La Chitarra Resofonica e l'Arte dei Crocifissi Lignei

L'evoluzione degli strumenti musicali e l'arte sacra scultorea rappresentano due ambiti distinti ma affascinanti della creatività umana. Questo articolo esplora da un lato la storia e la struttura della chitarra resofonica, evidenziando le sue peculiarità interne, e dall'altro la drammaticità e la profondità dei crocifissi lignei, attraverso leggende e opere di maestri scultori.

La Chitarra Resofonica: Origini, Struttura e Timbro Caratteristico

La chitarra resofonica, spesso indicata anche come Dobro - sebbene quest'ultima sia in realtà solo uno dei suoi tipi - è un'innovazione strumentale nata negli Stati Uniti d'America alla fine degli anni Venti, grazie all'ingegno di John Dopyera, un emigrante slovacco. La sua invenzione rispose a una crescente esigenza dei chitarristi dei primi decenni del '900: quella di riuscire a competere, in termini di volume sonoro, con strumenti più potenti come banjo, mandolini e, successivamente, con i fiati del jazz statunitense, sempre più diffusi negli ensemble musicali.

Mentre la C.F. Martin rivoluzionava la costruzione della chitarra acustica tradizionale con l'introduzione dei modelli "orchestra" e "dreadnought", i fratelli Dopyera, in collaborazione con George D. Beauchamp, idearono un ingegnoso sistema per aumentare il volume. Questo sistema prevedeva l'inserimento di uno o più coni vibranti, realizzati in metallo leggero, all'interno del corpo della chitarra. Questi coni erano collegati al ponticello per il vertice, svolgendo una funzione molto simile a quella dei "coni" delle casse acustiche elettriche.

Peculiarità Acustiche e Costruttive

L'adozione di questo sistema aumentava nettamente il volume rispetto a una chitarra tradizionale, ma introduceva anche numerosi effetti collaterali che conferivano allo strumento un carattere molto forte. Il timbro era caratterizzato da toni molto metallici (con medio-alti intensi), un grande attacco (potenza iniziale delle note) e un ridottissimo sustain (durata delle note), oltre a un riverbero naturale sorprendentemente lungo. Tutte queste caratteristiche ricordavano quelle del banjo.

schema delle diverse tipologie di coni interni di una chitarra resofonica (biscuit, spider, tricone)

Con la diffusione degli amplificatori elettrici e la conseguente risoluzione dei problemi di volume, la chitarra resofonica ha continuato a esistere e a essere apprezzata, soprattutto grazie alla sua specificità timbrica unica.

Tipi di Risuonatori e Costruzione del Corpo

Dopo la Grande Depressione del 1929, John Dopyera e la National si trovarono di fronte alla necessità di economizzare la produzione, portando alla nascita dei risuonatori a cono singolo con ponte biscuit, divenuti un tratto distintivo del marchio National. Questi coni, come quelli dei modelli triconici, hanno la punta rivolta verso le corde, ma la punta è stondata e forma una base su cui poggia un "cerchietto" in acero, con un alloggiamento per il ponticello (anch'esso in acero) tracciato sul suo diametro.

foto chitarra resofonica con cono biscuit bridge

Un altro tipo è quello a cono singolo con ponte spider, la cui invenzione fu rifiutata dalla National ai fratelli Dopyera. Questo portò i Dopyera a lasciare la compagnia e a fondare la Dobro, che divenne un marchio simbolo per questo tipo di chitarre. Il corpo della chitarra resofonica può essere realizzato in metallo (ottone o acciaio) o in legno (principalmente mogano o acero).

Tipi di Manico e Tecniche Esecutive

I manici possono essere round-neck (stondati come sulle altre chitarre) o square-neck (quadrati sul retro, con le meccaniche invertite e le corde molto alte sulla tastiera). Le chitarre square-neck sono progettate per essere suonate sulle ginocchia, con il top rivolto verso il musicista, utilizzando esclusivamente il tonebar, una barra di metallo tenuta tra due dita, simile al bottleneck. È interessante notare come le chitarre a ponte biscuit abbiano più spesso il corpo in metallo, quelle con ponte spider più spesso in legno, mentre le triconiche sono quasi esclusivamente prodotte con corpo in metallo. Le chitarre square-neck sono particolarmente diffuse nel bluegrass e solitamente costruite con ponte spider.

foto di chitarrista che suona una chitarra resofonica square-neck con tonebar

L'utilizzo massiccio del bottleneck (un vero collo di bottiglia segato o un cilindro cavo in vetro, metallo o ceramica) o del tonebar, e l'impiego in generi come il bluegrass, fanno sì che la chitarra resofonica sia spesso accordata diversamente rispetto all'accordatura tradizionale spagnola (mi-si-sol-re-la-mi). Si prediligono le accordature "aperte" (come Sol o Re aperto), che permettono di suonare un accordo o delle triadi su tutte le corde quando suonate "aperte" o "libere" (senza l'uso della mano sinistra sulla tastiera), creando triadi "verticali" su tutta la tastiera. L'utilizzo delle accordature aperte è naturale su questi strumenti anche perché, quando si fa vibrare una corda, le altre (se libere) vibrano per simpatia.

Popolarità e Maestri

Utilizzata da pionieri dello slide country-blues come Son House e Bukka White, la chitarra resofonica deve oggi la sua fama anche al grande pubblico, soprattutto grazie alla copertina del pluri-premiato album dei Dire Straits, Brothers in Arms, che la raffigura. Mark Knopfler la impiega in diversi brani celebri, come "Romeo and Juliet". È uno strumento adottato anche da molti musicisti rock di grande fama, tra cui Jimmy Page, Rory Gallagher e Mike Oldfield, e Eric Clapton ne ha fatto un uso significativo nel suo celebre album Unplugged. Tra i grandi maestri della tecnica slide si annoverano gli americani Bob Brozman (considerato uno dei maggiori interpreti dello strumento a livello mondiale), Eric Sardinas, Ry Cooder e J.J. Cale. La chitarra Dobro, del tipo squareneck e suonata in posizione orizzontale, è particolarmente iconica nella musica bluegrass, rappresentata da artisti del calibro di Pete "Brother Oswald" Kirby, Buck "Josh" Graves, Tut Taylor e Mike Auldridge.

Recording King RR-60-VS Dobro Resonator Guitar

L'Arte Sacra dei Crocifissi Lignei: Tra Leggenda e Maestri Scultori

Il crocifisso, simbolo di fede e sofferenza, ha ispirato nei secoli innumerevoli opere d'arte. Alcune di queste sculture sono intessute con leggende, mentre altre sono capolavori che esprimono una drammaticità toccante, frutto del lavoro di maestri artigiani.

Il Crocifisso della Pioggia e la Riflessione sulla Natura

L'ispirazione per il profumo Pulvia Sacra, lanciato nel 2025 e creato alla fine del 2024 da Antonio Alessandria, trae origine da un'antica leggenda legata a un crocifisso. La storia narra che nell'anno 1540, uno scultore di nome Matinati, mentre trasportava il suo crocifisso ligneo da Messina a Troina, si fermò sull'Etna, a Randazzo. Deciso a ripartire il giorno seguente, fu bloccato da un improvviso temporale. Questo strano evento si ripeté per tre giorni consecutivi, portando i randazzesi a interpretare l'accaduto come un segnale divino. Capirono che il crocifisso doveva rimanere a Randazzo; infatti, è ancora oggi visitabile nella chiesa di San Martino e conosciuto come il Crocifisso della pioggia.

Partendo da questa leggenda, l'artista Giuseppe Siracusa ha proposto una lettura più attuale, trasformandola in una profonda riflessione sulla distruzione della natura e della biodiversità. Egli ha metaforicamente rappresentato la "crocifissione dell'albero", simbolo di vita e forza, che appare disteso e inerme, ma luminoso e centrale. Le figure nel dipinto sono "ombre di esseri umani", indifferenti o distanti, con uno sfondo grigio e caliginoso. I "carnefici" non sono gli uomini stessi, ma la loro "ombra", emanazione della loro cultura, e le loro "armi" sono l'abulia e il disinteresse per la morte dell'albero.

dipinto che rappresenta la metafora della

La fragranza "Pulvia Sacra" è stata concepita ispirandosi a due elementi cardine della leggenda: il legno (in particolare i legni sacri) e la pioggia. Le sue note evocano "sensazioni verdi, umide, leggermente croccanti, un accordo tra una resina iraniana e il galbano, che è un verde abbastanza secco, e i grani di sedano, aromatici".

I Crocifissi di Frate Umile e Frate Innocenzo da Petralia

Il 2 e 3 maggio, a Sant'Angelo di Brolo, si venera e festeggia il SS. Crocifisso, una scultura lignea del 1600 di immensa bellezza e drammaticità. Quest'opera, come molte altre simili, riporta alla mente i crocifissi di fra' Innocenzo, noti per l'estrema esaltazione della sofferenza del Dio incarnato. Sculture di questo genere sono state ammirate in luoghi come Assisi, nel convento di San Damiano, e a Sant'Angelo di Brolo, nella chiesa un tempo appartenuta al convento di San Francesco, oggi in fase di restauro.

Le opere di questi maestri sono celebri per la loro triplice espressione del volto di Gesù, che assumeva sembianze quasi sorridenti al centro, sofferenti a sinistra e con lineamenti statici del rigor mortis a destra, a seconda dell'angolazione dell'osservatore. Questa caratteristica ha generato curiosità e ricerche, rivelando che crocifissi identici si trovano in diverse chiese dell'Italia Meridionale, come a Cutro (Crotone).

Frate Umile da Petralia (Giovanni Francesco Pintorno)

Lo scultore francescano Frate Umile da Petralia, in realtà Giovanni Francesco Pintorno, nacque a Petralia Soprana, vicino Palermo, intorno al 1600. In una numerosa famiglia di 16 figli, apprese fin da piccolo il mestiere del padre, scultore e artigiano. Maturata la vocazione religiosa, nel novembre del 1623, divenne Frate Francescano con il nome di Frate Umile da Petralia Soprana. La tradizione narra che dedicava le sue giornate alla preghiera, alla meditazione, al digiuno e alla sua grande passione: la scultura, con una predilezione per la raffigurazione del Cristo in Croce. Si stima abbia scolpito più di una trentina di crocifissi, la maggior parte custoditi in chiese della Sicilia e del resto del Meridione, ma anche altrove. La sua bravura lo rese famoso, e molte opere gli furono commissionate anche da altre zone d'Italia e persino dall'estero.

Frate Innocenzo da Petralia

Il confratello francescano Frate Innocenzo da Petralia, contemporaneo e conterraneo di Frate Umile, operò principalmente nelle Marche e in Umbria. Qui realizzò numerosi Crocifissi a grandezza naturale, caratterizzati da un'alta drammaticità, come quelli visibili nella Basilica Santa Casa di Loreto, nel Convento di S. Damiano ad Assisi e nella Chiesa di S. Girolamo a Gubbio. Altri suoi Crocifissi si trovano a Pesaro, Fabriano, Ascoli Piceno, Senigallia, Cagli, Gradara, S. Lorenzo in Campo, Porretta Terme, Furnari e Monreale. Due sue opere sono persino presenti nell'isola di Malta (Cattedrale di Medina e Chiesa di Santa Maria di Gesù di La Valletta). Di Frate Innocenzo si sconoscono al momento il nome secolare, la data di nascita e di morte. Oltre ai crocifissi, eseguì anche statue di Madonne, Santi e pregevoli reliquiari, come la famosa Madonna col Bambino conservata nella chiesa di Santa Caterina di Sambuca di Sicilia.

foto di un crocifisso ligneo di Frate Umile o Frate Innocenzo da Petralia, che mostra il volto dalle diverse espressioni

Stile e Dibattito sull'Identità

È davvero singolare che due scultori nati nello stesso paese, praticamente coetanei e divenuti entrambi religiosi francescani, utilizzassero la medesima (o quasi) tecnica scultorea. I loro pregevoli crocifissi lignei, dalla possente drammaticità e bellezza, diedero luogo a un vasto movimento artistico che accrebbe il già consistente numero delle loro splendide creazioni. La cura è tutta francescana nell'esaltare l'estrema sofferenza del Dio incarnato: la corona di spine ben piantata sul capo, il corpo nudo e martoriato da ferite ed ematomi, il capo chino verso destra, le ginocchia flesse verso sinistra, in modo che la linea anatomica contribuisse a esaltare la tensione del corpo che quasi si avvinghia alla croce tra gli spasmi dell'agonia. Sono ben visibili e di grande e crudo realismo i solchi provocati dalle funi alle caviglie e ai polsi, i lividi, le piaghe, l'abbondante fuoriuscita di sangue dal costato e, almeno in un caso ben documentato (quello della Basilica Santuario di Sant'Antonio in Afragola), i chiodi che non sono inseriti nel palmo delle mani, bensì nei polsi, cosa inconsueta per l'epoca e di grandissimo interesse.

Recording King RR-60-VS Dobro Resonator Guitar

Non va dimenticato che i due artisti lavorarono anche in collaborazione, come dimostra il Crocifisso custodito nella chiesa di Santa Maria di Gesù a Collesano (Palermo), la cui Croce è stata realizzata da Frate Innocenzo mentre il Crocifisso è stato prodotto dalla sgorbia di Frate Umile. A questo punto, è facile essere colti dal ragionevole dubbio che in realtà i due frati fossero la stessa persona. Infatti, è spesso difficile anche per un cultore dell'arte cristiana distinguere il contributo dell'uno dall'altro. Tuttavia, gli storici che si sono occupati della questione sembrano preferire l'ipotesi che si tratti di due personaggi differenti, magari appartenenti alla stessa scuola o l'uno maestro e l'altro allievo o viceversa. Quindi, la questione rimane aperta e suscettibile di ulteriori chiarimenti.

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