L'Eucaristia, sacramento centrale della fede cristiana, trova nelle catacombe romane e nell'arte paleocristiana una ricca e profonda espressione simbolica. Questi antichi monumenti, prevalentemente sepolcrali, ci offrono una finestra privilegiata sulla comprensione e la pratica del mistero eucaristico nei primi secoli del Cristianesimo, con particolare enfasi sul simbolo del pesce.
L'Eucaristia nell'Arte Paleocristiana e le sue Origini
L'arte paleocristiana, che fiorisce nelle catacombe, si radica nel mondo ebraico, che tendeva a rifiutare l'immagine, ma si sviluppa nell'ambiente romano fortemente figurativo. Sulle pietre e nelle pitture dei cimiteri sotterranei e dei sarcofagi domina un linguaggio figurato e simbolico che trova la sua spiegazione nei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento e negli scritti cristiani.
La Presenza di Cristo nell'Eucaristia
Nelle raffigurazioni che oggi rappresentano la Messa, un tema costante è la presenza reale di Cristo nel segno del pane e del vino, che diventano il suo Corpo e il suo Sangue. Questo mistero è visto come un pegno della vita eterna, come testimoniato in Giovanni 6. Cristo è l'agnello pasquale della Nuova Alleanza, e nella celebrazione della risurrezione di Cristo, che oggi è la Messa, la sua presenza è sentita come reale, presente ed efficace per ciascuno dei fedeli.
Il Cenacolo: Sede di un Antichissimo Culto
L'origine delle pratiche eucaristiche ha radici profonde. Sondaggi archeologici condotti a Gerusalemme da padre B. hanno rivelato che nel luogo indicato oggi come il Cenacolo (una sala crociata medievale) esiste traccia della sede di un antichissimo culto cristiano. Questo luogo è tradizionalmente associato all'Ultima Cena e alle prime adunanze dei discepoli.
Il Pesce (IXTUS): Un Simbolo Fondamentale
Uno dei simboli più costanti e ben evidenti nelle raffigurazioni eucaristiche è il pesce. Già diffuso nei graffiti fin dal II secolo, il suo significato va oltre la semplice rappresentazione animale.

L'Acrostico IXTUS e il suo Significato Teologico
Il simbolo del pesce deriva dall'acrostico IXTUS (ΙΧΘΥΣ), parola greca che significa "pesce". Questo acrostico è formato dalle iniziali della frase greca che in italiano suona: "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore" (Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ Υἱός, Σωτήρ). Questo simbolo divenne una vera e propria professione di fede nella divinità di Cristo e un segno distintivo dei cristiani, che si configuravano come i "pesciolini" battezzati nelle acque della grazia.
Non può stabilirsi con assoluta certezza la vera origine storica di questo simbolo, ma è adottato dai primordi del Cristianesimo. L'interpretazione più comune lo lega all'acrostico IXTUS. Il pesce è dunque il simbolo arcano e solenne di Cristo nei monumenti dei primi secoli, e rappresenta semplicemente Cristo quando si trova isolato e posto come segno ideografico a completamento di una frase epigrafica, come si legge sopra un loculo dell'antichissimo cimitero di Priscilla, dove si trova l'espressione "ALEXANDER. IN.....", forse seguita da un simbolo.
Il Pesce nel Contesto Eucaristico
Il pesce è assai spesso nei monumenti unito al pane. Alcuni Padri della Chiesa, citando tale simbolo, alludono evidentemente alla prodigiosa moltiplicazione dei pani e dei pesci e al pesce mangiato da Cristo con i suoi discepoli dopo la risurrezione. È naturale, dunque, che la genesi storica di quel mistico segno sia stata la memoria dell'episodio della moltiplicazione evangelica del pane e dei pesci. A volte il pesce porta un cesto con pane e vino e diventa un simbolo diretto dell'Eucaristia, come si può osservare nella Catacomba di San Callisto. Si trova anche un pesce che, con pane e vino prezioso, viene preso in cibo con gli amici. L'epigrafe di Licinia Amias, dalla Necropoli Vaticana (III sec.), dopo la dedica pagana "D…M" (agli "dei Mani"), esordisce con l'invocazione al Cristo (IXTUS), "pesce dei viventi", seguita da un'ancora con due pesci.
Altri Simboli Cristiani Nelle Catacombe
Accanto al pesce, molti altri simboli arricchiscono l'arte delle catacombe, esprimendo concetti chiave della fede cristiana e spesso intersecandosi con il tema eucaristico o della salvezza eterna.
Il Buon Pastore e il Monogramma di Cristo
Tra questi, il Buon Pastore è un'immagine frequentissima nel repertorio artistico romano, auspicio di pace per i defunti. Entrato nel simbolismo cristiano, venne molto utilizzato nella pittura dei cubicoli, nei sarcofagi e anche nelle epigrafi, come segno dell'anima portata nella pace da Cristo, Pastore puro. Il Pastore è rappresentato nella piena giovinezza, vestito della corta tunica, la cintura ai fianchi, i calzari ai piedi, in sintonia con la sensibilità del popolo ebraico per lo più dedito alla pastorizia. Appare come il simbolo più rappresentato nell'arte delle origini.

Molto noto è anche il Monogramma di Cristo, costituito dalle due prime lettere - la X (chi) e la I (iota) oppure la X e la P (ro) - del nome greco "Gesù Cristo".
La Colomba, la Nave e Altri Simboli Animali
Frequentissima è la colomba, atta a simboleggiare, nella sua naturale innocenza, la dolcezza, l'umiltà, la mansuetudine, la carità, cioè le virtù che caratterizzano l'anima cristiana. La colomba, che in Oriente simboleggia l'amore, nelle epigrafi cristiane porta il ramo d'ulivo o si ciba al grappolo, oppure beve alla fonte e diventa espressione dell'anima entrata nella pace di Dio e partecipe del convito eterno; appare spesso vicino all'orante, figura vestita di una tunica con larghe maniche e con le braccia alzate in preghiera. Nell'epigrafe di Alessandra (Museo Pio Cristiano), l'Orante compare accanto alla colomba che porge la corona.

Frequente è anche la nave, simbolo della Chiesa e della vita del cristiano che, sbattuta tra i flutti, combatte la "buona battaglia per conservare la fede e meritare il premio eterno" (2 Tm 4,7). La nave è la Chiesa, il pilota è Cristo - simboleggiato nella croce dell'albero - che conduce al porto della salvezza eterna coloro che a lei si affidano.
Numerosi sono poi altri simboli tratti dal mondo animale: la fenice, uccello mitico dell'Arabia, simboleggia la Risurrezione; il pavone, già usato nel mondo pagano, indica l'immortalità.
Raffigurazioni Eucaristiche Nelle Catacombe Romane
I primitivi monumenti cristiani, siano essi iscrizioni, affreschi o sarcofagi, sono adorni di figure simboliche che illustrano temi biblici e sacramentali. Tra questi, le scene eucaristiche sono particolarmente significative.
Banchetti Eucaristici e la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci
Le scene raffiguranti banchetti eucaristici sono frequenti. In esse si vede Cristo che distribuisce ai discepoli i pani e i pesci, o i discepoli che mangiano pane e pesce. Talvolta queste scene sono unite a quella del battesimo. Negli accennati conviti dipinti nelle catacombe si nota quasi sempre il numero costante di sette personaggi. Questo fa pensare ai sette discepoli che, secondo il racconto di San Giovanni, mangiarono con Gesù risorto sulla sponda del lago di Tiberiade. Talvolta, la rappresentazione di questo fatto è resa più manifesta dal particolare che i convitati sono dipinti quasi ignudi, per indicare che essi erano pescatori e che venivano dalle loro barche dopo aver pescato tutta la notte, come narra il Vangelo.

L'Oblazione Eucaristica e la Liturgia del II Secolo
Il simbolismo eucaristico si esprime anche attraverso scene di oblazione. Ad esempio, in un cubicolo vicino, sono dipinte due scene allusive al gran mistero eucaristico: un consueto banchetto dei sette personaggi accompagnato dai canestri, dove i convitati che mangiano pane e pesce sono i fedeli, purificati dalle acque della grazia, che si siedono al banchetto dell'agnello divino, preparazione e caparra della beatitudine celeste. Il significato eucaristico del gruppo è reso ancora più manifesto da un'altra scena raffigurata a sinistra, unica fino ad ora: un personaggio vestito di solo pallio, ritto in piedi ad un tripode su cui stanno un pane ed un pesce, protende verso quei cibi la mano destra in atto evidentemente consacratorio. Qui viene riprodotta l'azione del sacrificio eucaristico e il momento stesso della consacrazione, quando il pane diviene IXTUS, cioè il Corpo di Cristo Figlio di Dio Salvatore. L'artista ha voluto effigiare la Chiesa, che pure si dipingeva sotto l'allegoria di una donna orante, che innalza le sue preghiere innanzi all'altare del sacrificio eucaristico. L'interpretazione del sacrificio è confermata dal dipinto dell'episodio del sacrificio di Abramo, figura e tipo del grande sacrificio della redenzione.

Un'altra pittura insigne scoperta nell'antichissimo cimitero di Priscilla, opera del principio del secondo secolo, raffigura una tavola di forma ricurva interamente ricoperta da un drappo, su cui sono collocati due piatti, uno con alcuni pani e l'altro con un pesce. Alla mensa sono assisi sei personaggi, cinque uomini e una donna velata. A destra e a sinistra del banchetto sono disposti i consueti sette canestri che ricordano il prodigio della moltiplicazione. Il personaggio barbato è il sacerdote, o il vescovo, il quale presiede l'adunanza liturgica e compie il rito della fractio panis, ricordato come il rito eucaristico per eccellenza negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di San Paolo. I sei personaggi sono i fedeli che assistono alla liturgia e si dispongono a mangiare il pane divenuto IXTUS, cioè il corpo di Cristo, e a bere il calice salutare. Questa pittura è preziosa per la sua antichità e per la novità della composizione, e può ben dirsi che essa rappresenta la liturgia eucaristica del secondo secolo, quale doveva celebrarsi appunto in quella cripta cimiteriale. Se nella prima scena (quella delle Cripte di Lucina) è rappresentato l'atto della consacrazione, in questa di Priscilla è più specialmente riprodotto il momento della comunione.
Le Nozze di Cana e il Miracolo del Latte
Un altro simbolo non meno importante, ma più raro nelle pitture cimiteriali, è quello della prodigiosa mutazione dell'acqua in vino avvenuta nelle Nozze di Cana, anche questo tipo e figura del banchetto eucaristico e della trasformazione sacramentale. Lo si osserva in due affreschi del cimitero dei Santi Pietro e Marcellino congiunto al banchetto celeste, di cui l'Eucaristia è un pegno sicuro, e su numerosi sarcofagi.
La rappresentazione simbolica del Buon Pastore dà occasione anche a un simbolo più chiaramente eucaristico: il latte, mistico nutrimento dato dal pastore al suo gregge. In un cubicolo del cimitero di Callisto si trova una pittura del Pastor bonus con il secchio del latte, chiaramente riconoscibile dal colore biancastro. La migliore illustrazione di questo simbolo si ricava dagli atti di Santa Perpetua, documento preziosissimo dell'antica letteratura cristiana.
Le Cripte di Lucina (Catacombe di San Callisto): Testimonianze Antiche
Lungo la Via Appia, dopo la metà del II secolo, ebbero origine le Cripte di Lucina, facenti parte del complesso delle Catacombe di San Callisto. Il nome di Lucina è dovuto alla notizia riportata dal Liber Pontificalis nella biografia di Papa San Cornelio, che narra come "la beata Lucina, con l'aiuto di alcuni ecclesiastici, raccolse di notte le spoglie del Papa Cornelio per deporle in una cripta scavata in un suo podere nel Cimitero di Callisto sulla Via Appia, il 14 settembre". Le cripte sono formate da due ipogei.
Affreschi Eucaristici nelle Cripte di Lucina
La celebrazione dell'atto eucaristico è in modo più chiaro e solenne attestata da alcuni speciali dipinti veramente preziosi. Il primo, per antichità, è un gruppo ripetuto due volte in un cubicolo del cimitero di Callisto, proprio nelle Cripte di Lucina. L'affresco non è posteriore agli esordi del secondo secolo. Vi è dipinto un pesce unito ad un canestro di vimini ricolmo di pani, fra i quali appare chiaramente un piccolo vaso roseggiante di vino. È evidente che in questo gruppo il ricordo della moltiplicazione evangelica fu messo in relazione all'Eucaristia, giacché l'elemento del vino, che non ha a che fare con quel prodigio specifico, conferisce alla pittura il significato eucaristico. A capo della serie di pitture è raffigurato Mosè nell'atto di far scaturire l'acqua dalla rupe del deserto, simbolo della Chiesa che dalla pietra mistica raffigurante Cristo trae l'acqua della grazia, origine dei sacramenti.

Conferme Epigrafiche e Storiche del Simbolismo Eucaristico
Questo misterioso simbolismo eucaristico, costantemente riprodotto nei monumenti delle catacombe romane, e che tanto bene si accorda con le testimonianze dei Padri e degli scrittori ecclesiastici, trova pure una splendida conferma in due insigni iscrizioni.
L'Iscrizione di Abercio e di Autun
La prima è l'iscrizione sepolcrale di Abercio, vescovo di Gerapoli nella Frigia, dei tempi di Marco Aurelio, epigrafe rinvenuta in due soli frammenti che ora si custodiscono nel Museo Lateranense. Questa iscrizione può essere considerata la regina delle iscrizioni cristiane. Un piccolo stralcio recita: «Io son Abercio, il discepolo del Pastore immacolato che pasce le sue greggi per i monti e per le valli, che ha grandi occhi che vedono tutto. Egli mi insegnò la dottrina della vita, e mi mandò a Roma a contemplare un regno ed una regina vestita di oro e con aurei calzari: ed ivi io vidi un popolo decorato da uno splendido segno; e vidi i campi della Siria e Nisibi passato l'Eufrate. E dovunque io trovai fratelli riuniti insieme...» Lo stesso linguaggio simbolico si trova in un'altra epigrafe contemporanea scoperta molto prima nelle Gallie, precisamente ad Autun (iscrizione di Pettorio). La meravigliosa corrispondenza delle due iscrizioni di Abercio e di Pettorio con i monumenti delle catacombe romane ci mostra l'accordo perfetto sul dogma dell'Eucaristia fra le due Chiese d'Oriente e d'Occidente fin dal secondo secolo.

La Celebrazione dell'Eucaristia sulle Tombe dei Martiri
È cosa certissima che fin dai primi tempi si usò celebrare la liturgia sulle tombe dei martiri. Basterebbe la testimonianza degli atti di San Policarpo, scritti poco dopo la sua morte nel 155, dove si accenna al sacrificio che doveva offrirsi sulla sua tomba nel giorno dell'anniversario. La stessa cosa è riferita in altri atti di martiri. Tali celebrazioni si tenevano con piena libertà certamente anche prima di Costantino, poiché è certo che i cristiani ebbero il libero possesso dei loro cimiteri nei primi tre secoli, essendo quei luoghi garantiti e difesi dalle leggi romane che tutelavano l'inviolabile proprietà delle tombe.
Siffatta libertà ebbe però delle interruzioni, giacché sotto il regno di Valeriano nel 258 e poi durante quello di Diocleziano le catacombe furono confiscate. Anche allora, però, i cristiani continuarono il pio costume di adunarsi a pregare nei cimiteri. Ma la violenza dei persecutori li raggiunse anche in quei profondi recessi. A queste adunanze vietate da Valeriano ai fedeli si collega probabilmente l'episodio di quella comunione nelle catacombe che resterà memorabile nei fasti della Chiesa perseguitata, perché diede occasione alla tragica morte di Tarcisio, il primo martire dell'Eucaristia. Quando vennero i giorni della pace costantiniana non cessò l'uso delle sotterranee adunanze liturgiche sulle tombe dei Martiri.
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