Il Significato del Crocifisso Stilizzato e del Cristo Intagliato nell'Arte Sacra

La Crocifissione rappresenta il simbolo per antonomasia della religione cristiana, occupando un posto centrale nella produzione dell'arte sacra. La croce, in questo contesto, diventa simbolo di culto, trovando le sue prime manifestazioni nelle chiese primitive.

Le Prime Rappresentazioni della Croce e della Crocifissione

Uno degli esempi più significativi di croce come simbolo di culto è la croce gemmata realizzata a mosaico, risalente alla fine del IV - inizio del V secolo. Questa croce è posta sopra il Calvario nella basilica paleocristiana di Santa Pudenziana a Roma.

Una delle più antiche rappresentazioni della crocifissione, risalente alla fine del II o all'inizio del III secolo, compare in un probabile amuleto intagliato in eliotropio, oggi conservato al British Museum. Secondo l'analisi di Kotanski, le parole affiancate alla crocifissione contengono un'invocazione a Gesù redentore, figlio del Padre. L'iscrizione sul retro, aggiunta successivamente da mano diversa, include termini di significato ignoto ma presenti anche in amuleti pagani.

Già nel II secolo, Giustino martire affermava che gli esorcismi venivano effettuati "nel nome di Gesù Cristo, che fu crocefisso sotto Ponzio Pilato". Questa affermazione trova un possibile riscontro nella narrazione della guarigione di uno storpio da parte di Pietro (Atti 3-4, in particolare 4,9-10). L'uso apotropaico del nome di Gesù e della rappresentazione della sua crocifissione, anche in un contesto potenzialmente pagano, può essere spiegato dalle parole di Origene: "il nome di Gesù è così potente contro i demoni che talvolta è efficace anche se pronunziato da uomini cattivi" (Contra Celsum 1.6).

Tra le più antiche rappresentazioni cristiane della crocifissione vi sono anche due incisioni su pietre dure, utilizzate come sigilli. Una fu ritrovata in Romania nei pressi di Costanza nel 1895 e si trova al British Museum (PE 1895,1113.1). Una pietra molto simile fu acquistata dal collezionista inglese George Frederick Nott (1767-1841), ma oggi è dispersa, sebbene ne rimanga un calco in gesso. La pietra è citata da Raffaele Garrucci nella sua monumentale "Storia dell’arte cristiana nei primi otto secoli della chiesa". Entrambi i sigilli sono oggi datati alla prima metà del IV secolo.

In entrambe le gemme, Cristo in croce è circondato dagli apostoli, sei per lato. Questa forma di rappresentazione, in contrasto con i racconti evangelici, sembra voler enfatizzare che il fondamento della Chiesa è Cristo crocefisso.

Illustrazione delle antiche gemme con Cristo in croce e apostoli, enfatizzando il fondamento della Chiesa.

Evoluzione Iconografica della Crocifissione

Nel V secolo, oltre al simbolo della croce, emergono i primi esempi di rappresentazione della Crocifissione con la figura del Redentore in mezzo ai ladroni, presentata alla devozione dei fedeli. Un esempio celebre di Crocifissione risalente a questo periodo è quella intagliata, insieme ad altre scene bibliche, nel legno dell'antica porta della basilica di Santa Sabina sull'Aventino. Questa raffigurazione mostra Gesù con le braccia distese, tra i due ladroni, con occhi aperti, senza nimbo e senza croce visibile.

Le Croci Dipinte dell'Italia Centrale

Nell'Italia centrale del XII secolo nacque la tradizione delle croci dipinte. Queste opere erano destinate ad essere appese nell'arco trionfale delle chiese o al di sopra dell'iconostasi, la struttura che separava la navata destinata ai laici dal presbiterio riservato al clero. Le tavole venivano dipinte direttamente su legno, oppure su fogli di pergamena o cuoio, successivamente incollati su un supporto ligneo sagomato a forma di croce.

In queste croci, il Cristo è solitamente rappresentato in posizione frontale, con la testa eretta e gli occhi aperti, vivo sulla croce e ritratto come trionfatore sulla morte (Christus triumphans). Era spesso attorniato da scene tratte dalla Passione. Poteva presentare agli estremi dei bracci della croce figurine di contorno che, a partire dalla seconda metà del XIII secolo, si evolsero nelle figure a mezzobusto della Vergine e di San Giovanni evangelista in posizione di compianto. Talvolta si incontravano anche i simboli degli evangelisti e, nel braccio superiore (la cimasa), un Cristo in maestà.

Esempio di croce dipinta medievale con Cristo trionfante (Christus triumphans) e scene della Passione.

Il Christus Patiens e l'Espressionismo Gotico

Agli inizi del XIII secolo emerse una nuova tipologia iconografica: il Christus patiens, di ispirazione bizantina. La sua diffusione fu facilitata dalla coeva predicazione francescana. Il Cristo sofferente ha la testa reclinata sulla spalla e gli occhi chiusi, con il corpo incurvato in uno spasimo di dolore, e i fianchi cinti dal perizoma.

La prima rappresentazione di questo tipo è la Croce n. 20 di Pisa (1210-1230), opera di un anonimo artista bizantino operante in Toscana. Uno dei primi artisti a recepire questa novità iconografica fu Giunta Pisano, del quale restano tre crocifissi firmati e uno a lui attribuito dalla critica. Tra questi, il Crocifisso della basilica di San Domenico a Bologna, dove il corpo del Cristo è inarcato sulla sinistra, invadendo il tabellone laterale e facendo scomparire le scene della Passione.

Tra Giunta Pisano e Cimabue, emerse Coppo di Marcovaldo, considerato il primo innovatore dell'arte e il primo vero pittore espressionista della storia, capace di superare la definizione di "grottesca" attribuita da Longhi all'arte precedente.

Giotto fu il primo a rinnovare questa iconografia in pittura nell'ultimo decennio del XIII secolo, ispirandosi ai traguardi raggiunti dalla scultura gotica, in particolare da Nicola Pisano già dal 1260.

Confronto tra il Christus Triumphans e il Christus Patiens, evidenziando le differenze espressive.

Influenze Culturali e Simbolismi Aggiuntivi

Nei paesi in cui la diffusione del cristianesimo è avvenuta a seguito di guerre di conquista o di azione missionaria, sul piano iconografico si riscontrano elementi di originalità che affondano le radici nella cultura precedente. Un esempio notevole è la crudezza delle statue di Gesù crocefisso o del suo corpo morto calato dalla croce, presenti in molte chiese messicane. Octavio Paz osservava che "Il messicano venera il Cristo sanguinante e umiliato, colpito dai soldati, condannato dai giudici, perché vede in lui l'immagine trasfigurata del proprio destino."

Il discorso sull'iconografia della Crocifissione si amplia ulteriormente quando riguarda la rappresentazione figurativa del racconto evangelico. La straordinaria diversificazione delle raffigurazioni del Calvario nella storia dell'arte deve essere spiegata in rapporto alla diversa attribuzione di significato religioso data all'evento, frutto di differenti sensibilità e interpretazioni dei testi evangelici.

Un dettaglio iconografico ricorrente è la presenza di un teschio con due tibie incrociate sotto la croce o ai suoi piedi. Questo simbolo è tradizionalmente associato al Golgota, il luogo della crocifissione, che significa "luogo del cranio", e può rappresentare la vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato originale, o il sacrificio di Adamo.

Dettaglio di un crocifisso con il teschio e le tibie incrociate ai piedi della croce.

La dottrina della doppia natura - umana e divina - di Cristo, affermata nei grandi concili di Nicea (325), Costantinopoli (381) ed Efeso (431), fornisce il quadro teologico fondamentale per la comprensione delle diverse rappresentazioni della Crocifissione.

ICONOGRAFIA DELLA CROCIFISSIONE 1

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