Don Paolo Sbolci: Un Percorso di Fede, Missione e Servizio Comunitario

Don Paolo Sbolci è un prete fiorentino di sessant’anni, la cui esperienza è stata molto ricca e intensa. Ci ha raccontato la sua storia in una fredda serata di febbraio, in un circolo MCL vicino casa nostra. Con occhi chiari, capelli e barba folte e bianche, ci è venuto incontro con un grande sorriso, portando con sé l'eco delle parole evangeliche: “La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe. Andate, ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.”

L'Esperienza Missionaria in Brasile

La Chiamata e la Missione Fidei Donum

Don Paolo ha trascorso gli ultimi dodici anni della sua vita in Brasile. La Diocesi di Firenze, infatti, ha una missione a Salvador Bahia. Don Paolo ha accettato la proposta del vescovo di partire e, insieme ad altri confratelli sacerdoti - prima con don Luca e poi con don Marco - ha avviato e portato avanti numerosi progetti. Ha sottolineato l'importanza della compagnia, affermando: “Ho avuto la grazia di essere sempre in compagnia e mai da solo. Essere in due, evangelicamente parlando, è il primo segno di comunità e di annuncio che Dio è comunione.”

Un tratto distintivo della missione è l'essenzialità. Don Paolo ha spiegato: “Siamo stati mandati in situazioni dove se uno cerca cose in più non le trova. Trova, però, l’accoglienza che fa parte della missione. Questa esperienza non è banale soprattutto quando ci sono difficoltà oggettive in una realtà da cui si percepisce una discreta distanza.”

L'esperienza missionaria fiorentina in Brasile ha radici profonde. Don Paolo ha raccontato che tutto ebbe inizio ai tempi del Vaticano II, quando il cardinal Florit ricevette da Salvador una richiesta di aiuto per guidare parrocchie che contavano fino a 100mila abitanti ciascuna. In quel contesto, dopo l'enciclica di Pio XII che parlava di fidei donum - la necessità di prestare preti alle Chiese giovani - don Renzo Rossi fu mandato in Brasile, dove rimase per ben 33 anni. I fidei donum sono sacerdoti la cui missione è limitata nel tempo, e il concetto si è evoluto fino a includere anche i laici nella cooperazione tra Chiese a livello nazionale.

Il Contesto della Parrocchia di Salvador Bahia e i Progetti

Il quartiere di Salvador in cui opera la parrocchia guidata dai sacerdoti fiorentini si trova dal 2007 in una zona di palafitte, abitata da persone che si sentono dimenticate da tutti. In questo difficile contesto, don Paolo ha offerto un servizio concreto.

Foto di un quartiere di palafitte a Salvador Bahia, Brasile, con persone che svolgono attività quotidiane

Uno dei progetti principali, avviato nel 2012, coinvolge 170 bambini che nel pomeriggio sono accolti per fare i compiti e partecipare a numerose attività come musica, teatro, danza e pittura. L'obiettivo è quello di farli esprimere e valorizzare le loro capacità.

Bambini che svolgono attività educative e ricreative in un centro parrocchiale in Brasile, con un educatore

La vita della parrocchia in Brasile è complessa e articolata, includendo la liturgia, la catechesi, la carità, ma anche la pastorale della salute con la visita ai malati, e l'apostolato della preghiera. Esistono gruppi specifici come quello del rosario degli uomini, dell'accoglimento che si prende cura delle persone in chiesa la domenica, e quello della catechesi per adulti per l'ascolto e la condivisione della Parola di Dio. Tuttavia, i settori giovanile e dei catechisti si trovano in maggiore sofferenza.

Dal punto di vista devozionale, esistono significative differenze tra Brasile e Italia. Ne è testimonianza il canto “Lungo le strade”, che in Italia è intitolato “Santa Maria del cammino”. La devozione a Maria è molto sentita, così come quella a tutti i Santi. Questo canto esprime la prossimità di Maria nelle strade della vita, nelle situazioni di lotta e di difficoltà, con una lettura iconografica che è molto diversa da quella italiana.

Sfide Sociali e Politiche e l'Importanza del Volontariato

Don Paolo ha confessato che, nonostante la vittoria di Lula su Bolsonaro sia stata una buona notizia, le condizioni del Brasile sono molto peggiorate, pur essendo il Paese fino a poco tempo fa tra le maggiori potenze mondiali. Ha evidenziato la recente approvazione di una legge che vieta investimenti in sanità e istruzione per i prossimi vent'anni, un progetto governativo che avrà conseguenze devastanti sulla popolazione, favorendo solo il settore privato e coloro che potranno accedervi.

Attualmente, l'aspettativa di vita è molto bassa, intorno ai settant'anni. Il tasso di mortalità più alto non si registra più tra i bambini, ma nella fascia che va dai 15 ai 25 anni, poiché molti ragazzi muoiono a causa del coinvolgimento nella criminalità o nel traffico della droga, dato che il lavoro scarseggia. In questo scenario, la presenza della Chiesa, attraverso la missione, si configura come un “lumicino di speranza”, impegnata a fare la propria parte in una situazione oggettivamente difficile.

Per questi motivi, Don Paolo giudica cruciale la presenza di volontari che arrivano a Salvador da altre parti del mondo. Ha affermato: “Questo fa sentire le persone considerate e non abbandonate e vi assicuro che vale più dei soldi.” Alla domanda su cosa si possa fare dall'Italia, Don Paolo ha risposto che “conoscere è la prima cosa, poi pregare. E chissà che la preghiera non smuova le coscienze a cambiare il nostro stile di vita.”

Il Rientro in Italia e il Messaggio della Missione

Tornato in Italia, il prete fiorentino non ha ancora deciso il suo prossimo incarico. “Sono in attesa. Questi incontri mi aiutano a rivedere questa esperienza. Come Nicodemo chiedo al Signore di rinascere. Per il momento parto per un mese di esercizi ignaziani e poi per il cammino di Santiago.”

Prima di congedarsi, Don Paolo ha lasciato un messaggio finale che chiarisce la natura stessa della missione: “L’essere in missione è l’essere Chiesa. Non esiste Chiesa senza missione.”

Il Commovente Addio alla Parrocchia di San Giacomo

Nove Anni di Servizio e Innovazioni Liturgiche

Dopo nove anni di presenza a San Giacomo, la comunità ha espresso un profondo sentimento di gratitudine e, al contempo, il dispiacere per il suo distacco. Nonostante ciò, si è invitata a “vedere il bicchiere mezzo pieno”, riconoscendo l'amore e la passione con cui Don Paolo, specialmente nella sua responsabilità di direttore dell'ufficio per la Pastorale missionaria, ha cercato di far comprendere che tutti, in quanto battezzati, siamo abilitati alla missione e quindi protagonisti e corresponsabili dell'azione di apostolato della Chiesa universale. Citando Papa Francesco (GMG 2013), ha ricordato: “Dove ci invia Gesù? Non ci sono confini, non ci sono limiti: ci invia a tutti! Il Vangelo è per tutti e non per alcuni. E ci invita a andare senza paura con l’annuncio missionario ovunque ci troviamo e con chiunque siamo: nel quartiere, nello studio, nello sport, quando usciamo con gli amici, al lavoro o facendo volontariato.” La comunità ha auspicato che, invece di piangere per la sua partenza, si raccogliesse questo importante “testimone”, rafforzando la relazione con Gesù.

Durante i nove anni di servizio, Don Paolo ha offerto numerose occasioni di stimolo per il progresso nel cammino di fede. Dal punto di vista liturgico, in aggiunta alla prassi consolidata della preparazione della preghiera universale da parte dei fedeli, le liturgie eucaristiche domenicali si sono arricchite di gesti e comportamenti altamente significativi. La recita dell’ora media prima della messa comunitaria ha instillato il senso di appartenenza alla vasta Chiesa universale. La sistematica benedizione dei lettori ha conferito dignità a un ruolo spesso sottovalutato, evidenziando che ciò che si legge è la Parola di Dio.

L’ostensione ai fedeli dell’evangelario, prima della proclamazione del Vangelo, ha sottolineato come in quel libro sia contenuta la Parola che si farà carne. Più recentemente, l'adozione del rito del bacio del vangelo aperto anche da parte dei lettori ha espresso la volontà di totale adesione a quanto proclamato. Il coinvolgimento sistematico di un fedele laico nella distribuzione dell’eucaristia, con la possibilità di assumerla nelle due specie, è stato un modo efficace per dare operatività al sacerdozio ordinario di ogni battezzato. Era anche allo studio la possibilità di estendere la ricezione dell'Eucaristia sotto le due specie a un maggior numero di fedeli.

Interno di una chiesa durante una liturgia eucaristica, con il sacerdote e i fedeli in preghiera

Queste pratiche, insieme all'inchino profondo di chiunque acceda all'altare e l'uso del lezionario al posto di semplici foglietti, hanno portato la comunità a un notevole livello di cultura e prassi liturgiche apprezzabili, con l'augurio che possa essere mantenuto e incrementato, pur riconoscendo le sfide legate alla disponibilità dei celebranti.

L'Eccezionale Catechesi e la Lectio Divina

L'esperienza con Don Paolo è stata eccezionale nell'ambito della catechesi, attraverso le omelie e la lectio divina, frutto di un intenso amore per la Parola. In questi nove anni, la comunità ha potuto ascoltare e gustare un'interpretazione delle Scritture mai banale e sempre sorprendente, con angoli di lettura inusuali. Sia nelle liturgie feriali che nelle diverse omelie delle tre messe festive, emergeva spesso un'interpretazione nuova e diversificata, che apriva a ambiti applicativi inediti e stimolanti per la vita di fede.

Questo approccio serio e documentato all'approfondimento delle Scritture ha trovato il suo culmine nella lectio divina sul vangelo della domenica successiva, tenuta ininterrottamente ogni lunedì e che ha attirato numerosi ascoltatori anche al di fuori della comunità. Partendo da una rigorosa analisi lessicale del testo, che spesso denunciava il travisamento del pensiero originario dovuto a traduzioni infelici, si aprivano orizzonti interpretativi sorprendentemente nuovi e insospettabili, che talvolta lasciavano sbalorditi per la loro profonda diversità con l'interpretazione usuale. Questi nuovi orizzonti hanno consentito una visione di fede libera da incrostazioni prevalentemente prescrittive, fondata su una sostanziale adesione all’essenza del messaggio evangelico. Un messaggio che appariva autenticamente umano, radicato nella profonda umanità di Gesù, vero Dio e vero uomo. La comunità ha imparato che tutto ciò che è contro l'uomo non può considerarsi cristiano, mentre tutto ciò che è autenticamente cristiano è anche autenticamente umano. Questa chiave interpretativa dell’Evangelo è diventata criterio di valutazione delle circostanze contingenti e norma di comportamento individuale e collettivo. Il fascino e la potenza liberante di questa visione di fede non si limitavano al godimento intellettuale e spirituale, ma diventavano stimolo per un radicale cambiamento di vita, come Don Paolo sottolineava con insistenza.

Lectio Divina ❤ IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

La comunità ha avuto la fortuna di disporre della registrazione integrale di quasi tutte le lectiones succedutesi nei tre anni liturgici, disponibili sul sito (www.sangiacomodallorio.it), offrendo la possibilità di rivivere questa singolare e preziosissima esperienza.

Il Ringraziamento della Comunità

Oltre alle forti e intense sollecitazioni spirituali, la comunità ha riconosciuto le doti umane di Don Paolo: grande apertura mentale, ampia disponibilità all'ascolto, cordiale e gioiosa amicizia. Dal punto di vista presbiterale, sarà ricordato come un sacerdote profondamente innamorato di Gesù Cristo. Tutto ciò, ora, diventa ricordo; un ricordo che non deve sfociare in una nostalgica apatia, ma trasformarsi in un impegno a sfruttare questo enorme patrimonio spirituale, ben più e meglio di quanto sia stato fatto mentre veniva donato.

In un messaggio di addio, la comunità ha espresso: “Caro don Paolo, ti chiediamo perdono se talvolta ti abbiamo deluso, se non siamo stati all’altezza delle tue aspettative, se non abbiamo utilizzato appieno le occasioni di crescita che ci venivano offerte. Accanto a questo rammarico e a quello della tua partenza c’è però anche un enorme e perenne sentimento di gratitudine che, d’ora in avanti, si tradurrà in costante ricordo nella preghiera. Grazie, don Paolo: grazie per tutto quello che ci hai donato e per averci continuamente stimolati a crescere anche quando eravamo recalcitranti; grazie per aver rinnovato le nostre liturgie e per averci fatto amare la Parola; grazie per aver tentato di farci diventare dei cristiani più consapevoli e adulti; grazie per questi nove anni vissuti assieme nel nome del Signore Gesù. Ti auguriamo dal profondo del cuore di ricevere dalla nuova comunità che andrai a guidare soddisfazioni maggiori di quelle che noi siamo stati capaci di darti e che meriti abbondantemente. Grazie ancora e che il Signore ti accompagni nella nuova missione che stai per intraprendere.”

Il Trasferimento e il Futuro della Comunità di San Giacomo

La Nuova Destinazione di Don Paolo e la Transizione

L'annuncio del trasferimento di Don Paolo è stato dato giovedì 1 agosto al consiglio pastorale. Don Paolo lascerà la comunità di San Giacomo alla fine di ottobre, poiché diventerà parroco di Santa Maria Elisabetta - San Nicolò del Lido. Questa decisione è stata presa da Mons. Moraglia a causa dell'anzianità dell'attuale parroco, don Giancarlo Iannotta, che non riusciva più a gestire le comunità.

La parrocchia di San Giacomo resterà attiva con don Renzo Mazzuia, già parroco di San Simeon, che ne diventerà il nuovo parroco. Sarà affiancato dai sacerdoti della collaborazione pastorale don Antonio, don Diego e don Renzo, e in particolare da don Gianpiero Giromella, il più giovane dei quattro sacerdoti ordinati dal Patriarca, che seguirà i ragazzi e i giovani. Il nuovo parroco, don Renzo, non potrà abitare nella canonica di San Giacomo, ma garantirà i servizi principali, come la celebrazione della messa quotidiana e domenicale, con l'aiuto del giovane sacerdote che verrà ad abitare a San Cassiano.

Le Reazioni della Comunità e la Nuova Responsabilità

Pur cosciente della situazione d'emergenza, la comunità non ha gradito questa decisione, percepita come imposta “dall’alto”, lamentando la mancata consultazione di organismi come il consiglio pastorale o il cenacolo.

Per facilitare il suo non semplice compito, sarà necessario presentare a don Renzo la situazione pastorale ed economica della comunità e offrirgli la disponibilità di tutti a condurre i vari settori della pastorale e la gestione degli ambienti della Parrocchia e del Patronato. Non cambierà nulla per i servizi fondamentali alla comunità di San Giacomo, ma si tratterà di accordarsi con don Renzo. La comunità, in questa nuova fase, viene responsabilizzata nella gestione della Chiesa e del Patronato, un compito che ha già parzialmente svolto.

A settembre, si terrà un incontro con don Renzo e il Consiglio Pastorale allargato per gestire il passaggio delle consegne e assicurare i servizi alla comunità. Si prospetta un periodo impegnativo, ma che, se vissuto con fiducia e generosità, potrà diventare un tempo fecondo verso un nuovo modo di vivere la parrocchia nel territorio. La Collaborazione Pastorale si farà carico di affrontare e risolvere i problemi che insorgeranno. Don Paolo, nel suo messaggio, ha augurato a tutti di vivere con Spirito Evangelico questo passaggio, verso una comunità missionaria guidata e sorretta da un laicato sempre più adulto nella fede.

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