La Persecuzione dei Cristiani nel Mondo: Uno Sguardo Approfondito

La situazione della persecuzione ai danni delle minoranze cristiane nel mondo continua a delineare un quadro di crescente gravità, come emerge dai rapporti annuali di organizzazioni quali Portes Ouvertes (Open Doors) e Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). Queste analisi evidenziano un aumento costante delle violenze e delle discriminazioni subite dai cristiani a causa della loro fede, ponendo in luce le aree geografiche e le dinamiche che alimentano tale fenomeno.

Mappa mondiale della persecuzione anticristiana, con colori che indicano i livelli di rischio

I Rapporti Annuali e le Tendenze Globali

I dati più recenti della World Watch List (WWL) 2026 di Open Doors, presentati il 14 gennaio, indicano un allarmante aumento del numero di cristiani perseguitati nel mondo, passato a 388 milioni nel 2025, contro i 380 milioni del 2024. Questo significa che "1 cristiano su 7 patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede". Il rapporto, giunto alla sua 33esima edizione, monitora le condizioni delle comunità cristiane in 77 paesi, stilando una classifica dei 50 in cui la persecuzione è più intensa.

Secondo il direttore di Porte Aperte Italia, Cristian Nani, il «2025 è di nuovo anno record dell’intolleranza». L'analisi considera sia gli atti persecutori diretti sia le condizioni sottese alla persecuzione, qualificando come quadro peggiore quello in cui operano sinergicamente in senso anticristiano sia l’autorità pubblica sia il contesto culturale. La tendenza all'aumento è costante da dieci anni, con un peggioramento dei punteggi in tutte e cinque le aree della vita del cristiano analizzate: privata, familiare, nazionale, chiesa e società. Su cento paesi monitorati, 76 presentano un livello di persecuzione almeno “alto”, e quelli a livello “estremo” sono passati da 11 a 13 in un solo anno secondo la WWL 2024, e a 15 secondo la WWL 2026.

Il rapporto evidenzia anche che a subire le violenze sono in gran parte donne e bambine (201 milioni), e un numero elevato di bambini e ragazzi sotto i 15 anni (110 milioni). Tornano ad aumentare le uccisioni di cristiani, passando da 4.476 a 4.849, mentre le vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati salgono da 3.944 a 5.202. L’unica diminuzione registrata riguarda gli attacchi contro chiese (da 7.679 a 3.632) e contro case e negozi (da 28.368 a 25.794). L'instabilità, le violenze, le minacce e gli abusi alimentano esodi e il fenomeno di una "Chiesa profuga".

Anche l’organizzazione cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) nel suo rapporto annuale dello scorso ottobre ha stimato che «413 milioni di cristiani vivono in paesi in cui la libertà religiosa non è rispettata e 280 milioni sono direttamente esposti alla persecuzione».

Paesi al Vertice della Persecuzione

Corea del Nord: Il Primato dell'Intolleranza

La Corea del Nord si conferma per il quinto anno consecutivo, secondo l'Index mondial de persécution 2011, il peggior paese per gli oltre 400 mila cristiani (su una popolazione totale di 24 milioni). La WWL 2024 e 2026 ribadisce questo triste primato, posizionando la Corea del Nord al primo posto per 24 anni consecutivi, dove è impossibile vivere la fede cristiana. I cristiani sono sottoposti al divieto di trasmettere la propria fede all’interno della famiglia e possono essere puniti per il semplice possesso della Bibbia.

Come sottolineato anche dall’ACS e dalla Commission on International Religious Freedom (USCIRF), il regime nordcoreano, fondato sul culto della personalità dei leader, nega in maniera assoluta la libertà religiosa. La repressione si basa sulla doppia accusa di slealtà verso il paese e connivenza con l’occidente, e i cristiani non dispongono di luoghi di culto, con l’unica eccezione della chiesa di Changchung nella capitale Pyongyang.

Medio Oriente: La Fragilità delle Minoranze Cristiane

Otto dei dieci paesi in testa alla classifica delle persecuzioni anticristiane indicati nell’Index 2011 sono paesi musulmani, con una situazione che rimane critica in molte nazioni.

Iran

L’Iran, secondo paese nell’Index 2011, dove i cristiani sono circa 375 mila (0,5% dei 75 milioni di abitanti), vede l’islam sciita come religione di Stato. Gli appartenenti alle minoranze religiose riconosciute (cristiani, ebrei e zoroastriani) sono considerati cittadini di seconda classe (“dhimmi”) e perseguitati con motivazioni etniche o politiche.

Afghanistan, Arabia Saudita e Somalia

L'Afghanistan (terzo nell’Index 2011), l'Arabia Saudita (quarto nell’Index 2011) e la Somalia (dove la persecuzione si localizza principalmente nella parte meridionale sotto il controllo delle milizie islamiste radicali) presentano scenari analoghi, con una forte pressione soprattutto sui convertiti dall'Islam e sulle piccole comunità cristiane.

Iraq

Particolarmente grave è la situazione delle comunità cristiane in Iraq, che nell’Index di Portes Ouvertes è passata dalla 17a all’8a posizione nel 2011 ed è stata inserita dal Dipartimento di Stato nella lista dei paesi di particolare preoccupazione (CPC). Nel Rapporto 2010 di Aiuto alla chiesa che soffre si legge che le violenze inflitte ai cristiani dell’Iraq non sono cessate, con il più elevato numero di aggressioni registrato a Mossul, città a maggioranza sunnita dove i cristiani vivono sotto il regime della shari’a, causando un massiccio esodo di persone di fede cristiana. Dei 29,6 milioni di iracheni (stima luglio 2010), i cristiani rappresentano l'1,8%.

Pakistan: La Legge sulla Blasfemia e i Suoi Effetti

Il Pakistan è costantemente tra i paesi più pericolosi per i cristiani, classificato 11° nell'Index 2011 (con una tendenza all'ulteriore peggioramento) e 7° nella WWL 2024. Nonostante si dichiari laico e la Costituzione (1973) affermi il principio di uguaglianza, non mancano leggi discriminatorie, come la legge anti-blasfemia (introdotta nel 1986 dal dittatore Zia-ul-Haq) e le Ordinanze Hudood (1979). Queste norme, basate sul Corano, prevedono pene severe, inclusa la condanna a morte per chi insulta il Profeta Maometto o l'ergastolo per chi offende il Corano, e la flagellazione o la lapidazione per comportamenti incompatibili con la legge islamica.

Organizzazioni di soccorso alle minoranze cristiane sottolineano che tali fonti normative sono strumenti di discriminazione, violenza e islamizzazione radicale. Nel Rapporto 2010 di ACS si legge che le accuse di blasfemia sono spesso false, motivate da interessi meschini, e generano scandali che spingono folle inferocite a farsi giustizia da sé. Dal 1986 al 2010, almeno 993 persone sono state incriminate, tra cui 120 cristiani. Sebbene non vi siano state esecuzioni capitali in applicazione della legge antiblasfemia fino ad allora, l’esistenza stessa di tale normativa consente abusi ed interpretazioni discriminatorie, a cui viene imputata la morte di almeno 50 cristiani dal 2001 e di un numero ancor maggiore di appartenenti alla minoranza musulmana degli Ahmadi.

Il caso di Asia Bibi

La legge antiblasfemia è salita agli onori della cronaca internazionale con la vicenda di Asia Bibi, cittadina pakistana di religione cristiana, denunciata per blasfemia il 19 giugno 2009 e condannata alla pena capitale dal Tribunale distrettuale di Nankana. La condanna a morte, la prima per una donna pakistana in base a questa legge, ha suscitato la reazione immediata della comunità internazionale, sollecitata anche da un appello del Pontefice Benedetto XVI (17 novembre 2010). Contro tale sentenza, la famiglia di Asia Bibi ha presentato ricorso l'8 novembre 2010.

In Italia, la rete televisiva SAT-TV2000 ha lanciato una campagna di mobilitazione. Le autorità italiane, tra cui il ministro degli esteri Franco Frattini, hanno posto la questione dei diritti delle minoranze e della libertà religiosa al centro degli incontri bilaterali con il Governo pakistano. Il ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti, aveva assicurato un approfondimento delle accuse, che secondo fonti di stampa del 22 novembre 2010 avrebbero dimostrato l'innocenza di Asia Bibi. Bhatti aveva anche sostenuto la necessità di modificare la legge sulla blasfemia "perché bisogna impedire che faccia vittime innocenti".

Tuttavia, la reazione dei movimenti religiosi islamici pachistani, propugnatori dell’esecuzione della sentenza capitale e contrari ad ogni ipotesi di modifica della legge, ha determinato un aspro scontro. Questa crisi è culminata il 4 gennaio 2011 con l’omicidio del governatore del Punjab, Salman Taseer, che si era personalmente mobilitato a favore della grazia per Asia Bibi. In un clima di debolezza dell’esecutivo, la proposta di modifica della legge antiblasfemia è stata ritirata all’inizio di febbraio. Anche la costituzione di un comitato per la promozione di emendamenti è stata smentita dallo stesso Shahbaz Bhatti, che ha chiarito come le intenzioni del governo fossero state bloccate dalla reazione dei fondamentalisti.

Nonostante le dichiarazioni sull'innocenza di Asia Bibi, il trasferimento in un carcere più sicuro non è stato possibile, e gli integralisti islamici hanno continuato a minacciare di ucciderla se fosse uscita dal carcere o fosse stata trasferita.

Asia Bibi e la sua famiglia

Africa Subsahariana: Epicentro della Violenza

Se la Corea del Nord si conferma il Paese dove la persecuzione contro i cristiani è al livello più alto, per Open Doors è l’Africa subsahariana ad essere la parte del mondo dove è più difficile professare la propria fede. Un livello di persecuzione localizzato sul planisfero con una serie di Paesi rappresentati in rosso (livello estremo) o arancione (livello molto alto) che attraversa tutto il continente dall’Atlantico al Corno d’Africa. La regione è presente con 14 paesi nel Rapporto che individua i 50 paesi del mondo più a rischio per i cristiani.

Nigeria

La Nigeria registra il maggior numero di uccisioni (3.490 vittime secondo la WWL 2026, 4.118 su 4.998 totali nel mondo secondo la WWL 2024) a causa di un conflitto armato interno molto frammentato e con una forte componente jihadista. Il pastore Fred Williams, durante una conferenza stampa al Senato, ha testimoniato la sua straziante esperienza: "Svolgo la mia missione in Nigeria, mio Paese di origine, dove ogni giorno i cristiani vengono rapiti e brutalmente uccisi dai gruppi del fondamentalismo islamico". La Nigeria detiene anche il record di rapimenti di cristiani, 3.300 sui 3.906 globali secondo la WWL 2024.

Sudan e Mali

Anche Sudan e Mali condividono il triste primato del livello massimo di violenza. La fragilità delle società si trasmette inevitabilmente alle istituzioni statali: tra i 14 paesi subsahariani presenti nel rapporto, cinque hanno subito colpi di Stato negli ultimi cinque anni. La fascia del Sahel, in generale, è particolarmente difficile a causa dei gruppi islamisti.

Altri Paesi ad Alto Rischio

Tra i nuovi paesi in cui la persecuzione ha raggiunto il livello “estremo” ci sono la Siria e l’Arabia Saudita. L’India è all’undicesimo posto nella WWL 2024 ed è lo Stato con il maggior numero di cristiani arrestati (2.332 su 4.125), seguita da Eritrea (400), Cuba (75) e Nicaragua (60). In Afghanistan, decimo posto nella WWL 2024, la violenza sui cristiani è calata dopo le persecuzioni degli anni precedenti che hanno portato molte comunità a fuggire, ma la vita dei cristiani non è ora più sicura, semplicemente i talebani hanno smesso di cercarli. Il fenomeno della "Chiesa nascosta o underground", già presente in nazioni come Corea del Nord, Somalia, Yemen, Libia, Eritrea e Afghanistan, si estende ora a nazioni del Nord Africa come l’Algeria, oltre a Maldive e Iran.

Il Ruolo di AVC International nel Sostegno ai Cristiani Perseguitati

L'impulso per la fondazione di AVC International è partito da alcuni pastori evangelici rumeni imprigionati negli anni '70 per aver accettato Bibbie e forniture di soccorso. Per difendere gli arrestati, missionari della Germania, tra cui Gerhard Heinzmann, Ludwig Eisenlöffel, Hans Ollesch e Waldemar Sardaczuk, organizzarono una manifestazione a Colonia. AVC fu istituito il 21 febbraio 1972 come "Comitato d'azione per i cristiani perseguitati", assumendo il ruolo di organizzatore della manifestazione. Dopo l'assoluzione dei pastori rumeni, AVC ha continuato a lavorare per pubblicizzare la causa dei cristiani perseguitati e per mobilitarne il sostegno.

Foto storica della prima manifestazione di AVC a Colonia

Nel corso degli anni, il lavoro di AVC è cresciuto a livello internazionale, diventando una grande famiglia con organizzazioni indipendenti in Germania, Svizzera, Austria, Italia (ACP) e il "Nehemia Christliches Hilfswerk e.V.". Dal 1973, AVC distribuisce Bibbie in paesi ermeticamente chiusi, spesso con grandi rischi. L'organizzazione si impegna nella sensibilizzazione continua sulle persecuzioni.

Nel 1978, il coinvolgimento di AVC si estese all'America Latina, iniziando con il sostegno alle mense per i poveri in Brasile. Dal 1980, ha operato in Africa, in particolare in Uganda, e dal 1982 nel Medio Oriente, con il primo trasporto di aiuti in Libano. La caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 ha segnato la fine di un'epoca, aprendo nuove opportunità per AVC di sostenere i cristiani perseguitati. Tra le fondazioni importanti si annoverano AVC Svizzera (1987), Nehemia Christliches Hilfswerk e.V. (1990), Nehemia Repubblica Ceca (1992), AVC Austria (1995) e ACP Italia (2015), che nel 2017 è diventata un'organizzazione partner ufficiale di AVC. La missione principale di Porte Aperte è "andare ovunque nel mondo dove i cristiani sono gravemente privati della libertà religiosa", unendo le forze tra le diverse denominazioni religiose per portare aiuto concreto alla Chiesa perseguitata.

Ep118 - Siamo stati in Nigeria, tra i cristiani perseguitati

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