Le Omelie di Papa Francesco sulla Vita Consacrata: Un Invito alla Gioia, alla Profezia e alla Fedeltà

La vita consacrata, nella Chiesa cattolica, è una forma di vita con cui i fedeli (chierici o laici, uomini e donne) si consacrano in modo speciale a Dio attraverso la professione, mediante voto pubblico, dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Solitamente, la professione di questi consigli avviene all'interno di un istituto di vita consacrata, che può essere religioso o secolare. Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha dedicato numerose riflessioni e omelie alla vita consacrata, evidenziandone la bellezza, la preziosità e le sfide attuali.

Nel convocare l'Anno della Vita Consacrata, a cinquant'anni dalla promulgazione del Decreto conciliare Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita religiosa, Papa Francesco ha voluto anzitutto riproporre a tutta la Chiesa la bellezza e la preziosità di questa peculiare forma di sequela Christi. Egli ha sottolineato che i consacrati hanno deciso di lasciare ogni cosa per imitare Cristo più da vicino mediante la professione dei consigli evangelici. La loro luminosa testimonianza di vita è come una lampada posta sul candelabro per donare luce e calore a tutto il popolo di Dio.

Papa Francesco incontra religiosi e religiose

L'Anno della Vita Consacrata: Un Richiamo alla Gioia, al Coraggio e alla Comunione

In occasione della Celebrazione eucaristica di inizio dell’Anno della Vita Consacrata, Papa Francesco ha espresso il suo desiderio che i consacrati attuassero il loro invito non solo in quell'anno speciale, ma sempre, essendo gioiosi. Ha esortato a mostrare a tutti che seguire Cristo e mettere in pratica il suo Vangelo riempie il cuore di felicità.

Inoltre, il Pontefice ha invitato i consacrati ad essere coraggiosi, ricordando che chi si sente amato dal Signore sa di riporre in Lui piena fiducia, come hanno fatto i Fondatori e le Fondatrici, aprendo nuove vie di servizio al Regno di Dio. Ha poi sottolineato l'importanza di essere donne e uomini di comunione: ben radicati nella comunione personale con Dio, che hanno scelto come il porro unum (cfr Lc 10,42) della loro esistenza, devono essere instancabili costruttori di fraternità, praticando anzitutto tra di loro la legge evangelica dell’amore scambievole, e poi con tutti, specialmente i più poveri.

Papa Francesco ha voluto dedicare l’anno 2015 ai consacrati, donne e uomini di tutta la Chiesa, che Dio ha chiamato a una vita più vicina a Lui, per mezzo dei consigli evangelici. Ha invitato a iniziare quest’anno della vita consacrata nel segno della speranza cristiana, fiduciosi che il Signore, con la sua misericordia, trasforma le nostre infedeltà. Ha richiamato alla necessità della misericordia del Signore, citando il profeta Isaia: “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna, per amore dei tuoi servi” (Is 63,17).

Il rapporto di fiducia in Dio è ciò che fa vivere il presente con passione. “Che sia sempre vero quello che ho detto una volta: “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”,” ha affermato il Papa. Ha aggiunto: “Mi attendo che “svegliate il mondo”, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia.” E ancora: “La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico.”

Il Pontefice ha inoltre insistito sul fatto che i religiosi e le religiose, al pari di tutte le altre persone consacrate, sono chiamati ad essere “esperti di comunione”. Infine, ha rinnovato l'invito a “uscire da sé stessi per andare nelle periferie esistenziali”, ricordando l'ultima parola di Gesù ai suoi: “Andate in tutto il mondo” (cfr. Mc 16,15). Questo programma concreto di Papa Francesco si concentra su tre realtà centrali per l'Anno della Vita Consacrata: Vangelo - Profezia - Speranza.

L'Omelia a Panama: La "Stanchezza Paralizzante" e la Sete di Cristo

Durante il suo viaggio apostolico a Panama, Papa Francesco ha presieduto la Santa Messa con la dedicazione dell’altare della cattedrale basilica di Santa Maria La Antigua. Nell'omelia, ha indicato una forma di “stanchezza paralizzante” che “nasce dal guardare avanti e non sapere come reagire”. Questa immagine è tratta dal Vangelo di Giovanni, dove Gesù, affaticato per il viaggio, “sedeva presso il pozzo”.

Il Santo Padre ha spiegato che in questa fatica trovano posto tante stanchezze dei nostri popoli, delle nostre comunità e di tutti coloro che sono affaticati e oppressi. Nei sacerdoti, nei consacrati, nelle consacrate e nei membri dei movimenti laicali, le cause di fatica nel cammino sono molteplici: “Dalle lunghe ore di lavoro che lasciano poco tempo per mangiare, riposare e stare in famiglia, fino a 'tossiche' condizioni lavorative e affettive che portano allo sfinimento e logorano il cuore.”

In queste situazioni, ha detto il Pontefice, si sente “la necessità urgente di trovare un pozzo che possa placare e saziare la sete e la stanchezza”. La stanchezza della speranza, ha spiegato, “nasce dal constatare una Chiesa ferita dal suo peccato e che molte volte non ha saputo ascoltare tante grida nelle quali si celava il grido del Maestro: Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice: “Dammi da bere”. Ed è quello che chiede a tutti di dire “per tornare al pozzo fondante del primo amore, quando Gesù è passato per la nostra strada, ci ha guardato con misericordia, ci ha chiesto di seguirlo”. “Dammi da bere,” ha affermato il Papa, “significa avere il coraggio di lasciarsi purificare e di recuperare la parte più autentica dei nostri carismi originari - che non si limitano solo alla vita religiosa, ma a tutta la Chiesa - e vedere in quali modalità si possano esprimere oggi.” Significa anche riconoscersi bisognosi che lo Spirito trasformi i credenti in uomini e donne memori di un passaggio salvifico di Dio, fiduciosi che Egli continuerà ad agire. “Andare alla radice ci aiuta senza dubbio a vivere adeguatamente il presente, senza paura.”

Francesco ha infine ricordato l’importanza della riapertura della cattedrale basilica di Santa Maria La Antigua dopo un lungo restauro, come simbolo di una Chiesa che, pur avendo radici antiche, sa rinnovarsi e vivere nel presente, senza paura.

Il saluto di Papa Francesco alla Gmg Panama

Temi Ricorrenti nelle Omelie Papali: Incontro, Stupore, Gratitudine

Ogni due febbraio, festa della Candelora (Presentazione di Gesù al Tempio), la Chiesa universalmente celebra la “Giornata Mondiale della Vita Consacrata”, invitando a conoscere meglio chi ha scelto di seguire Gesù più da vicino. Papa Francesco, nell’omelia del 2 febbraio 2015, definì le donne e gli uomini che hanno consacrato la propria vita a Dio come “uomini e donne che illuminano il futuro” dell’umanità.

Nel 2016, al termine dell'Anno dedicato alla vita consacrata, Papa Francesco iniziò la sua omelia affermando: «Gesù è il volto della Misericordia del Padre. È questa l’icona che il Vangelo ci offre al termine dell’Anno della Vita Consacrata, un anno vissuto con tanto entusiasmo.»

Il Papa ha evidenziato tre parole chiave per la vita consacrata:

Incontro

«I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro. La vocazione, infatti, non prende le mosse da un nostro progetto pensato “a tavolino”, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita. Chi incontra davvero Gesù non può rimanere uguale a prima. Egli è la novità che fa nuove tutte le cose.»

Stupore

«E anche noi, come cristiani e come persone consacrate, siamo custodi dello stupore. Uno stupore che chiede di essere sempre rinnovato; guai all’abitudine nella vita spirituale; guai a cristallizzare i nostri carismi in una dottrina astratta: i carismi dei fondatori - come ho detto altre volte - non sono da sigillare in bottiglia, non sono pezzi da museo.» Papa Francesco ha aggiunto che i fondatori sono stati mossi dallo Spirito, non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana e i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie. Non si sono fermati davanti agli ostacoli perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo, avendo sempre una sana inquietudine per il Signore.

Gratitudine

«Com’è bello quando incontriamo il volto felice di persone consacrate, magari già avanti negli anni come Simeone o Anna, contente e piene di gratitudine per la propria vocazione.»

La parola gioia è un denominatore comune nei messaggi di Papa Francesco ai consacrati: “Questa è la bellezza della consacrazione: è la gioia, la gioia… Nel chiamarvi Dio vi dice: Tu sei importante per me, ti voglio bene, conto su di te. Gesù, a ciascuno di noi, dice questo! Di là nasce la gioia! La gioia del momento in cui Gesù mi ha guardato. Capire e sentire questo è il segreto della nostra gioia.”

Nel 2019, Papa Francesco ha definito la vita consacrata come: “lode che dà gioia al popolo di Dio, visione profetica che rivela quello che conta. Quand’è così fiorisce e diventa richiamo per tutti contro la mediocrità: contro i cali di quota nella vita spirituale, contro la tentazione di giocare al ribasso con Dio, contro l’adattamento a una vita comoda e mondana, contro il lamento - le lamentele! -, l’insoddisfazione e il piangersi addosso, contro l’abitudine al “si fa quel che si può” e al “si è sempre fatto così”: queste non sono frasi secondo Dio. La vita consacrata non è sopravvivenza, non è prepararsi all’ “ars bene moriendi”: questa è la tentazione di oggi davanti al calo delle vocazioni. No, non è sopravvivenza, è vita nuova. È incontro vivo col Signore nel suo popolo. È chiamata all’obbedienza fedele di ogni giorno e alle sorprese inedite dello Spirito.”

Giovani religiosi ascoltano Papa Francesco

Contro la "Cultura dell'Usa e Getta": Fedeltà, Profezia e Memoria

I tempi sono cambiati e, come ha sottolineato Papa Francesco, le risposte della vita consacrata devono essere diverse. Egli incoraggia a dare risposte sia a situazioni strutturali che richiedono nuove forme di organizzazione, sia al bisogno di uscire e cercare nuove presenze per essere fedeli al Vangelo e canali dell’amore di Dio. La vita di preghiera, l’incontro personale con Gesù Cristo, il discernimento comunitario e il dialogo con il vescovo devono essere prioritari nelle decisioni.

Durante un incontro con circa 5.000 giovani religiosi, Papa Francesco ha incentrato il suo discorso su tre temi: “Vicinanza alla gente, ai suoi problemi”; “profezia con la nostra testimonianza, con lo zelo apostolico che scalda il cuore degli altri”; “memoria” della propria vocazione, del primo incontro con il Signore. In tale occasione, ha pronunciato un deciso no alla cultura dell’“usa e getta” e un altrettanto deciso sì alla “cultura del definitivo”.

Il Papa ha ricordato l'esempio dei martiri, menzionando un sacerdote iracheno che gli diede una croce, quella che aveva in mano un altro sacerdote sgozzato per non rinnegare Gesù Cristo. «Il Signore non c’entra con la cultura del provvisorio, lui ci ama sempre,» ha affermato, sottolineando la necessità della “memoria della propria vocazione”. Ha condiviso la sua esperienza personale, ricordando il 21 settembre 1953, giorno della sua “prima chiamata”, quando entrò in una chiesa e “uscì differente: la vita mi è cambiata”.

«Nei momenti più brutti,» ha assicurato il Papa, «a me ha aiutato la memoria di quel primo incontro, perché il Signore ci incontra sempre definitivamente: il Signore non c’entra con la cultura del provvisorio, lui ci ama sempre.» Ai giovani consacrati, ha raccomandato: «Nei momenti della tentazione, delle difficoltà della vita consacrata, bisogna tornare alle fonti, fare memoria e ricordare lo stupore che abbiamo sentito quando il Signore ci ha guardato. Il Signore ci ha guardato, il Signore mi ha guardato, il Signore mi ama.»

Ha concluso con un monito contro il narcisismo: «“No al narcisismo, a guardare sé stessi, sì all’adorazione, che è il contrario, è quello che ti spoglia di tutto.” Uno dei peggiori atteggiamenti di un religioso - ha spiegato il Papa - è il rispecchiarsi in sé stesso, il narcisismo. Bisogna guardarsi da questo: noi viviamo in una cultura narcisista, sempre abbiamo questa tensione a rispecchiarci. Ha quindi chiesto ai presenti: «Tu, religioso, religiosa, hai la capacità di adorare il Signore?»

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