officiato dal sacerdote.

Il Rituale Isiaco del Navigium

Durante il rituale isiaco del Navigium, in processione fino al mare, il sommo sacerdote regge una lanterna d’oro a forma di nave. Al corteo partecipano uomini e donne vestiti di candido lino, le donne con i capelli profumati e coperti da un velo trasparente, gli uomini con il cranio completamente rasato. Seguono altri sacerdoti con numerosi simboli del culto isiaco: le immagini degli dei Anubi e della vacca sacra, una cesta che custodisce i misteriosi corredi rituali e una piccola urna d’oro al cui manico si avvolge un serpente.

La processione si ferma sulla spiaggia dove il sommo sacerdote purifica la nave in miniatura con zolfo e uovo e la mette in acqua consacrandola alla dea, un voto augurale di una felice navigazione per i traffici commerciali. Giunto al tempio, il corteo posiziona le statue nel sacrario.

Illustrazione o raffigurazione di un rituale isiaco, con sacerdoti e fedeli

Il Tempio di Iside e la Tradizione Locale di Benevento

La "Vita Barbati" e la Cristianizzazione di Benevento

Un episodio significativo per la storia di Benevento ci riporta alle vicende narrate nella anonima e romanzata Vita Barbati del IX-X secolo. In quest’opera si narra del duca dei Longobardi Romualdo, il quale, per vincere l’assedio alla città posto dai Greci (Bizantini), avrebbe chiesto l’aiuto divino per intercessione del locale vescovo Barbato. Costui, in cambio della vittoria, avrebbe preteso però una pronta e rapida conversione al cristianesimo da parte del duca e del popolo tutto, con la consegna dei sacri simulacri e con il repentino abbandono delle diaboliche magie ed eresie pagane che essi erano soliti praticare.

La Dea Egizia Iside e le "Janare" di Benevento

La tradizione delle streghe di Benevento affonda le sue radici nel Medioevo. Nella *Vita Barbati* si narra infatti di riti pagani, officiati al tempo dei Longobardi, in cui gli astanti dovevano strappare pezzi di una pelle di animale attaccata ad un albero, la cui specie non è citata. Solo in seguito con un chiaro intento demonizzante, l’albero fu identificato con il noce. Tali riti longobardi, di cui nulla altro sappiamo, trovarono verosimilmente terreno fertile nel substrato agricolo autoctono: sia in epoca romana che preromana, infatti, rituali notturni di cui abbiamo pochi dati venivano praticati nei boschi in onore delle dee Diana ed Ecate, entrambe associate alla Luna e alle Selve, ed entrambe con connotati tanto positivi e apotropaici, quanto negativi e malefici.

Figura del tutto simile alla Diana classica, ma probabilmente preromana, è la dea Jana, divinità che, nella sua forma di «Jana Luna» era associata alla luce lunare e considerata protettrice delle acque, dei boschi e delle belve notturne. Jana inoltre, come controparte femminile di Janus (Giano), divinità bifronte legata alle porte, rimanda al concetto di passaggio, reale o simbolico che sia, fra dimensioni spazio-temporali diverse (la duplicità della dea è richiamata, concettualmente, anche dalle diverse facce della luna), e una delle caratteristiche principali delle streghe è proprio quello di avere la capacità di comunicazione tanto con il mondo terreno e reale quanto con quello ultraterreno e infero.

Da questi rituali, dunque, e da un sincretismo tra la Diana classica e la Jana preromana, potrebbe essere derivata la figura della janara (seguace di Diana/Jana > dianara/janara) una figura ibrida, molto simile alla strega, ma caratterizzata dalla duplicità dei suoi comportamenti, a volte positivi e dispensatori di doni, altre volte distruttivi, malvagi e persecutori.

Il culto di Iside, con il suo portato magico-rituale, andò probabilmente a rafforzare questa tradizione autoctona. Tuttavia, non si deve dimenticare che esso, per sua stessa natura, era di carattere misterico e, dunque, non aperto a fasce larghe della popolazione, come erano invece sia i culti romani e preromani che quelli longobardi. Secondo alcuni studiosi, inoltre, elementi simbolici, cultuali e iconografici della dea egizia si troverebbero più nel culto mariano che non in quello demoniaco delle streghe.

Illustrazione di una Janara di Benevento o di riti pagani nel Sannio

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