Le "Omelie a San Paolo fuori le Mura" di Don Giovanni Franzoni rappresentano una testimonianza significativa del suo percorso spirituale e della sua azione pastorale in un periodo di profonde trasformazioni sociali e religiose. Il volume, edito da Arnoldo Mondadori Editore nel 1975 a Verona, si presenta con un formato di 14,4x19,4 cm, conta 226 pagine e ha una copertina rustica. È stato pubblicato in lingua italiana.
La Figura di Don Giovanni Franzoni: "Un Cattolico Marginale"

Don Giovanni Franzoni stesso si era definito «Un cattolico marginale» nella sua autobiografia, pubblicata qualche anno fa da Rubbettino. Nato a Varna, in Bulgaria, nel 1928, Franzoni entrò precocemente nell’ordine benedettino. Nel 1955 venne ordinato prete e subito dopo fu inviato all’abbazia benedettina di Farfa, in provincia di Rieti.
L'Impegno Pastorale a San Paolo e le Contradizioni Urbane
Con il tempo, Don Franzoni si lasciò provocare dalle contraddizioni della città e di un quartiere popolare come era allora San Paolo a Roma. La sua testimonianza e la sua azione pastorale non passarono inosservate, suscitando reazioni sia positive che negative.
Le Reazioni e le Proteste Contro Franzoni

L'approccio innovativo e l'impegno sociale di Don Franzoni generarono proteste da parte di fascisti e cattolici tradizionalisti. Queste manifestazioni includevano irruzioni violente in basilica e scritte minacciose sui muri del quartiere, con slogan come «Franzoni al rogo» e «Franzoni Giuda». Le gerarchie ecclesiastiche, pur sorvegliando la comunità, inizialmente non trovarono elementi sufficienti per intervenire con sanzioni canoniche dirette.
Le Dimissioni da Abate e la Lettera "La Terra è di Dio"
Nonostante la iniziale assenza di sanzioni canoniche, il confine dell'accettabilità ecclesiastica fu oltrepassato. Franzoni fu costretto alle dimissioni da abate di San Paolo. Prima di questa decisione, pensando all’imminente Giubileo del 1975, pubblicò la lettera pastorale "La terra è di Dio".
La Sospensione a Divinis e la Dimissione dallo Stato Clericale

Il percorso di Don Franzoni fu segnato da ulteriori decisioni ecclesiastiche. Nel 1974, venne sospeso a divinis a causa della sua chiara posizione a favore del divorzio. Successivamente, nel 1976, quando dichiarò pubblicamente che alle elezioni avrebbe votato per il PCI, venne dimesso dallo stato clericale. L’istituzione ecclesiastica motivò queste azioni chiedendo «di sacrificare le proprie scelte politiche perché pregiudicanti l’adesione a Cristo». Il resto è parte della storia più recente.