I Santuari dei Malati in Italia: Fede, Miracoli e Iconografia

I santuari dedicati alla Madonna e ai santi protettori dei malati rappresentano da secoli luoghi di speranza, preghiera e guarigione. In Italia, numerosi sono i centri di devozione che attirano pellegrini da ogni dove, ognuno con la propria storia affascinante, le proprie tradizioni e tesori d'arte. Tra questi, spiccano il Santuario della Madonna di Monteortone, il Santuario della Madonna di Pietralba e un santuario dedicato alla Madonna della Salute, ognuno con un'immagine e una spiritualità unica.

Il Santuario della Madonna di Monteortone

Il Santuario di Monteortone, un "Summa dell'architettura monastica non benedettina di stile quattrocentesco" come lo definì F. A. Barcaro, è oggi monumento nazionale, intriso di storia e di devozione. Secondo la tradizione, nel 1428 Pietro Falco, un soldato rimasto gravemente ferito alle gambe in battaglia, venne miracolosamente guarito dopo un'apparizione della Madonna.

La Vergine lo aveva esortato a immergersi presso la fonte termale della grotta di Monteortone e gli aveva ordinato di costruire una chiesa a lei dedicata, in cambio della cessazione della pestilenza che flagellava da tempo la regione di Padova. La devozione aumentò notevolmente in seguito alla fine della pestilenza. Nel punto in cui si era immerso, Pietro Falco avrebbe poi rinvenuto l'immagine lignea raffigurante la Vergine, Gesù Bambino, San Cristoforo e Sant’Antonio Abate, tuttora esposta all’interno della chiesa e ammirata dai pellegrini.

Illustrazione del Santuario di Monteortone con la grotta termale

Il primo edificio venne realizzato tra il 1429 e il 1435 per opera di Fra Simone da Camerino, famoso predicatore, che fece costruire la prima chiesa con annesso convento e fondò gli Agostiniani della Beata Vergine di Monteortone. Questo complesso venne completamente distrutto da un incendio nel 1441. Ricostruita secondo il progetto dell’architetto Pietro Lombardo, la chiesa venne riconsacrata nel 1495.

Architettura e Tesori Artistici

Alla destra della facciata si trova una piccola grotta, oggi in muratura, a cui si accede da una scaletta e in cui i pellegrini possono bagnarsi con l'acqua calda della sorgente ritenuta miracolosa. Nelle cappelle che chiudono le due navate laterali si ammirano opere del Bissoni e di Palma il Giovane.

Il capolavoro della chiesa è l'abside centrale, con un elaborato catino sovrastato da una volta a crociera, tutto affrescato da Jacopo da Montagnana. Al centro si trova l'altare intarsiato con marmi policromi del 1683. Attraverso un deambulatorio il pellegrino passa dietro l'altare e vede da vicino l'immagine mariana, ancora oggi al centro di processioni e feste religiose. La chiesa è completata da un elegante campanile in stile gotico con tetto a cuspide. L'ex convento conserva un grande chiostro con al centro una vera da pozzo della fine del '500.

Dettaglio dell'immagine lignea della Madonna di Monteortone

Il Santuario della Madonna di Pietralba

Il Santuario della Madonna di Pietralba si inserisce possente e maestoso nel grazioso paesaggio naturale della Val d’Ega, nei pressi di Monte San Pietro. La sua origine risale a un'apparizione della Madonna avvenuta nel 1553, quando l'eremita e contadino Leonhard Weissensteiner, dopo essere precipitato in una profonda gola sul Monte Regolo, vide comparire la Vergine Maria.

Leonhard costruì una cappella in onore della Vergine Maria, la quale venne presto ampliata diventando l'odierno edificio barocco. L'attuale basilica barocca, con lo stupendo altare maggiore con foglie in oro e argento, risale al 1638; nel 1722 fu costruito l'adiacente monastero. L'imponente convento venne aggiunto in seguito. La cappella originale è ancora oggi visibile all'interno della basilica, a ricordo di questo avvenimento. Nel corso dei secoli, questo posto si è trasformato in un imponente e famoso luogo di pellegrinaggio.

Panoramica del Santuario della Madonna di Pietralba nella Val d'Ega

Eventi Significativi e Tesori d'Arte

Nel 1885, l'allora vescovo di Trento, Giovanni Giacomo della Bona, in presenza di 130 sacerdoti e 15.000 fedeli, consacrò nuovamente la statua miracolosa della Madonna Addolorata. I numerosi ex voto testimoniano la schiera di pellegrini che ogni anno visitano il Santuario. Tra i tesori artistici della basilica ci sono l'altare maggiore con foglie in oro e argento, e gli affreschi sulla volta, opera dell'artista Adam von Mölk di Vienna.

Al Santuario appartengono due cappelle: la cappella originaria all'interno della chiesa e, all'esterno, la Cappella di San Pellegrino Laziosi, patrono dei malati di tumore. Nel 1925, il Santuario di Pietralba venne dato all'Ordine dei Servi di Maria. Ma l'immagine più famosa del Santuario di Pietralba è la sua facciata bianca con la scala, dove nell'estate del 1988, questo luogo divenne celebre grazie alla visita di Papa Giovanni Paolo II, che proprio da lì parlò ai pellegrini. Già Papa Giovanni Paolo I apprezzò il Santuario della Madonna di Pietralba come luogo di villeggiatura estiva.

La facciata bianca con la scala del Santuario di Pietralba

Raggiungere il Santuario di Pietralba

La strada che porta dalla Val d'Ega al Santuario è ben segnalata. È possibile raggiungerlo anche a piedi, ad esempio partendo da Laives: il vecchio sentiero dei pellegrini ti porta in circa 4 ore dalla Chiesa Parrocchiale di Laives al Santuario della Madonna di Pietralba. Una Via Crucis con 14 stazioni porta da Laives a Pietralba, mentre una passeggiata più breve prende inizio da Aldino (circa 30 minuti). Pietralba è anche un amato punto di partenza per gite, ad esempio per l'escursione a Malga Monte San Pietro oppure l'escursione invernale a Malga Schmieder.

Orari di Apertura e Celebrazioni

Il Santuario di Pietralba è aperto ogni giorno tutto l'anno ed è liberamente accessibile durante il giorno. Le visite sono permesse se non si svolgono Sante Messe.

  • Santa Messa in lingua italiana:
    • Giorni feriali: ore 11.00 e 18.30
    • Giorni festivi ecclesiastici: ore 9.00, 11.00 e 15.00 (in estate anche alle 17.00)
  • Santa Messa in lingua tedesca:
    • Giorni feriali: ore 10.00
    • Giorni festivi ecclesiastici: ore 10.00, 14.00 e 16.00
  • Visita guidata: Offerta ogni lunedì e venerdì alle ore 16.00 (prenotazione telefonica entro le ore 12.00, massimo 10 persone).

L'ingresso al Santuario è liberamente accessibile, la visita guidata è a offerta libera.

La Madonna della Salute: Iconografia e Significato Teologico

Entrando in chiesa, si percepisce immediatamente una comunione, uno spazio abitato e popolato. La chiesa, infatti, non è un insieme di mattoni, ma la comunione delle persone. In un santuario dedicato alla Madonna della Salute, la parte nuova in cui è stato realizzato un significativo mosaico è stata costruita recuperando un muro della vecchia chiesa. La parete, ripulita dall’intonaco, mostra la "carne" del muro, collegando i visitatori con la memoria di chi li ha preceduti e con una sapienza che passa di generazione in generazione. Questo "muro aperto" rimanda a quattro secoli fa, a un luogo della campagna veneta dove sorgeva una stalla, di cui ancora si trova la mangiatoia.

Nella storia, due tradizioni principali rappresentano la Madonna della Salute: una più greco-bizantina, legata all’acqua (la Madonna dipinta in un grande calice come una piscina, le cui acque guariscono i malati), e la tradizione cristiana siriaca, ricchissima, che si rifà al tempio e usa la scena della Presentazione al tempio. Nelle raffigurazioni del mosaico dell’Atelier del Centro Aletti, queste due tradizioni ecclesiali sono state unite.

Veduta d'insieme del mosaico del Santuario della Madonna della Salute

Scene del Mosaico e Loro Interpretazione

Presentazione al Tempio

Sullo sfondo della scena, si intravede il tempio dove, nel Santo dei Santi, nella sua parte più interiore, dietro il velo, era custodita l’arca dell’alleanza con le tavole della legge, segno e strumento del patto sigillato tra Dio e gli uomini, santuario della sua divina e imperscrutabile presenza. Nei vangeli apocrifi si racconta che Maria, da bambina, era entrata nel tempio per tesserne il velo. Questo racconto è servito ai Padri come una profonda intuizione teologica: Maria bambina ha tessuto il velo del tempio, poi è diventata l’arca vivente dell’alleanza e ha tessuto la carne del vero tempio - Cristo - nel suo grembo. Fino al momento dell’incarnazione la Parola si poteva solo ascoltare. Da allora in poi, avendole Maria dato la carne, la Parola si può vedere e toccare.

Maria e Giuseppe vengono al tempio per "presentare" il bambino al Signore, per consacrarlo. Nel rito bizantino, questa festa si chiama "Ypapantí", cioè "Incontro": è l’incontro primario e originante del Padre con il Figlio, ma è anche l’incontro del piccolo Gesù con il suo popolo. Maria lo offre nelle mani a Simeone, uomo giusto, che non ha lasciato il tempio, né di giorno, né di notte, come la profetessa Anna, per aspettare la consolazione di Israele. Lo Spirito li ha condotti nel santuario, visitato chissà quante volte, e finalmente possono stringere nelle braccia il Figlio di Dio, il Salvatore di Israele. Diventa chiaro allora perché questa scena è collocata in un santuario mariano: Maria, nel vecchio tempio, ha portato il nuovo, intessuto della sua stessa carne. Maria è la "Madonna della Salute", perché ha dato la carne a Dio, che per mezzo di questa carne assunta salva la nostra carne mortale.

Dettaglio del mosaico: Presentazione al Tempio

Gesù guarisce il paralitico

Cristo isolato, maestoso, dritto, è vestito con i colori con cui già nell’antica tradizione veniva rappresentato: ha una veste rossa, perché è Dio, ed è rivestito di blu, il colore che indica l’umano, per dire che Dio si è fatto uomo in mezzo a noi, con tutta l’umanità. E subito questa umanità - che la Madonna in quanto madre gli ha dato - diventa il principio di salvezza dell’umanità intera. Sappiamo dai vangeli che tanti malati, indemoniati, accorrevano da Lui, tutti volevano toccarlo. Qui si è voluta rappresentare la scena di quel paralitico che è stato presentato a Gesù scoperchiando il tetto e calandolo legato ad un lettuccio (Mc 2,1-12).

Cristo gli dice: "ti sono perdonati i peccati". Il peccato è la distruzione e la perversione dell’amore, la distruzione di tutte le relazioni e soprattutto la distanza invalicabile con Dio. Cristo viene e dice: "ti sono perdonati i peccati". Chi perdona i peccati? Solo Dio e colui al quale è stato perdonato il proprio peccato sa che questo l’ha potuto fare solo Dio. La gente non poteva vedere che Cristo era Dio. Perciò Lui dice al paralitico: "Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua". E questo si alza, prende il suo lettuccio e se ne va, lasciando il tetto scoperchiato. Questo ci dice che noi andiamo al santuario della Madonna della Salute perché la nostra umanità è vulnerabile, ammalata. Anche chi è sano e robusto nel corpo ha altri tipi di "malattie": forse ha rapporti spezzati, relazioni violente, fatte o subite, ingiustizie, offese. L’umanità è esposta al male e noi andiamo dalla Madonna della Salute. Ma ci possiamo andare anche perché può capitare di avere una diagnosi tremenda e non ci consolano le speranze illusorie che "dopo l’operazione staremo meglio". Questa scena ci dice che possiamo anche non guarire. Il paralitico non è stato guarito all’inizio, all’inizio gli è stato tolto il peccato, cioè gli è stato "ridonato" il rapporto con Dio, si è ristabilita l’adesione a Cristo, gli è stata aperta la possibilità di amare, è stato riabilitato all’amore, ma non è guarito. La guarigione è solo secondaria, e di per sé non è la cosa fondamentale. L’opposto della morte allora è la "vita vera" (Gv 1,2), di cui uno può non partecipare mentre è ancora vivo e che può avere anche se è nella tomba.

Dettaglio del mosaico: Gesù guarisce il paralitico

Deposizione dalla Croce

Noi possiamo quindi non guarire e morire, eppure essere salvati. Non solo, Cristo stesso muore. L’umanità, quella carne che Maria ha tessuto per la salvezza del mondo è morta, è stata sopraffatta dal male, perché l’umanità è destinata alla tomba. Tutti sono morti e anche noi moriremo, come Cristo è morto. Ma quando Cristo muore, viene messo nelle nostre mani: nel vangelo si dice che Dio ha dato suo Figlio nelle nostre mani. Ma noi eravamo nemici di Dio, una generazione perversa e peccatrice, e abbiamo distrutto Cristo, gli abbiamo scaricato addosso tutta la nostra violenza e Lui è crollato. E nelle nostre mani è arrivato morto.

Il primo gesto di tenerezza - si guardi il volto di Giuseppe di Arimatea, che può essere anche l’apostolo Giovanni - dell’uomo verso Dio è quello di questo uomo, che dopo che Dio si è dato in modo da farci vedere quanto è folle il suo amore e quanto Lui si fida di noi (mentre noi non ci fidiamo di Lui, ritenendo di sapere meglio di Lui, ragionando secondo il peccato, che cosa è bene per noi) fa un gesto di tenerezza su Cristo morto. E allora Giuseppe di Arimatea "diventa una colonna" che sostiene questo corpo morto.

Maddalena ha i capelli sciolti, che scivolano verso i piedi di Cristo. Questi capelli di Maddalena conoscevano già bene i piedi di Cristo, avendoli accarezzati e unti. Ma accarezzando il Signore è stata salvata e si era sentita dire da Cristo: "ti è perdonato, non peccare più". Questo non l’aveva più scordato e da lì era iniziata la sua guarigione. La guarigione infatti comincia con il perdono del peccato. In quel momento è nata una donna nuova. Qui Maddalena guarda le ferite e con il suo amore folle porta questo peso enorme di Cristo. L’immagine della deposizione è stata composta sulla parete dietro l’altare dove si celebra, con l’intenzione di far vedere come la deposizione di Cristo avviene sull’altare, richiamando la tradizione antica.

Il Giovanni Battista è lì perché lui è stato quello che ha indicato Cristo, dicendo: "Ecco l’agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo". Qui sembra ricordare che Cristo ha perdonato i peccati alla Maddalena, cioè che Cristo è quell’agnello su cui è "caduto" tutto. È Cristo infatti che ha preso il peccato, lo ha assorbito, Lui che non ha peccato è stato trattato da peccato e alla fine è morto. "Ecco l’agnello che porta su di sé il peccato del mondo". Giovanni Battista qui indica anche la Madre di Cristo, la Madonna della Salute, che sta guardando il Figlio che porta il peccato dell’umanità, la carne che salverà la nostra carne. Il Battista è un asceta, un uomo asciutto, del deserto, è vestito solo di pelli di cammello. Vedendolo, ciascuno ricorda il battesimo, dal momento che era lui ad aver battezzato Cristo. In questa scena c’è anche un richiamo esplicito al battesimo: l’acqua che scende dai piedi della Madonna. Nel battesimo noi tutti siamo stati innestati nel corpo di Cristo. Tramite il battesimo siamo entrati in questa umanità di Cristo, che è morta - e noi tutti moriremo -, e siamo dunque stati innestati nella morte di Cristo. Ma il battesimo dice anche che, se si muore con Cristo, con Lui si risorge. E nel battesimo si fa proprio questo: con Cristo si muore e si risorge.

Dettaglio del mosaico: Deposizione dalla Croce

La Tomba Vuota e l'Incontro con Maria di Magdala

Proprio sopra Giovanni Battista noi vediamo la tomba, subito memoria del passaggio morte-risurrezione. Noi andiamo verso questa tomba, verso il buio. Cristo, una volta entrato in questo buio, vede la tomba "dall’al di là a qua". C’è una grande differenza: dall’ottica umana la tomba è scura, problematica, dolorosa, dolente, dall’ottica di Cristo si vede il bianco, il rosso - il colore di Dio - l’oro, la luce, a indicare la santità divina.

C’è l’angelo seduto sulla roccia che dice alla Maddalena, venuta alla tomba al mattino presto: "Ma perché vieni alla tomba? Smetti di andare verso la tomba, guardati attorno". Lei si gira e non riconosce subito il Cristo, che le dice: "Maria". Quando uno ama e chiama l’amato per nome, quello si accorge subito di chi lo chiama, riconosce subito la sua voce, anche se fosse tra mille altre. Qui Maria è rappresentata esattamente nel momento in cui si sente chiamare per nome e si gira. Lo fa con un gesto dinamico, perché la salvezza è adesione a Cristo, è aderire a Lui con tutto il cuore, è smettere di far resistenza, quella resistenza che porta alla tomba. Maria Maddalena aderisce a Cristo, che guarda a noi come fa anche la Madre della Salute, e mostra a chi guarda la ferita del costato e della mano.

Dettaglio del mosaico: La tomba vuota e l'incontro con Maria di Magdala

La Palma

La palma, qui rappresentata con tanti datteri, è un antichissimo simbolo cristiano della sicurezza di vita. Nel medio oriente infatti i datteri si mangiano per 365 giorni all’anno. Chi ha i datteri ha la sicurezza di vita, ha la certezza di non morire di fame. Qui, con gli antichi cristiani, si vuole indicare che chi sta con Cristo anche se muore, vivrà. La Madonna della Salute ci ha dato la carne di Dio, nella quale siamo innestati con il battesimo, a cui siamo richiamati con la penitenza a lavarci dai peccati, così che, anche se moriremo, vivremo.

Dettaglio del mosaico: La palma come simbolo di vita

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