La storia della Chiesa è ricca di figure femminili che, pur condividendo il nome Giovanna, hanno percorso cammini di santità e devozione distinti, lasciando un'impronta indelebile attraverso le loro vite, i loro miracoli e le loro fondazioni religiose. Questo articolo esplora le biografie di alcune di queste donne straordinarie, le cui storie sono giunte a noi attraverso documenti storici e tradizioni popolastiche.
Santa Giovanna da Bagno di Romagna (XI Secolo)
Vita e Devozione
Santa Giovanna da Bagno di Romagna visse nell'XI secolo e, consacrata a Dio sin da fanciulla, camminò a grandi passi sulla via della santità e conservò intatto il giglio della verginità. Si distinse per la sua profonda devozione e per la sua inalterata verginità. Fu compagna di Sant’Agnese da Bagno di Romagna (commemorata il 29 gennaio) nel convento camaldolese di Santa Lucia, presso Bagno di Romagna, in provincia di Forlì, un borgo antico, nobile e molto curato, situato nell’Appennino tosco-romagnolo. Questa zona era anticamente un importantissimo itinerario percorso da pastori, mercanti, uomini d’affari e prima ancora dai romani che qui portavano i loro veterani a curarsi nelle acque termali, a cui si deve poi il nome di Bagno.
Di Santa Giovanna da Bagno di Romagna sono disponibili pochissime notizie storiche. Morì nel 1105. Le campane della chiesa suonarono spontaneamente per celebrare la sua morte, annunciandola come un trionfo per "divina virtù squillanti". Il popolo di Bagno le eresse un monumento, come testimoniato da un'iscrizione del 1905 che recita: “ALL’INCLITA CONCITTADINA, GIOVANNA, MIRACOLO DI SANTITA’, IL POPOLO DI BAGNO ERESSE, DOPO OTTO SECOLI DALLA MORTE, CHE LE CAMPANE, PER DIVINA VIRTU’ SQUILLANTI, ANNUNCIARONO COME UN TRIONFO. ANNO MCMV. P. G.”

Culto e Riconoscimento
Venerata in tutta la diocesi di Borgo San Sepolcro e patrona del suo paese, il culto di Santa Giovanna fu ufficialmente confermato dalla Santa Sede il 15 aprile 1823, insieme con Sant’Agnese, grazie a Papa Pio VII, che la beatificò in quell'anno. Le due sante camaldolesi sono anche raffigurate in un affresco nella Chiesa di Camaldoli. Una targa posta nel 1808 ricorda la casa ove il 20 gennaio 1498 una xilografia raffigurante la Madonna versò sangue, un prodigio che contribuì a far cessare discordie ed odi che laceravano la comunità.
Beata Giovanna di Signa (1266 - 1307)
Origini e Vita Pastorale
La Beata Giovanna di Signa nacque a Signa (Firenze) intorno al 1266. Era figlia di umili genitori, poveri contadini. Fin dalla gioventù, come Giovanna d'Arco e Bernardetta di Lourdes, fu pastorella, conducendo una vita semplicissima e mantenendo un'anima immacolata. La bambina aiutava la famiglia pascolando le pecore, e già intorno a lei accadevano fatti strani, anzi, miracolosi.
Giovanna era nota per la sua preghiera, bontà, generosità, pensando più agli altri che a se stessa. Divenne famosa perché, quando arrivavano tuoni, fulmini e grandine, il suo gregge si salvava sempre. La pastorella radunava il suo gregge sotto un albero e, in maniera prodigiosa, le pecore non venivano bagnate neanche da una goccia d’acqua. Da quel momento, tutti gli altri bambini che governavano un gregge, quando arrivava il temporale, si radunavano attorno a Giovanna, rimanendo salvi e, soprattutto, asciutti. La pastorella coglieva l’occasione per parlare con semplicità ai suoi amichetti di Gesù e dell’amore cristiano. Leggende pittoresche sul suo conto riguardano proprio la sua gioventù come pastora; perciò, quando una tempesta si avvicinava, gli altri pastori accorrevano accanto a lei con i loro animali. Giovanna approfittava di quelle occasioni per insegnare ai compagni, con parole semplici ed efficaci, il modo di salvarsi l'anima e di meritarsi il paradiso.

La Vita di Reclusa
Sui trent'anni, Giovanna poté dar corpo al suo ideale di vita religiosa, facendosi reclusa volontaria sull’esempio di Santa Verdiana, reclusa a Castelfiorentino. La giovane decise di isolarsi dal mondo andando a rifugiarsi in una celletta, detta il “Beatino”, nei pressi del suo paese, vicino all’Arno, ancora oggi visitabile. Dopo aver ricevuto, dai frati di Carmignano, l'abito del Terz'Ordine francescano, ella si fece murare entro una celletta isolata, presso l'Arno, ai piedi del paese. Vi restò, in penitenza, per ben quattro decenni, facendo murare la porta e rimanendo per sempre lì.
Miracoli e Servizio
Da quell'angusto rifugio, ella sparse doni di misericordia su tutti coloro che a lei ricorsero. Dalla sua finestrella con le inferriate, dispensava guarigioni a chi le chiedeva aiuto, consiglio a chi si tormentava nel dubbio, consolazione a chi è triste. Curò ammalati, consolò afflitti, sollevò peccatori, illuminò dubbiosi, aiutò bisognosi. Già da viva, si meritò così la fama di benevola protettrice di Signa e dei suoi abitanti.
Molti furono i miracoli attribuiti a lei. Altre volte, quando l'Arno in piena impediva il traghetto tra l'una e l'altra sponda, Giovanna fu vista stendere sulle acque minacciose il suo rozzo mantello, e traghettare su quello il fiume, come su una barca sicura. Un giorno, una povera donna impastò e infornò una focaccia che le bastava a malapena per la cena; con il cuore colmo di bontà, ne portò un pezzetto a Giovanna. Quale sorpresa per la buona donna quando la sera, al ritorno del marito, si accorse che la focaccia nel forno era tornata intera! Giovanna guariva i bambini, che amava tanto. Anche gli animali erano ben voluti dall’eremita, e famoso è il miracolo del passerotto malato, da lei salvato.
Signa - Affreschi della Beata Giovanna
La Morte e il Culto
La sua vita di reclusa volontaria si compì nel prodigio nel 1307. Improvvisamente, le campane della chiesa si misero a suonare senza l’intervento di nessuno. Il popolo sentì che era successo qualcosa di straordinario, accorse nella celletta di Giovanna e la trovò senza vita. Oggi Giovanna riposa presso la Chiesa di San Giovanni Battista a Signa. A Signa la chiamano “La Beata”, e con tale nome è indicata anche la parte antica e più alta di questo paese toscano che si affaccia sul fiume Arno.
Il paese di Signa, tutti gli anni, festeggia la sua protettrice ogni lunedì di Pasquetta, con un corteo storico, figuranti che indossano costumi dell’epoca di Giovanna, la benedizione dei bambini e il volo di alcuni passerotti, a ricordo di uno dei miracoli compiuti dalla “Beata”.
Santa Giovanna di Francia (1464 - 1505)
Un'Infanzia Difficile e un Matrimonio Osteggiato
Santa Giovanna di Francia nacque nella località francese di Nogent-le-Roi il 23 aprile 1464. Sin da quel momento, suo padre, Luigi XI di Francia, non nascose una profonda e palese contrarietà, senza commiserazione alcuna per il resto della sua vita, sentendosi defraudato per non avere avuto un erede maschio. Sua madre, Carlotta di Savoia, la tenne con sé nel castello di Amboise, la trattò affettuosamente e le diede una profonda istruzione nella fede. Al padre non piacevano per niente anche solo le minime espressioni di questo sentimento materno, tanto da separarla dalla mamma per sempre, inviandola nella fortezza di Linières (Berry) dove sarebbe cresciuta sotto la protezione dei padroni della stessa, contando sulle attenzioni che non le avevano dispensato nella sua casa. Deforme e claudicante, a cinque anni è relegata a Linières dove il suo maggior piacere era conversare con la “benedetta Vergine”.
«Il disprezzo fu la chiave della libertà per questa santa tanto maltrattata dalla natura e dalla sua stessa famiglia. Questa donna sembrò essere nata per soffrire. Esaminando gli avvenimenti della vita, la vita santa offre oggi una grande lezione, disseminata di molteplici sfumature, tra le quali occorre sottolineare come l’amore divino fluisce in mezzo alle sfortune. Si può affermare, senza rischio di sbagliarsi, che, per le sue circostanze, bene avrebbe potuto lasciarsi trascinare dal risentimento. Per decadi furono scarsissimi gli istanti di respiro. Certamente, la natura non si comportò bene con lei. Uno dei suoi punti algidi fu l’allontanamento di sua madre, Carlotta di Savoia, che le fu imposto in tenera età. Poi, come se fosse poco, quando creò una sua famiglia conobbe quello che era la prepotenza e l’infedeltà. Insomma, conobbe appena il linguaggio della tenerezza. Ma non si lasciò travolgere da quella perfida rete, restituendo male per male; non alimentò rancori, ma si alzò potentemente sul piedistallo dalla fede e della fiducia in Dio, si rifugiò in Maria, e quello che avrebbe potuto essere la sua rovina umana e spirituale, si trasformò nella sua corona di gloria. È la risposta dei santi.»
Aveva dodici anni quando sposò il duca Luigi d'Orléans (futuro Luigi XII), di quattordici anni. Egli dovette accettare forzatamente questo matrimonio che gli impose il padre di Giovanna, suo zio di secondo grado, sotto la cui protezione viveva dopo essere rimasto orfano in tenera età. Così, profondamente disgustato, non dissimulò la sua avversione verso sua moglie. Nonostante le sofferenze e le umiliazioni quotidiane, private e pubbliche, da parte del marito, ella rispondeva con pazienza, silenzio ed umiltà. Curiosamente, Giovanna intercedette per lui davanti a suo fratello, il re Carlo VIII, quando Luigi fu imprigionato e condannato a morte.

La Vocazione e la Fondazione dell'Ordine
Nel suo spirito, Giovanna conservava il vaticinio di Maria che le aveva annunciato la fondazione di una congregazione religiosa in suo onore. La Madre del cielo le aveva fatto sapere: “Figlia mia, asciuga le tue lacrime; un giorno tu fuggirai da questo mondo di cui temi i pericoli, e darai vita ad un Ordine di sante religiose occupate nel cantare le lodi a Dio, e fedeli nel seguire i miei passi”. A sei anni, invitata dal re a scegliersi un confessore, si mise a pregare e udì una voce: “Per le piaghe di mio Figlio tu avrai la madre”. Scelse il francescano Giovanni de la Fontaine. A sette anni si sentì investita di una missione mariana: “Prima di morire fonderai una Religione in mio onore.”
Alla morte di Carlo VIII, il duca di Orléans salì al trono come Luigi XII. Deciso a contrarre nuove nozze con Anna di Bretagna, ripudiò Giovanna. Ella avrebbe potuto opporsi, ma non lo fece. Quella determinazione che implicò l’annullamento del suo matrimonio, con un giudizio piuttosto imbarazzante e vile per lei, la lasciava libera di dedicarsi interamente a Dio. Confidò al suo confessore, san Francesco da Paola, che la dirigeva per lettera, il tema della fondazione che la Vergine l’aveva pregata di mettere in moto. Non tardò, però, a compiere la missione di cui si sapeva investita; assicuratasi della collaborazione del p. Gilberto Nicolas (il cui nome nel 1517 sarà mutato da Leone X in quello di Gabriele Maria e che diverrà il beato Gabriele Maria), ella intraprese la fondazione di un Ordine mariano.
Il processo di approvazione non fu facile, ma nel 1501 papa Alessandro VI diede il suo beneplacito. Giovanna desiderava elaborare una Regola e udì di nuovo la sua voce interiore: “Fa scrivere tutto ciò che nel Vangelo è scritto che io ho fatto in questo mondo, fanne una regola trovando il modo di farla approvare dalla Sede apostolica. E sappi che, per tutti coloro che la vorranno osservare, ciò significherà essere nella grazia di Gesù mio figlio e mia e sarà la via sicura per adempire ai desideri di mio figlio e miei”. Docile a questa ispirazione, il p. Gabriele prese dal Vangelo i dieci capitoli che parlano della Vergine e articolò su di essi la Regola dell'Ordine delle “Dieci Virtù o Piaceri della Vergine Maria”, che fu approvata dalla duchessa.
Nell’agosto 1502, Giovanna decise di costruire un convento. Si presentarono nuove vocazioni, alcuni miracoli facilitarono la costruzione ed il 20 ottobre 1502 cinque giovinette presero l’abito dalle mani stesse della buona duchessa, assistita dal p. Gabriele e dal p. Girardo. Poco a poco la comunità giunse a comprendere ventuno religiose, e Caterina Gauvinelle di Amboise divenne la prima “madre ancella”. Quanto a Giovanna, pur emettendo la professione il 26 maggio 1504 a titolo privato, restò nel mondo fedele al suo sovrano. Il 3 dicembre 1503, con lettere patenti firmate a Lione, Luigi XII aveva approvato la fondazione della “sua carissima e amatissima cugina Giovanna di Francia, duchessa di Berry” prendendo il convento sotto la sua “protezione e salvaguardia speciale”.
Signa - Affreschi della Beata Giovanna
Morte ed Eredità
Tante sofferenze, unite ai suoi intensi digiuni e penitenze, le accorciarono la vita. Giovanna morì il 4 febbraio 1505, a soli 41 anni. Sulla sua tomba fiorirono i miracoli. Sempre fedele, il padre Gabriele Maria lavorò alla diffusione dell’Ordine. I monasteri sopravvissuti pubblicano Caritas, Messaggio Mariano di Pace, un bollettino familiare dell’Ordine della Pace fondato da Giovanna e dal beato.
Santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal (1572 - 1641)
Vita e Matrimonio
Santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal nacque a Digione, in Borgogna, da Benigno Frémyot, presidente del parlamento della Borgogna, il 23 gennaio 1572. A solo un anno di vita, perse la madre e crebbe unicamente sotto la tutela paterna, adeguandosi alla disciplina ed all’insegnamento morale di suo padre. Il 29 dicembre 1592, ventenne, sposò il barone di Chantal, Cristoforo II. Per la particolare premura e l’instancabile ossequio ricevuti dalla sua giovane sposa, peraltro riveriti dalla donna anche ai figli e persino all’esterno della famiglia, il barone le attribuì l’appellativo di “dama perfetta”. Da questo nobile matrimonio nacquero 6 figli, due dei quali, tuttavia, deceduti appena dopo la nascita.

Carità e Vedovanza
Giovanna si dedicò con particolare zelo al servizio dei poveri, coinvolgendo anche il marito verso questa disposizione. Di natura affabile e premurosa, Giovanna depose la propria statura nobiliare al servizio degli ultimi, destinando loro non soltanto denaro, ma l’interezza della propria persona, sino a sacrificare completamente se stessa. Durante la carestia che gravò sulla Borgogna tra il 1600 e il 1601, per esempio, mise a disposizione la propria dimora, facendo costruire un forno per garantire sempre del pane a servizio dei bisognosi. La sua stessa residenza divenne un “ospedale” per i malati, presso il quale trovarono ricovero in particolar modo madri e bimbi in difficoltà.
La sua vita fu segnata da una tragica perdita quando, durante una battuta di caccia, il marito Cristoforo morì, lasciando la moglie ventinovenne e quattro figli piccoli da allevare. Per quanto in questa fase della propria esistenza Giovanna cominciasse a sentire una forte propensione verso la vita religiosa, per amore dei suoi piccoli figli mise da parte questa vocazione, dedicandosi esclusivamente alla loro cura ed alla loro formazione. La perdita del marito fu in questa prospettiva un evento catastrofico per il sostentamento filiale, al punto che, affinché i figli potessero beneficiare dell’eredità di famiglia, Giovanna fu costretta ad accasarsi presso il suocero, il barone di Chantal, presso la dimora del quale dovette accettare le dolorose angherie di una serva-padrona ivi residente. Una giovane vedova, vestita mestamente, incontrò per caso un Vescovo, molto conosciuto per la profondità della propria predicazione. Pur trovandola al suo cospetto con indosso abiti umili e decorosi, quel Vescovo le domandò se per caso avesse in mente delle seconde nozze.
Incontro con San Francesco di Sales e Fondazione delle Visitandine
In questo periodo una serie di amarezze segnarono la vita della giovane Giovanna, anche da un punto di vista religioso. Da tempo, infatti, la donna avvertiva una progressiva incomprensione della propria esistenza da parte della sua guida spirituale, decidendo così di abbandonare la sua direzione. La via della speranza, tuttavia, non tardò ad aprire una nuova ed inaspettata prospettiva nel suo cuore. Volendo infatti ascoltare un suggerimento paterno, il 5 marzo del 1604 Giovanna accettò di recarsi a Ginevra per ascoltare il quaresimale del Vescovo locale, il santo Francesco di Sales. Affascinata dalla predicazione del Vescovo e illuminata dal suo afflato pastorale, Giovanna instaurò con lui un intenso cammino di fede, lasciandosi guidare nei sentieri più oscuri della propria esistenza, soprattutto attraverso la metodologia più efficace e conosciuta di san Francesco di Sales, ossia quella dell’epistolario. Proprio alla luce dell’insegnamento del Vescovo ginevrino, convinta della necessità di spogliarsi di ogni proprio bene, non soltanto esteriore ma “intrinseco alla propria esistenza”, Giovanna firmò un documento nel quale rinunciò a tutti i propri beni, che destinò ai suoi figli.
Assieme a san Francesco di Sales, presso Charlotte di Brechard, fondò la Congregazione delle monache Visitandine (1610), che nel 1618 divenne un Ordine Religioso a tutti gli effetti. Un’ulteriore sfida esistenziale segnò tuttavia nuovamente il suo cammino di fede. Giovanna, infatti, esperì il tremendo dolore per la perdita successiva di altri tre figli, rimanendo viva, dei sei, soltanto la figlia Francesca.
Guida dell'Ordine e Morte
Ormai interamente dedita ad assecondare il disegno divino su di sé, Giovanna fece un anno di noviziato nella casa della Galleria di Annecy, dimora del Vescovo ginevrino e sede dell’ordine delle Visitandine. Dopo questo intenso periodo, Giovanna prese i voti e divenne successivamente superiora del monastero da lei fondato a Parigi (1618-1622). Un altro dolore ancora, per la donna, fu la forzata e dolorosa necessità di interrompere la sua relazione spirituale con Francesco di Sales, in quanto il Vescovo morì santamente il 28 dicembre 1622. A partire da questa data e per 19 lunghi anni, Giovanna assunse le redini dell’ordine, diffondendone la fama con la costruzione di oltre ottanta monasteri. Giovanna morì il 13 dicembre del 1641, presso il monastero di Moulins. Papa Clemente XIII la proclamò santa il 16 luglio del 1767.
Santa Giovanna Emilia de Villeneuve (1811 - 1854)
Infanzia e Vocazione
Santa Giovanna Emilia (Jeanne-Émilie) de Villeneuve nasce a Tolosa, in Francia, nel 1811, da famiglia nobile e con molti possedimenti. Sin da bambina coltiva un’inclinazione spirituale, rafforzata dopo la morte della madre e di una sorella.
A ventisette anni, fondò le Suore dell’Immacolata Concezione, conosciute anche come «suore azzurre» o «suore blu» per il particolare colore della veste. Questo ordine si dedicò a prostitute e carcerati, mostrando un amore incondizionato per gli ultimi. Giovanna Emilia vide allargarsi nel tempo la sua famiglia religiosa. Le Suore dell’Immacolata Concezione, dopo la morte della fondatrice, hanno conosciuto una buona espansione, in particolare in Brasile e in Argentina. Data al 1998 l’apertura di una loro casa madre nelle Filippine.

Morte e Canonizzazione
Si spense il 2 ottobre 1854. Fu beatificata nel 2009 e canonizzata da papa Francesco nel 2015.