La Quaresima, che ha inizio il Mercoledì delle Ceneri, è definita il «tempo forte» che prepara i fedeli alla Pasqua. Quest'ultima rappresenta il culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Come afferma San Paolo, è «il momento favorevole» per intraprendere «un cammino di vera conversione» e per «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», come si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri. Questo itinerario di quaranta giorni, che conduce al Triduo pasquale - memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza -, è un tempo di profondo cambiamento interiore e di pentimento. In esso, «il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” per non accontentarsi di una vita mediocre», come ricordato da Papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima.

Il Simbolismo del Numero Quaranta
Nella liturgia, questo periodo è conosciuto come Quadragesima, termine che indica un tempo di quaranta giorni. La Quaresima evoca i quaranta giorni di digiuno trascorsi dal Signore nel deserto prima di iniziare la sua missione pubblica, come narrato nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».
Il numero quaranta è un simbolo ricorrente nell'Antico e nel Nuovo Testamento, rappresentando momenti cruciali dell’esperienza di fede del popolo di Dio. Esso esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore e della consapevolezza della fedeltà di Dio alle sue promesse. Nell’Antico Testamento, quaranta furono i giorni del diluvio universale, i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, gli anni di peregrinazione del popolo d'Israele nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, i giorni di cammino del profeta Elia verso il monte Oreb e i giorni concessi a Ninive per la conversione dopo la predicazione di Giona.
Anche nei Vangeli, quaranta sono i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi discepoli prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. Questo periodo di Quaresima è, dunque, un «accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione». Ricorda che la vita cristiana è una «via» da percorrere, «consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire», come spiegato da Benedetto XVI.
Il Rito delle Ceneri: Umiltà e Appello alla Conversione
Il Mercoledì delle Ceneri è un giorno di digiuno e astinenza dalle carni (come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). Uno dei prefazi di Quaresima ricorda che «con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». Durante la celebrazione, il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli. Questa cenere, tradizionalmente ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente, è un segno che ricorda la nostra condizione di creature mortali ed esorta alla penitenza.

Nel ricevere le ceneri, l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula:
- «Convertitevi e credete al Vangelo»: un richiamo a cambiare direzione nel cammino della vita, andando controcorrente rispetto a uno stile di vita superficiale e illusorio.
- «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai»: un riferimento agli inizi della storia umana, quando Dio disse ad Adamo dopo la colpa originale: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19).
La parola di Dio evoca la fragilità umana e la morte, ma sottolinea anche che, se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore, poiché Dio lo ha creato destinandolo all’immortalità. L'accento è posto sulla conversione più che sulla sola considerazione del carattere mortale dell'uomo.
I Pilastri della Quaresima: Digiuno, Preghiera e Carità
La Quaresima invita i fedeli a vivere un percorso ascetico e liturgico che apre gli occhi sulla propria debolezza e il cuore all'amore misericordioso di Cristo. Questo cammino penitenziale si basa su tre pilastri fondamentali, tradizionalmente chiamati opere quaresimali.
Il Digiuno: Trasformazione e Sobrietà
Il digiuno, in Quaresima, non è solo astinenza dal cibo, ma comprende anche altre forme di privazione volte a favorire una vita più sobria. Come insegnava San Leone Magno, è un'astinenza «non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati». È un mezzo per vincere le passioni e per elevare lo spirito, promuovendo un cambiamento di atteggiamento nella relazione con sé stessi.
L'Elemosina: La Misericordia verso i Fratelli
Il digiuno è strettamente legato all’elemosina. San Leone Magno sottolineava come nessuna opera sia più utile dell’elemosina, che sotto il nome di «misericordia» abbraccia molte opere buone. Il digiuno è santificato dalle virtù che lo accompagnano, in particolare dalla carità e da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Per questo, in molte diocesi e parrocchie, vengono promosse «Quaresime di fraternità e carità» per essere accanto agli ultimi.
Papa Francesco, nel suo messaggio quaresimale “La Parola è un dono. L’altro è un dono”, ha sottolineato che la Quaresima è «il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo». Riferendosi alla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro, ha spiegato: «Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita». L'indifferenza e la chiusura nell'egoismo si pongono in contrasto con lo «sguardo di Cristo», e digiuno ed elemosina sono «occasione propizia per conformarci a quello “sguardo”».
La Preghiera: Dialogo e Ascolto della Parola
La Quaresima è anche un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino afferma che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere slancio e di giungere a Dio. San Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia».
La preghiera quaresimale invita a un rinnovato ascolto della Parola di Dio, fondamento del rinnovamento personale e comunitario. «Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi», come auspicato da Papa Francesco. Questo percorso permette di guardare con occhi nuovi i fratelli e le loro necessità, convertendosi all'amore e alla verità di Dio.
Il Ruolo Centrale del Battesimo
Fin dai primi secoli, la Chiesa ha associato la Veglia pasquale alla celebrazione del Battesimo, mistero in cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio. La Quaresima era il tempo in cui i catecumeni iniziavano il loro cammino di fede per ricevere il Battesimo a Pasqua. Successivamente, anche i penitenti e tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale per conformare la propria esistenza a Cristo. Nelle domeniche di Quaresima, in particolare nel ciclo A, si è invitati a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, recuperando gli impegni di questo Sacramento fondamentale per la vita cristiana.
Aspetti Liturgici e Tradizioni
La liturgia quaresimale è caratterizzata da umiltà, penitenza e morigeratezza. Il viola è il colore dei paramenti del sacerdote, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, non si usano fiori per ornare l’altare, non si recita il “Gloria” e non si canta l'“Alleluia” (sostituito dal Tratto), eccetto nelle feste e nelle solennità. Il Venerdì Santo e il Sabato Santo, la celebrazione dei sacramenti è proibita, con eccezione di quelli della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, e i matrimoni sono scoraggiati.

Le Letture delle Messe Domenicali
Le letture delle Messe domenicali in Quaresima sono un itinerario di catechesi approfondita:
- La prima domenica è la Domenica della tentazione, che presenta le tentazioni di Gesù nel deserto (Mt 4,1-11).
- La seconda è la Domenica di Abramo e della Trasfigurazione, invitando a partire con fede e narrando la trasfigurazione di Cristo (Mt 17,1-9).
- La terza domenica introduce la Samaritana (Gv 4,5-42), dove Gesù offre l'acqua di vita. In questa domenica si celebra il primo scrutinio dei catecumeni.
- La quarta domenica riflette sull'esperienza del «cieco nato» (Gv 9,1-41), esortando a liberarsi dalle tenebre del male e a ricevere la luce di Cristo.
- La quinta domenica presenta la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45), e ai catecumeni è consegnata l’orazione del Signore: il Padre Nostro.
- Infine, la Domenica delle Palme fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e si legge la Passione di Cristo.
Evoluzione Storica e Riti Diversi
La preparazione alla Pasqua nella Chiesa primitiva consisteva in uno o due giorni di digiuno, inizialmente orientati all'amministrazione del battesimo. Gradualmente, questa prassi penitenziale si estese, portando alla formazione della Quadragesima, un periodo di quaranta giorni. Nel IV secolo, la Quaresima era computata a ritroso dal Venerdì Santo. Nel VI secolo, si stabilì la durata di 42 giorni, includendo il Venerdì e Sabato Santo. Gregorio Magno, per ottenere i canonici quaranta giorni di penitenza escludendo le domeniche (che sono celebrazioni pasquali), anticipò l’inizio della Quaresima al mercoledì, che divenne il Mercoledì delle Ceneri.
Attualmente, nel rito romano, la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo. Il tempo di Settuagesima (che comprendeva le tre domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, spesso associato al Carnevale) è stato abolito nel rito romano riformato dopo il Concilio Vaticano II, con l'inizio della Quaresima direttamente con il Mercoledì delle Ceneri.
Nel Rito Ambrosiano, invece, la Quaresima inizia la prima domenica prima del Giovedì Santo (la sesta domenica prima di Pasqua), e l'imposizione delle ceneri avviene durante le Messe festive di quella giornata. Una peculiarità del rito ambrosiano sono i venerdì ‘aliturgici’, giorni “senza liturgia eucaristica”, in cui l'altare maggiore espone una grande croce di legno con il sudario bianco, simbolo del Calvario e segno di abbandono.
Pratiche Quaresimali nel Tempo
Il Codice di diritto canonico del 1917 indicava norme di digiuno rigorose, come l'astinenza dalle carni il Mercoledì delle Ceneri, tutti i venerdì dell'anno e tutti i sabati di Quaresima, e il digiuno (un solo pasto principale, con piccole refezioni) tutti i giorni, eccetto le domeniche. La Quaresima nell'occidente cristiano è tradizionalmente preceduta dal Carnevale (dal latino Carnem levare).
Il Cammino Quaresimale come Ritorno all'Amore Eterno
La Quaresima è un «continuo ritorno alla casa del Padre», un cammino verso la Pasqua e il mistero della morte e risurrezione del Signore, centro della storia e di ogni esistenza. È un tempo per rinnovare il cuore e le opere, mettendosi nelle mani di Dio per «crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e testimoniarlo con una degna condotta di vita». In questi giorni, è essenziale riflettere sulla necessità della conversione, di rivolgere i propri passi verso il Signore e di purificare il cuore, facendo propria l'invocazione del salmista: «Cor mundum crea in me, Deus, et spiritum firmum innova in visceribus meis - Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal 50 (51), 12).
L'esperienza del deserto del popolo eletto, con i suoi quarant'anni di prova e tentazioni, figura il cammino quaresimale. Yahveh accompagnava Israele, insegnando a dipendere solo da Lui e cercando di ammorbidire il «duro cuore di pietra». Fu anche un tempo di grazie continue, con manna, quaglie e acqua. Il Signore rivolge anche a noi oggi parole simili: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova... per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8, 2-3). Con la sua pedagogia, Dio ci introduce nel suo cuore, la vera terra promessa: «Praebe, fili mi, cor tuum mihi... Fa’ bene attenzione a me, figlio mio, e tieni fisso lo sguardo ai miei consigli» (Pro 23, 26). L'«oggi» inaugurato da Cristo ci conduce all'esodo definitivo, in cui le promesse trovano perfetto adempimento, offrendoci un «riposo sabbatico per il popolo di Dio» (Eb 4, 9-10).
L'Esperienza della Fragilità e la Vittoria in Cristo
Il Vangelo della prima domenica di Quaresima presenta Gesù tentato nel deserto. La sua vittoria su Satana ci riempie di speranza, rendendoci consapevoli che con Lui possiamo vincere le battaglie della vita interiore. Le tentazioni diventano occasione per conoscerci meglio e confidare di più in Dio. San Josemaría affermava: «c’è indubbiamente bisogno di un nuovo cambiamento, di una lealtà più piena, di un’umiltà più profonda, affinché diminuisca il nostro egoismo e Cristo cresca in noi; infatti, illum oportet crescere, me autem minui - Egli deve crescere e io invece diminuire (Gv 3, 30)». L’esperienza della fragilità non porta al timore, ma all’umile richiesta di aiuto: «Allontana da me, Signore, tutto ciò che mi allontana da te».
Papa Francesco ha evidenziato che Gesù, di fronte alla tentazione, «non dialoga con Satana... sceglie di rifugiarsi nella Parola di Dio e risponde con la forza di questa Parola». Questo ci insegna a non argomentare con il male, ma a difenderci con la Parola di Dio. Il racconto della Trasfigurazione, proclamato nella seconda domenica, conferma la certezza della vittoria. Anche noi prenderemo parte alla sua gloria, se sapremo unirci alla sua Croce nella vita quotidiana.
Don Luigi Maria Epicoco - Un cammino di conversione nel deserto quaresimale
Per alimentare la nostra fede, la liturgia ci presenta personaggi evangelici: la Samaritana (Gv 4, 5-42), che supera il peccato riconoscendo Gesù come il Messia che spegne la sua sete d’amore; il cieco dalla nascita (Gv 9, 1-41), che, vincendo l’ignoranza, vede Cristo come luce del mondo; e Lazzaro (Gv 11, 1-45), la cui risurrezione ci ricorda che Gesù è venuto a portarci una nuova vita.
La Penitenza Interioriore e i Sacramenti
Lo Spirito di Penitenza nella Vita Quotidiana
La preghiera colletta della terza domenica di Quaresima esprime il significato penitenziale: «Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna: guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia». La liturgia ci invita a praticare le tradizionali opere penitenziali, che dimostrano un cambiamento di atteggiamento nella relazione con Dio (orazione), con gli altri (elemosina) e con noi stessi (digiuno). San Josemaría proponeva esempi pratici di questo «spirito di penitenza»: «Penitenza è osservare esattamente l’orario... Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco... Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo... sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata... mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci».
Questi atti non servono senza la grazia di Dio: «quia tibi sine te placere non possumus - poiché senza di te non possiamo piacere a te». Dobbiamo compiere queste opere «nel segreto», dove solo Dio Padre vede, purificando l’intenzione e cercando la gloria di Dio e la salvezza di tutti. «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4, 20), un richiamo a non separare la carità verso Dio e verso il prossimo.
Il Sacramento della Riconciliazione
Nella lotta quotidiana contro il peccato, i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia sono momenti privilegiati. La penitenza interiore si perfeziona con la celebrazione della Confessione, in cui Dio è il protagonista che spinge alla conversione. San Josemaría consigliava di «coltivare un particolare affetto al Santo Sacramento della Penitenza», nel quale «ci rivestiamo di Gesù Cristo e dei suoi meriti». La Quaresima è un'opportunità per stimolare questo affetto per la Confessione, ricevendo l'assoluzione e la grazia per il perdono dei peccati, l’aumento della grazia e il premio della vita eterna.
L'Eucaristia: Il Banchetto della Nuova Vita
Dopo l'abbraccio di Dio Padre nel sacramento della Riconciliazione, siamo ammessi al banchetto eucaristico. Partecipare all’Eucaristia purificati è una grande gioia. San Josemaría esortava: «Ama molto il Signore. Custodisici e alimenta, nella tua anima, questa urgenza di volergli bene. Ama Dio, proprio ora, quando forse parecchi di quelli che lo tengono fra le mani non lo amano, lo maltrattano e lo trascurano. Trattami molto bene il Signore, nella Santa Messa e durante tutta la giornata!». Attraverso la liturgia, la Chiesa ci invita a percorrere la Quaresima con la celebrazione frequente dei sacramenti, la meditazione della Parola di Dio e le opere penitenziali, senza dimenticare la gioia, simboleggiata dalla Domenica Laetare Ierusalem. Dobbiamo «far diventare vita nostra la vita e la morte di Cristo. Morire per mezzo della mortificazione e della penitenza, perché Cristo viva in noi per mezzo dell’Amore», seguendo le sue orme con l’anelito di corredimere tutte le anime. Così riscopriremo la gioia della salvezza: «Redde mihi laetitiam salutaris tui - Rendimi la gioia di essere salvato» (Sal 50 (51), 14).
La Vittoria sulla Morte e la Vita Eterna nell'Amore
Il Vangelo della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45), un momento chiave del cammino quaresimale, ci apre gli occhi sulla realtà della morte. L'uomo, consapevole della propria mortalità, cerca di sfuggire o interpretare questo limite. Gesù, tuttavia, non salva «dalla» morte biologica, ma «nella» morte, introducendoci a una vita che non ha fine, una comunione con il Figlio e il Padre. Non siamo destinati all'annientamento, ma alla vita eterna.
Il cuore del messaggio cristiano è che Gesù è risurrezione e vita. Egli ha vissuto la sua morte violenta come dono della propria vita ai fratelli, offrendoci la possibilità di essere liberi dalla paura della morte e di vivere come Lui nell’amore. Credere che Gesù è il Figlio di Dio significa avere la vita eterna. Quando Gesù dice: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno», Marta risponde con una professione di fede che è già resurrezione per lei: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che viene nel mondo». La vera risurrezione, in questo contesto, è la fede che apre alla vita eterna già in questa esistenza.
Immaginare un mondo in cui, oltre al digiuno, si smettesse di «mangiare il prossimo» e si amasse tutti come fratelli, sarebbe «l'apertura di tutti i sepolcri», un passaggio dalla morte alla vita, i «cieli nuovi e la terra nuova» promessi da Isaia. La risurrezione è il desiderio profondo dell'uomo, ma è un dono, non qualcosa che possiamo realizzare da soli. Riconoscersi figli del Padre, accettati e amati da Lui, e amare gli altri come fratelli, è sperimentare una vita già passata dalla morte alla vita. Una vita nell’amore e in comunione con Dio è la vittoria sulla morte qui e ora, è già vita eterna.
Le domande di Gesù: «Dove l’avete posto?» (Gv 11,34) non cercano una semplice ubicazione, ma una consapevolezza profonda della situazione umana. La pietra sul sepolcro, simbolo di ogni separazione e limite, viene sollevata da Gesù. Il nostro sguardo può rimanere fisso sulla terra e sulla morte, o elevarsi verso il Padre, ringraziandolo per il dono della vita e vivendo in comunione con Lui. Se guardiamo al soffio divino, siamo figli e viviamo la vita eterna già qui. «Slegatelo! Lasciate che se ne vada!» (Gv 11,44): l'invito di Gesù alla libertà è un incoraggiamento a superare i nostri limiti, a vivere pienamente nell'amore, liberati dalla paura e dalla schiavitù del peccato.
Etimologia del Termine Quaresima
Il termine italiano Quaresima deriva dal latino Quadragesima. Nelle lingue dei paesi in cui il cristianesimo si è affermato precocemente, come il greco e il latino, il termine indica il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua. In greco moderno è Σαρακοστή (Sarakostí), derivato da Τεσσαρακοστή (Tessarakostí), che significa "quarantesimo".
In altre lingue, il nome si riferisce all'attività associata alla stagione, come "periodo di digiuno". Così, in ceco (postní doba), tedesco (Fastenzeit) e norvegese (fasten/fastetid) è detto "tempo di digiuno". In arabo è "Il Grande Digiuno" (الصوم الكبير - aṣ-Ṣawm al-Kabīr), così come in polacco (wielki post), russo (великий пост - velikiy post), ucraino (великий піст - velykyy pist) e ungherese (nagyböjt). Il rumeno utilizza sia una versione legata ai 40 giorni sia una "grande digiuno" (postul mare). L'inglese Lent, invece, deriva dall'antico inglese lencten, che significa "stagione primaverile", riferendosi all'allungamento delle giornate. In India è chiamato चरम चालीसा (Charam Chalisa - "culmine quaranta"), mentre in maltese si usa il termine Randan, che lo distingue dai dialetti arabi.