I Sacri Monti sono complessi devozionali posti su alture, immersi in ambienti naturali, costituiti da una serie di cappelle che conducono a un santuario o a un luogo di culto. Essi rappresentano un luogo spirituale con tante anime che all’unisono creano il senso, il valore e l'essenza del monte, mettendo in luce diverse sfaccettature.
Il Sacro Monte di Varese: Un Legame tra Arte, Fede e Paesaggio
Il Sacro Monte di Varese rispecchia pienamente l'idea secondo la quale un Sacro Monte deve collocarsi in un ambiente naturale di rilevante interesse paesaggistico, su un'altura dove preesiste una tradizione secolare di pellegrinaggi e di testimonianze di fede. Il paesaggio del monte Orona (o Monte di Velate), posto all'interno del Parco regionale Campo dei Fiori, lungo le cui pendici si snoda la strada acciottolata lunga più di due chilometri che tocca le 14 cappelle, è quello tipico delle prealpi varesine, con grandi boschi di faggi, castagni e noccioli.

La Visione delle Nuove "Edicole-Museo"
A Varese, è stata avanzata l'idea di creare quattro nuove edicole-museo per rafforzare il legame che da sempre c'è tra il Sacro Monte, la città e soprattutto le persone che percorrono la via Sacra. Ognuna di queste edicole dovrebbe mettere in luce una sfaccettatura, tutte raccolte sotto la parola "paesaggio". Non si intende il paesaggio "da cartolina", bensì come luogo che raccoglie le diverse azioni degli uomini, come risultato di chi ha lavorato e plasmato il Sacro Monte, e come somma degli elementi della natura e dell'umana capacità. Paesaggio, quindi, come spazio che, attraverso l'ascesa di chi lo percorre e la bellezza che si offre a chi lo ammira, è anche testimonianza di fede. L'ex direttore della Triennale, Rampello, negli spazi di Casa Pogliaghi, ha proposto l'idea di queste quattro nuove edicole, ognuna con un richiamo particolare: una dedicata all'acqua, una alla flora, una alla fauna e una al paesaggio. Queste opere dovrebbero cucire passato e futuro ed essere una presenza significativa nel presente. Questa visione è stata apprezzata dalle massime autorità istituzionali presenti, il presidente della Regione, Attilio Fontana, e il sindaco di Varese, Davide Galimberti.
L’antico Museo Baroffio del Sacromonte di Varese
Genesi e Sviluppo del Sacro Monte di Varese
Già secoli prima che si desse avvio, nel 1605, alla Fabbrica del Santissimo Rosario, l'altura era stata testimone di rilevanti manifestazioni di fede, la cui origine sconfina nella leggenda. Certa è l'esistenza in questo sito di un santuario romanico dell'XI secolo (di cui si è conservata la cripta), costruito forse su un precedente edificio altomedievale; esso era dotato all'esterno di un endonartece per accogliere i fedeli, perché già allora affluivano al santuario sul monte Orona persone provenienti d'ogni dove, sin da Milano e dal Canton Ticino. Il santuario, ormai insufficiente ad accogliere i pellegrini, fu quasi interamente ricostruito nel 1472 su disegno dell'architetto Bartolomeo Gadio, assumendo un impianto con tre navate e tre absidi, disposte a triconco. A un successivo ampliamento è dovuto il prolungamento della navata centrale verso l'ingresso. Ancora nella seconda metà del XV secolo, le beate Caterina da Pallanza e Giuliana da Busto Arsizio, divenute poi fondatrici dell'Ordine delle Romite Ambrosiane, si ritirarono in un romitorio adiacente al santuario per condurre una vita di preghiera; il loro esempio fu seguito da altre giovani.
Già poco dopo la ricostruzione quattrocentesca del santuario, appoggiata da Gian Galeazzo Maria Sforza, si assisté a un fluire numeroso di artisti di area milanese per realizzarne l'apparato decorativo. Tra questi vanno ricordati il Maestro di Trognano, autore dei pannelli lignei che ornavano l'altare maggiore, e Andrea da Milano, autore del gruppo scultoreo raffigurante l'Adorazione dei Magi tuttora presente nel santuario.
Fu proprio una delle romite del monastero, suor Maria Tecla Cid, a concepire all'inizio del XVII secolo l'idea di un percorso capace di mettere agevolmente in comunicazione la pianura di Varese con il santuario e il borgo sul monte di Santa Maria, offrendo il conforto di soste e l'occasione di meditare sui Misteri del Rosario. Prese in tal modo l'avvio, nel 1604, la Fabbrica del Ss. Rosario sotto gli auspici del cardinale Federigo Borromeo e del suo delegato per il sacro monte, l'arciprete Alessandro Mazenta. La recita del rosario era stata codificata nella forma attuale da papa Pio V nel 1569 ed era diventata popolare dopo la battaglia di Lepanto (1571). Da allora, aveva avuto una formidabile espansione come recita collettiva anche nei riti processionali. La costruzione del Sacro Monte di Varese fu molto più rapida di quella di altri Sacri Monti, e tredici delle quattordici cappelle previste furono terminate entro il 1623. I lavori iniziarono nel 1604, lungo i due chilometri di un ampio percorso acciottolato. Grazie a munifiche donazioni, la costruzione fu assai più rapida di quella di altri sacri monti, e tredici cappelle furono terminate entro il 1623.
Il Cantiere: Documenti Ritrovati e Contributi Artistici
La rapidità dei lavori nei primi vent'anni della Fabbrica del Ss. Rosario fu notevole. Sino al 1610 i lavori furono coordinati dai "deputati" della Fabbrica; successivamente vi fu un interessamento diretto e costante da parte di Federico Borromeo. Nel 1612, dopo una visita pastorale, egli scrisse i Decreti che disciplinavano, in modo a volte anche dettagliato, il piano di realizzazione del Sacro Monte, in specie per il programma iconografico che doveva ispirarsi ai canoni artistici post-tridentini. Nello stesso periodo il cardinale milanese soprintendeva anche alla realizzazione del Sacro Monte di Orta e a quello di Arona.
Il maggior fervore di attività, nel corso del XVII secolo, si registrò ovviamente attorno alle cappelle del Sacro Monte. La qualità artistica di Giuseppe Bernascone, detto "il Mancino", si apprezza innanzi tutto nella sua capacità di rappresentare "in forma di monumento" la preghiera del Rosario, fondendo armonicamente tra loro strutture architettoniche e paesaggio. Questa sua attitudine "scenografica" - che gli valse anche il coinvolgimento nel cantiere del Sacro Monte di Locarno - si palesa nella duplice attenzione a come lo spettatore dovesse percepire da lontano lo snodarsi delle cappelle e degli archi trionfali lungo il tracciato dell'ampia strada acciottolata, e a come il pellegrino dovesse godere, da alcune cappelle, del panorama verso la pianura e il lago di Varese. È stato ipotizzato, stante la concezione singolarmente unitaria del Sacro Monte di Varese, che il Bernascone, almeno sino al 1627, abbia assunto un ruolo di "regista-scenografo" discutendo le soluzioni da adottare per ciascuna "cappella misterica" con gli artisti chiamati a popolarle di statue e di affreschi. Vennero chiamati alla realizzazione delle cappelle un nutrito gruppo di artisti accomunati dalla condivisione della concezione federiciana dell'arte e dall'esperienza di lavori nei Sacri Monti piemontesi e lombardi realizzati in un linguaggio che va, senza contrasti stilistici, dal manierismo al barocco. Va citata, tra di essi, la presenza di plasticatori come i fratelli Marco Antonio Francesco e Cristoforo Prestinari, Dionigi Bussola, Giovanni Ghisolfi, Martino Retti e Francesco Silva, e di pittori come il già citato Morazzone, Carlo Francesco Nuvolone, Antonio Busca, i fratelli Giovan Battista e Giovanni Francesco Lampugnani, Francesco Maria Bianchi e altri.
Un documento a lungo ritenuto perduto, capace di cambiare radicalmente la conoscenza storica di uno dei luoghi più significativi del patrimonio artistico e religioso lombardo, è stato ritrovato. Il volume, intitolato “Il cantiere del Sacro Monte di Varese. Trent’anni di storia nei verbali di un registro ritrovato” ricostruisce con precisione il percorso di questo manoscritto. Il Sacro Monte, avviato nel 1604, vide il completamento della sua struttura architettonica entro un paio di decenni, ma i lavori si interruppero a causa della peste del 1630, per poi riprendere nella seconda metà del Seicento. Furono gli anni in cui si realizzarono le decorazioni interne ed esterne delle cappelle, affidando l'opera a pittori, scultori e architetti scelti attraverso delibere puntuali della Congregazione. Questo registro era ritenuto essenziale per comprendere modalità, costi e protagonisti del cantiere. Il manoscritto, trasferito al Fondo di Religione dopo la soppressione del monastero nel 1798, fu sottratto nei primi decenni dell'Ottocento dal libraio antiquario milanese Paolo Antonio Tosi, che lo vendette al conte Francesco Maria Melzi Malingegni. Il contenuto del registro consente di ricostruire con nuova precisione le fasi operative del cantiere del Sacro Monte, le scelte artistiche, le controversie economiche e i rapporti tra committenti e maestranze.
Il Percorso Devozionale: Le Cappelle e i Misteri del Rosario
Le cappelle, come i Misteri del Rosario, sono divise in gruppi di cinque, separate tra loro da archi trionfali e da fontane per il ristoro dei pellegrini. Le famiglie dei Litta, degli Omodei, dei Carcano si fecero carico della costruzione e dell'arredo di diverse cappelle.
La Natività (III Cappella)
Affrescata all'interno e all'esterno da Carlo Francesco Nuvolone; la Fuga in Egitto di quest'ultimo, dipinta sul muro esterno, si deteriorò col passare dei secoli e nel 1983 venne sostituita con un analogo soggetto opera di Renato Guttuso.
La Flagellazione (VII Cappella)
Realizzata su committenza dei fratelli Girolamo e Francesco Litta, è considerata fra le realizzazioni migliori del complesso.
La Salita al Calvario (IX Cappella)
Contiene venti statue create da Francesco Silva e affreschi di Gianpaolo Recchi.
L'Ascensione (XII Cappella)
Fu realizzata grazie ai finanziamenti dei nobiluomini milanesi Pietro e Antonio Carcano, il cui stemma di famiglia appare sul frontone. Tutta la decorazione plastica fu realizzata nel 1632 da Francesco Silva.
Informazioni Utili per la Visita al Sacro Monte di Varese
Una veloce e pratica guida raccoglie le informazioni principali per raggiungere il Sacro Monte di Varese.
Viale delle Cappelle
Ad accesso libero e gratuito, è il percorso devozionale con 14 cappelle lungo 2 km con 250 metri di dislivello. Si può percorrere solo a piedi, è vietato quindi l'accesso alle biciclette e ai veicoli. Il Viale è acciottolato, si consigliano scarpe comode. Le cappelle si possono apprezzare dall'esterno e dalle grate messe a protezione di statue e affreschi. È disponibile un virtual tour gratuito per guardare gli interni.
Il Santuario
Aperto 7/7 dalle ore 8 alle ore 18. Dalla homepage del sito è possibile consultare il calendario liturgico settimanale e gli orari delle Sante Messe.
Accessibilità
Per i disabili è possibile raggiungere il Santuario con gli ascensori posti accanto alla statua del Mosé (parcheggiando in P.le Pogliaghi si raggiunge Via Mons. Macchi). Non è consentito fermarsi o sostare con i bus sotto il I arco del Rosario. Anche le operazioni di carico e scarico non sono qui consentite: il punto limitrofo più sicuro rimane P.le Montanari distante 5 minuti a piedi.
Mezzi Pubblici e Funicolare
Per raggiungere P.le Montanari e il borgo è attivo il servizio pubblico LINEA C, con orari disponibili. Il biglietto costa € 1,40 e può essere acquistato direttamente sul pullman senza sovrapprezzo, accettando monete o carte di credito. Da agosto 2023 la funicolare è tornata in funzione; tutti gli orari sono disponibili.
Regole per gli Animali Domestici
I cani sono ammessi lungo il Viale delle cappelle se tenuti al guinzaglio; nei musei possono entrare tenuti in braccio se di piccola taglia, diversamente possono sostare all'esterno per la durata della visita. In Santuario i cani non sono ammessi.
Contatti
Parrocchia di Santa Maria del Monte: arciprete Mons.
Il Sacro Monte di Belmonte (Valperga): Patrimonio UNESCO e Antiche Tradizioni
Il Santuario di Belmonte si trova all'interno del complesso del Sacro Monte di Belmonte, una Riserva speciale della Regione Piemonte, posto a 700 metri sopra il paese di Valperga. Il complesso di Belmonte, decretato Patrimonio dell'Unesco nel 2003 all'interno dell'insieme de "I Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia", fu eretto nel 1712 e si compone di 13 cappelle affrescate con la Via Crucis che portano fino al Santuario in cima al monte.

Storia e Struttura del Complesso
Il Santuario è molto più antico: si dice che il luogo di culto originario fu eretto prima dell'anno Mille da una congregazione di benedettine provenienti dal vicino convento di Busano, mentre un'altra tradizione popolare lo vuole opera di Arduino d'Ivrea (re d'Italia dal 1002 al 1014) che lo fece costruire per omaggiare la Vergine in seguito a una guarigione miracolosa. È sicuro, invece, che nel 1326 il Vescovo di Asti, Guido di Valperga, fece edificare un monastero per le monache di Santa Scolastica, mosso anch'egli da una grazia ricevuta dalla Madonna.
Dalla Presenza Benedettina ai Frati Francescani
In seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, per cui le monache non potevano abitare in luoghi romiti, le religiose furono costrette nel 1601 ad abbandonare Belmonte a favore dei frati francescani. Si narra che nel momento in cui le monache stavano per abbandonare la chiesa portando con loro la statua della Vergine, tutto diventò buio e la statua impallidì, segno che fu interpretato come la volontà della Vergine che la statua restasse nel Santuario. I francescani si adoperarono per l'ampliamento del Santuario e del Convento durante tutto il Seicento e la fama di Belmonte e delle facoltà miracolose della statua della Vergine crebbero a tal punto che nel 1788 il Vaticano ne riconobbe le virtù; in tale data la Vergine fu proclamata Regina di Belmonte, con una solenne incoronazione della statua avvenuta in loco. In seguito alle due soppressioni degli Ordini Religiosi (la prima decretata da Napoleone e la seconda dallo Stato Italiano nel 1866) il Santuario riprese la sua attività nel 1872 e i frati attuarono grandi lavori di ampliamento. Per questo la chiesa si presenta oggi nella sua veste di fine Ottocento: ha una bella facciata a doppio spiovente, decorata con un affresco che riporta l'effigie della Madonna circondata da re Arduino, San Francesco, Sant'Elena, San Secondo, San Benedetto e Santa Cristina. Al di sotto dell'affresco si apre un arcone centrale affiancato da due arcate più piccole, rette da quattro coppie di colonne in pietra con capitelli ionici. All'interno la chiesa è divisa in tre navate i cui elementi strutturali sono evidenziati da profilature rosse e decorati da motivi geometrici. La zona absidale, squadrata, presenta un coro ligneo e diversi affreschi di santi che attorniano l'edicola dorata che custodisce la sacra immagine della Vergine in trono, anteriore al ‘600. Ad oggi il Santuario attira ancora moltissimi fedeli, che vi depositano numerosi ex voto. Il luogo è gestito dal piemontese Ente di gestione dei Sacri Monti, che si occupa di tutta l'area, compresa quella naturale, mentre la chiesa e il convento sono ancora di proprietà dei frati francescani.
Il Sacro Monte di Orta San Giulio: Un Omaggio a San Francesco
Realizzato a partire dal 1590 e terminato circa due secoli più tardi, il percorso devozionale del Sacro Monte di Orta San Giulio si apre con un arco del XVII secolo che introduce alle successive venti cappelle, collegate tra loro da ombrosi viali alberati. Contrariamente agli altri Sacri Monti, queste sono dedicate a un solo santo, San Francesco, la cui vita è una similitudine dell'esistenza di Cristo. Dalla nascita alla canonizzazione, passando per la vestizione, le prime prediche e i miracoli, ben 376 sculture a grandezza naturale in terracotta e numerosi affreschi, raccontano la vita di questa importante figura religiosa. La prima fase costruttiva ha visto l'impiego di dettagli del tardo Rinascimento, con artisti quali lo scultore Cristoforo Prestinari, i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere e il Morazzone, che hanno creato gruppi scultorei intimi e realistici. Il Seicento ha portato invece un cambiamento di tendenza, con il Barocco a metà del secolo e il Rococò a chiuderlo.

La Chiesa di San Nicolao e il "Miracolo"
Il percorso culmina nella Chiesa di San Nicolao, originaria del XII secolo, ma completamente rimaneggiata secondo lo stile della basilica inferiore di Assisi; introdotta da un pronao d'inizio Novecento, nasconde un interno a navata singola e un profondo coro. Alle spalle dell'altare maggiore potrete ammirare un gruppo ligneo policromo intitolato Madonna della Pietà (XIV sec.) che, nel 1538, fu protagonista di un avvenimento “miracoloso”: pare infatti che la statua sia stata vista sudare e aprire e chiudere gli occhi.
Escursioni nei Dintorni: Monte Mesma e Torre di Buccione
Ai piedi del Sacro Monte, si può fare una passeggiata tra le case di Orta San Giulio bagnate dal lago e fermarsi in piazzetta per una sosta; da lì è possibile prendere il battello per visitare l'isola di San Giulio. Se si è in cerca di panorami, a pochi chilometri dal Sacro Monte si suggeriscono altre due mete. La prima è il monte Mesma (576 m) che si trova nel vicino comune di Ameno e accoglie sulla sua sommità un convento e una chiesa seicenteschi, edificati utilizzando i resti di un antico maniero demolito. Dal sagrato antistante il complesso si gode una meravigliosa vista verso il lago d'Orta e il monte Rosa, mentre nel convento è possibile vedere i due chiostri: uno adibito a ricovero per i pellegrini, l'altro caratterizzato da un pozzo che serviva da riserva idrica. La seconda meta è il colle della Torre di Buccione che si trova poco più a sud e deve il nome a ciò che rimane di un fortilizio militare del X-XII secolo. Alta 23 metri, la torre veniva utilizzata anche come magazzino; sulla parte sommitale si trova una campana, che veniva suonata in caso di pericolo. Sono disponibili servizi come l'acqua.