Le espressioni "Pax tibi, Marce" e "Redentore" racchiudono significati profondi e contesti culturali e religiosi distinti ma ugualmente importanti. Mentre la prima è indissolubilmente legata alla storia e all'identità di Venezia, la seconda affonda le sue radici nella teologia cristiana, indicando una figura e un concetto centrali per la fede.
"Pax Tibi, Marce": L'Origine e il Simbolo Veneziano
"Pax tibi Marce, evangelista meus" (Pace a te, Marco, mio evangelista) è una frase leggendaria che ha plasmato l'identità di Venezia e del suo simbolo più iconico, il Leone alato.
La Leggenda dell'Evangelista Marco e Venezia
Il legame fra San Marco e Venezia deriva da un'antica leggenda. Si narra che l'Evangelista Marco, durante il suo viaggio da Aquileia a Roma, fu sorpreso da una tempesta e trovò riparo in un'isoletta della laguna. Qui, un angelo gli apparve e gli disse: "Pax tibi Marce, evangelista meus, hic requiescat corpus tuum" (Pace a te Marco, mio Evangelista, qui riposi il tuo corpo). Era una profezia che si realizzò molti secoli dopo, quando il corpo di San Marco fu riportato a Venezia.
Venezia, sin da antichissima data, mirava ad avere in città il maggior numero di reliquie, poiché esse portavano prestigio e numerosi pellegrini. I Dogi, desiderosi di ospitare le spoglie di uno dei quattro evangelisti, organizzarono una missione. Nel 828 d.C., due mercanti veneziani, Rustico da Torcello e Bono da Malamocco, si recarono ad Alessandria d'Egitto, dove la comunità Copta sosteneva di custodire le reliquie di San Marco. Essi trafugarono le spoglie del Santo e le trasportarono fino a Venezia, superando il controllo doganale nascondendole sotto un carico di ortaggi e carne di maiale, considerata impura dai musulmani.
Entrate a Venezia, le reliquie furono nascoste nella Basilica dove furono ritrovate solo il 25 giugno del 1094. Da allora, San Marco divenne simbolo e Patrono della città, e la Basilica assunse grande valore come luogo che custodiva le spoglie di uno dei quattro Evangelisti.
Il Leone di San Marco: Simbolo di Forza e Fede
Il Leone di San Marco, il famoso Leone alato, è universalmente riconosciuto come il simbolo di Venezia. Solo dal 1260 circa questa figura iniziò a rappresentare San Marco e la Repubblica Serenissima. La ragione della scelta di un Leone alato non è certa e ha diverse interpretazioni:
- Nel Vangelo di Marco viene narrato il maggior numero di profezie che Cristo fece riguardo alla propria risurrezione, e il Leone, simbolo di forza, rappresenterebbe proprio la risurrezione.
- Altri dicono che il Leone sarebbe il simbolo di Marco perché il suo Vangelo inizia con San Giovanni Battista che ha una "voce squillante nel deserto", paragonata al ruggito del Leone.
- Altri ancora ritengono che l'angelo apparso a San Marco fosse sotto forma di Leone alato.
Fatto sta che il Leone alato assunse per Venezia un significato politico, oltre a quello religioso: il Leone simboleggia la forza, le ali l'elevazione spirituale e la libertà. Non solo è simbolo di maestà e potenza, ma anche di sapienza e pace per il libro che regge fra le zampe, nel quale si leggono le parole della profezia dell'Angelo a San Marco. La spada, invece, simboleggia la giustizia. Tutte queste caratteristiche erano sentite come proprie dalla Serenissima.

Diverse Rappresentazioni del Leone di San Marco
L'immagine del Leone può essere rappresentata in diverse posizioni, le più conosciute sono quella in "Andante" e quella in "Moléca".
- In Andante il corpo del Leone è visto per intero, di profilo, la zampa anteriore destra è poggiata sul libro e il muso in avanti. Le ali, solitamente parallele, possono avere le penne ben distinte o compatte; la coda è più frequentemente a riposo ma anche sollevata. Si pensava che la coda alzata indicasse una vittoria militare, ma non è storicamente confermato. In alcuni dipinti due zampe poggiano sulla terra e due sul mare, ad indicare i possedimenti della Repubblica Veneziana.
- In Moléca il leone viene rappresentato frontalmente e accovacciato, assumendo quasi la forma di un granchio. La parola "Moèca", in veneziano, indica proprio il granchio. Secondo alcuni, non solo la forma lo ricordava, ma anche il fatto che in alcune rappresentazioni il leone usciva dall'acqua, proprio come un granchio. La sagoma circolare era l'ideale per essere inserita in stemmi e rilievi rotondi.

Le Scritte sul Libro del Leone: Messaggi di Pace e Verità
Nello stemma di Venezia, il leone di San Marco pone una zampa sopra un libro, dove sta scritto "Pax tibi Marce, evangelista meus". Questa è la scritta più classica e famosa, suddivisa solitamente su otto righe totali, quattro per ogni facciata del libro: «PAX / TIBI / MAR / CE E / VAN / GELI / STA / MEVS». Talvolta, anche se più raramente, la stessa frase compare su sei righe, tre per ogni facciata del libro: «PAX / TIBI / MARCE / EVANGE /LISTA /MEVS».
Esistono anche altre citazioni significative:
- Una famosa citazione è «LINQUITUR / HIC ODIUM / METUS O(MN)IS / ZELUS ET A(R)DOR / PLECTITUR HIC / QUAE SCELUS LI / BRATUM CU / SPIDE VERI» (Qui si lascia da parte l'odio, ogni gelosia ed impetuosità, qui si punisce il delitto bilanciato sull'ago della verità). Questa compare nell'opera artistica dipinta da Jacobello del Fiore nel 1415 ed esposta nella sala Grimani di Palazzo Ducale a Venezia.
- Una frase differente e molto lunga è «Scdum Marcum: ecce Ego mitto aglm meu an facie tuam qu pparavit via tua an te» (dal Vangelo secondo Marco: ecco io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via d'innanzi a te), citata nell'altorilievo del Leone di San Marco che era affisso sulla Porta Marina di Pola e sottratto come bottino di guerra dalle milizie genovesi.
- Un'altra particolare frase è quella dell'altorilievo di Pirano, dove la citazione compare sotto il leone: «Alliger ecce leo / ter(r)as mare sidera carpo» (Ecco, io leone alato corro gli spazi della terra, del mare e delle stelle).
La frase sul libro aperto del leone alato può quindi avere infinite sfumature, ma il dubbio su quale utilizzare non si presenta nel caso di raffigurazione con il libro chiuso, che è senza scritta.
Il "Redentore": Significato Teologico e Celebrazioni
Il termine "Redentore" riveste un significato profondo e centrale nel contesto del Cristianesimo, rappresentando la figura di Gesù Cristo come colui che salva l'umanità dal peccato e dalle sue conseguenze.
Il Concetto Teologico di Redenzione
Secondo il Cristianesimo, il Redentore è una figura centrale, riferendosi a Gesù Cristo, colui che salva l'umanità dal peccato. Nell'Antico Testamento, il termine indica chi porta salvezza e può essere tradotto come "Vendicatore del sangue", colui che libera. Isaia, ad esempio, sviluppa il ruolo profetico e sacerdotale del Redentore, una figura associata alla resurrezione e alla restaurazione.
Il termine "redenzione", da cui anche "riscatto", viene usato per indicare l'opera salvifica di Cristo. Il Nuovo Testamento ci fa comprendere che ogni peccato porta alla schiavitù e ci rende schiavi del diavolo, necessitando così di essere riscattati, cioè redenti. I termini ebraici "Padah" e "Ga'al" spiegano l'idea della redenzione, indicando la liberazione mediante un pagamento, chiamato anche risarcimento o riscatto. Essi hanno a che fare anche con la salvezza divina, dove il Signore riscatta il suo popolo dai suoi nemici, dalle angosce e dal peso della colpa.

Nelle diverse confessioni cristiane, il concetto di Redentore è così articolato:
- Nel Cristianesimo in generale, il Redentore è Cristo, il cui ruolo è quello di salvare l'umanità dal peccato. Questo titolo indica la sua funzione di fornire la salvezza e di dare ai credenti la forza di vivere secondo i suoi insegnamenti, presentandolo anche come Re e colui che ha vinto il paradiso eterno per noi.
- Per il Cattolicesimo, il titolo di Redentore è dato a Gesù Cristo, colui che si crede abbia liberato l'umanità dal peccato e dalle sue conseguenze attraverso la sua sofferenza.
- Nel Protestantesimo, il Redentore è colui che fornisce la salvezza e la redenzione, incarnando le virtù e offrendo un modello da imitare. Si riferisce al principio attivo, chiamato nella profezia il ramo del Signore, e alla persona la cui morte viene ricordata attraverso l'ordinanza, aiutando a mantenere la fede.
- Nella Chiesa d'Oriente, il Redentore è colui che è risorto dalla tomba e ha trascorso quaranta giorni nel mondo, apparendo ai suoi discepoli. È colui che enfatizza il suo ruolo nella salvezza e che i fedeli aspettano alle tombe, possedendo la conoscenza della risurrezione dei corpi e anticipando la restaurazione delle loro forme fisiche.
- Nel Cristianesimo delle origini, il Redentore è colui che è fatto madre di, che è allo stesso tempo Giudice e Redentore, e che porta benedizioni a coloro che ne hanno bisogno.
In sintesi, il Redentore, nella teologia cristiana, è la figura centrale della salvezza, un titolo attribuito a Gesù Cristo che sottolinea il suo ruolo di liberatore dal peccato e di mediatore tra Dio e l'umanità.
La Sagra e il Ponte del Redentore a Venezia
Il significato del Redentore si manifesta anche in importanti celebrazioni e strutture.
In Barbagia, terra di suggestiva bellezza in Sardegna, ogni anno, a fine agosto, decine di migliaia di persone sono coinvolte in un evento simbolo dell'Isola: la Sagra del Redentore di Nuoro. Nata come omaggio alla statua che dal 1901 sovrasta la città dal monte Ortobene, la festa ha assunto nel tempo anche connotati folkloristici. Oggi la sua anima è doppia: due distinti momenti, uno dedicato alle celebrazioni religiose, l'altro alla spettacolare sfilata di gruppi in abiti tradizionali provenienti da tutta l'Isola.

Anche a Venezia il Redentore è al centro di una tradizione secolare. Il Ponte Votivo del Redentore, costruito dopo la peste del 1577, è il più antico dei ponti votivi della città. Era lungo ben 310 metri e collegava le Zattere all'isola della Giudecca. Questo ponte galleggiante veniva costruito per ringraziare Dio della fine di una pestilenza, una tradizione nata perché solo il Ponte di Rialto fungeva da cardine per l'intera struttura della città e la maggior parte degli spostamenti si faceva in barca.
La Festa del Redentore, che si celebra la terza domenica di luglio, commemora la fine della peste e vede ancora oggi la costruzione di un ponte di barche per raggiungere la Chiesa del Santissimo Redentore alla Giudecca, rievocando l'antica gratitudine della città.
