Nella solennità di Ognissanti, la Chiesa invita a contemplare la vasta moltitudine dei Santi, ben più numerosa di quella annoverata nei calendari o nei martirologi ufficiali. Questa schiera di beati non è limitata ai "Santi in vetrina", coloro che, pur essendo esempi luminosi di fede, speranza e carità, rappresentano solo una piccola parte dell'immenso popolo dei salvati.
Il Vescovo ha sottolineato che, sebbene sia un desiderio lodevole aspirare a una santità riconosciuta, l'obiettivo primario di ogni fedele dovrebbe essere la santità in sé, indipendentemente dalla notorietà. "Forse non sarò un santo in vetrina, ma voglio essere un santo," ha affermato, esprimendo un desiderio che ogni credente dovrebbe coltivare.

La Moltitudine dei Santi e la Comunione con i Defunti
La festa di Tutti i Santi ci porta a contemplare una moltitudine immensa che nessuno può contare, proveniente da ogni razza e nazionalità, che costituisce il popolo dei salvati. In questa schiera, ha ricordato il Vescovo, ci sono anche molte persone che abbiamo conosciuto personalmente. Ma c’è di più: anche noi dobbiamo aspirare a far parte di questa schiera, fin da ora. Mentre i nostri defunti sono ormai al sicuro in Dio, fuori da ogni pericolo e tentazione, noi siamo ancora pellegrini sulla terra.
Visitando i cimiteri, non dovremmo esprimere compassione, dicendo "Poveri voi", ma piuttosto esclamare "Beati voi". Questo perché i defunti nella santità hanno trovato tutto ciò che hanno desiderato, sono in Dio, contenti e non hanno bisogno di nulla, nemmeno dei nostri fiori, che sono un gesto d'affetto ma non essenziali per la loro condizione. La distanza che percepiamo tra noi e loro è unilaterale: per i Santi, noi siamo vicinissimi, e per questo non provano nostalgia della terra o dei loro cari, avendoli ritrovati in Dio.
Il Cammino verso la Santità: Vivere da Figli di Dio
Questo richiamo alla beatitudine dei defunti ci spinge ad affrettarci verso la patria celeste, il che significa comprendere il poco tempo che abbiamo a disposizione per migliorare e per vivere appieno la nostra figliolanza con Dio. "Ma tu ti comporti da figlio di Dio, da figlia di Dio? Io vivo da figlio di Dio?" Queste domande, poste dal Vescovo, invitano a una riflessione profonda sul nostro modo di vivere.
Gesù ci indica una strada maestra per non perderci: la strada delle Beatitudini. Pronunciando le parole "Beati i poveri, beati gli afflitti...", Gesù parla innanzitutto di Sé stesso, essendo Egli il povero, l'afflitto, il perseguitato per la giustizia. Seguendo il Suo esempio, anche noi siamo chiamati a diventare più simili a Lui, poiché i Santi sono coloro che assomigliano al loro Maestro. Stare a lungo con Gesù, confrontandosi con la Parola, partecipando alla Messa domenicale, accostandosi ai Sacramenti e trascorrendo tempo con il Maestro, permette di acquisire i Suoi tratti.

Le Beatitudini: Promessa di Speranza e Appello all'Azione
Le Beatitudini rivelano una verità fondamentale che contrasta con le antiche credenze secondo cui il benessere terreno era segno di benedizione divina, e la sofferenza indicava una punizione. "Dio non ce l'ha con noi!" è il primo messaggio che le Beatitudini ci trasmettono, promettendo consolazione a chi è nel pianto e mettendo i sofferenti al primo posto.
Citando la testimonianza di un sopravvissuto ad Auschwitz che ha compreso che il Signore era con lui anche nei momenti più bui, il Vescovo ha evidenziato la vicinanza di Dio attraverso il Suo Spirito e, in modo concreto, attraverso tutti i fratelli. Le mani e i piedi del Gesù risorto sono i cristiani che si prodigano per gli altri, cercando chi ha bisogno, consolando chi è nel pianto, assistendo i poveri e aiutando chi ha fame e sete di giustizia.
Un'interpretazione suggestiva della parola ebraica "asherè", spesso tradotta con "Beati" nei Salmi, è stata proposta da André Chouraqui come "c'è gioia" e, ancor più, "c'è speranza" o "mettetevi in cammino!". Leggere le Beatitudini in questo modo - "Mettetevi in cammino voi poveri, perché c’è speranza, il regno dei cieli lo potrete avere" - non solo consola chi soffre, ma è anche un forte invito all'azione cristiana: "Se vuoi essere cristiano, fai qualcosa di buono! Se vuoi essere cristiano rimboccati le maniche e aiuta."

Solidarietà e Coraggio nella Comunità
L'omelia ha toccato anche l'importanza della solidarietà e dell'impegno concreto, soprattutto in situazioni di difficoltà. Il Vescovo ha menzionato la visita ai centri di accoglienza per le persone colpite dal terremoto, evidenziando l'impegno di chi offre brandine, coperte e pasti caldi. Ha raccontato l'episodio di una signora in cucina che, pur avendo ricevuto un minestrone "non granché", si preoccupava di come risollevare il morale delle persone, dimostrando un profondo senso di cura. Ha ricordato l'esempio di persone che, nonostante le gravi sofferenze, mantengono la speranza.
L'invito alla preghiera e all'unità si è concretizzato nella proposta di recitare l'Angelus ogni giorno a mezzogiorno, come gesto di comunione e di reciproco sostegno, specialmente per gli anziani e i malati. "Nessuno è solo!" è il messaggio finale, un incoraggiamento a ritrovarci tutti un giorno "a Casa", nel cuore grande di Dio, dove un posto ci attende al tavolo della convivialità e della felicità.
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