Il corteggiamento cristiano è un percorso significativo che prepara al sacramento del matrimonio e alla vita familiare, come ampiamente sottolineato dal pontificato di San Giovanni Paolo II nelle sue riflessioni sulla famiglia. Egli ha evidenziato l'importanza di accompagnare i giovani, poiché la gioventù è una fase cruciale in cui si cercano risposte alle grandi domande della vita.
La Fondazione Teologica dell'Amore e della Sessualità
L'Uomo e la Donna Creati a Immagine di Dio
La visione cristiana dell'amore e della sessualità affonda le sue radici nella creazione stessa dell'uomo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2331) afferma che "Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione e di amore. Creandola a sua immagine [...] Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione." L'uomo e la donna sono creati a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,27), chiamati a essere fecondi e a moltiplicarsi (Gn 1,28).
La sessualità, in quanto parte integrante dell'essere umano, esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona, nell'unità del suo corpo e della sua anima (n. 2332). Essa concerne l'affettività, la capacità di amare e di procreare, e l'attitudine a intessere rapporti di comunione. La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali tra uomo e donna sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare (n. 2333), garantendo pari dignità (n. 2334). L'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare la generosità e la fecondità del Creatore (n. 2335), portando alla formazione di "una sola carne" (Gn 2,24).
La Vocazione Universale all'Amore
Secondo Giovanni Paolo II, "l'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso se l'amore non gli viene rivelato, se non incontra l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa suo, se non vi partecipa vivamente" (Redemptor Hominis n. 10). Questa vocazione all'amore è radicata nel mistero di Dio stesso: "Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all'esistenza per amore, lo ha chiamato allo stesso tempo all'amore. Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale d'amore" (Familiaris consortio n. 11). Dunque, all'origine di ogni vocazione c'è il primo Amore, che è Dio, basato su un amore di comunione tra le Persone divine. L'uomo e la donna, creati come "unità dei due", sono chiamati a vivere una comunione d'amore, riflettendo nel mondo la comunione divina.
Il Pontefice ha anche sottolineato che i due modi specifici per realizzare "integralmente" la vocazione della persona all'amore sono il matrimonio e la verginità. Entrambi manifestano la verità più profonda dell'uomo, quella del suo "essere a immagine di Dio".

Il Corteggiamento Cristiano nella Prospettiva di San Giovanni Paolo II
Preparazione al Matrimonio e Formazione all'Amore
Giovanni Paolo II ha insistito sulla necessità di accompagnare i giovani, poiché "la gioventù non è solo un periodo della vita corrispondente a un certo numero di anni, ma è anche un tempo dato dalla Provvidenza a ogni uomo, un tempo datogli come compito, durante il quale egli cerca, come il giovane del Vangelo, la risposta alle domande fondamentali; non solo il senso della vita, ma anche un progetto concreto per cominciare a costruire la sua vita." In una società segnata da individualismo ed egoismo, è fondamentale che i genitori offrano ai propri figli una "educazione all'amore" e una "educazione sessuale chiara e delicata" (Familiaris consortio n. 37).
Già all'inizio del suo lavoro pastorale, il futuro Papa Karol Wojtyla riconosceva che "la vocazione all'amore è naturalmente l'elemento più intimamente legato ai giovani." Nel 1973, in un incontro con i cappellani universitari, definiva l'amore come "prima di tutto una realtà. È una realtà specifica, profonda, interna alla persona. E allo stesso tempo è una realtà interpersonale, da una persona all'altra, comunitaria."
L'Amore Bello e la Castità
San Giovanni Paolo II ha esortato a prendere sul serio l'esperienza dell'amore, basata sull'amare come Gesù: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato" (Gv 15,12). Ha sottolineato il forte bisogno di dedicare le proprie forze alla ricerca di un "amore bello", perché l'amore è bello e i giovani cercano sempre la bellezza dell'amore. Per Giovanni Paolo II, molto prima del suo pontificato, l'amore bello è l'amore casto (cfr. K. Wojtyla, "Amore e responsabilità"). Poiché questo amore non può essere raggiunto dalle sole forze umane, è necessario scoprire che solo Dio può concederlo, donandoci suo Figlio. Seguire Cristo è la via per trovare e costruire questo amore bello.
Per la costruzione dell'amore, Giovanni Paolo II ha evidenziato come fondamentale la castità, "virtù che sviluppa l'autentica maturità della persona e la rende capace di rispettare e promuovere il 'senso sponsale' del corpo" (Familiaris consortio n. 37). La castità si ripercuote su tutto l'uomo, abbracciando il corpo e rendendolo partecipe dell'amore spirituale. Il Pontefice ha insistito sulla vocazione alla castità come aspetto essenziale della preparazione al matrimonio, spiegando che essa porta alla crescita dell'amore per gli altri e per Dio, e aiuta a prepararsi alla "mutua dedizione" che è la base del matrimonio cristiano.
La castità, lungi dall'essere un mero rifiuto, è un "sì" che libera l'amore dall'atteggiamento di gioia egoistica. "L'essenza della castità consiste nel non lasciarsi 'allontanare' dal valore della persona," e non porta al disprezzo del corpo, ma implica umiltà. La forza di un futuro amore coniugale dipende dalla forza dell'impegno effettivo vissuto già nel corteggiamento, dall'apprendimento del vero amore sostenuto in "una castità che implica l'astensione da ogni rapporto sessuale al di fuori del matrimonio."

La Castità: Insegnamento del Catechismo e Applicazioni Pratiche
La Castità nella Vita dei Fidanzati
Gli insegnamenti sulla castità esposti da San Giovanni Paolo II coincidono con quanto stabilito nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2350): "I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. In questa prova devono vedere una scoperta del rispetto reciproco, un apprendistato alla fedeltà e la speranza di ricevere l'un l'altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell'amore coniugale. Si aiuteranno a vicenda a crescere nella castità."
Nelle sue catechesi sull'amore umano, Giovanni Paolo II ha affermato che "la castità è vivere nell'ordine del cuore." Egli ha spiegato che, oltre alle parole, ci esprimiamo attraverso il nostro corpo, e gli atti sessuali sono come "parole" che rivelano il nostro cuore. Un "linguaggio" sessuale onesto richiede un impegno di fedeltà per tutta la vita. Se non si è sposati, il dono totale di sé è assente, e senza il vincolo del matrimonio, i rapporti sessuali sono falsi; per i cristiani, matrimonio significa matrimonio sacramentale. Il corteggiamento è il tempo della promessa, non quello della vita matrimoniale. Pertanto, il trattamento reciproco in un fidanzamento cristiano deve essere quello di due persone che si amano ma che non si sono date totalmente l'una all'altra nel sacramento del matrimonio. È cruciale apprendere il significato del pudore, evitando occasioni che possano portare a un'intimità impropria o a vedere l'altro come un oggetto di desiderio, piuttosto che una persona da amare e a cui donarsi.
La Vocazione alla Castità
La castità esprime l'integrazione della sessualità nella persona, garantendo l'unità interiore dell'uomo (n. 2337). Essa richiede l'acquisizione del dominio di sé, una pedagogia per la libertà umana, attraverso la conoscenza di sé, l'ascesi, l'obbedienza ai comandamenti divini, l'esercizio delle virtù morali e la preghiera (n. 2339-2340). Questo dominio è un'opera di lungo respiro, mai acquisita una volta per tutte, che richiede impegno ad ogni età della vita (n. 2342). La castità è una virtù morale e un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito (n. 2345).
Ogni battezzato è chiamato alla castità (n. 2348), vivendola secondo il proprio stato di vita: verginità, celibato consacrato o matrimonio (n. 2349). La castità si dispiega anche nell'amicizia, sia tra persone dello stesso sesso che di sesso diverso, conducendo alla comunione spirituale (n. 2347).
Suggerimenti Pratici per il Corteggiamento
Per affrontare il corteggiamento in modo cristiano, è fondamentale stabilire le intenzioni fin da subito. L'uomo deve essere chiaro sul tipo di impegno che intende portare avanti, eliminando la confusione o la vulnerabilità per la donna. Non è necessario comunicare subito l'intenzione di matrimonio, ma sapere cosa si sta cercando di scoprire è essenziale.
Per la donna, anche se l'iniziativa spetta all'uomo, è consigliabile prendersi tempo per approfondire la conoscenza prima di dare una risposta definitiva, cercando anche il consiglio di pastori o anziani. L'obiettivo in questa fase è capire se la persona è adatta per una conoscenza più intima in vista del matrimonio, non di conoscerla intimamente fin dall'inizio.
Si consiglia di trascorrere la maggior parte del tempo con altre persone, preferibilmente con le famiglie e in contesti ecclesiali. Evitare di passare lunghe ore da soli, soprattutto in luoghi privati, e limitare la frequenza degli incontri. È importante non fare subito dell'altro il proprio confidente per questioni troppo intime e non esprimere sentimenti profondi prematuramente. Anche la preghiera, pur essendo meravigliosa, è intrinsecamente intima e dovrebbe essere vissuta con cautela nelle prime fasi del corteggiamento, evitando lunghi periodi di preghiera a due. Le conversazioni dovrebbero riguardare interessi comuni, fede in termini più generali, letture, ma mantenendo un senso di cautela e onestà, trattando l'altro come fratello o sorella in Cristo prima di considerarlo un potenziale coniuge. Questo atteggiamento riduce il dolore di una relazione che non dovesse funzionare.
Filippo e Giulia. La castità nel fidanzamento
La Dimensione Nuziale e le Sfide Contemporanee
L'Alterità e il Cantico dei Cantici
Il contesto sociale e culturale attuale, spesso "aproggettuale e post-moderno", dove tutto diventa relativo e l'individualismo predomina, rende ancora più cruciale riscoprire l'alterità. La frase biblica "Non è bene che l'uomo sia solo" (Gen 2,18) esprime una profonda aspirazione all'altro, che non è solo un proprio simile, ma un volto da cercare, con cui guardarsi negli occhi e camminare insieme, vivendo una presenza di reciprocità e mutualità. Il Cantico dei Cantici, pur non menzionando esplicitamente Dio, è un inno all'amore puro e passionale, che trasfigura ogni cosa. Descrive la gioia e l'ansia della ricerca, la potenza del bacio e dei gesti affettuosi, l'unicità della voce amata. L'amore nel Cantico è un'avventura che implica rischio, come la ragazza malmenata in Ct 5,7, ma è anche un "sigillo" che esprime preziosità, ricchezza, unicità e originalità, capace di sfidare la morte stessa. "Il mio amato è mio ed io sono sua!" (Ct 6,3) è la formula della mutua appartenenza, un anelito all'unità e alla fedeltà.
La Sponsalità in Ogni Vocazione Cristiana
La dimensione nuziale, o sponsale, è un criterio essenziale per il discernimento vocazionale e si attinge al grande tema dell'Alleanza come patto d'amore tra Dio e il suo popolo. "Tutta la vita cristiana porta il segno dell'amore sponsale di Cristo e della Chiesa." Già il Battesimo è un mistero nuziale, "il lavacro delle nozze che precede il banchetto delle nozze, l'Eucaristia." Nella teologia paolina, l'amore sponsale è un segno sacramentale dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, culminante nella Croce, origine dell'Eucaristia. La vocazione battesimale stessa possiede quindi una dimensione sponsale.
Dio non ha dato solo immagini e simboli del suo amore; Egli chiama Abramo e stringe amicizia con il suo popolo, manifestandosi come un "Dio geloso" (Es 20,5) che considera Israele "la sua amata" (Ct 3,5). Il rapporto tra Dio e il suo popolo è spesso rappresentato come comunione nuziale. Il periodo del deserto per Israele è stato un tempo di corteggiamento, conoscenza reciproca, intimità e prova, lontano dalle intrusioni esterne. Giovanni Battista si autodefinisce "l'amico dello Sposo" (Gv 3,29), e Gesù stesso si dichiara lo "Sposo" (Mt 9,15), alla cui presenza si fa festa, non digiuno.
L'Eucaristia, "sacramento della carità," mostra un particolare rapporto con l'amore tra uomo e donna uniti in matrimonio, come più volte affermato da Giovanni Paolo II. Essa è il sacramento della nostra redenzione e ha un legame peculiare con il sacramento del matrimonio. L'amore è un'avventura che non finisce mai, sempre aperta a nuove pagine da scrivere.

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