Gherardo e Monte di Giovanni: Maestri della Miniatura Fiorentina

Le informazioni sulla data di nascita di Gherardo di Giovanni si ricavano dal catasto del 1451 del quartiere di S. Giovanni, citato da Levi D'Ancona che, con Martini, fornisce la maggior parte dei riferimenti documentari su Gherardo. In tale documento, il padre dichiara di abitare in una casa sul canto di piazza S. Marco e di avere sei figli, tra i quali Gherardo, all'età di cinque anni. Più grande di Gherardo era il primogenito Bartolomeo, nato nel 1444, mentre l'altro suo fratello, Monte, nacque nel 1448 (gli altri fratelli erano nati da un matrimonio precedente del padre).

L'appellativo "Fora" o "del Fora", che talvolta accompagna il nome di Gherardo, deriva da un soprannome del padre presente in tre documenti dell'Archivio dell'Opera del duomo riferiti al solo genitore (Martini, p. 68). Questo appellativo è stato erroneamente accostato a Gherardo e a suo fratello Monte da Milanesi (in Vasari [1568], p. 196).

Formazione Artistica e Influenze

Il percorso di maturazione artistica del giovane Gherardo avvenne probabilmente nell'ambiente del cantiere dell'Opera del duomo fiorentino. Il padre ebbe diversi contatti con l'Opera, ricevendo un pagamento nel 1433 per non meglio documentate "opere di scultura" e venendo autorizzato a lavorare con Donatello nel 1437 (Martini, p. 24).

Più che alla modesta personalità del padre (nato nel 1398, morto in data imprecisata senza aver lasciato opere note), Gherardo dovette far riferimento al raffinato entourage della corte medicea. Qui conquistò il favore dello stesso Lorenzo il Magnifico, colpito dallo sforzo che quel "cervello sofistico", secondo la definizione di Vasari, andava compiendo non solo nell'arte della miniatura, ma anche in quella preziosa e difficile del mosaico. Ebbe contatti con Poliziano accostandosi anche allo studio del latino (Fahy, 1989, p. 10).

Vasari, nella "vita" dedicata a Gherardo, pur non distinguendolo sempre chiaramente dal fratello Monte, non manca di sottolineare i suoi rapporti con il Ghirlandaio e la sua attenzione per le stampe di Dürer, interesse che egli condivise con il fratello minore (Garzelli, 1985, p. 267).

La Bottega dei Fratelli Miniatori

La prima menzione documentaria di Gherardo come miniatore risale al 1460, quando ricevette un pagamento per la biblioteca del cancelliere Bartolomeo Scala. Nel 1465 Gherardo prese in affitto dai monaci della Badia una bottega nei pressi di piazza S. Pulinari insieme con Bartolomeo e Monte. I tre fratelli, già definiti nel contratto "cartolai e miniatori" (Martini, p. 25), avviarono così un'attività fiorente che vide il maggiore occuparsi, forse esclusivamente, della gestione economica, mentre Gherardo e Monte furono impegnati in quella artistica.

Negli anni seguenti la locazione della bottega fu continuamente rinnovata: tra il 1470 e il 1475, dal 1476 al 1477 a nome di Gherardo, e poi ancora dal 1477 al 1482 (Levi D'Ancona). In questi anni, i monaci della Badia eseguirono diversi pagamenti alla bottega per la fornitura di carta, per le legature e per lavori di miniatura. Lo stesso fecero i frati di S. Marco per la legatura e la miniatura di diversi libri del convento.

Il Messale di S. Egidio: Un Capolavoro Collaborativo

L'intensa attività della bottega culminò con l'esecuzione da parte di Gherardo e Monte del messale per l'ospedale di S. Maria Nuova, detto Messale di S. Egidio (oggi ms. 67, del Bargello). Questo messale "definisce uno degli eventi maggiori del connettivo pittorico fiorentino all'aprirsi degli anni settanta" (Garzelli, 1985, p. 268) e rappresenta un'importante occasione per osservare e mettere a confronto lo stile dei due fratelli.

La novità di queste miniature - rappresentata dall'utilizzazione di due piani compositivi distinti, il primo piano dove agiscono i protagonisti e lo sfondo che si colora di paesaggi naturali o, più spesso, urbani e, più precisamente, fiorentini - viene proposta da Gherardo con particolare attenzione agli spazi modulari di derivazione brunelleschiana dove si muovono figure che ricordano, nell'impostazione, Piero della Francesca.

Illustrazione comparativa degli stili di Gherardo e Monte nel Messale di S. Egidio, con focus sui due piani compositivi e influenze brunelleschiane/Piero della Francesca

La Scioglimento della Società

La febbrile attività della bottega dovette causare qualche problema tra i fratelli, che nel 1476 posero fine alla società. Al padre dei tre e a Miniato, monaco nella vicina Badia, venne affidato l'incarico di comporre la lite. Nel luglio del 1476 il genitore, ormai vecchio, decise che i tre figli non dovessero più lavorare insieme e stabilì che Gherardo avrebbe dovuto rilevare in proprio la bottega, dopo un accurato inventario dei beni e del materiale in essa presenti (Martini, pp. 25 s.).

Produzione di Miniature e Opere su Commissione

L'attività di Gherardo come miniatore è ricostruibile attraverso la documentazione conservata, che ha tramandato notizia dei pagamenti e degli acquisti di materiale per diversi codici, non tutti oggi chiaramente identificabili. Molti di questi furono frutto della stretta collaborazione di bottega col fratello minore, tanto che risulta difficile distinguere la mano di Gherardo da quella di Monte.

Collaborazioni Documentate e Attribuzioni Specifiche

  • Il 31 marzo 1477 Gherardo venne pagato per diverse miniature: una Crocefissione di S. Pietro, una Natività della Vergine e una serie di Storie di S. Egidio in un Manuale di S. Maria Nuova (oggi Bargello, cod. 68). In settembre eseguì "41 Santi Egidi per la festa".
  • Sempre nel 1477, insieme con Monte, miniò un Breviario di don Ambrogio, sacrestano della Badia (Levi D'Ancona, p. 135). Nel gennaio dell'anno seguente il solo Gherardo fu pagato per miniature non meglio identificate.

Commissioni Reali e Medicee

Su commissione del re di Ungheria Mattia Corvino, i due fratelli eseguirono alla fine degli anni Ottanta una serie di miniature in codici conservati oggi in diverse biblioteche:

  • L'Expositio Evangelii di S. Girolamo (Vienna, Österreichische Nationalbibliothek, cod. 930)
  • Il manoscritto 496 della Pierpont Morgan Library a New York (Opera di Didimo Alessandrino)
  • I Commentarii in Epistolas S. Pauli di San Girolamo della Biblioteca di Budapest (Cod. Lat. 437), tutti databili al 1488
  • I Dialoghi di Gregorio Magno (Modena, Biblioteca Estense, 449), riferibile agli anni tra il 1488 e il 1490
  • Un codice contenente le opere di Aristotele conservato a Praga (Cod. Lat. 1656)
  • Una Bibbia della Biblioteca Laurenziana a Firenze (Plut. 15, cod. 17)

Ancora opera di collaborazione tra i due fratelli è il codice petrarchesco conservato nella Walters Art Gallery di Baltimora (ms. 10.755) dove sono riferibili a Gherardo diverse pagine, tra cui quella con il Trionfo del Tempo (c. 59) e la Trinità (65v). Ridotta è la presenza di Gherardo nel Tolomeo miniato per Camillo Maria Vitelli (Garzelli, 1985, p. 272).

Pagina miniata della Bibbia Laurenziana di Gherardo e Monte di Giovanni

Tra le commissioni medicee si ricordano:

  • Il Libro d'ore della Bayerische Staatbibliothek di Monaco di Baviera (Lat. 23639), dove Gherardo svolse un ruolo attivo soprattutto nell'impostazione generale della grafica (Garzelli, 1980, pp. 495-498).
  • Il Salterio di Cambridge (Fitzwilliam Museum; Add. Mss. 37-1970) che vede l'intervento di Gherardo nella tavola con il David salmista a colloquio con l'Eterno (c. 2), notevole per il brano paesaggistico che fa da sfondo alla scena.
  • Interventi nei Libri d'ore della Biblioteca nazionale di Firenze (B.R.321 e B.R. 334), in quelli nella Biblioteca Trivulziana a Milano (mss. 468 e 469).
  • Un Libro d'ore realizzato per le nozze di Isabella d'Este con Francesco I Gonzaga nel 1490 (passato il 28 nov. 1979 da una vendita Sotheby a Monaco).
  • Un Libro d'ore miniato cinque anni dopo per il matrimonio di Lucrezia Strozzi e Roberto Acciaiuoli (Melbourne, Department of Fine Art).

Opere Attribuite al Solo Gherardo

Tra le opere che si ritengono miniate dal solo Gherardo si annovera:

  • Il Graduale D della Biblioteca del Convento dei Servi all'Annunziata (dove l'Annunciazione della c. 30 mostra il linguaggio più cauto nei confronti delle innovazioni tipico di Gherardo).
  • Il Breviario romano della British Library di Londra (Add. Mss. 29735).
  • Un lussuoso esemplare della stampa veneziana del Plinio (Douce 310 della Bodleian Library di Oxford).
  • Il De Secundo bello punico di Livio, eseguito nel 1479 per Ferdinando d'Aragona, della Biblioteca universitaria di Valencia.
  • L'Achilleide di Stazio (oggi ms. 712 della Biblioteca Riccardiana di Firenze; Garzelli, 1985).
  • Una copia delle Favole di Esopo (ms. Spencer 50 della New York Public Library; Fahy, 1989, pp. 10 s.).

Attribuzioni Controverse

Controversa è l'attribuzione del Codice K della basilica di S. Lorenzo al solo Gherardo (D'Ancona, 1914, p. 692), a Monte (Levi D'Ancona, p. 131) o alla collaborazione dei due fratelli che lo avrebbero eseguito poco prima del Codice 67 del Bargello (Bertani, 1985, p. 539). Più recentemente si è tornati a riferire il Codice K all'opera di Gherardo, soprattutto in relazione alla miniatura del foglio 45, il Martirio di S. Lorenzo, dove sono stati colti echi precisi del Martirio di S. Pietro nel Codice 68 del Bargello (Garzelli, 1985, p. 272).

Gherardo Pittore e Mosaicista: La Versatilità di un Artista

Già Vasari aveva messo in luce quella versatilità che avrebbe consentito a Gherardo di dedicarsi non solo alla miniatura, ma anche alla pittura, sia ad affresco sia su tavola.

Opere Pittoriche

  • Nel 1474 Gherardo affrescò la facciata della chiesa di S. Pulinari. Questa pittura, oggi staccata, fu oggetto di un restauro nel XVI secolo da parte di Francesco Brini (Seconda mostra di affreschi staccati, Firenze 1958, pp. 74 s.). Ciò che ne rimane sembra sufficiente alla maggior parte della critica per avvalorare l'ipotesi vasariana di una vicinanza stilistica di Gherardo a Domenico Ghirlandaio, soprattutto agli affreschi di S. Maria Novella.
  • A opere mobili non identificate sembrano inoltre riferirsi i due pagamenti fatti da S. Maria Nova a Gherardo il 29 aprile 1476, "per dipingnere Santa Maria delle Gratie", e il 30 aprile del 1479 per la "dipintura di 1 crocie da 2 lati messa doro fine con azurro oltremarino" (Levi D'Ancona, pp. 135 s.).
  • Un altro affresco, oggi quasi illeggibile, fu dipinto nel 1486 per S. Maria del Sasso, presso Bibbiena.
  • Vasari segnala inoltre "fuor della porta alla croce un tabernacolo a fresco", la cosiddetta Madonna del Garullo, commissionata a Gherardo e a Monte nel 1487 dai capitani del Bigallo di Firenze (dell'opera, trasportata in seguito in via Aretina, rimane un frammento in cattive condizioni).
  • Un altro tabernacolo con Madonna e il Bambino in trono tra quattro santi sulla facciata della costruzione in angolo tra via Cavour e piazza S. Marco, dove lo stesso Gherardo abitava.

Il corpus delle opere pittoriche di Gherardo è ampio e a questo complesso si riconnette una serie di opere, legate tra loro da evidenti affinità stilistiche (Fahy, 1967; 1976). Si tratta di:

  • Un dipinto raffigurante la Madonna nella Galleria nazionale d'arte antica a palazzo Barberini di Roma, molto vicina al pannello londinese.
  • Un tondo con la Madonna ed un Angelo che adorano il Bambino (Seattle, collezione Ivan Best).
  • Una tavola nella Galleria dell'Accademia di belle arti a Firenze (inv. 8634).
  • Un pannello mutilo con Angeli, oggi nel Ringling Museum of Art a Sarasota, forse identificabile con la parte mancante della tavola di Roma.
  • Una insolita pittura della Vergine con Bambino nella collezione del National Trust a Upton House (Banbury, Oxfordshire).
  • La Maddalena tra i SS. Pietro e Caterina da Siena nella Kress Study Collection a Brunswick (ME), già attributo a Gherardo in base a una vicinanza stilistica con le miniature del Manuale cod. 68 al Bargello (Fahy, 1967, p. 132).
  • Il dipinto raffigurante un Angelo nella Gambier Parry Collection (Londra, Courtauld Institute), probabilmente parte della stessa composizione di cui faceva parte la Madonna di Seattle.
  • Un pannello oggi nella Royal Collection di Hampton Court che raffigura il Bambino e S. Giovannino.

Non riferibile alla mano di Gherardo sembra infine il tabernacolo della Pinacoteca di Bologna con la Madonna e santi al quale è stata tradizionalmente riferita la notizia vasariana di un dipinto eseguito da Gherardo per la chiesa di S. Domenico a Bologna (Garzelli, 1985, p. 267 n. 3). Garzelli aggiunge al catalogo di Gherardo un Cerimoniale dei vescovi (Biblioteca apost. Vaticana, Ottoboniano 501).

Nel campo della miniatura, alla bottega di Gherardo e Monte è riferito anche un Omero (Napoli, Biblioteca nazionale, ms. sq XXIII K22) stampato a Firenze nel 1488, dove viene ascritto a Gherardo il celebre Ritratto di giovane nel foglio IIv (Garzelli, 1985, p. 296). Un Messale della Biblioteca Laurenziana di Firenze (Edili, 109) eseguito nel 1492 per il duomo di Firenze insieme con altri tre codici oggi perduti (Levi D'Ancona, pp. 136 s.).

Esperienza come Mosaicista

L'esperienza di Gherardo come mosaicista si riferisce alla decorazione della cappella di S. Zenobio nel duomo fiorentino. L'impresa venne interrotta nel 1492 e nel dicembre dell'anno seguente la sola bottega di Gherardo e Monte fu incaricata della decorazione musiva di una vela nella cappella. Solo nel 1504, morto ormai Gherardo, si tentò senza successo di riprendere i lavori: Davide del Ghirlandaio e Monte furono in gara per il completamento della famosa Testa di S. Zanobi (Firenze, Museo dell'Opera del duomo), a proposito della quale è stata avanzata l'ipotesi di una partecipazione di Gherardo relativa alla sola figura del santo, eseguita dunque negli anni Novanta (Haines, p. 77).

Il restauro dei mosaici della cupola del Battistero di Firenze

Profilo Intellettuale e Ultimi Anni

Nell'ambito della bottega familiare la figura di Gherardo si rivela come mente più ingegnosa e versatile rispetto al fratello Monte. Gherardo si occupò di musica (fu organista di S. Maria Nova e di S. Egidio dal 1470 al 1494), partecipò alla Compagnia della Purificazione e di S. Zanobi ricoprendo le cariche di maestro dei novizi nel 1465 e di sagrestano nel 1468 (Levi D'Ancona, p. 131).

Fu in stretto contatto con la cerchia del Magnifico e partecipò di quel clima erudito e letterario, come dimostrano le lettere scritte in latino (Pini - Milanesi), dove egli si firma "Gerardus Apelleius", testimoniando anche una probabile preferenza per la pittura, rispetto al fratello Monte (Fahy, 1989, p. 10; Pons, p. 107).

Secondo una diversa ipotesi (Garzelli, 1985, p. 272) il documentato rapporto con Pietro Dei detto Bartolomeo Della Gatta pone il miniatore fiorentino nell'importante ruolo di collegamento tra Luca Signorelli, attraverso Bartolomeo della Gatta, e la cultura fiorentina del secondo Quattrocento. L'ipotesi riguarda l'uso della monocromia con effetti di bassorilievo che Monte pratica nel Messale di S. Egidio (per esempio il f. 150v) anticipando i tondi in monocromo affrescati da Luca Signorelli nella cappella di S. Brizio a Orvieto nel 1500 (Garzelli, 1985).

A ulteriore conferma dell'importante ruolo di Gherardo si pone un significativo passo di Leonardo da Vinci dove si parla dello studio delle ombre in pittura nelle figure che "compariranno nello scrittoio di Gerardo miniatore a Santo Marco a Firenze" (ibid., p. 273). Proprio la vicinanza a Leonardo e agli effetti dello sfumato in pittura costituisce del resto uno dei tratti caratteristici dello stile di Gherardo, insieme con un'impostazione sostanzialmente affine ai modi del Ghirlandaio (Levi D'Ancona, p. 136).

Nel 1495 Gherardo e Monte confermarono ancora una volta l'affitto della bottega. Nel gennaio del 1496 il solo Gherardo rinnovò il contratto. Gherardo morì a Firenze nel 1497: nel testamento di Monte, datato 5 luglio, Gherardo risulta già deceduto mentre da un altro documento apprendiamo che il 5 agosto dello stesso anno Gherardo venne sepolto in S. Croce (Martini, p. 26).

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