La testimonianza dei "fogli di udienza"
Prima di lasciare Roma per l’arcidiocesi di Milano, monsignor Giovanni Battista Montini staccò dal suo bloc-notes parecchi fogli e li raccolse in varie buste, ordinate per anno: dal 1945 al 1954. Questi appunti rappresentano un tesoro prezioso che documenta il rapporto con Pio XII, contenendo l’annotazione dei temi sottoposti da Montini a papa Pacelli e delle questioni che il pontefice gli proponeva. È la testimonianza di un’intensa collaborazione, fatta di grande stima reciproca.
Gli appunti sono scarni, talvolta composti solo da nomi, ma l’intelligente pazienza di monsignor Sergio Pagano ha permesso di penetrare questi testi, illustrando i personaggi e le questioni sottostanti. La ricerca di Pagano rende “eloquenti” i fogli di udienza, pubblicati in due volumi che contano più di 1.200 pagine, risultando un contributo fondamentale per chi intenda studiare le vicende della Chiesa nel decennio centrale del pontificato di Pio XII.

La gestione degli affari vaticani
Nella “quotidiana conversazione” tra il Papa e Montini, che avveniva due o tre volte a settimana per circa un’ora, passavano questioni rilevanti: dalla vicenda dei preti operai in Francia ai problemi dell’Ordine di Malta, fino all’attentato a Togliatti o alle elezioni al Comune di Roma. Montini gestiva anche la commissione soccorsi e l’ufficio informazioni per i prigionieri di guerra, attività che avevano richiesto uno sforzo enorme durante il conflitto mondiale.
Sebbene si sia a lungo vociferato di una non perfetta identità di vedute tra la prima sezione, guidata da Tardini, e quella di Montini, Pagano osserva acutamente come la sezione di Montini «acquistò sempre maggior peso e risalto». Pio XII rafforzò la sezione degli affari ordinari, affidando al prelato un numero crescente di affari. Montini, divenuto poi Paolo VI, farà tesoro di questa esperienza, promuovendo nella riforma della Curia la Segreteria di Stato a fulcro del governo vaticano.
Il distacco e la figura di Pio XII
Di fronte a tanta collaborazione, il trasferimento di Montini a Milano nel 1954 rimane un punto di riflessione. Le pressioni del cosiddetto “partito romano” furono forti e, alla fine, Pio XII si privò del suo collaboratore, forse per preservarlo e affidarlo al futuro. Montini mantenne sempre la sua stima per Pio XII, difendendolo dall’accusa dei silenzi sulla Shoah e considerandolo tra i papi che hanno più accostato la Chiesa al mondo contemporaneo.
La figura di Pio XII, spesso dipinta erroneamente come algida, rivela nei documenti e nelle testimonianze un uomo capace di grande affabilità e carità. Egli fu un Papa che seppe “uscire” dagli schemi, vivendo una povertà personale autentica, malgrado la solennità dei riti pontifici, e mostrando una profonda attenzione per i poveri, i malati e i bambini.
Documentario: Papa Pio XII (Pastor Angelicus)
L'impegno sociale e le ACLI
Il cammino di Montini e delle ACLI si inserisce nel vasto contesto del dopoguerra, quando l'Italia doveva ricostruire non solo le infrastrutture, ma la società stessa. Montini agì come cerniera tra la Chiesa e il mondo operaio, esortando i lavoratori ad avere fiducia nella dottrina sociale cristiana. Come ricorda monsignor Civardi, dopo Pio XII, la personalità che più contribuì alla vitalità delle ACLI fu indubbiamente il sostituto della Segreteria di Stato.
Verità storica contro le "leggende nere"
La figura di Pio XII è stata oggetto di distorsioni storiche, alimentate in particolare dopo la Seconda guerra mondiale da correnti ideologiche contrarie. Tuttavia, studiosi e sopravvissuti alla Shoah hanno più volte testimoniato l’impegno concreto del Papa e della Santa Sede per salvare migliaia di ebrei. Pio XII fu, di fatto, un oppositore del nazismo, agendo con autorità morale per tentare di scongiurare le violenze e le sofferenze del conflitto.