Il nome "breviario" (lat. breviarium) significa "compendio" e, in senso derivato, "estratto, catalogo, inventario". Sebbene sia stato usato in linguaggi teologici (ad esempio, breviarium fidei), amministrativi (breviarium imperii di Augusto) e giuridici (breviarium extravagantium), nel contesto ecclesiastico, il Breviario romano è il libro liturgico nel quale si contiene l'intero ufficio divino secondo il rito romano.
Questo testo rappresenta il metodo ordinato secondo cui la Chiesa romana vuole che i suoi ministri lodino e preghino oralmente Dio in determinate ore di ogni giorno a nome di tutta la Chiesa. La Liturgia delle Ore è la preghiera ufficiale della Chiesa, ed è una liturgia alla quale è legata un'azione liturgica comunitaria, ma che può essere compiuta anche individualmente. Anche quando viene recitata in privato, si compie un'azione all'interno della Chiesa e con la Chiesa, significando che chi prega non è mai solo, ma unito a tutta la comunità ecclesiale.
Radici Storiche e Sviluppo dell'Ufficio Divino
L'evoluzione delle ore della preghiera
Già nell'antichità, la giornata veniva divisa in 12 ore: il levar del sole indicava la prima; il tramonto o vespro la dodicesima; il mezzogiorno la sesta. Queste, con le intermedie terza e nona, divennero le più nominate anche negli usi civili. Per conoscere i vari elementi del breviario, è fondamentale comprendere il valore degli elementi dell'ufficio divino che il breviario ha compendiato in sé.

Pratiche ebraiche e prime comunità cristiane
Nel culto ebraico vi erano due sacrifici, mattutino e vespertino, accompagnati dalla recita di salmi. Tutto questo è passato negli usi della Chiesa fin dai primi tempi, attestato da numerosi passi sia del Nuovo Testamento sia dei più antichi scrittori cristiani: salmodia, letture dalla Scrittura, orazioni e sermoni o omelie, formavano il contenuto primitivo delle sinassi cristiane. Aggiungendo l'offerta eucaristica, si ha la Messa; non aggiungendola, si avrà il notturno, sul quale sono modellate le altre ore. L'ordinamento della recitazione, che prima era libero, più tardi venne fissato stabilmente.
I primi cristiani di Gerusalemme, secondo gli Atti degli Apostoli, frequentavano quotidianamente il tempio e praticavano riunioni nelle case private per compiere la fractio panis (Eucaristia). L'ora terza era stata santificata per i cristiani dalla discesa dello Spirito Santo e dalla condanna di Cristo; l'ora sesta dalla crocifissione e dalla visione di Pietro, simbolo dell'ammissione dei Gentili alla Chiesa; l'ora nona dalla morte di Cristo e dal miracolo di Pietro alla Porta Speciosa del Tempio (secondo le narrazioni dei Vangeli e degli Atti). Usi pubblici e ricordi cristiani portavano quindi i fedeli a pregare soprattutto in queste ore.
Difficoltà e adattamenti
Era però difficile che potessero così spesso adunarsi, e ciò divenne impossibile durante le persecuzioni. Nei secoli II-III (Clemente Alessandrino, Origene, Tertulliano, Cipriano) troviamo attestate e raccomandate le preghiere di terza, sesta e nona, ma come devozione privata e di consiglio, contrapposta a quella obbligatoria alla levata del sole e al tramonto. Tuttavia, neanche questa implicava una riunione dei fedeli ogni giorno.
La riunione si faceva invece la domenica (già attestata in Atti, XX, 7, e più tardi in altri documenti) per l'offerta del sacrificio eucaristico: la "sinassi" (δύναξις), ovvero "riunione" eucaristica o liturgica. A causa delle difficoltà di riunione e forse anche per comodità dei cristiani schiavi o lavoratori, il culto cristiano impiegò di preferenza le ore notturne. Sorsero così le vigilie domenicali, di cui la pasquale è la più importante.
L'influenza del monachesimo e la fissazione delle ore
Nel sec. IV la pace concessa alla Chiesa permise ai fedeli di accorrere liberamente a pregare nelle basiliche. D'altra parte, lo sviluppo del monachesimo, che pregava in comune alle ore di terza, sesta, nona, e celebrava vigilie quotidiane (vigilie feriali), tese a rendere preghiera pubblica le ore suddette e quotidiani i notturni. Questo avvenne soprattutto quando i monaci furono ammessi ad assicurare il servizio eucologico divino nelle basiliche per accrescerne lo splendore o per supplire al clero scarso o troppo impegnato nel ministero.
Tale pratica si diffuse dall'Oriente all'Occidente, arrivando a Roma nel sec. V con l'elevazione di monasteri basilicali, come quello a San Pietro sotto San Leone Magno (440-461). Nel sec. IV si fissarono i salmi e le lezioni dell'ufficio notturno; l'uso di unirvi immediatamente le lodi mattutine portò la recita di queste fino a due ore prima del mattino.
Alla fine del sec. IV, in un monastero di Betlemme, si introdusse un nuovo mattutino che poi si disse ora di prima. Nella seconda metà del sec. IV si fa cenno (nelle Regulae di S. Basilio, nel De virgin. di S. Ambrogio) a una preghiera immediatamente prima del riposo dei monaci e delle vergini, che ha dato origine all'ἀπόδειπνον ("dopo cena") dei Greci e alla Compieta degli occidentali (S. Benedetto, monasteri gallicani; sec. VI).
Giustiniano nel 529 obbligò il clero a cantare quotidianamente i vespri, i notturni e le lodi; similmente i concili gallicani e spagnoli del sec. VI imposero gli "uffici vespertini e mattutini". Alcuino (morto nell'804) chiamò "breviario" una specie di ufficio divino da lui compendiato a uso dei laici. Con la fine del sec. XI apparvero i breviari nel nostro senso, cioè come raccolta compendiosa di brani della Scrittura, d'inni, di orazioni liturgiche, ecc., uniti al Salterio per la recita più comoda dell'ufficio divino, che prima richiedeva una piccola biblioteca (Bibbia, Antifonario, Passionario e Legendario, Sermonario, Omiliario, ecc.).
La Struttura e il Contenuto del Breviario
Elementi costitutivi e loro evoluzione
Il minimo di fisso si ha nelle Costituzioni apostoliche, II, 59: "alla riunione mattutina, il Salmo LXII, Deus, Deus meus, ad te de luce vigilo; a quella della sera il CXL.... Dirigatur oratio mea sicut incensum in conspectu tuo, elevatio manuum mearum sacrificium vespertinum". I monaci egiziani e palestinesi usavano nelle vigilie feriali 12 salmi (nelle domenicali 20), un'orazione dopo ciascun salmo, l'alleluia dopo il 12°, due lezioni dalla Scrittura (Antico e Nuovo Testamento, di solito), e l'orazione finale del superiore.

L'Ufficio notturno e le sue varianti
Il contenuto dell'ufficio romano dei tempi di Carlomagno ci è dato da Amalario di Metz (morto circa nell'850), da S. Benedetto d'Aniano (morto nell'821) e dai più antichi e puri Ordines romani. Fuso con l'ufficio de tempore (del tempo liturgico) è l'ufficio di quelle feste che sono state il cardine dell'anno liturgico, cioè il gruppo pasquale (quaresima, settimana santa, Pasqua e tempo pasquale, Pentecoste) e il gruppo natalizio (Avvento, Natale, Epifania).
Nella struttura del notturno appaiono quattro tipi:
- Ufficio Feriale: 12 salmi seguiti da 3 lezioni.
- Ufficio Domenicale: diviso in 3 notturni; il primo di 12 salmi più 3 lezioni, il 2° e il 3° ciascuno di 3 salmi più 3 lezioni.
- Ufficio Festivo: 3 notturni, ciascuno di 3 salmi più 3 lezioni.
- Ufficio Pasquale: un notturno di 3 salmi con 3 lezioni.
L'Ufficio dei Santi
Oltre all'ufficio de tempore vi è quello dei santi. Il culto liturgico dei santi era in antico celebrato quasi solo là ove era il loro corpo, o almeno qualche loro memoria concreta. Anche per i santi l'ufficiatura originale era quella della notte (vigilie cimiteriali). Gregorio III (731-741) eresse in S. Pietro un oratorio a tutti i santi; ivi i monaci addetti alla basilica dovevano recarsi ogni giorno a recitare 3 salmi seguiti da lezioni scritturali e da un'orazione in onore del santo di cui ricorreva l'anniversario.
Adriano (772-795) ordinò che si leggessero le Passioni o le Vite dei santi; era un piccolo ufficio aggiunto, già preparato dalle commemorazioni degli anniversari dei santi prescritte dalla Regola benedettina: esso cominciò a togliere al culto dei santi il suo carattere locale. Alla fine del sec. VIII le feste dei santi erano distinte in maggiori e minori; nelle maggiori l'ufficiatura era ispirata al tipo festivo. Presto si fissarono i Comuni dei santi (apostoli, martiri, confessori, vergini), ricavandoli generalmente dal Proprio dei santi più celebri di quella categoria, per esempio i Ss. Pietro e Paolo per il Comune degli apostoli; S. Agnese per quello delle vergini, ecc. Le feste minori conservavano il salterio feriale, il resto era del santo.
Salmodia e Responsory
Dato che molti non conoscevano i salmi o non sapevano leggere, anche la salmodia era fatta da un lettore che modulava il salmo un versetto dopo l'altro ("salmo tratto"); il popolo ascoltava, e alla fine cantava all'unisono di solito una dossologia (tra le più antiche e note è il Gloria Patri). Per dare al popolo parte più attiva, presto simili formule furono interposte lungo il salmo: tali salmi furono detti dai Greci acrostichion, e dai Latini responsorium. Ne è esempio ancora oggi l'Invitatorio col seguente salmo Venite exultemus, che già dal sec. VIII risulta premesso al notturno.
Per rompere la monotonia della lettura, già in antico si introdussero, dopo un certo brano, i responsorî. Ispirandosi al brano letto, o al libro da cui il brano era tolto, oppure alle idee e fatti letti, un cantore proponeva un testo piuttosto breve e diviso in due o più sezioni; il popolo lo ripeteva; il cantore aggiungeva uno o più versetti e finalmente una dossologia. Il coro dopo ogni versetto ripeteva il testo o le sue sezioni, e dopo la dossologia cantore e coro ripetevano l'intero testo.
Canto antifonato
Col sec. IV, fattisi più noti i salmi e meno adatta la lettura a solo nelle grandi basiliche, si usò, sull'esempio di Antiochia o di Edessa, il canto del salmo fatto da tutto il popolo diviso in due cori, alternanti un versetto ciascuno. Fu questo il canto "antifonato" (ἀντιϕωνή "suono di rimando, alternato"). Introdotto da S. Basilio nel 375 a Cesarea di Cappadocia e a Milano da S. Ambrogio, si diffuse rapidamente.
La Liturgia delle Ore per i Laici
Il significato della preghiera liturgica
Recitare il Breviario da laico significa entrare nella preghiera ufficiale della Chiesa, unendosi al coro spirituale che, giorno e notte, loda Dio e intercede per il mondo. La Liturgia delle Ore non è riservata solo ai sacerdoti o ai religiosi, ma, per volontà del Concilio Vaticano II, è aperta a tutti i fedeli che desiderano santificare il tempo e trasformare la propria giornata in offerta. Per il laico, questo significa vivere la vita ordinaria con un cuore monastico, pregare nel tempo, dentro il tempo, per trasfigurare il tempo.
La preghiera liturgica, "per essere la preghiera ufficiale della Chiesa, è senza paragone più efficace, più accetta a Dio e fa maggior presa sul cuore umano, di tutte le preghiere private. Essendosi scelto come dimora il grembo della Chiesa sua Sposa, Gesù stesso prega in Lei e per Lei; Egli è il principio delle sue adorazioni, delle sue lodi, delle sue suppliche e dei suoi sospiri."
Introduzione alla liturgia delle Ore ortodossa
Come recitare il Breviario: indicazioni pratiche
Per il laico che desidera recitare il Breviario, il punto di partenza è la scelta delle ore da pregare. Non è necessario recitarle tutte; la Chiesa propone, ma non impone. Le ore principali accessibili a tutti sono tre:
- Le Lodi mattutine: per offrire il nuovo giorno.
- I Vespri serali: per consacrare il tempo che tramonta.
- La Compieta: prima di dormire, come affidamento.
Ogni ora liturgica segue uno schema preciso. Si inizia con il segno della croce e la formula introduttiva, “O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto”, seguita dal “Gloria al Padre”. Poi si recita l’inno, che cambia secondo il tempo liturgico e l’ora. Dopo l’inno, si proclamano i salmi, ogni ora ha una disposizione propria, con antifone prima e dopo ogni salmo. I salmi non sono solo preghiere antiche, ma parole vive, incarnate. Dopo i salmi si legge un brano breve della Scrittura (lettura breve), seguito da un responsorio. Nelle Lodi si proclama poi il Benedictus, il cantico di Zaccaria; nei Vespri, il Magnificat, il cantico di Maria. Questi cantici sono il vertice dell’ora, parole del Vangelo che la Chiesa recita ogni giorno, nel cuore della propria liturgia.
La Compieta si conclude con l’invocazione “Il Signore ci conceda una notte serena ed un riposo tranquillo - Amen”.
Strumenti e consigli per la recita
Per recitare il Breviario è utile avere un’edizione cartacea ben ordinata, come la Liturgia delle Ore in quattro volumi o in edizioni ridotte per i laici. Si può usare anche una versione digitale, purché fedele al testo liturgico. È bene ritagliarsi un momento e un luogo fisso, come una sedia davanti a una croce, una candela, o un angolo silenzioso. Si prega con calma, lentamente. Se si è distratti, si offre la distrazione. Se si è stanchi, si offre la fatica. Il Breviario non è un compito, ma un altare. È preghiera che scorre come fiume, e che piano piano cambia l’anima.
Si può anche pregare con altri, in famiglia, in piccoli gruppi, o in parrocchia. Pregare le Ore significa imparare a pregare con le parole di Dio. Significa santificare il giorno non fuggendo il tempo, ma entrando in esso con lo Spirito. Significa offrire ogni ora come un piccolo sacrificio d’amore.
L'ora è organizzata e strutturata in diverse ore della giornata, chiamate ore canoniche. Ogni ora è destinata ad un particolare momento della giornata in modo che la preghiera sia distribuita per santificarla tutta. Nelle Lodi si segue un ciclo di 4 settimane. Questo vuol dire che ogni 4 settimane si ripetono uguali tranne la Domenica in cui ognuna ha la sua antifona al Benedictus che, in genere, richiama le letture della S. Messa con la propria preghiera finale.
In generale, le Domeniche, specialmente quelle dei Tempi Forti, hanno la precedenza su tutte le Feste e/o solennità, ma ci sono delle deroghe. Se dovesse risultare difficile capire quali siano le diverse parti che compongono l’Ora che si vuole pregare, si può consultare l’Ordinario, che guida alla comprensione di ogni singolo passaggio, oppure allo schema riassuntivo. La preghiera è un cammino che ci porta verso Dio. È un percorso impegnativo che, a volte, sembra essere superiore alle nostre forze e capacità. Ma con il Suo aiuto possiamo cercare di intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, coi suoi Sacramenti e con i nostri fratelli.
L'Importanza dell'Apostolato della Preghiera
«Un sacerdote che celebra degnamente la S. Messa e recita con devozione il Breviario ha compiuto l’80% del proprio apostolato». Con queste parole Mons. Marcel Lefebvre amava ricordare ai suoi preti e seminaristi l’importanza capitale che riveste l’apostolato della preghiera, in primis della preghiera liturgica, tradizionalmente riservata ai membri del clero.
Dalla seconda metà del Novecento, buona parte dei fedeli ha manifestato, in misura via via crescente, il desiderio di pregare con le formule dell’orazione liturgica, i Salmi e i cantici della Sacra Scrittura, gli inni dei santi, le letture dei Padri della Chiesa.