Gesù Guaritore, Maranatha e la Spiegazione Catechistica

Viviamo in un periodo difficile, come l’autore del libro ricorda, veniamo da un periodo di pandemia che ha messo a dura prova tutto il mondo e la chiesa si è unita in battaglia, chi con un atto pratico, chi con la preghiera. Ora stiamo affrontando altri cambiamenti a livello mondiale: guerre, egoismo, lutti e omicidi sempre più frequenti. Ne consegue una costante crescita di richieste e preghiere. È giusto pregare e chiedere a Gesù il suo aiuto, ma è fondamentale comprendere se nei piani di Dio ci sia qualcosa di più profondo rispetto alla sola richiesta.

La nostra carnalità è spesso incline ad amare Dio finché Lui fa ciò che noi vogliamo e ci concede ciò di cui crediamo di aver bisogno. Ma che razza di amore è questo? Dobbiamo aprire gli occhi e vedere Gesù per chi realmente è e avere una comprensione maggiore di cosa voglia dire amarlo a prescindere da ciò che ci può accadere. C’è di più, e sarà tuo solo se sei disposto a riceverlo, indipendentemente da ciò che Dio ha in mente per te.

Gesù Cristo: Il Sommo Guaritore

Le Scritture e la testimonianza della Chiesa rivelano Gesù Cristo come il sommo guaritore, il cui potere si manifesta sia nel corpo che nello spirito.

La Guarigione del Cieco Bartimeo

Lungo la strada verso Gerusalemme, un mendicante cieco di nome Bartimeo stava seduto. Appena venne a sapere che fra i pellegrini c’era Gesù, non cessò di gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (Mc 10,47). Nonostante i tentativi di quietarlo, Gesù lo invitò ad avvicinarsi. Bartimeo riacquistò la vista «e prese a seguire Gesù per la strada» (Mc 10,48-52). Diventato vedente, egli si associò al pellegrinaggio verso Gerusalemme, unendosi alla folla che vedeva in quel Gesù, con cui erano in cammino, il tanto atteso nuovo Davide.

Gesù guarisce il cieco Bartimeo, esempio di fede e trasformazione

Il Potere di Guarigione del Signore: Testimonianza e Principi

Il potere di guarigione del Signore è una realtà che trasforma vite. Anche quando alcune delle nostre preghiere più ferventi sembrano restare senza risposta, la nostra fede non è mai sprezzata e le nostre preghiere non vengono mai ignorate. La prospettiva di un Padre celeste onnisciente è ben più ampia della nostra; sebbene noi siamo a conoscenza dei nostri problemi e dolori terreni, Egli conosce il nostro progresso immortale e il nostro potenziale.

Le infermità possono essere sia spirituali che fisiche. All’inizio del Suo ministero mortale, Gesù annunciò di essere stato mandato «per fasciare quelli che [avevano] il cuore rotto». Ovunque insegnò, il Suo modello fu coerente e significativo: fede, pentimento, battesimo, una testimonianza e una duratura conversione conducono al potere di guarigione del Signore. La conversione significa «voltare con», ovvero voltare le spalle al mondo e stare con il Signore, includendo pentimento e obbedienza.

Gesù soffrì profondamente perché ci ama profondamente. Quando gli affanni ci affliggono, quello è il momento di rafforzare la nostra fede in Dio, di lavorare duramente e di servire gli altri. Sarà allora che Egli guarirà il nostro cuore affranto e riverserà su di noi pace e consolazione. Il dono della resurrezione è il sommo atto di guarigione del Signore. Grazie a Lui ogni corpo verrà restaurato nella sua forma perfetta, nessuna circostanza è senza speranza, e abbiamo giorni luminosi di fronte a noi sia qui che dopo.

Il Sacramento dell'Unzione degli Infermi

La Chiesa, in continuità con la pratica apostolica, amministra il Sacramento dell'Unzione degli Infermi come un mezzo divino di conforto e guarigione.

Origini e Fondamenti Biblici

  • La Bibbia testimonia che l'olio veniva usato per lenire le piaghe (Is 1,6; Lc 10,34).
  • L'unzione con l'olio, in particolare quella dei re, era segno esterno dell'elezione divina ed era accompagnata dall'irruzione dello Spirito, che prendeva possesso dell'eletto (1Sam 10,1.6).
  • Nella mentalità biblica, sofferenza e peccato si mescolano: la presenza della sofferenza è vista come conseguenza del peccato, non tanto nei singoli casi, ma come situazione generale dell'umanità (cfr. Rm 5,12).
  • Gli apostoli realizzavano l'opera della guarigione attraverso l'olio: "scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano" (Mc 6,13).

La Lettera di Giacomo fornisce la base scritturistica esplicita per questo sacramento: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. La preghiera fatta con fede salverà il malato e il Signore lo rialzerà; e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5,14-15).

Fede e Effetti del Sacramento

Giacomo insiste sulla dimensione della fede ("la preghiera fatta con fede") per sottolineare che tutto assume valore in questa dimensione: non si tratta né di magia né di psicologia, l'unzione sacra ha per virtù divina il potere di "salvare" il malato. Questa salvezza si articola in due modi:

  1. La prima salvezza è la liberazione dalla malattia, in unione con la Pasqua di Cristo.
  2. La seconda salvezza è la liberazione dal peccato.

La teologia ha sempre considerato la malattia come una manifestazione corporea dell'essere soggetti alla morte. L'effetto dell'Unzione è quello di dare alla malattia di chi riceve il Sacramento la forma della vittoria di Cristo, che ha sconfitto infermità e morte in quanto conseguenze ed espressioni del peccato. Il Compendio del Catechismo afferma: "Questo Sacramento consente talvolta, se Dio lo vuole, anche il recupero della salute fisica". L'effetto spirituale del Sacramento dipende dalla disposizione del malato, e la Chiesa lo considera anche compimento del Sacramento della Penitenza.

L'Identità Messianica di Gesù: Il Re della Pace

Il Vangelo di Giovanni riferisce su tre feste di Pasqua che Gesù ha celebrato durante la sua vita pubblica, culminando nella Pasqua della morte e resurrezione. Il cammino di Gesù verso Gerusalemme è una «ascesa» non solo geografica, ma anche teologica, verso l’offerta di se stesso sulla croce, che sostituisce i sacrifici antichi.

L'Ingresso a Gerusalemme e le Profezie

Gesù arriva al Monte degli Ulivi da dove si attende l’ingresso del Messia. Manda avanti due discepoli a prendere un asino legato, un puledro, rivendicando il diritto regale della requisizione di mezzi di trasporto. Questo gesto è gravido di riferimenti misteriosi per i giudei del suo tempo, in quanto fa riferimento a:

  • Genesi 49,10s: La benedizione di Giacobbe, che assegna a Giuda lo scettro "finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli". Di Lui si dice che Egli "lega alla vite il suo asinello".
  • Zaccaria 9,9: Questo testo annuncia: «Dite alla figlia di Sion: Ècco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma».

Gesù è un re che spezza gli archi da guerra, un re della pace e un re della semplicità, un re dei poveri. Il suo regno universale si estende "da mare a mare" e abbraccia il mondo intero, espandendosi attraverso la comunione con Cristo. Egli agisce e vive nella parola di Dio, non secondo programmi e desideri suoi propri, ma in obbedienza all’ordine del Padre. L'ancoraggio a Zaccaria 9,9 esclude un’interpretazione "zelota" della regalità: Gesù non si fonda sulla violenza.

L'Acclamazione Messianica: "Osanna!"

I discepoli e i pellegrini si lasciano contagiare dall'entusiasmo, stendendo i loro mantelli sulla strada e tagliando rami dagli alberi. Gridano parole del Salmo 118 che sulle loro labbra diventano una proclamazione messianica: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!»

All’origine, "Osanna" era una parola di supplica ("Deh, aiutaci!"), che poi si trasformò in un’esclamazione di giubilo, assumendo anche un significato messianico. L’espressione «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» divenne la denominazione di Colui che era stato promesso da Dio.

Scena dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme, con folla esultante

Gesù e il Tempio: Purificazione e Visione Universale

Dopo l'accoglienza, Marco ci racconta che Gesù andò nel tempio, guardò ogni cosa attorno e poi si recò a Betania. Il giorno seguente, Gesù giustificò la sua azione di purificazione del tempio con una parola del profeta Isaia che Egli integra con una parola di Geremia: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri» (Mc 11,17).

La purificazione del tempio non significava un attacco contro il tempio in quanto tale, ma colpiva solo gli abusi. Nonostante i commercianti fossero autorizzati dall’autorità giudaica e le loro pratiche fossero legittime entro le norme in vigore, Gesù attaccava l’ordine disposto dall’aristocrazia del tempio. Egli rivendicava il diritto essenziale e vero, il diritto divino di Israele, contro una prassi profondamente corrotta, diventata «diritto».

L'azione di Gesù sottolinea la visione universalistica del profeta Isaia (56,7) di un futuro in cui nella casa di Dio tutte le nazioni adorano il Signore come l’unico Dio. Il grandissimo cortile dei gentili, in cui la scena si svolge, è lo spazio aperto che invita tutto il mondo a pregarvi l’unico Dio. Gesù, con il suo «zelo» per il regno di Dio, promuoveva una nuova universalità, in cui il mondo trova la pace di Dio ed è unito nell’adorazione dell’unico Dio al di là di tutte le frontiere.

I "Piccoli" e il Regno di Dio

Gesù condusse a sé i bambini «perché li accarezzasse», contro la resistenza dei discepoli che volevano difenderlo. Egli impose loro le mani e li benedisse, spiegando: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10,14-15).

Gesù si identifica col bambino, essendosi Egli stesso fatto piccolo. L’espressione «i piccoli» diventa la denominazione dei credenti, della comunità dei discepoli di Gesù. La Chiesa nascente vedeva in tale scena la rappresentazione anticipata di ciò che essa fa nella liturgia.

Gesù benedice i bambini, simbolo di umiltà per entrare nel Regno

Maranatha: L'Attesa del Signore nella Liturgia

La parola Maranatha, di origine aramaica, è un'antica invocazione cristiana che significa "Vieni, Signore!" o "Il Signore viene". Si trova già nel testo liturgico post-pasquale più antico che conosciamo, nella Didaché (intorno all’anno 100).

Nella Didaché, prima della distribuzione dei Doni sacri, appare l’«osanna» insieme col «Maranatha»: «Venga la grazia e passi questo mondo. Osanna al Dio di Davide. Chi è santo, acceda; chi non lo è, si converta. Maranatha. Amen». Molto presto è stato inserito nella liturgia anche il Benedictus.

Per la Chiesa nascente, la «Domenica delle Palme» non era una cosa del passato. La Chiesa saluta il Signore nella santa Eucaristia come Colui che viene ora, che è entrato in mezzo ad essa. E al contempo Lo saluta come Colui che rimane sempre il Veniente e ci prepara alla sua venuta. Il Maranatha esprime quindi sia la presenza attuale di Cristo sia l'ardente attesa della sua venuta finale.

MARANATHA VIENI SIGNORE Gesù (Meditazione Cristiana di John Main)

L'Unicità Salvifica di Cristo e la Missione della Chiesa

A Gesù è stato dato «ogni potere in cielo e in terra», e la sua missione è quella di predicare il Vangelo a ogni creatura. La pienezza della divinità abita corporalmente in Lui (Col 2,9-10). Egli è il Verbo incarnato, il Figlio di Maria, che si è fatto uomo, e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre, è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Cristo, Unico Mediatore di Salvezza

Gesù di Nazaret non è una delle tante vie salvifiche; Egli è l'unico redentore di tutti. Egli è «l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Non c’è «sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale dobbiamo essere salvati» (At 4,12). Questa è una verità fondamentale della fede cristiana: Cristo è l'unico Salvatore. La rivelazione cristiana è la pienezza definitiva della rivelazione di Dio, e Gesù Cristo stesso è la rivelazione, non semplicemente un mediatore. In Lui, «si dà la piena e completa rivelazione del mistero salvifico di Dio».

L'efficacia salvifica della mediazione di Cristo si estende a tutti gli uomini, anche a coloro che non lo conoscono esplicitamente, attraverso la grazia che opera invisibilmente nei loro cuori. Tuttavia, questa salvezza non è concessa fuori dell'unica mediazione di Cristo, che è al centro del piano divino di salvezza.

MARANATHA VIENI SIGNORE Gesù (Meditazione Cristiana di John Main)

La Chiesa come Segno e Strumento del Regno di Dio

La Chiesa è inseparabilmente unita al suo Signore, essendo il suo Corpo e la sua Sposa. È la Chiesa fondata da Cristo (Mt 16,18; 28,20) e guidata dal suo Spirito, posta come colonna e fondamento della verità (1 Tm 3,15). Essa è segno e strumento del Regno di Dio, chiamata ad annunciarlo e ad instaurarlo. Sebbene il Regno di Dio non sia identificabile con la Chiesa nella sua realtà visibile e sociale, essa ne è il germe e l'inizio. La Chiesa è tutta occupata a testimoniare e a servire il Regno, lavorando per la liberazione dal male in tutte le sue forme e trasformando la storia umana.

Discernimento della Fede Cristiana nel Contesto Contemporaneo

L'inizio del terzo millennio porta con sé nuove sfide spirituali. Il movimento New Age, ad esempio, nasce come una tendenza culturale che cerca di rispondere alla "sete di Dio" e alla ricerca di significato in un mondo caotico e spesso alienante. Sebbene la religiosità New Age risponda in qualche modo alle legittime aspirazioni della natura umana, essa tenta di farlo opponendosi ogni volta alla rivelazione cristiana.

Il New Age è una "rinascita delle antiche idee gnostiche" che, in nome di una profonda conoscenza di Dio, finisce per stravolgere la Sua Parola, sostituendola con parole che sono soltanto umane. Di fronte a questa e ad altre correnti, la Chiesa invita i cristiani a un saldo radicamento nella propria fede. Essi devono essere pronti a "rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15), offrendo l'unica "acqua viva" che solo Cristo nostro Redentore può offrire (Gv 4, 7-13).

Rappresentazione della ricerca spirituale e della

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