L'Eremo di Monte Corona, situato su un rilievo a 700 metri sul livello del mare, è un luogo di profonda quiete e preghiera, immerso in un ambiente naturale di elevata bellezza che domina l'intera zona intorno a Umbertide.

L'Eremo di Monte Corona: Storia e Struttura
La struttura dell'eremo, come si presenta attualmente, risale ai primi anni del 1500. Inizialmente, vi si insediarono i monaci camaldolesi, un ramo conosciuto come "Eremiti di San Romualdo", rendendo l'eremo parte della congregazione degli Eremi Camaldolesi.
L'eremo fu abbandonato in seguito alle leggi napoleoniche che confiscarono buona parte degli Enti Ecclesiastici. Divenuto poi una proprietà laica, costituì un sicuro rifugio nei periodi di guerra.
Nel 1863, a seguito della proclamazione del Regno d'Italia e della conseguente confisca dei beni ecclesiastici, l'eremo e l'abbazia di San Salvatore vennero abbandonati e quindi acquistati dal marchese Filippo Marignoli, senatore del Regno d'Italia, nel 1871. La famiglia Marignoli tenne le proprietà di Monte Corona per più di cinquant’anni, realizzando presso l’eremo una lussuosa abitazione, oltre a importanti lavori di canalizzazione. Nel 1938, l’antica costruzione e le sue pertinenze vennero acquistate dal famoso tenore Beniamino Gigli, che espresse il suo amore per la regione con le parole: “Queste colline armoniose, queste fertili valli. La verde Umbria è da sempre nel mio cuore”.
La Rinascita con i Monaci di Betlemme
Recentemente, nel 1976, si è trasferita nell'eremo la comunità dei Monaci di Betlemme e della Resurrezione della Vergine Maria, il cui Ordine è stato riconosciuto nel 1998. Questi hanno restaurato completamente il complesso monacale, consistente nella chiesa a unica navata e da 18 celle costruite in pietra e disposte su 3 file. Ciascuna cella è formata da una cappelletta, una stanza, una legnaia e un laboratorio.

Accessibilità e Ospitalità
L'eremo di Monte Corona è in gran parte chiuso al pubblico e di difficile accesso. Tuttavia, è possibile seguire un percorso esterno che permette di conoscere i segreti della vita monastica nelle diverse fasi della giornata e acquistare i prodotti naturali e artigianali del monastero, oltre a visitare il suggestivo oratorio, semplice e povero ma ornato da icone realizzate dai monaci.
L'accoglienza e l'ospitalità sono invece riservate a soli uomini e non in gruppo. Gli ospiti possono alloggiare o nella foresteria o in una piccola cella. Obbligo loro imposto è il rispetto del silenzio. Durante la giornata, l'ospite può chiedere di essere confessato, di parlare e confrontarsi con uno dei fratelli a questo compito preposti e, se vuole, può chiedere di lavorare.
La Famiglia Monastica di Betlemme: Origini e Regola
La Famiglia monastica di Betlemme è nata come Ordine femminile, in Francia, nel 1950 e ha vissuto un forte sviluppo: oggi conta una trentina di monasteri sparsi in tutto il mondo. Il ramo maschile, nato nel 1976, possiede per ora tre monasteri: in Italia (Monte Corona), in Francia ed in Israele. Nove anni dopo l'arrivo dei monaci, nel novembre 1990, le monache della Famiglia monastica di Betlemme, dell’Assunzione della Vergine Maria e di S. Bruno, hanno fondato un nuovo monastero nei pressi di Mocaiana (fraz. di Gubbio). Le donne interessate a una vocazione possono rivolgersi al Monastero Madonna del Deserto, nei pressi di Mocaiana (Gubbio), del ramo femminile della Famiglia di Betlemme.
La Regola di Vita Quotidiana
La Regola di vita dei monaci di Betlemme si inserisce nell’alveo della tradizione spirituale che fa capo a San Bruno, patriarca dei monaci solitari d’Occidente. La giornata dei monaci è scandita dalla preghiera e dal lavoro: alle 6.45 si ritrovano insieme in chiesa per la celebrazione dell’Ufficio Liturgico e della Santa Messa, mentre alle 19.00 i monaci si coricano.
L'Abbazia di San Salvatore di Monte Acuto
Sulla sommità del monte (altezza s.l.m. 705 mt), vicino all’oratorio di San Savino (fondatore dell’antico oratorio a metà del Monte Corona), si trova l'Abbazia di San Salvatore. Tradizione vuole che sia stato San Romualdo a fondare, nel 1008-1009, il Monastero di San Salvatore di Monte Acuto, non lontano dalla Abbazia di Fratta.
Le origini dell’abbazia non sono del tutto chiare, infatti sembrerebbe che sul luogo stesso, ove sorge oggi la chiesa, esistessero i ruderi di un tempio pagano o paleocristiano. La norma benedettina, consegnata ai discepoli, fu da San Romualdo interpretata ed integrata da elementi giuridici che regolavano in maniera rigida la giornata dei camaldolesi. Nel Monastero di San Salvatore i camaldolesi si dedicavano al lavoro manuale, individuale e comunitario, privilegiando quello agricolo e artigianale. Nella sottostante abbazia vengono frequentemente celebrati riti e cerimonie religiose.
Architettura e Storia dell'Abbazia
L’antica cripta dell’Abbazia, seminterrata, detta oggi della Madonna delle Grazie, è del tipo ad “oratorium”, cioè composta da un vasto locale diviso in cinque navate; certi elementi fanno pensare all’XI secolo, mentre la chiesa inferiore e quella superiore si attestano al 1300. All’interno della cripta si trovano pilastri, colonne e capitelli di forme e grandezze diverse, ricavati su materiali vari, che inducono a pensare che i resti di un’antica costruzione siano stati utilizzati dai discepoli di San Romualdo per la nuova chiesa.

Della data di costruzione del campanile, a pianta circolare e poi ottagonale, non si hanno notizie; il robusto basamento rotondo e certi particolari architettonici farebbero ipotizzare l’esistenza di una primitiva torre di difesa, poi trasformata in campanile. La chiesa superiore è a tre navate, delle quali quella centrale è coperta a padiglione e con interessanti resti di affreschi.
Fu realizzata una strada selciata in pietra (localmente chiamata “mattonata”) che collegava l’Abbazia di San Salvatore con quella dell’eremo di Monte Corona.
Nel 1494 la tranquillità dell’Abbazia, affidata a Bertoldo Degli Oddi, fu turbata dalla discordia che travagliava le famiglie Degli Oddi e dei Baglioni. Questi ultimi, per rappresaglia, invasero l’Abbazia, la spogliarono degli arredi più ricchi e vistosi, devastarono con fuoco i locali dei monaci e bruciarono parte della biblioteca. Nello stesso anno l’Abbazia di San Salvatore fu unita ufficialmente ai beni camaldolesi.
La Compagnia riformata fu chiamata di San Romualdo e le vennero concessi ampi benefici, unendo così l'Abbazia di San Salvatore di Monte Acuto ad altri beni. In questa riunione, fra l’altro, si stabilì di chiamare la Compagnia di San Romualdo con il nome di Compagnia degli Eremiti di Monte Corona, giungendo a questa decisione per onorare San Savino.
L'Antico Borgo Fortificato di Santa Giuliana
Questo borgo fortificato si trova ad un’altitudine di 406 metri s.l.m. sul versante Ovest del Monte Corona ed è un borgo molto suggestivo e ben conservato. Le prime notizie che riguardano l’antico borgo di Santa Giuliana risalgono all’anno 1362. Fu coinvolto in alcune battaglie all’inizio del 1400, quando la famiglia Orsini, nella sua mira espansionistica, alleata con Braccio Fortebraccio da Montone, attaccò i castelli a Nord di Perugia e tra questi quello di Santa Giuliana.
La reazione degli abitanti fu molto forte ed efficace, tanto che l’armata degli assalitori dovette battere in ritirata; lo stesso comandante Orsini rimase gravemente ferito ad un occhio. Nel borgo si accede da un’unica porta ad arco dalla quale si articolava il ponte levatoio. La cinta muraria che circonda il borgo misura circa 320 metri; al suo interno sono ubicate 12 casette e la chiesa dedicata a Sant'Antonio, la quale presenta interessanti affreschi del 1300.

Dopo un periodo di abbandono, tutto il complesso è stato acquistato nel 1975 da una società straniera, che ha provveduto al restauro, rispettando l’originaria architettura medioevale.