Il significato di "Crocifisso" e altri dubbi linguistici

La lingua italiana, con le sue regole e le sue eccezioni, è in continua evoluzione, e non è raro imbattersi in dubbi o curiosità linguistiche. In questa sezione, esploreremo alcune di queste domande comuni, dal corretto spelling di "crocifisso" al significato di termini meno noti.

"Crocifisso" o "Crocefisso"?

Una delle domande più frequenti riguarda la corretta grafia del termine che indica la rappresentazione di Cristo sulla croce: si scrive "crocefisso" o "crocifisso"? La forma corretta è "crocifisso", con la 'i'. Questo termine deriva dal latino crucifixus, participio passato di crucifigere, che significa "ficcare in croce".

Il participio passato di "dirimere"

Un altro quesito comune riguarda il participio passato del verbo "dirimere". Il participio passato di "dirimere" è "dirimeto". Sebbene meno comune di altri participi passati, è la forma corretta secondo le regole grammaticali italiane.

La doppia negazione: un errore comune

La doppia negazione è un costrutto sintattico che può generare confusione. Una frase come "Tutti coloro che hanno nulla da fare sono pregati di andarlo a fare da un'altra parte" suona spesso scorretta a causa della presenza di "nulla" senza una negazione esplicita prima del verbo. Per evitare la doppia negazione e rendere la frase più chiara, si potrebbe modificare in: "Tutti coloro che non hanno nulla da fare..." o "Tutti coloro che non hanno da fare alcunché..."

infografica sulla doppia negazione in italiano

L'uso delle preposizioni "a" e "per"

In italiano, l'uso delle preposizioni può essere sottile e generare dibattiti. Nel caso di espressioni come "il prodotto tal dei tali nasce a questo scopo" o "il prodotto tal dei tali nasce per questo scopo", entrambe le formulazioni sono considerate corrette. Non vi è una sostanziale differenza nell'uso delle preposizioni "a" o "per" in questo contesto, in quanto entrambe esprimono la finalità.

"A che gioco giochiamo?" e "Come giochiamo?"

La domanda "A che gioco giochiamo?" è grammaticalmente corretta e può essere utilizzata anche con soggetti diversi dal "noi" ("a che gioco giocano?"), per indicare con quale gioco si desidera passare il tempo. Tuttavia, le domande "Come giochiamo?" o "Come vogliamo giocare?" hanno un senso diverso. Queste ultime si riferiscono più al modo o alla modalità di giocare, piuttosto che al gioco specifico da scegliere.

Il verbo "perplimere" e il participio "perplesso"

La proposta di creare un verbo "perplimere" da cui derivare il participio passato "perplesso" è linguisticamente scorretta. "Perplesso" deriva dal latino perplexus, participio passato di perplectere, che significa "attorcigliare". In italiano, il verbo corrispondente sarebbe "perplettere", così come "riflesso" deriva da "riflettere". Il latino plectere e il greco plektron sono all'origine del nome del "plettro", l'oggetto utilizzato per suonare la chitarra, e del verbo inglese "to plait" (intrecciare), tutti termini legati all'idea di intreccio e complessità.

"Scandire" o "Scansionare" per lo scanner?

Nel settore informatico, l'azione di acquisire documenti tramite uno scanner ha generato un dibattito sulla terminologia corretta. Sebbene alcuni propongano il verbo "scandire", questo ha un significato completamente diverso (misurare ritmicamente, recitare sillabando). La maggior parte delle persone usa il verbo "scannerizzare", sebbene sia considerato un neologismo e talvolta giudicato "orribile". Gli addetti ai lavori, tuttavia, ritengono più corretto il verbo "scansionare", poiché descrive esattamente l'azione dello scanner. Nonostante sia un verbo di conio più recente, la sua derivazione diretta dalla parola "scanner" (che è un termine inglese non tradotto) lo rende una scelta appropriata per definire l'azione specifica di questo apparecchio.

"Utilizzazione": un anglicismo discutibile?

L'uso del termine "utilizzazione" è talvolta criticato come un anglicismo derivato da "utilization". Sebbene l'influenza dell'inglese sulla lingua italiana sia innegabile, l'uso di "utilizzazione" è comunque diffuso e accettato in molti contesti, senza che vi sia un'alternativa italiana universalmente preferita che ne preservi completamente le sfumature di significato.

Il genere di "succube"

Il termine "succube" può essere sia maschile che femminile, ma presenta una sfumatura interessante. Mentre "succube" è la forma più neutra e comune, l'espressione "succubo" al maschile può evocare un senso di maggiore umiliazione o sottomissione. La scelta tra le due forme può dipendere dal contesto e dall'enfasi che si vuole dare.

Il significato del cognome Sanna

Il cognome Sanna, tipicamente sardo, ha diverse possibili etimologie. Alcuni sostengono che derivi da "zanna", mentre altri, facendo riferimento a un'origine nordafricana, lo associano al significato di "splendente". Secondo Emidio De Felice, esperto di onomastica, la derivazione più probabile è dalla voce isolana "sanna", il cui significato specifico può variare.

Storia dei cognomi - Superquark 18/07/2018

L'aureola: "taddema" nel siciliano antico

Nel dizionario Siciliano-Italiano di Giuseppe Biundi del 1857, il termine "taddema" è definito come "s.m. sorta di corona o cerchio luminoso che adorna il capo delle immagini sacre, aureola". È interessante notare come Biundi lo classifichi come sostantivo maschile, mentre lo scrittore Sciascia lo utilizzi al femminile. Questa variazione nel genere mostra la fluidità e la ricchezza delle lingue regionali.

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