L'Amicizia con Gesù: Un Percorso di Vita e Vocazione

L'Esperienza dell'Insegnamento e la Potenza della Narrazione Personale

Nella mia vita di sacerdote una delle esperienze più impegnative e felici è stata quella dell’insegnamento della religione cattolica in un liceo classico. L’ho fatta per dodici anni, con grande passione. In quegli anni ho avuto il dono di incontrare migliaia di ragazzi. Il preside era molto esigente e desiderava da noi docenti di religione un insegnamento di qualità. Fra la quarta ginnasio e la terza liceo i ragazzi cambiano molto dal punto di vista intellettuale; negli anni acquisiscono via via, con rapidità, una grande capacità di ragionamento ed astrazione.

Le occasioni in cui riuscivo a carpire la loro attenzione con maggior facilità, erano quelle in cui raccontavo fatti che riguardavano la mia vita o la vita di persone che avevo conosciuto. L’esperienza mi ha insegnato che ogni autentica narrazione personale in realtà porta con sé una grande quantità di somiglianze, di tratti comuni con la vita di chi ascolta.

Se ben ricordo, praticamente in ogni classe ho dovuto raccontare la storia della mia vocazione al sacerdozio; gli alunni stessi me lo chiedevano; la stessa cosa accade anche in alcuni gruppi giovanili. Una vocazione al sacerdozio può sembrare - e in un certo senso lo è - una cosa strana, tuttavia possiede alcuni tratti che incuriosiscono tutti, generando domande del tipo: «Ma come hai scoperto di essere chiamato al sacerdozio? Ma chi te lo ha fatto fare? Ma perché hai studiato prima ingegneria e poi sei entrato in seminario? Ma prima eri fidanzato? Ma cosa hanno detto i tuoi amici? E i tuoi genitori? Tua sorella? Sei contento? Non ti manca un po’ il non avere una famiglia, dei figli, una moglie?».

È bello raccontare ed è bello ascoltare persone che narrano qualcosa di sé, della propria vita. Ogni narrazione è tanto più efficace quando ciò che si desidera raccontare è stato riletto, passato al vaglio della riflessione; tutti abbiamo una storia da raccontare; i credenti hanno Dio come protagonista della propria storia.

illustrazione di un insegnante di religione in classe con studenti

Le Radici della Fede: Infanzia e Adolescenza

Fin da piccolo, ogni mattina, prima di entrare a scuola, mio padre mi accompagnava in chiesa. I miei genitori hanno scelto per me un asilo guidato da una comunità di suore, molto vicino a casa mia; lì ho trascorso i primi anni della mia vita, fino alla prima elementare. In quell’asilo, nelle aule, nel giardino, in refettorio, nella chiesetta, nei modi gentili delle suore, tutto parlava di Dio, con delicatezza, senza oppressione ed esagerazioni. Questi presupposti mi hanno reso facile vivere l’età dell’adolescenza alla presenza di Gesù.

Avevo diciassette anni quando morì mio padre; era il presidente della Conferenza di San Vincenzo della mia parrocchia; francamente non sapevo bene che cosa facesse; si occupava dei poveri. Lo capii quando al suo funerale vidi un gran numero di persone che non conoscevo assolutamente e che, al termine della S. Messa e nei giorni successivi, mi vennero a dire che mio papà li aiutava economicamente e che speravano di poter essere ancora aiutati; nemmeno mia madre era totalmente al corrente di queste iniziative di papà.

Intorno ai diciotto anni, grazie all’educazione ricevuta dai miei genitori, alle proposte dei miei educatori e dei miei capi scout ho avuto la possibilità di sperimentare la bellezza di cominciare a fare qualcosa per gli altri; con gradualità sono stato accompagnato a sperimentare un modo di vivere non più basato sulla ricerca del mio bene, della mia felicità, ma sul desiderio di rendere felice il prossimo. Erano gli anni in cui ho iniziato a frequentare un doposcuola per bambini in difficoltà, ad aiutarli a fare i compiti. Essere di aiuto ad altri mi riempiva il cuore e la vita di gioia.

Le anime di questo doposcuola erano un sacerdote, un vero credente, umile e autentico, e una signora dal cuore grande, innamorata di Dio e dei piccoli. Quando iniziai avevo diciassette anni, ma mi sentivo un grande professore; insegnavo matematica, italiano, geografia, storia, inglese a bambini e ragazzi ed ero più felice per i loro voti che per i miei. Ricordo con gioia le preghiere in chiesa, al termine del doposcuola, nella chiesa ex garage.

Nello stesso periodo, per vari motivi, un mio amico ci fece conoscere un ragazzo in carrozzella, distrofico, che abitava vicino a lui. Mi buttai in questa avventura educativa con un grandissimo entusiasmo, con tutto me stesso. Mi era stata data fiducia dai capi più anziani e desideravo dimostrare che avevano fatto bene a puntare su di me.

Erano anni in cui vivevo immerso, per vari motivi, in una logica di amore, di servizio, di dono di sé, di gioia di vivere: gioia per il fidanzamento con una ragazza, il servizio educativo, la preghiera quotidiana e la vita sacramentale, l’attività sportiva agonistica come sciatore, la facoltà di ingegneria, il servizio ai malati. È questo l’ambiente vitale e spirituale in cui ho cominciato a sentire i primi richiami a quella che sarebbe stata la mia vocazione al sacerdozio. Avevo voglia di dare la vita, per tutti, fino alla fine, di amare il mondo, proprio come aveva fatto Gesù, il mio modello.

foto di un gruppo di giovani che fanno volontariato

La Chiamata al Sacerdozio e la Crescita nell'Amicizia con Gesù

Con il passare del tempo mi sembra di poter dire che la mia amicizia con Gesù ha avuto ulteriori evoluzioni. Intorno ai 23-24 anni, verso la fine dell’università, sentivo dentro di me una forza enorme; non avevo paura di nulla, mi sentivo in grado di intraprendere qualsiasi tipo di percorso: sposarmi, entrare in un monastero trappista (in quel periodo ero rimasto affascinato da alcuni scritti di Charles De Foucauld che mi aveva proposto un sacerdote), partire per l’Africa.

La vita del prete prevede alcune grandi responsabilità; molte persone si fidano dei sacerdoti, aprono loro il cuore, rivelano i propri sentimenti, confidano in un aiuto concreto, contano sulla preghiera e sulla penitenza del loro parroco. Dio mi ha raggiunto e continua a raggiungermi attraverso l’affetto gratuito, per certi aspetti immotivato, di una grandissima quantità di persone; senza alcun motivo tanta gente mi vuole bene, prega per me, mi aiuta concretamente, mi incoraggia.

Custodire la vicinanza del mio cuore con quello di Gesù è diventato in questo tempo la priorità assoluta della mia esistenza; attraverso l’ascolto della Parola di Dio e le tante occasioni del ministero sacerdotale, di carità pastorale, posso vivere costantemente legato a Dio. I ritmi frenetici, la fretta, il rumore, gli stimoli continui a cui la rete informatica ci sottopone, rendono estremamente difficile per tutti, consacrati e laici, giovani e adulti, questa amicizia.

icona di Gesù e un sacerdote in preghiera

L'Amicizia con Gesù nel Ministero Sacerdotale e nella Missione

Durante la mia vita ho avuto la possibilità di effettuare alcuni viaggi in paesi lontani, di nuova evangelizzazione, in visita ad alcuni missionari amici: in particolare ricordo due viaggi, uno in Mozambico ed uno in Etiopia in cui sono stato accompagnato in villaggi dove il Vangelo non era mai stato annunciato in modo sistematico e dove le religioni tribali o altre forme religiose erano di gran lunga più diffuse del cristianesimo.

Ricordo in particolare un episodio in cui un capo tribù che, al termine di una catechesi, ha “consegnato” nelle mani del mio amico missionario la sua fede e quella di tutta la sua famiglia, abbandonando la propria religione tribale ed abbracciando la sequela di Gesù. Per un attimo mi è sembrato di rivivere una situazione simile a quelle descritte negli Atti degli Apostoli in cui lo Spirito Santo accompagnava l’opera evangelizzatrice dei discepoli e se ne percepiva quasi fisicamente la presenza; in quella circostanza ho avuto la sensazione di “vedere Gesù” vivo e operante.

mappa del Mozambico e dell'Etiopia con evidenziate le aree di missione

Maestri e Influenze nel Cammino Spirituale

Due sacerdoti mi hanno aiutato molto per quanto riguarda la mia amicizia con Gesù: il mio padre spirituale che mi ha seguito negli anni del seminario e che ancora oggi mi accompagna ed un padre gesuita che mi ha dato gli Esercizi Spirituali per quattro settimane in quattro anni diversi, secondo lo schema di Sant’Ignazio di Loyola. Questi due sacerdoti sono stati i miei maestri di preghiera, di amicizia con Gesù; verso di loro sento una profondissima gratitudine; con la loro testimonianza e il loro insegnamento mi hanno fatto un dono grandissimo; il primo mi ha comunicato la passione per la meditazione quotidiana, per l’orazione mentale; a lui devo la convinzione che senza una preghiera prolungata e quotidiana, gratuita, informale, fatta con il cuore, la vita spirituale presto si inaridisce.

Il mio intimo rapporto con Gesù è cresciuto e sta crescendo parallelamente alla mia esperienza di sacerdote. Giorno dopo giorno imparo a sperimentare il significato e l’azione di Gesù in me attraverso il sacramento dell’Ordine; l’efficacia del mio agire sacerdotale spesso supera i miei numerosi limiti umani, oltrepassa i miei peccati.

Questa sensibilità spirituale all’azione di Gesù, unico sacerdote che opera attraverso i suoi preti, posso dire che mi sia stata donata dal presbiterio di Genova: i preti genovesi che ho incontrato nella giovinezza, nel tempo di formazione in seminario e nei primi anni della mia vita sacerdotale mi hanno trasmesso questa realtà spirituale e teologica. Devo dire che anche i miei docenti della Facoltà teologica e soprattutto i vescovi che ho incontrato e ho servito mi hanno educato ed aiutato con il loro insegnamento e il loro esempio a comprendere il legame fra Gesù e il sacerdote.

Il mio sogno di diventare sacerdote

L'Incontro con Gesù e la Chiesa: Riflessioni Teologiche

Il nostro primo incontro con la comunità cristiana è avvenuto il giorno del Battesimo e il nostro nome è stato registrato in parrocchia sul libro dei battezzati. Il Battesimo è il primo incontro con Gesù e con la Chiesa, ma può restare un episodio remoto dell’infanzia. Cosa conta ricordare le prime preghiere, la prima Comunione, le prime esperienze di vita cristiana vissute in famiglia, a scuola, o in parrocchia, se è cessato l’interesse e l’amore per Gesù? Forse alcuni si sono stancati di sentir parlare di lui, mentre la delusione e l’incertezza abitano nel cuore di altri.

Non è sufficiente essere nati in una famiglia cristiana. È necessario vivere il Battesimo e accogliere ogni giorno il Vangelo per incontrare Gesù di Nazareth. Quasi duemila anni ci separano dal giorno in cui per la prima volta egli ha posto ai suoi amici questa domanda: “Voi chi dite che io sia?”. Ogni generazione di cristiani deve dare la propria risposta.

Gesù fa risuonare ancora il suo messaggio in mezzo alla gente come fece nei villaggi della Palestina, ha ancora amici e avversari come fosse un nostro contemporaneo. Chi è mai costui? Coloro che incontrano Gesù e accettano di orientare con la sua parola la propria vita non possono fare a meno di gioire della sua presenza e parlare di lui. L’esperienza vissuta dai primi discepoli si ripete in ogni epoca, la loro avventura meravigliosa può diventare anche la tua.

simbolo del Battesimo e della Prima Comunione

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