Il Celibato Sacerdotale: Analisi delle Posizioni di Benedetto XVI e del Dibattito Contemporaneo

Le Disposizioni di Benedetto XVI e gli Ordinariati Anglicani

Dieci anni fa, precisamente il 4 novembre, memoria di San Carlo Borromeo, Benedetto XVI istituì per l'Europa ciò che molti temevano Papa Francesco potesse permettere in Amazzonia per quanto riguarda i "viri probati". Questa disposizione, spesso interpretata come un "escamotage per riportare i protestanti all'ovile santo", in realtà si rivela, da una lettura attenta del documento, un "quasi-rito".

Le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali degli Anglicani vengono definite da Benedetto XVI un "dono prezioso". Per quanto riguarda il celibato ecclesiastico, Benedetto XVI dispose quanto segue:

  • Coloro che hanno esercitato il ministero di diaconi, presbiteri o vescovi anglicani, che rispondono ai requisiti stabiliti dal diritto canonico e non sono impediti da irregolarità o altri impedimenti, possono essere accettati dall’Ordinario come candidati ai Sacri Ordini nella Chiesa Cattolica.
  • Per i ministri coniugati devono essere osservate le norme dell’Enciclica di Paolo VI Sacerdotalis coelibatus, n. 42 e della Dichiarazione In June.
  • I ministri non coniugati debbono sottostare alla norma del celibato clericale secondo il can. 277, §1.

L’Ordinario, in piena osservanza della disciplina sul celibato clericale nella Chiesa Latina, ammetterà all’ordine del presbiterato solo uomini celibi, ma potrà rivolgere petizione al Romano Pontefice per ammettere uomini coniugati che non siano già stati ordinati nella Comunione Anglicana.

Poiché la Comunione Anglicana ha perduto i requisiti minimi della successione apostolica, le ordinazioni devono essere ripetute "ad validitatem". Tuttavia, diaconi, presbiteri e vescovi anglicani possono diventare candidati agli Ordini Sacri nella Chiesa cattolica, purché non sussistano impedimenti. La disparità di trattamento, che consente al ministro anglicano già coniugato di essere ordinato nella Chiesa cattolica senza abbandonare la famiglia, mentre non lo consente al ministro anglicano non coniugato, risale al principio del "favor iuris" nei confronti dell’ordinazione sacerdotale nella Comunione Anglicana.

Le Norme Complementari indicano che l’Ordinario, per ammettere candidati agli Ordini Sacri, deve ottenere il consenso del Consiglio di governo. In considerazione della tradizione ed esperienza ecclesiale anglicana, l’Ordinario può presentare al Santo Padre la richiesta di ammissione di uomini sposati all’ordinazione presbiterale nell’Ordinariato, dopo un processo di discernimento basato su criteri oggettivi e le necessità dell’Ordinariato. Tali criteri oggettivi sono determinati dall’Ordinario, dopo aver consultato la Conferenza Episcopale locale, e debbono essere approvati dalla Santa Sede.

Un Vescovo già anglicano e coniugato è eleggibile per essere nominato Ordinario. Il sacerdozio uxorato è accolto esclusivamente nel grado del presbiterato, in stretta aderenza alla prassi canonica di tutte le Chiese.

I fedeli laici provenienti dall’Anglicanesimo che desiderano appartenere all’Ordinariato, dopo aver fatto la Professione di fede e, tenuto conto del can. 845, aver ricevuto i Sacramenti dell’Iniziazione, debbono essere iscritti in un apposito registro dell’Ordinariato. Coloro che hanno ricevuto tutti i Sacramenti dell’Iniziazione fuori dall’Ordinariato non possono ordinariamente essere ammessi come membri, a meno che siano congiunti di una famiglia appartenente all’Ordinariato.

Il Libro di Benedetto XVI e Card. Sarah sul Celibato

In un libro a quattro mani con il cardinale Robert Sarah, dal titolo "Dal profondo dei nostri cuori", Benedetto XVI afferma che il celibato dei sacerdoti "abbia un grande significato" ed è "indispensabile perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita". Ratzinger e Sarah citano Sant'Agostino, scrivendo: "Non posso tacere".

Il monito del Papa emerito arriva dopo il Sinodo sull'Amazzonia dell'ottobre scorso, che ha avuto tra i temi centrali di discussione proprio la possibilità di ordinare come sacerdoti persone sposate. Questa opzione è entrata nel documento finale, mentre è attesa la decisione di Papa Francesco. Ratzinger e il Card. Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto divino, definiscono il Sinodo sull'Amazzonia "uno strano Sinodo dei media che ha prevalso sul Sinodo reale".

La parte di Benedetto XVI nel libro parte dalle Scritture per dimostrare la necessità del celibato sacerdotale e arriva alla Nuova Alleanza. Ratzinger identifica la radice della crisi della liturgia, del sacerdozio e del celibato in un difetto metodologico nella recezione della Sacra Scrittura come Parola di Dio. L'abbandono dell'interpretazione cristologica dell'Antico Testamento ha portato numerosi esegeti contemporanei a una carente teologia del culto. Gesù, lungi dall’abolire il culto e l’adorazione dovute a Dio, le ha assunte e portate a compimento nell’atto d’amore del suo sacrificio. Il sacerdozio, i sacramenti e la celebrazione dell’Eucaristia non sono un indebito ritorno alla mentalità veterotestamentaria, ma la forma nuova che perpetua l’unico sacerdozio e l’unico sacrificio, quello del Signore. Il senso del celibato si colloca nell’unione a questo sacrificio del Signore Gesù, della sua intera Persona.

Il sacerdozio levitico cessa e Gesù diviene il Sommo ed eterno sacerdote ed il nuovo tempio. Richiamando la lettera ai Corinti di san Clemente Romano, Benedetto XVI fa notare che si instaura così un parallelo tra il sacerdozio del Sinai e quello della Chiesa: "episkopos indica il Sommo Sacerdote, presbyteros il sacerdote, diakonos il levita".

Benedetto XVI vuole mostrare che il celibato costituisce quella trasformazione interna che porta a compimento le prescrizioni dell’Alleanza del Sinai riguardo al sacerdozio. I sacerdoti dell’Antica Alleanza erano tenuti all’astinenza sessuale quando dovevano «esercitare il culto ed erano dunque in contatto con il mistero divino». La compatibilità tra sacerdozio e matrimonio era possibile per il fatto che il sacerdozio era esercitato solo in alcuni periodi determinati. Ma i sacerdoti della Nuova Alleanza sono continuamente in contatto con il mistero divino; «questo esige da parte loro l’esclusività riguardo a Dio».

Come già Sant’Ambrogio e Papa Siricio, Benedetto XVI sottolinea che l'astinenza sessuale che era funzionale nell'Antica Alleanza si è trasformata in un'astinenza ontologica nella Nuova Alleanza. Questo dimostra che il celibato non è estraneo a ogni disprezzo della corporeità e del matrimonio, ma è un mutamento che non abolisce ma compie e porta a pienezza quella che era vissuta nell’Antica Alleanza. Già nei primi secoli della Chiesa si era stabilito che «gli uomini sposati non potevano ricevere il sacramento dell’Ordine se non si erano impegnati ad osservare l’astinenza sessuale».

Benedetto XVI conclude il suo saggio con la meditazione di tre testi dell’Antico Testamento. Il primo riguarda i versetti 5 e 6 del Salmo 16: «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, la mia eredità è magnifica». Questi versetti, nel rito della tonsura antecedente alla riforma liturgica, indicavano l’ingresso nello stato clericale, dove i sacerdoti, consacrati a Dio, rinunciano al matrimonio ed alla famiglia. Il secondo insieme di testi sono tratti dal libro del Deuteronomio 10, 8 e 18, 5-8, nei quali si indica la missione essenziale della tribù di Levi, ossia «stare alla presenza del Signore, servirlo e benedire il suo nome», espressione ripresa nel testo latino della Preghiera eucaristica II: «astare coram te e tibi ministrare».

Perché il celibato ecclesiastico? Origini e significato del celibato sacerdotale

Il Contesto e le Reazioni al Libro

Il libro è stato anticipato da "Le Figaro" il 13 gennaio, con il titolo "Celibato dei preti: il grido di allarme di Benedetto XVI". Tre pagine sono state dedicate al volume, con estratti, un’intervista al Card. Sarah, una descrizione dell’amicizia spirituale tra i due autori e un’analisi del giornale. Il cardinale e il papa emerito reagiscono alle conclusioni del Sinodo sull’Amazzonia, definito come «sinodo dei media». La questione del celibato, regolarmente sollevata negli ultimi cinquant’anni, ha conosciuto un picco di attualità durante il Sinodo sull’Amazzonia per ovviare alla mancanza di pastori in questa regione. Il 26 ottobre 2019, una maggioranza dei due terzi degli oltre 200 sinodali ha approvato la possibilità di ordinare al presbiterato diaconi permanenti per questa regione.

L’argomentazione del testo è centrata sulla persona del prete, strettamente associata al servizio eucaristico: «l’essenza del ministero sacerdotale si definisce in primo luogo per il fatto di porsi davanti al Signore, di vegliare su di lui, d’essere lì per lui». Questa citazione, attribuita a Benedetto XVI, mette l’accento su una funzione sacerdotale più sacrale che pastorale, più prossima alla vocazione monastica. Il dossier sottolinea il diritto all’obiezione di coscienza del cardinale e del papa emerito, evidenziando due correnti teologiche: una sacerdotale che privilegia il carattere sacrale e religioso e una ministeriale che enfatizza la funzione di servizio e l’aspetto pastorale.

La reazione del Vaticano è stata rapida. Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, ha ricordato che il celibato sacerdotale non è un dogma ma attiene «alla disciplina ecclesiastica». Ha aggiunto che «la Chiesa cattolica di rito orientale contempla l’ordinazione di uomini sposati» e che Benedetto XVI aveva previsto di ammettere pastori anglicani sposati convertiti al cattolicesimo «all’ordine sacro del presbiterato caso per caso e secondo criteri obiettivi approvati dalla Santa Sede».

Un sondaggio pubblicato su "Le Figaro" il 14 gennaio ha mostrato che su 103.147 votanti, il 31% approvava la posizione di Benedetto XVI per il mantenimento del celibato dei preti e il 69% no, indicando un’attesa reale di cambiamento.

A seguito di polemiche sulle condizioni della collaborazione di Benedetto nel testo, e in particolare sulla conoscenza o meno dell’utilizzazione del suo nome, sono stati richiesti aggiustamenti all’edizione per far meglio emergere l’autore principale e il “regista” del progetto, il Card. Sarah, relativizzando l’apporto del papa emerito. Sembra infatti che Benedetto XVI non avesse coscienza dell’utilizzazione del suo nome e della sua firma in una controversia chiara con Francesco, che resta il solo papa in funzione.

Ratzinger e Sarah si definiscono due vescovi in «filiale obbedienza a Papa Francesco» che «cercano la verità» in uno «spirito di amore per l'unità della Chiesa». Difendono la disciplina del celibato e adducono le motivazioni che a loro parere consiglierebbero di non cambiarla. La questione del celibato occupa 175 pagine del volume, con due testi, uno del Papa emerito e l’altro del cardinale, insieme a una introduzione e a una conclusione firmate da entrambi. Sarah, nel suo testo, ricorda che «c'è un legame ontologico-sacramentale tra sacerdozio e celibato. Qualsiasi indebolimento di questo legame metterebbe in discussione il magistero del Concilio e dei Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Supplico Papa Francesco di proteggerci definitivamente da tale eventualità ponendo il veto a qualsiasi indebolimento della legge del celibato sacerdotale, anche se limitato all'una o all'altra regione».

Ancora, Sarah arriva a definire «una catastrofe pastorale, una confusione ecclesiologica e un oscuramento della comprensione del sacerdozio» l’eventuale possibilità di ordinare uomini sposati. Benedetto XVI, nel suo breve contributo, riflettendo sull’argomento, risale alle radici ebraiche del cristianesimo, afferma che il sacerdozio e il celibato sono uniti fin dall'inizio della «nuova alleanza» di Dio con l'umanità, stabilita da Gesù. E ricorda che già «nella Chiesa antica», cioè nel primo millennio, «gli uomini sposati potevano ricevere il sacramento dell'ordine solo se si erano impegnati a rispettare l'astinenza sessuale».

Schema: Evoluzione del celibato sacerdotale nella storia della Chiesa

La Posizione di Papa Francesco sul Celibato

Il celibato sacerdotale non è e non è mai stato un dogma. Si tratta di una disciplina ecclesiastica della Chiesa latina che rappresenta un dono prezioso, definito in questo modo da tutti gli ultimi Pontefici. La Chiesa cattolica di rito orientale prevede la possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati ed eccezioni sono state ammesse anche per la Chiesa latina proprio da Benedetto XVI nella Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus”.

Papa Francesco, ancora cardinale, nel libro conversazione con il rabbino Abraham Skorka, aveva spiegato di essere favorevole al mantenimento del celibato «con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori. La tradizione ha un peso e una validità». Lo scorso gennaio, nel dialogo con i giornalisti sul volo di ritorno da Panama, il Papa aveva ricordato che nella Chiesa cattolica orientale era possibile l’opzione celibataria o matrimoniale prima del diaconato, ma aveva aggiunto, a proposito della Chiesa latina: «Mi viene in mente quella frase di San Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”. Mi è venuta in mente e voglio dirla, perché è una frase coraggiosa, in un momento più difficile di questo, 1968/1970… Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la Chiesa… Io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale, no».

Nella sua risposta aveva anche parlato della discussione tra i teologi circa la possibilità di concedere deroghe per alcune regioni sperdute, come le isole del Pacifico, precisando però che «non c’è decisione mia. La mia decisione è: celibato opzionale prima del diaconato, no. È una cosa mia, personale, io non lo farò, questo rimane chiaro. Sono uno “chiuso”? Forse. Ma non mi sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione».

Nell’ottobre 2019 si è celebrato il Sinodo sull’Amazzonia e il tema è stato dibattuto. Come si evince dal documento finale, ci sono stati vescovi che hanno chiesto la possibilità di ordinare sacerdoti diaconi permanenti sposati. Colpisce però che il 26 ottobre, nel suo discorso conclusivo il Papa, dopo aver seguito in aula tutte le fasi degli interventi e della discussione, non abbia menzionato in alcun modo il tema dell’ordinazione di uomini sposati, neanche di sfuggita. Ha invece ricordato le quattro dimensioni del Sinodo: quella relativa all’inculturazione, quella ecologica, quella sociale e infine la dimensione pastorale, che «le include tutte». In quello stesso discorso, il Pontefice ha parlato della creatività nei nuovi ministeri e del ruolo della donna e riferendosi alla scarsità di clero in certe zone di missione, ha ricordato che ci sono tanti sacerdoti di un Paese che sono andati nel primo mondo - Stati Uniti ed Europa - «e non ce ne sono per inviarli alla zona amazzonica di quello stesso Paese».

Significativo infine, anche il fatto che Francesco, ringraziando i media, in quella stessa occasione abbia chiesto loro, nel diffondere il documento finale, di soffermarsi soprattutto sulle diagnosi, «che è la parte dove davvero il Sinodo si è espresso meglio»: la diagnosi culturale, la diagnosi sociale, la diagnosi pastorale e la diagnosi ecologica. Un punto, questo, sottolineato anche dal direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, nel comunicato di risposta alle domande dei giornalisti sulla questione.

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