L'ultimo saluto a Paolo Rossi: emozione e commozione ai funerali di Vicenza

Vicenza ha ospitato l'ultimo saluto a Paolo Rossi, l'indimenticabile "Pablito", eroe del Mondiale 1982, scomparso all'età di 64 anni a causa di un tumore ai polmoni. La città, che lo vide emergere nel grande calcio, si è stretta attorno alla sua famiglia e ai suoi ex compagni di squadra in una giornata di profonda commozione e ricordo. Le vie adiacenti al Duomo di Santa Maria Annunciata, dove si è tenuta la cerimonia, sono state chiuse per evitare assembramenti, ma una folla silenziosa e commossa, con sciarpe biancorosse al collo, ha intonato cori come "Paolo, Paolo" e "Pablito, Pablito" al suo arrivo e alla sua uscita.

Foto della folla a Vicenza che saluta Paolo Rossi

L'arrivo del feretro e la partecipazione dei campioni

Il feretro in legno chiaro di Paolo Rossi, avvolto nella maglia azzurra della Nazionale numero 20 e con la sciarpa della Lanerossi Vicenza, è stato portato a spalla dai suoi ex compagni della Nazionale del 1982, i "ragazzi dell'82" che con lui trionfarono al Mundial. Tra loro, in testa, Marco Tardelli e Antonio Cabrini, affiancati da Giancarlo Antognoni, Fulvio Collovati, Alessandro Altobelli, Franco Causio, Lele Oriali, Beppe Dossena, Daniele Massaro, Giuseppe Bergomi, Franco Baresi e Giovanni Galli. Presente anche il figlio di Paolo Rossi, Alessandro.

All'interno del Duomo, tra i circa 250 presenti nel rispetto delle norme anti-Covid, c'erano molte altre figure illustri del calcio italiano: Bruno Conti, Roberto Baggio, Giuseppe Galderisi, Roberto Bettega, e Paolo Maldini. Tra le corone di fiori, anche quella dell'UEFA. I gagliardetti delle squadre in cui Rossi aveva giocato, tra cui Juventus e Vicenza, sono stati esposti ai lati del feretro.

Foto dei campioni del 1982 che portano a spalla il feretro di Paolo Rossi

L'omelia di Don Pierangelo Ruaro: un campione di vita e di fede

La cerimonia funebre è stata officiata da don Pierangelo Ruaro, delegato dal vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol e direttore dell'Ufficio Liturgico della Diocesi. La sua omelia ha toccato le corde dell'emozione, celebrando non solo il calciatore ma anche l'uomo. "Ora ti allenerai nella Coverciano del cielo e giocherai con la Nazionale di lassù", ha detto don Ruaro, immaginando una nuova dimensione per il campione.

Il sacerdote ha sottolineato la discrezione e la semplicità di Rossi: "Paolo ha vissuto la malattia con il garbo e la discrezione di sempre. La sua grandezza è stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio". Ha raccontato la fede di Paolo, che mosse i primi passi da calciatore nella squadra di un oratorio in Toscana, e ha citato le parole di San Paolo nella seconda lettera a Timoteo: "È giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede".

Don Ruaro ha poi descritto Paolo come cristiano: "In una recente intervista diceva ‘appartengo ad una generazione per la quale i valori cristiani erano importanti’. È stato chierichetto. Ha iniziato a giocare nella squadra messa su del prete della parrocchia. Una settimana in seminario gli è bastata a fargli capire che quella non era la sua strada. Non sono un bigotto e credo fermamente che siamo di passaggio su questa terra, per preparare una vita futura. La sua fede era fatta di quotidianità, di gentilezza, rispetto, semplicità ed umiltà".

Ricordando un'intervista in cui Rossi raccontava il momento più bello della vittoria mondiale - "la finale della finale" quando, seduto su un cartellone pubblicitario con la Coppa in mano, vedeva "la gente che si abbraccia" -, don Ruaro ha evidenziato la sua umiltà e la gioia di aver donato felicità agli italiani. Ha concluso l'omelia con una citazione di una canzone di Renato Zero: "Benedici Signore attori, musicisti, fantasisti e il popolo del circo. Tutta questa gente che comunica felicità attiva, positiva e generosa. In questo elenco mettiamo anche te, Paolo, grazie per aver fatto sognare tanta gente e insegnato a vivere. E a te, Signore di avercelo donato".

Funerale Paolo Rossi, i campioni di Spagna'82 portano la bara tra gli applausi

I ricordi commossi degli amici e compagni

Antonio Cabrini: "Non ho perso solo un compagno di squadra, ma un amico e un fratello"

Con la voce rotta dalla commozione, Antonio Cabrini ha ricordato Paolo Rossi come un "amico e un fratello". "Insieme abbiamo combattuto, vinto e a volte perso, sempre rialzandoci anche davanti alle delusioni. Siamo stati parte di un gruppo, quel gruppo, il nostro gruppo. Non pensavo ti saresti allontanato così presto, ma che avremmo camminato ancora tanto insieme". Cabrini ha espresso il suo profondo affetto e la mancanza di Paolo: "Già mi manchi, le tue parole di conforto, le tue battute e i tuoi stupidi scherzi. Le tue improvvisate e il tuo sorriso. Mi manca proprio tutto di te, oggi voglio ringraziarti perché se sono quello che sono lo devo anche al meraviglioso amico che sei stato". Ha promesso: "Io non ti lascerò mai, ma tu stai vicino a tutti noi, come io starò vicino a Federica e ai tuoi figli".

Alessandro Altobelli: "Il più grande di tutti"

Alessandro "Spillo" Altobelli ha descritto Paolo Rossi come "il più grande di tutti, oltre che il più forte attaccante di tutti i tempi". Ha ricordato la sua professionalità e la sua abilità unica in campo: "Eravamo entrambi attaccanti, ma lui era molto più forte di me. Ho sempre cercato di copiare quello che faceva, ma le sue erano qualità naturali e imitarlo impossibile. Era sempre al posto giusto nel momento giusto, arrivava sempre prima". Altobelli ha anche condiviso un aneddoto sulla chat dei campioni dell'82, dove Rossi non rispondeva da tempo, generando preoccupazione. "Avrei voluto essere lì a tenergli la mano", ha concluso commosso.

Giuseppe Bergomi: "Umanità e disponibilità"

Anche Beppe Bergomi ha ricordato le doti umane di Rossi: "Di quel gruppo vincente Paolo era un simbolo, non solo per quanto è riuscito a fare in campo ma anche fuori. Le sue più grandi doti sono state l'umanità e la disponibilità verso tutti, ma anche la capacità di sorridere". Bergomi ha menzionato anche la loro collaborazione come commentatori TV, dove Rossi era "un esempio per la moderazione nei commenti".

Paolo Maldini: "Un fulmine a ciel sereno"

Paolo Maldini ha espresso il suo shock per la notizia della morte: "La morte di Paolo mi ha colpito perché non sapevo della sua malattia e quindi è stato un fulmine a ciel sereno. Lui ha rappresentato il calcio italiano, non ha uguali in assoluto". Maldini ha avuto la fortuna di giocare con Rossi al Milan, quando Pablito era a fine carriera e lui giovanissimo.

Giancarlo Antognoni: "Ci ha portato sul tetto del mondo"

Giancarlo Antognoni ha sottolineato l'impatto di Rossi sulla storia del calcio italiano: "Lui ci ha portato sul tetto del mondo, perdiamo non solo un compagno, una persona squisita sotto tutti i punti di vista. Spero che non abbia sofferto troppo, anche se purtroppo mi dicono che l'ultimo periodo sia stato molto duro".

Cesare Prandelli: "Amico vero, sincero, leale"

Cesare Prandelli, ricordando Rossi come "un amico vero, sincero, leale, una persona straordinaria che come ogni buon toscano sapeva ironizzare su se stesso", ha rivolto un pensiero speciale alla moglie Federica e alle figlie, promettendo il sostegno degli amici. Prandelli ha voluto ricordare la gioia di Rossi quando è diventato padre in età non più giovanissima, definendola l'immagine che si porterà "per sempre dentro".

Il ricordo della moglie Federica Cappelletti

Federica Cappelletti, la moglie di Paolo Rossi, ha espresso la sua gratitudine per l'incredibile ondata di affetto ricevuta: "In questi giorni abbiamo ricevuto attestati di affetto incredibili, commoventi. Mi auguro che Paolo possa aver visto tutto questo affetto". Ha condiviso il suo dolore, ma ha ribadito l'importanza di ricordare Paolo come era: "Sento dolore, ricordare certe cose fa male, però è giusto così: Paolo era della gente, che tutti lo ricordino anche nella sua fase di profonda sofferenza. Lui non si è mai risparmiato, amava il lavoro che faceva, apprezzava tutti voi giornalisti. Con la sua forza mi ha insegnato il coraggio".

La lettera del Presidente FIGC Gabriele Gravina

Il Presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha affidato il suo ricordo a una toccante lettera aperta, leggendo alcuni passaggi davanti alla bara. "È come se Paolo Rossi si fosse portato via il pallone. E con lui, pure, un pezzo d'Italia. Quella messa in circolo davanti al televisore per le partite della Nazionale, quella che le emozioni non le condivideva sui social, ma con gli abbracci dopo ogni suo gol".

Gravina ha evocato l'immagine di un'Italia unita e felice grazie a Rossi: "L'Italia in finestra, quella popolare e con la bandiera a sventolare fuori dai finestrini e i clacson a raccontare la felicità per quelle vittorie. È come se Paolo Rossi si fosse portato via l'estate. Degli amori e delle pallonate, delle tovaglie a quadri delle nonne e delle corse a casa per vedere quelle partite che iniziavano nel primo pomeriggio e che, per certi aspetti, non sono mai finite. Perché nessuno, mai, le dimenticherà".

Ha continuato: "È come se Paolo Rossi si fosse portato via gli anni Ottanta. Di televisori in bianco e in nero, mangianastri, robot, borselli e vacanze lunghe vissute tutti insieme sotto lo stesso ombrellone, in modo corale come quel mondiale: il Mondiale. Paolo Rossi - improvvisamente come uno dei suoi gol - s'è portato via tutto questo. Ma nella fretta, perché i veri cannonieri le cose le fanno sempre molto rapidamente, una cosa se l'è dimenticata, ce l'ha lasciata: la memoria. Di quell'estate azzurra, così fantastica grazie ai gol di uomo semplice che ricorderemo - per sempre - con le braccia al cielo, il sorriso sulle labbra e il tricolore sul cuore. Paolo Rossi! Paolo Rossi!".

Lettera di Gabriele Gravina in omaggio a Paolo Rossi

L'ultimo viaggio e gli omaggi postumi

Al termine della cerimonia, tra lunghi applausi e il suono delle campane, la bara di Paolo Rossi è stata nuovamente portata a spalla dai campioni del mondo dell'82, affiancati dal figlio Alessandro. L'ultimo viaggio riporterà Paolo Rossi nella natia Toscana. Prato ha espresso l'intenzione di intitolargli lo stadio, mentre Perugia, dove il corpo verrà cremato, lo saluterà con una cerimonia privata allo stadio Curi.

La Serie A ha dedicato a "Pablito" un minuto di silenzio e i giocatori hanno indossato il lutto al braccio, in un segno di rispetto e ricordo per un campione che ha lasciato un'impronta indelebile nel cuore degli italiani.

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