La Natività del Signore: Storia, Significato e Tradizioni Artistiche in Abruzzo

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La Natività del nostro Salvatore e Signore Gesù Cristo è una delle celebrazioni più importanti del calendario cristiano. Ricorrendo il 25 dicembre, questa festa commemora la nascita di Gesù, evento centrale della fede cristiana, ricco di significati teologici e profondamente radicato nella tradizione.

Tematica foto del Natale cristiano

La Nascita di Gesù Cristo: Le Fonti Bibliche

L'Annuncio Apostolico e l'Adozione a Figli (Gal 4, 4-7)

Secondo l'Apostolo Paolo, "Fratelli, quando giunse la pienezza del tempo, Dio inviò il Figlio suo, fatto da donna, fatto sotto la legge, per riscattare quelli che sono sotto la legge, affinché ricevessimo l’adozione a figli. Poiché siete figli, Dio ha inviato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori, il quale grida Abbà, Padre! Così non sei più schiavo ma figlio; e se figlio, anche erede di Dio per grazia di Cristo". Questo passaggio sottolinea il mistero dell'Incarnazione come parte del piano divino per la salvezza dell'umanità e l'adozione a figli di Dio.

I Magi e la Stella di Betlemme (Mt 2, 1-12)

Il Vangelo di Matteo narra che "Nato Gesù a Betlemme in Giudea, al tempo del re Erode, ecco giungere a Gerusalemme dall’oriente dei magi, i quali domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo”". La notizia turbò Erode e tutta Gerusalemme. Erode, convocando sommi sacerdoti e scribi, apprese che il Cristo sarebbe nato a Betlemme di Giudea, come profetizzato: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei la più piccola tra i capoluoghi di Giuda; da te uscirà un capo che pascerà il mio popolo, Israele". I Magi, guidati dalla stella, trovarono il bambino con Maria e gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, si allontanarono verso il loro paese.

Dal Sinassario: La Profezia e il Miracolo della Nascita

Il Sinassario del 25 dicembre descrive la Natività del Salvatore: "Dio amorevolissimo, avendo visto il genere umano sotto il potere tirannico del diavolo, ebbe compassione e mandò il suo angelo Gabriele ad annunziare alla Madre di Dio: Salve, piena di grazia, il Signore è con te! E subito il Signore nostro e Dio fu concepito nel grembo incontaminato". Compiuti i nove mesi, una disposizione di Cesare Augusto ordinò il censimento di tutto l’universo, portando Giuseppe e Maria a Betlemme. Qui, non avendo trovato abitazione, la Vergine "si rifugiò in una povera spelonca, e diede alla luce incorruttibilmente il Signore nostro Gesù Cristo ed avvolse in fasce come bambino il Creatore dell’universo e lo depose nella mangiatoia di animali irrazionali, giacché avrebbe liberato noi dall’irrazionalità".

Antiche profezie, come quella dell'indovino Balaam nella regione dei Persiani ("Sorgerà una stella da Giacobbe, che disperderà i figli di Moab"), furono tramandate e guidarono i Magi. Questi re dei Persiani, che erano tre e vigilavano attentamente, riconobbero nella stella di Cristo "che non faceva il corso come tutti gli altri astri da oriente a occidente, ma verso mezzogiorno", la nascita del Grande Re. La seguirono, trovarono Cristo il Signore, lo adorarono e gli offrirono i loro doni.

Origini e Significato della Celebrazione del 25 Dicembre

L'Etimologia e le Prime Attestazioni Cristiane

L'etimologia del termine Natale deriva dal latino [dies] Natalis, "[giorno] natalizio", cioè appunto giorno della nascita di Gesù Cristo. I Vangeli, sebbene uniche fonti storiche sulla vita di Gesù, non forniscono indicazioni cronologiche precise sulla sua nascita. La prima attestazione cristiana della celebrazione del Natale al 25 dicembre si trova nel Cronografo del 354 di Filocalo, calligrafo di papa Damaso. Nella Depositio Martyrum filocaliana, databile al 336, si legge per quel giorno, l’8° alle calende di gennaio, "natus Christus in Betleem Iudeae".

La Sostituzione della Festa Pagana del "Sol Invictus"

A Roma, questa festa corrispondeva alla celebrazione pagana del solstizio d’inverno, il "Dies Natalis Solis Invicti", ovvero la nascita del Sole Invincibile. Questo era il momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno. Tale culto aveva avuto origine in Siria e in Egitto, dove già in epoche preromane la venuta del Sole era rappresentata nel mito di un fanciullo divino partorito da una vergine. La devozione proseguì in epoca romana, confluendo nel culto del dio Mitra, raffigurato anch’esso come un fanciullo che sacrificava un toro sacro.

Il Significato Teologico del Natale Cristiano

L’origine storica del Natale non è del tutto certa; tuttavia, è probabile che la data del 25 dicembre come giorno di celebrazione della Natività del Signore sia stata fissata per sostituire la festa pagana del Sole Invitto, ufficializzata dall’imperatore Aureliano nel 274. Si tratterebbe, quindi, di una scelta del giorno unicamente per motivi teologici. In ogni caso, il significato autentico del Natale cristiano affonda le sue fondamenta nel grande disegno salvifico di Dio: il suo Figlio si è incarnato, si è fatto uomo, per salvare gli uomini.

Le origini del Natale - Il Sol Invictus

L'Iconografia della Natività nell'Arte

Dalla Sacra Famiglia all'Adorazione: Evoluzione del Soggetto

Nella produzione artistica, il termine "Natività" indica una rappresentazione della Sacra Famiglia in una grotta o capanna. La scena può essere arricchita da altri personaggi, come santi, angeli e donatori, soprattutto a partire dal Quattrocento. Talvolta, particolari architettonici inseriscono la raffigurazione in un ambiente domestico. Quando compaiono anche i pastori e i Magi, si parla più propriamente di "Adorazione". La raffigurazione della Natività del Signore trae origine dai Vangeli di Luca e Matteo, ma anche dalle descrizioni dei Vangeli apocrifi e della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Le Prime Rappresentazioni e i Simboli Tradizionali

La più antica raffigurazione del soggetto iconografico risale al III secolo d.C. e si trova nelle Catacombe di Priscilla: la Vergine è seduta con il Bambino in braccio, mentre un uomo accanto a lei indica la stella, in riferimento alla profezia di Balaam: "Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (NM, 24 - 17). Nelle più antiche rappresentazioni, databili al IV secolo, come i sarcofagi del Museo Lateranense di Roma, appare lo schema semplice di una capanna o di una grotta, dove il Bambino giace al centro, sulla paglia, fra il bue e l’asinello. Questi due animali hanno precisi riferimenti nell’Antico Testamento, rappresentando il vitello il popolo ebreo e l’asinello i pagani. In alcuni di questi sarcofagi iniziano a comparire anche le figure di pastori o talvolta di profeti con un rotolo di pergamena.

Sviluppi Iconografici dal V Secolo al Tardo Medioevo

Dal V secolo, compare la figura di Giuseppe seduto su un masso, che soppianta il pastore/profeta, solitamente raffigurato sul lato opposto a Maria. Maria diviene il punto focale della scena solo a partire dal VI secolo d.C. Dopo il Concilio di Efeso del 431, con la proclamazione della divina maternità di Maria, si ebbe un’ufficializzazione del soggetto, che cominciò a diffondersi ampiamente in vari campi artistici. Generalmente, la scena si svolge in una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con Maria distesa come una puerpera, adagiata su un fianco, con la testa velata e avvolta in un manto; Giuseppe, un vecchio con una lunga barba e un’ampia toga, assorto in un angolo; e gli Angeli, in forma di vittorie alate, che portano l’annuncio ai pastori, mentre a volte in lontananza si intravedono i Magi. Il centro della composizione è costituito dal Bambino Gesù, avvolto in fasce e deposto in una culla, spesso simile a un sarcofago, a preannunciare simbolicamente la sua morte e risurrezione.

La Natività nell'Arte Moderna

Nel tardo Medioevo, la Natività si trasformò quasi nell’adorazione del Bambino da parte della Vergine Maria, inginocchiata con le mani giunte presso la culla, un tipo iconografico che si mantenne quasi inalterato fino a dopo la Controriforma. In questo periodo, per contrastare l’eresia che voleva dividere la natura dalla Grazia, si abbandonò ogni descrittivismo, a favore di una trascendenza ottenuta tramite l’uso della luce, con il corpo del Dio incarnato che acquisiva uno splendore soprannaturale. Dal XVIII secolo, si perse il calore devozionale per lasciare spazio al sentimentalismo, mentre nell’Ottocento, l’attenzione degli artisti si spostò sulla fedeltà ambientale e sulla veridicità dei costumi più che sull’accentuazione del valore religioso.

Esempio di iconografia della Natività attraverso i secoli

La Natività nell'Arte Abruzzese

L'Abruzzo, con la sua ricca storia e profonda fede, ospita diverse e significative rappresentazioni artistiche della Natività e di soggetti ad essa legati, testimoniando la devozione e la maestria degli artisti locali nel corso dei secoli.

Il Presepe Antinori: Un Tesoro Ritrovato

Il Presepe Antinori, oggi conservato presso i frati minori del convento francescano di Sant’Angelo della Pace o Sant’Antonio a Lanciano, possiede una storia affascinante. Appartenuto al celebre scrittore Anton Ludovico Antinori, dopo aver viaggiato tra Toscana e Bologna, giunse a L’Aquila nel 1769. Quando il casato si estinse, fu ereditato da Luigi Stella Maranca di Lanciano e nel 1963 le sue nipoti lo donarono ai frati. Dimenticato in un baule dopo essere stato esposto, è stato riscoperto nel 2012 dagli studiosi Giacomo e Gaetano De Crecchio, che ne hanno documentato il precario stato di conservazione in un volume fotografico.

Nonostante l’antichità, il Presepe è giunto sino ad oggi piuttosto integro, componendosi di 108 pezzi sui 154 originali, suddivisi in 84 personaggi e 24 animali. Si tratta di statue lignee, datate al tardo ‘600, modellate a tuttotondo e con gli arti snodabili, una sorta di manichini scolpiti e dipinti, di cui si conservano pochi esemplari in Italia. L’altezza delle statue, dette “terzine” (corrispondente a 1/3 della figura umana), varia tra 46 e 60 centimetri. Oltre al gruppo della Natività e dei Re Magi, raffigurano adulti e infanti del ceto borghese finemente abbigliati, anche con accenni ai difetti fisici dell’epoca. L’opera è stata vincolata dalla Soprintendenza ai Beni Storici Artistici d’Abruzzo e restaurata nel laboratorio Cantone-Contestabile di Napoli.

Foto del Presepe Antinori

La Natività in Terracotta Policroma di Saturnino Gatti

Un’altra opera significativa è la Natività in terracotta policroma, realizzata sul finire del XV secolo - inizi del XVI, da Saturnino Gatti. Originariamente collocato nella Collegiata di Santa Maria Assunta a Santa Maria del Ponte, frazione di Tione degli Abruzzi, come attestato da fonti documentarie e fotografie, il gruppo scultoreo è attualmente esposto al MuNDA (Museo Nazionale d'Abruzzo).

Esso è composto dalla Madonna inginocchiata, avvolta da un pesante panneggio solcato da pieghe profonde, da San Giuseppe, anch'egli inginocchiato, e dal Bambino, un tempo sdraiato nella mangiatoia ora scomparsa, posto tra di loro a terra. Le terrecotte sono caratterizzate da un’imponente volumetria e da un solido plasticismo, ammorbidito dal modellato pittorico visibile soprattutto nel volto della Madonna. Il Presepe era inserito all’interno di una piccola nicchia affrescata in un secondo momento, forse nel 1621. È probabile che i tre pezzi facessero parte di una composizione più grande, sulla scorta della tradizione dei presepi votivi.

A seguito del terremoto del 1915, che colpì duramente la chiesa di Santa Maria del Ponte, le opere d’arte furono trasportate a L’Aquila nel 1935 e sottoposte a piccoli interventi di restauro, seguiti da un altro nel 1994. L’ultimo intervento conservativo è stato svolto dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro a seguito del sisma aquilano del 2009.

Foto della Natività in terracotta policroma di Saturnino Gatti

La Statua Lignea di "Maria Partoriente" ad Assergi

Nella cripta della parrocchiale di Santa Maria Assunta ad Assergi, sul versante aquilano del Gran Sasso, è conservata una statua lignea a grandezza naturale che riproduce una figura muliebre distesa e coronata. Grazie a un restauro risalente al 1966, l'opera si presenta in buone condizioni di leggibilità, evidenziando un cromatismo elegante e una tavolozza originariamente sontuosa grazie all'impiego su larga scala di doratura a foglia.

Segnalata per la prima volta nel 1896 da Moscardi e menzionata da Gavini cinque anni più tardi, venne resa nota alla comunità scientifica solo nel 1941 da Enzo Carli, che la ritenne opera abruzzese o napoletana dei primi decenni del Trecento, fortemente influenzata dalla scultura francese. Lo studioso la confrontò per l'impianto spaziale con la Vergine del portale sinistro della facciata della cattedrale di Laon e per i tratti del volto con il giacente di Costanza d'Arles nell'abbaziale di Saint-Denis, esempi dai quali, tuttavia, si distanzia notevolmente per matrice formale e cronologia. Basandosi su una tarda tradizione, Carli riconobbe nella scultura una santa Elisabetta, ipotizzando fosse posta a coperchio di una teca portareliquie.

In seguito, nella giovane donna distesa venne riconosciuta una Maria partoriente che, secondo Ferdinando Bologna, riproporrebbe nell'impianto uno schema compositivo elaborato oltralpe nella prima metà del Duecento. Tale schema fu precocemente citato in Italia da un'illustrazione del De Balneis Puteolanis e, in un contesto iconografico più appropriato, dalla Natività che decora un codice napoletano proveniente dalla Francia settentrionale. A questi si potrebbe aggiungere, sempre di ambito protoangioino, la corrispondente formella del trittico eburneo donato forse da Carlo I alla cattedrale di Trani.

Statua lignea di Maria Partoriente ad Assergi

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