La questione della presenza del crocifisso negli spazi pubblici, in particolare nelle scuole, ha da sempre suscitato dibattiti accesi. La decisione del magistrato spagnolo Alejandro Valentin di far rimuovere tutti i crocifissi dalle aule e dagli spazi comuni della scuola pubblica ‘Macias Picavea’ di Valladolid nel 2008 ha riacceso la discussione, portando alla luce riflessioni profonde sul significato di questo simbolo.

L'articolo di Natalia Ginzburg: "Non togliete quel crocifisso"
In questo contesto, emerge l'intervento di Natalia Ginzburg, intellettuale vicina al Partito Comunista Italiano, autrice di "Lessico famigliare", che nel 1988 pubblicò sull'Unità un articolo intitolato "Non togliete quel crocifisso", poi riproposto con il titolo "Quella croce rappresenta tutti". L'articolo, definito bellissimo, affronta con lucidità e profondità la questione della rimozione dei crocifissi dagli ambienti scolastici.
Il Crocifisso come Simbolo di Dolore e Storia
Ginzburg argomenta che il crocifisso non genera alcuna discriminazione, poiché è un simbolo silenzioso. Viene definito come l'immagine della rivoluzione cristiana, un evento che ha profondamente cambiato il mondo, diffondendo l'idea di uguaglianza tra gli uomini, un concetto precedentemente assente. L'autrice sottolinea come siano quasi duemila anni che si utilizzano le espressioni "prima di Cristo" e "dopo Cristo", a testimonianza del suo impatto storico.
Il crocifisso viene descritto come un simbolo del dolore umano. La corona di spine e i chiodi evocano le sue sofferenze, mentre la croce, immaginata alta su un monte, rappresenta la solitudine nella morte. Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio, ma Ginzburg estende la sua interpretazione anche ai non cattolici, vedendo nel crocifisso l'immagine di chi è stato venduto, tradito, martoriato e morto per amore di Dio e del prossimo.

Il Crocifisso come Rappresentazione Universale
L'autrice affronta l'obiezione secondo cui molti altri personaggi storici sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede o per il prossimo, e di loro non vi sono immagini sui muri delle scuole. Tuttavia, Ginzburg sostiene che il crocifisso li rappresenta tutti. La ragione risiede nel fatto che, prima di Cristo, nessuno aveva proclamato con la stessa forza l'uguaglianza e la fratellanza tra tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro condizione sociale, religiosa o etnica. Nessuno prima di lui aveva posto la solidarietà umana al centro dell'esistenza.
La figura di Gesù Cristo, che ha portato la croce, diventa un punto di riferimento per ogni essere umano che si trova a portare il peso di una grande sventura. Il termine "croce" è entrato nel linguaggio comune per indicare le avversità della vita, anche per chi non è cattolico, a causa della profonda impronta culturale lasciata dall'idea della croce nel pensiero occidentale.
Le Parole di Cristo e la Rivoluzione Cristiana
Ginzburg evidenzia come alcune parole di Cristo, come "ama il prossimo come te stesso", pur essendo già presenti nell'Antico Testamento, siano diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Queste parole rappresentano la chiave di tutto e si pongono in netto contrasto con la guerra, la violenza e l'indifferenza. Nonostante la difficoltà nel metterle in pratica, esse rimangono un punto di riferimento fondamentale.
Viene anche citato il detto "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia", che suscita un desiderio ancora più ardente di giustizia, indipendentemente dalla credenza in una ricompensa ultraterrena.
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Il Crocifisso come Scelta Libera e Rispetto delle Minoranze
Affrontando la questione della sua rimozione dalle aule scolastiche, Ginzburg critica l'imposizione delle autorità, sia essa di appendere o togliere il crocifisso. Sostiene che dovrebbe essere una libera scelta dell'insegnante. Inoltre, propone di considerare anche il parere dei bambini: se anche un solo bambino desidera la presenza del crocifisso, il suo desiderio, se innocente, dovrebbe essere rispettato.
L'autrice contesta fermamente l'idea che il crocifisso possa offendere gli scolari ebrei. Ricorda che Cristo stesso era ebreo e un perseguitato, morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager. Pertanto, il crocifisso, simbolo del dolore umano, non dovrebbe essere motivo di offesa per loro.
Critica all'Ora di Religione e Difesa del Crocifisso
Ginzburg distingue nettamente tra l'ora di religione, definita una "prepotenza politica" che genera discriminazione tra cattolici e non cattolici, e il crocifisso, che "tace" e non impone nulla. Mentre l'ora di religione insegna, il crocifisso è un'immagine che non insegna, ma evoca.
Viene sollevata una critica nei confronti del cattolicesimo contemporaneo, definito una "poltiglia schiumosa" dove politica e religione sono sinistramente mischiate. In questo contesto, Ginzburg invita i laici a pensare ai "veri cattolici", coloro che si sforzano di distinguere la loro fede autentica da questa commistione.
Un Simbolo che Rappresenta la Storia e l'Umanità
In conclusione, Natalia Ginzburg ribadisce che il crocifisso fa parte della storia del mondo. La sua interpretazione è multiforme: per i credenti è un simbolo religioso, per altri può essere solo un elemento decorativo, o ancora, per alcuni, un elemento che suscita pensieri contrastanti. L'autrice difende la tolleranza nel consentire a ciascuno di costruire il proprio significato attorno a questo simbolo, rispettando i diritti delle minoranze.
Le sue parole, cariche di umanità e profondità storica, continuano a offrire una prospettiva preziosa sul dibattito, sottolineando come il crocifisso, lungi dall'essere un mero simbolo religioso, rappresenti un punto di incontro tra la storia, il dolore umano universale e i valori fondamentali dell'uguaglianza e della solidarietà.

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