La Musica nella Liturgia: Storia, Ruolo e Sfide Attuali

La musica liturgica è una realtà perenne nella storia della salvezza. Già alcuni studiosi individuano gli inizi del canto liturgico nella riforma di Re Davide. Nel corso dei secoli, la Chiesa ha ereditato questa forma di culto di Dio, esprimendo la fede "musicalmente" attraverso la lode e il canto, come appreso dagli apostoli dal Figlio di Dio stesso. Questo elemento fondamentale della celebrazione del mistero cristiano si è sviluppato attraverso epoche e culture, diventando un veicolo non solo per il culto di Dio, ma anche per l'evangelizzazione e la catechesi.

Illustrazione storica di Re Davide che suona l'arpa

Il Ruolo della Musica nella Trasmissione della Fede

La musica religiosa è stata così importante nella trasmissione della verità dei contenuti della fede che la Chiesa, nel corso della successione apostolica, si è sempre preoccupata di discernere e verificare le espressioni e le forme concrete delle varie creazioni musicali. Chi non ha imparato il Credo niceno-costantinopolitano cantandolo nella liturgia della Chiesa? Tuttavia, anche gli scismatici e gli eretici nel corso dei secoli si sono serviti di canti religiosi per diffondere i loro errori, come gli ariani, che diffondevano la loro negazione della divinità del Figlio di Dio per mezzo di canzoni semplici e orecchiabili.

La Nuova Esplosione di Creatività Musicale

Negli ultimi anni, le comunità e le assemblee liturgiche stanno vivendo una nuova esplosione della creazione musicale. Questo fenomeno, lungi dall'essere preoccupante, deve essere visto come una vera opportunità per favorire l'evangelizzazione e per rinnovare l'esperienza liturgica e spirituale dei fedeli. La musica di qualità può sostenere il popolo di Dio nella vita cristiana e alimentarlo nel suo cammino di maturità spirituale. Tuttavia, queste nuove forme e manifestazioni musicali necessitano di un adeguato accompagnamento e di un discernimento teologico e pastorale.

Aurelio Porfiri, Breve Storia della Musica Sacra: Evangelizzazione su più fronti

Distinzione tra Musica Religiosa e Musica Liturgica

È bene sottolineare che non tutta la musica religiosa è musica liturgica. Infatti, la musica con un contenuto religioso (come il pop, il rock o la musica folk cristiana) non è la stessa cosa della musica liturgica. La musica religiosa, anche conosciuta come musica popolare, ha un contesto di devozione, preghiera, lode o pellegrinaggio. Una cosa sono i fenomeni musicali come Hillsong, Marcos Witt, Danilo Montero o Matt Maher, un'altra le composizioni musicali come la saeta per una processione della Settimana Santa. Questa distinzione non è un giudizio di valore, poiché ogni tipo di musica ha un grande valore, ma anche una natura e un contesto specifici. Questa distinzione è fondamentale, perché ogni espressione della pastorale e della missione della Chiesa richiederà un'espressione particolare.

La Musica come Elemento Intrinseco della Liturgia

Un assioma fondamentale della musica liturgica è che "la liturgia non è cantata nella liturgia, ma la liturgia è cantata". La tradizione ecclesiale ha sempre insegnato che la musica è un elemento intrinseco alla natura della liturgia, come giustamente ricordato dal Concilio Vaticano II. Nella celebrazione del Mistero, la musica non è un ornamento o un complemento, ma è il vero e proprio elemento di base del rito e della stessa preghiera. I gesti e le parole, intrinsecamente uniti nella celebrazione sacramentale, vengono cantati, ed è per questo che nella liturgia la melodia è sempre stata al servizio delle parole e del significato del rito celebrato, e non viceversa. La tradizione musicale della Chiesa testimonia questa realtà: il discernimento dell'autorità ecclesiastica ha permesso di trasmettere solo quegli inni e canti liturgici che possedevano una vera qualità artistica e una corretta espressione dell'unità e della verità cattolica.

Criticità Attuali nella Musica Liturgica

Oggi, l'esplosione di creatività musicale deve essere accompagnata da un punto di vista liturgico, teologico e pastorale. Una prima domanda che i pastori devono affrontare è: la nuova corrente musicale degli ultimi 25 anni riesce a esprimere la vera fede della Chiesa? Viene utilizzata come "musica pop" per il canto, o è musica che aderisce profondamente alla dottrina?

Analisi di Canti Popolari e Potenziali Errori Dottrinali

Alcuni canti popolari utilizzati nella liturgia presentano problematiche dottrinali. Ad esempio, nel canto "Miracle of Love", si afferma: "Gesù, qui presente in forma reale. Miracolo d'amore così infinito che tu, mio Dio, dimentichi la tua gloria e la tua maestà per amor mio". Questo canto, oltre ad avere una forte impronta individualistica e intimistica che sminuisce il mistero di comunione ecclesiale che è l'Eucaristia, contiene due idee non in linea con la fede della Chiesa:

  • Gesù Cristo nell'Eucaristia è presente in forma sacramentale, non reale, sebbene il sacramento renda presente la forma reale di Gesù Cristo in cielo.
  • L'idea che Cristo dimentichi la sua gloria e maestà non è riconducibile alla dottrina paolina di Filippesi 2, 6-7, che si riferisce all'incarnazione del Verbo, non alla transustanziazione. Nell'Eucaristia, Cristo non ha lo status di schiavo, ma di "Figlio di Dio in potenza secondo lo Spirito di santità, mediante la risurrezione dai morti" (Rm 1,4).

Un altro canto, "La Fila", contiene errori dottrinali non meno gravi. Esso rappresenta la comunione sacramentale come un incontro intimo tra coniugi, un paragone non comune nella tradizione per descrivere la ricezione dell'Eucaristia. Inoltre, parla dell'incontro sacramentale come un incontro "faccia a faccia", mentre la comunione sacramentale è una grazia di unione reale "nel mistero", sotto il velo sacramentale. La comunione "faccia a faccia" è propria della visione beatifica in cielo.

Un'altra espressione della canzone "La Fila" afferma: "E leggermente elevato, e con un amen risposto, finalmente vedo un pane che è diventato umano". Colui che si è fatto uomo è il Verbo di Dio ("E il Verbo di Dio si fece carne"). Dio non è mai diventato pane (la Chiesa condannava già nel IX secolo il discorso del cambiamento sostanziale del pane e del vino come se fosse a immagine dell'incarnazione del Verbo), e non ha precedenti nella storia della teologia che "il pane delle offerte diventa uomo". Il vino è transustanziato solo nel sangue di Cristo, rendendo presente tutto Cristo attraverso la "concomitanza reale". Pertanto, parlare di "un pane che diventa uomo" non solo non ha senso, ma non esprimerebbe la natura della nuova realtà operata dallo Spirito Santo in ogni specie.

Infografica che spiega la dottrina della Transustanziazione

Il Magistero della Chiesa sulla Musica Liturgica

La lettera dell'arcivescovo Delpini «Cantate, cantate al Signore!» ha suscitato un dibattito sulla musica per la liturgia, segno della consapevolezza del suo valore per la partecipazione attiva dei fedeli. Il dettato conciliare, ripreso anche dai Vescovi italiani nella Presentazione alla terza edizione italiana del Messale Romano, sottolinea che la musica non è una semplice aggiunta per rendere la liturgia più festosa o per risolvere la "noia" rituale. Se la musica è parte integrante della liturgia, significa che essa stessa è liturgia, contribuendo alla realizzazione del Mistero della salvezza.

Santità e Armonia dei Linguaggi Liturgici

Il Concilio mette in luce come la santità della musica dipenda dalla relazione con l'azione liturgica: i canti, le melodie, ogni intervento cantato deve divenire un elemento integrante e autentico della celebrazione. È di fondamentale importanza l'armonia tra i diversi linguaggi liturgici: musica, parola, gesto dovrebbero sostenersi a vicenda, suscitando i medesimi pensieri e sentimenti. La musica deve aderire ai testi, essere in consonanza con il tempo e il momento liturgico, e corrispondere ai gesti liturgici. Giovanni Paolo II nel Chirografo per il centenario del Motu proprio “Tra le sollecitudini” (22 novembre 2003, n. 4) ha affermato che "i vari momenti liturgici esigono, infatti, una propria espressione musicale, atta di volta in volta a far emergere la natura propria di un determinato rito, ora proclamando le meraviglie di Dio, ora manifestando sentimenti di lode, di supplica o anche di mestizia per l’esperienza dell’umano dolore, un’esperienza tuttavia che la fede apre alla prospettiva della speranza cristiana".

La "Differenza" della Musica Liturgica

È fondamentale considerare come la musica porti con sé i contesti in cui viene ascoltata. Le melodie utilizzate nella liturgia, e soprattutto il modo con cui vengono suonate e cantate, non devono richiamare esperienze lontane dall'orizzonte liturgico. I canti e la musica nella liturgia devono mantenere una "differenza" rispetto all'utilizzo della musica in altri contesti (pur intercettando la sensibilità culturale ed ecclesiale dei fedeli). Spesso, nell'illusione di sostenere la partecipazione dei fedeli, ci si è orientati verso musiche e testi banali; la liturgia, invece, richiede una musica che sia "vera arte", capace di esprimere il Mistero che si celebra.

Foto di un coro liturgico tradizionale

Il Canto Nuovo e la Lode Divina

"Cantemus Domino, gloriose enim magnificatus est! Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato" (Es 15, 1). La liturgia della veglia pasquale unisce questo canto al racconto del passaggio di Israele attraverso il Mar Rosso: la musica, piena di gioia, nasce spontanea nel toccare con mano la vicinanza di Dio. Questo evento ci parla del battesimo, della Croce, del cielo. Davanti al "Dio delle sorprese", un Dio che sempre fa nuove tutte le cose (Ap 21, 5), "le parole vengono meno, la lingua non riesce ad esprimersi; anche l’intelletto si acquieta. Non si ragiona, si guarda! E l’anima erompe ancora una volta in un cantico nuovo, perché si sente e si sa ricambiata dallo sguardo amoroso di Dio, in ogni istante della giornata" (San Josemaría, Amici di Dio, n. 307).

Davanti al Dio che ci sorprende, sorge spontanea la lode e l'adorazione: il canto e il silenzio. Entrambi sono profondamente imparentati, esprimendo ciò che le semplici parole non riescono a dire. Perciò la liturgia li riserva per i momenti più sublimi. "La Chiesa canta - è stato detto - perché il parlare non sarebbe sufficiente alla sua preghiera. - Tu, cristiano - e cristiano scelto -, devi imparare a cantare liturgicamente" (San Josemaría, Cammino, n. 523).

Il Cantico Nuovo nella Storia della Salvezza

La situazione del popolo eletto, accerchiato tra il Mar Rosso e l'esercito egiziano, era umanamente irrisolvibile. "Il nemico aveva detto: 'Inseguirò, raggiungerò, spartirò il bottino, se ne sazierà la mia brama; sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano'" (Es 15, 9). Ma Dio è con noi, come era con gli israeliti. A fronte dell'impossibilità umana, brilla la sua gloria: il mare si ritrae e si chiude davanti al nemico. "Soffiasti con il tuo alito: il mare li coprì, sprofondarono come piombo in acque profonde" (Es 15, 10).

Dopo aver attraversato il mare, "il popolo temette il Signore e credette in Lui e nel suo servo Mosè. Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero: 'Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato'" (Es 14, 31 - 15, 1): timore e rinnovata fede in Dio, che trabocca nel primo canto nuovo di cui la Scrittura dà notizia. Questo canto doveva essere sincero, sgorgava da una profonda gratitudine e esprimeva un profondo senso di adorazione.

La venuta di Cristo ha inaugurato la salvezza definitiva: "La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello" (Ap 7, 10). Allora si è cominciato a intonare il canto nuovo, che non finirà mai più. Nello stesso tempo, tuttavia, aspettiamo il momento in cui esso sarà pieno, come ce lo presenta l'Apocalisse (Ap 5, 9-10; 14, 3). "Nuovo", nel linguaggio biblico, "non indica tanto la novità esteriore delle parole, quanto la pienezza finale che contraddistingue la speranza" (Benedetto XVI, Udienza, 26-I-2006).

La Musica del Cielo

Quando l'Agnello ricevette il libro, "i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono [...], avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo" (Ap 5, 8-9). La Sacra Scrittura menziona il canto in cielo, perché "Dio non è solitudine, ma amore glorioso e gioioso, diffusivo e luminoso" (Benedetto XVI, Omelia, 19-II-2012).

La liturgia terrena, anche quando non riusciamo a coglierne tutta la bellezza, è "il culto del tempio universale che è Cristo Risorto, le cui braccia sono distese sulla croce per attirare tutti nell’abbraccio dell’amore eterno di Dio. È il culto del cielo aperto" (Benedetto XVI, Udienza, 3-X-2012). Per questo i prefazi della Messa terminano sempre invitando tutti a cantare il Sanctus insieme agli angeli e ai santi. Nel Sanctus la terra e il cielo si uniscono: "ci associamo pieni di gratitudine a questo canto di tutti i secoli, che unisce cielo e terra, angeli e uomini" (Benedetto XVI, Omelia, 24-XII-2010).

Anche se Luca non ha detto che gli angeli hanno cantato nell'annuncio ai pastori, "da sempre gli uomini sapevano che il parlare degli angeli è diverso da quello degli uomini; che proprio in quella notte del lieto messaggio esso è stato un canto in cui la gloria sublime di Dio ha brillato" (Benedetto XVI, Omelia, 24-XII-2010).

Questo è il quadro nel quale si iscrive la ricca creatività musicale della liturgia, che cominciò a svilupparsi con la preghiera di Israele: lo sforzo di entrare in sintonia con la bellezza di Dio, per affacciarsi sul cielo. "La liturgia è tempo di Dio e spazio di Dio, e noi dobbiamo metterci lì, nel tempo di Dio, nello spazio di Dio e non guardare l’orologio. La liturgia è proprio entrare nel mistero di Dio; lasciarsi portare al mistero ed essere nel mistero" (Papa Francesco, Omelia, 10-II-2014).

La Musica Liturgica: Amore e Partecipazione

La partecipazione al canto liturgico manifesta anche l'affetto, il "senso del mistero" (San Giovanni Paolo II, Enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 49). La fede "è amore e perciò crea poesia e crea musica" (Benedetto XVI, Udienza, 21-V-2008). La musica liturgica non è una questione di sentimentalismo o di estetismo, ma d'amore, di voler "trattare il Signore con tenerezza di cuore" (San Josemaría).

Nel corso dei secoli la Chiesa ha accumulato una preziosa tradizione di musica sacra. La novità del culto cristiano favorì la ricerca di forme poetiche e musicali nuove. Nella liturgia romana, il canto gregoriano si mette in evidenza come canto proprio, con il quale si può pregare durante la celebrazione della Santa Messa. Nel grande repertorio di musica sacra cristiana si trovano canti alla portata di tutte le sensibilità e capacità: dalle semplici melodie alle polifonie complesse. Vi sono anche canti di fattura più recente che, dalla propria identità culturale, sanno offrire musica al mistero di Dio.

Aurelio Porfiri, Breve Storia della Musica Sacra: Evangelizzazione su più fronti

Il Linguaggio dell'Adorazione: Musica e Silenzio

La musica, nella liturgia, non è un semplice accompagnamento o un ornamento, né un'interpretazione di un tema religioso che richiama l'attenzione su se stesso. La vera musica liturgica è essa stessa preghiera, essa stessa liturgia. Non distrae, non si limita a dare una gioia sensibile o un piacere estetico: aiuta a raccogliersi, introduce nel mistero di Dio e porta all'adorazione, che ha nel silenzio uno dei suoi linguaggi privilegiati. "Il silenzio - ci ricorda il Papa - è la nube che copre il mistero" (Papa Francesco).

Gli istanti di silenzio che la liturgia prevede sono un invito a raccogliersi in adorazione. "Adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia" (Papa Francesco).

La Storia della Musica nella Liturgia Cristiana

Il discorso sulla musica e la partecipazione nella liturgia ha un fondamento storico nella centralità della Parola di Dio. La storia della musica nella liturgia cristiana segna una tappa di un lungo cammino iniziato nell'esperienza orante di Israele, quando si comprese che solo il linguaggio musicale era adeguato per trasmettere la Parola di Dio nella celebrazione liturgica. I motivi principali erano due:

  1. Necessità fisica: Far pervenire il messaggio divino a un vasto uditorio. Il canto permetteva alla voce di raggiungere lunghe distanze senza distorcere il messaggio.
  2. Rilevanza spirituale: Ogni proclamazione è sempre un'interpretazione di quanto viene annunciato. I padri nella vita liturgica di Israele elaborarono la cantillazione, un sistema di proclamazione della Parola di Dio costituito da segmenti musicali con caratteristiche atte a identificare le grandi sezioni del pensiero.

La Parola nella liturgia esige di essere cantata, ma il suo orizzonte vitale è il silenzio della preghiera, un silenzio che è sempre ascolto. La musica nella liturgia vive di silenzio, scaturisce dal silenzio che nell'adorazione scava nel cuore lo spazio adeguato ad accogliere la Parola.

Antico manoscritto di canto liturgico

Evoluzione e Discernimento

La primitiva comunità cristiana costruì l'edificio liturgico con riti, testi e musiche derivati dalla tradizione ebraica. Con il passare dei secoli, ogni generazione si innestò sull'esperienza precedente, vivendo l'incontro con Dio in prima persona. Le melodie liturgiche sono una testimonianza privilegiata della fede vissuta. In ogni epoca, la musica nella liturgia ha trovato un fecondo equilibrio tra il patrimonio del passato e le istanze contemporanee. Questo equilibrio è fondamentale: omettere o limitare una di queste tre istanze (passato, presente, futuro) significa costruire sul vuoto.

  • Chi si abbarbica al passato chiudendosi al presente è un archeologo nostalgico senza speranza.
  • Chi si illude di poter edificare il presente amputando il passato è come chi volesse costruire un edificio senza fondamenta.
  • Chi si balocca con un futuro senza retroterra nel passato e nel presente progetta l'irreale.

La Situazione Attuale della Musica Liturgica in Italia

La situazione della musica nella liturgia appare oggi in Italia assai precaria, a causa di diversi fattori:

  1. Livello infimo di cultura musicale: La mancata e insufficiente formazione scolastica ha condannato il popolo italiano a un basso livello di cultura musicale. La diffusione caotica di suoni e rumori impedisce la formazione della lingua musicale materna nei bambini, rendendoli incapaci di cantare. La musica è diventata qualcosa di estraneo, non più un linguaggio quotidiano per esprimere le emozioni profonde.
  2. Mancanza di sensibilità dei pastori: A volte sembra che i pastori si preoccupino di riempire le chiese, ma non pensino a riempire il cuore delle persone con la Parola di Dio. La deficitaria attenzione al problema musicale è strettamente correlata alla sottovalutazione della centralità della Parola di Dio.

Questa situazione porta a chiese rumorose ridotte a discoteche o, al contrario, a obitori affollati da persone annoiate in un silenzio glaciale. La preoccupazione primaria nei confronti della Parola di Dio renderebbe i pastori attenti a quei linguaggi che possono meglio mediarla, affinché Dio possa far giungere la propria voce al cuore dei suoi figli.

Proposte per il Rilancio della Musica Liturgica

A fronte di questa situazione, è necessario promuovere ogni iniziativa che permetta di recuperare la dimensione poetica e musicale della persona umana. Occorre un largo movimento di opinione pubblica che scuota le autorità civili affinché intervengano a livello scolastico, dagli asili alle università e ai conservatori. Nella Chiesa, è necessario ricostituire le scuole diocesane e zonali di musica sacra con un serio impegno di formazione di coloro che possono assumersi la responsabilità di aiutare la comunità orante, ricordando che per cantori e strumentisti vale ancora oggi la formula: "Sforzati di cantare con le labbra ciò che nel cuore vivi nella fede e traduci canto e fede in carità operosa".

Strumenti e Requisiti per la Musica Liturgica

Sebbene la musica propria della Chiesa sia puramente vocale, è permessa anche la musica con accompagnamento d'organo. La Chiesa ha il suo strumento musicale tradizionale, l'organo a canne, stimato degno di secondare i riti liturgici per la sua meravigliosa grandiosità e maestà. Oltre all'organo, possono essere utilizzati altri strumenti che non abbiano nulla di profano, chiassoso o rumoroso, come l'harmonium e, temporaneamente, organi a trasmissione elettrica. Nelle azioni liturgiche più solenni, possono essere utilizzati altri strumenti musicali, prima di tutto gli archi, in concomitanza all'organo o come ensemble strumentale. Non è ammessa la riproduzione di musica registrata durante la liturgia.

Nel permettere l'uso degli strumenti musicali si deve tener conto dell'indole e delle tradizioni dei singoli popoli. Tuttavia, gli strumenti che, secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana, siano tenuti completamente al di fuori di ogni azione liturgica e dai pii e sacri esercizi. L'uso di strumenti musicali per accompagnare il canto può sostenere le voci, facilitare la partecipazione e rendere più profonda l'assemblea. In tempo di Quaresima è permesso il suono dell'organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto.

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