La presente trattazione esplora il contesto storico e pastorale dell'introduzione del catechismo nelle scuole primarie in Italia, con un'attenzione particolare al ruolo del gesuita Pietro Tacchi Venturi e all'evoluzione del concetto di iniziazione cristiana nella Chiesa italiana. Si analizzano i documenti magisteriali e le prassi pastorali che hanno condotto all'attuale modello di catechesi, focalizzandosi sull'adattamento del Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA) per fanciulli e ragazzi, e sui criteri che guidano la formazione alla vita di fede.
Pietro Tacchi Venturi: Storico, Diplomatico e Promotore del Catechismo

Pietro Tacchi Venturi, nato il 12 agosto 1861 a San Severino Marche (Macerata) e morto il 18 marzo 1956 a Roma, fu uno storico, diplomatico e scrittore gesuita di notevole influenza. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1878, ricoprì la carica di segretario generale dal 1914 al 1921. Le sue doti di scrittore lo portarono ad essere scelto dal Padre generale Luis Martín SJ per redigere la Storia della Compagnia di Gesù in Italia, un'opera che, pur limitandosi al periodo ignaziano, si distinse per il superamento del genere letterario apologetico, per l'esattezza critico-filologica e per la tesi di una lenta maturazione di Ignazio e di una graduale chiarificazione dei suoi piani.
Tacchi Venturi fu anche responsabile degli articoli su temi ecclesiastici per l'Enciclopedia Italiana Treccani, a partire dal quarto volume. Tra il 1911 e il 1913 curò l'edizione delle lettere del suo conterraneo P. Matteo Ricci SJ nella loro versione originale italiana, custodita negli archivi della Compagnia, contribuendo a far conoscere la figura di Ricci agli studiosi italiani. Dopo l'avvento del fascismo, a partire dal 1922, svolse un ruolo cruciale di mediazione tra la Santa Sede e il governo italiano su diverse questioni. A lui si devono, in massima parte, la cessione della biblioteca Chigi da Benito Mussolini a Pio XI nel 1922 e, in particolare, l'introduzione del catechismo nelle scuole primarie secondo il testo approvato dai vescovi locali. Contribuì inoltre alla concordanza tra il calendario civile e quello religioso e concluse l'accordo del 2 settembre 1931 riguardante l'Azione Cattolica e le sue interferenze con lo Stato.
Tra le sue opere storiche più significative si annoverano: Stato della religione in Italia alla metà del secolo XVI (1908); Storia della Compagnia di Gesù in Italia; Le opere storiche del P. Matteo Ricci; e Il B. Roberto Bellarmino (1923). Sotto la sua direzione, tra il 1934 e il 1936, fu pubblicata anche la Storia delle Religioni in due volumi.
L'Emergenza di una Nuova Pastorale: Dal Catecumenato Antico all'Iniziazione Cristiana
01 Presentazione del Catechismo della Chiesa Cattolica
In un documento programmatico post-giubilare, Giovanni Paolo II affermò che "è ormai tramontata, anche nei paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una 'società cristiana'". Questa constatazione, che risale ai tempi in cui i Padri Conciliari avvertirono l'urgenza di instaurare per i tempi attuali un processo di iniziazione cristiana, richiama il catecumenato dei primi secoli della Chiesa. Tale catecumenato consisteva in un vero e proprio apprendistato della vita di fede, in cui un catecumeno, evangelizzato da un annuncio serio e provocatorio di scelte esistenziali (il kerigma), si convertiva a Cristo e si sottoponeva a un tirocinio per "diventare cristiano".
Il Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA)
Il documento Ordo Initiationis Christianae Adultorum, pubblicato nel 1972, prevede una nuova modalità di diventare credenti oggi, riproponendo il catecumenato dei primi secoli della Chiesa. Questo non era una semplice esposizione di verità dogmatiche e di norme morali, ma una vera e propria "scuola preparatoria, debitamente estesa nel tempo, alla vita cristiana, in cui appunto i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro Maestro".
L'adattamento alla Chiesa italiana dell'Ordo, il R.I.C.A. (Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti), invita la Chiesa italiana a prendere coscienza di questa situazione post-cristiana, per inserirsi nella cultura odierna con una qualificata scelta evangelizzatrice. La premessa dell'adattamento italiano del RICA, portata avanti dalla C.E.I. sin dal dopoconcilio con il programma "Evangelizzazione e Sacramenti", contiene una riflessione teologica articolata e indicazioni pastorali per sostenere e guidare l'itinerario di iniziazione alla vita cristiana. Il RICA è destinato primariamente a coloro che non sono battezzati, ma interessa anche coloro che, pur battezzati, non hanno ricevuto alcuna educazione né catechistica né sacramentale.
L'Iniziazione Cristiana di Fanciulli e Ragazzi

Nell'adattamento alla Chiesa italiana dell'Ordo, assume un particolare valore l'evangelizzazione dei fanciulli e dei ragazzi, considerando che la proposta del catecumenato antico era rivolta agli adulti. L'Italia, infatti, vanta una ricca tradizione di catechesi ai fanciulli e ai ragazzi, stabilizzatasi dal Concilio di Trento, soprattutto come socializzazione religiosa attorno alla vita parrocchiale attraverso una sistematica istruzione catechistica. Per questo, il Capitolo V del documento si intitola specificamente: "Rito dell'Iniziazione cristiana dei fanciulli nell'età del catechismo" (306-309). I destinatari di questo adattamento rituale sono i "fanciulli che, non avendo ricevuto il Battesimo nell'infanzia ed avendo raggiunto l'età della discrezione e della catechesi, si presentano per l'iniziazione cristiana".
La Chiesa italiana, a conclusione della riedizione dei "Catechismi per la vita cristiana", con l'aggiunta nel sottotitolo "per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi", ha caldeggiato il compito pastorale con una nota pastorale del 15 giugno 1991. I Vescovi invitano a maturare alcune convinzioni fondamentali:
- Fanciullezza e preadolescenza costituiscono il momento di un primo sviluppo consapevole e organico della vita cristiana, fondata sul battesimo ricevuto.
- La comunità parrocchiale degli adulti è il contesto in cui collocare l'esperienza dell'iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi, la cui crescita di fede richiede il coinvolgimento di genitori e famiglia.
- L'età della fanciullezza e della preadolescenza ha connotazioni specifiche che vanno rispettate, sia per il primato della Parola (evangelizzazione e catechesi adatte), sia per accompagnarli a un'autentica celebrazione dei sacramenti, secondo una vera ispirazione catecumenale.
- La catechesi di iniziazione deve svolgersi secondo le linee del rinnovamento della catechesi della Chiesa italiana e la proposta dei Nuovi Catechismi, che, insieme ai riti dell'iniziazione, devono costituire gli elementi del laboratorio per l'apprendistato della fede.
- L'iniziazione cristiana deve avere una sua dimensione comunitaria, con la parrocchia come luogo ordinario e privilegiato per iniziative di accoglienza, trasmissione della fede, catechesi, momenti celebrativi e accompagnamento, dal Battesimo alla completa partecipazione al mistero pasquale con la Confermazione e l'Eucaristia.
- È richiesto il coinvolgimento attivo e responsabile della famiglia dei ragazzi, anche se in forme diversificate e progressive.
- La formazione deve mirare alla globalità della vita cristiana, considerando l'iniziazione come un cammino che introduce nelle dimensioni fondamentali della vita di fede.
- È necessaria una pluralità di esperienze collegate organicamente: ascolto della parola di Dio, momenti di preghiera e celebrazione, testimonianza, esperienza comunitaria, esercizio di vita cristiana secondo uno stile evangelico. Questo si traduce in iniziative programmate in un itinerario progressivo, con tappe celebrative, esperienze di gruppo di carattere ecclesiale e un concreto esercizio di vita cristiana.
- Si prevede un'articolazione unitaria e a tappe, poiché il processo d'iniziazione è un cammino di crescita cristiana unitaria, che si matura per via esperienziale, con momenti progressivi per condurre alla partecipazione attiva e all'assimilazione del mistero pasquale, celebrato nei tre sacramenti (Battesimo-Confermazione-Eucaristia).
- È fondamentale una dimensione esperienziale che richieda l'apprendistato della fede attraverso molteplici esperienze coinvolgenti e attive.
- È insostituibile il ruolo di accompagnamento degli educatori (pastori, genitori, catechisti, padrini), espressione di una paternità spirituale. Al catechista spetta il compito specifico di trasmettere la fede e di educare alla totalità della vita cristiana, il che richiede una sua formazione globale e un sostegno costante.
- All'interno di questo ampio quadro globale, si colloca il cammino propriamente catechistico, che, pur essendo fondamentale, non esaurisce tutta l'iniziazione.
Criteri per l'Iniziazione Cristiana
Gli Orientamenti per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, evidenziano un fatto sempre più frequente anche in Italia: fanciulli e ragazzi interpellano la comunità cristiana. La Chiesa ha preso coscienza di questo problema pastorale e ha fornito le prime indicazioni per attuarlo. I criteri fondamentali per l'iniziazione cristiana sono:
- Il criterio del discernimento riguarda l'iniziazione nella forma del "catecumenato" antico, che costituisce la base di tutto il progetto e deve ispirare i contenuti catechetico-liturgici e l'intera prassi pastorale. Questo significa superare le visioni che riducono l'iniziazione ai soli sacramenti. L'iniziazione è un processo formativo che abbraccia quattro aspetti interdipendenti:
- Il primo annuncio di Cristo, morto e risorto, per suscitare la fede.
- La catechesi vera e propria (mistagogica e permanente), per l'approfondimento organico del messaggio in vista della conversione.
- L'esperienza liturgico-sacramentale, per l'inserimento nel mistero pasquale di Cristo e nella vita della Chiesa.
- L'impegno della testimonianza e del servizio per la partecipazione corresponsabile nella vita della comunità ecclesiale e nella missione.
Una catechesi orientata ai soli sacramenti non esaurisce l'iniziazione; altrimenti, rischia di diventare intellettualismo e i sacramenti di scadere in gesti di costume. In questa fase del discernimento, ampio spazio è dato alla prima evangelizzazione o pre-catecumenato, annunciando la parola di Dio con ampio respiro e privilegiando il dialogo come metodo pastorale.
- Il criterio della funzione materna della Chiesa, che nel processo iniziatico si manifesta e si edifica come "segno e strumento della comunione di Dio con gli uomini".
- Il criterio dei ruoli ecclesiali, che richiede una reale convergenza di molteplici attenzioni e impegni pastorali da parte di tutta la comunità ecclesiale, secondo le responsabilità e i carismi di ciascuno. Il RICA attribuisce al Vescovo la responsabilità primaria di questa azione evangelizzatrice-santificatrice, a cui competono le scelte pastorali diocesane del catecumenato, adattabili alle esigenze e possibilità locali. Il Vescovo organizza il servizio dei carismi che compongono la comunità cristiana (presbiteri, diaconi, catechisti, padrini) e promuove servizi pastorali nelle Chiese diocesane per aiutare le comunità locali.
- Il criterio del primato dell'evangelizzazione, che deve costituire l'orizzonte dell'impegno dell'attuale pastorale missionaria, passando a una "pastorale di missione permanente" di fronte alle mutate condizioni sociali, culturali e religiose.
Le modalità di adattamento del Capitolo V del RICA rispondono al problema dei ragazzi che interpellano la comunità cristiana, richiedendo "un cammino catecumenale che culmini nella celebrazione unitaria dei tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Eucaristia". Non si devono dare i sacramenti in modo indiscriminato; la richiesta dei genitori o il desiderio del fanciullo, unito al consenso dei genitori, sono condizioni necessarie ma non sufficienti. Da questo consenso iniziale parte un itinerario progressivo e disteso nel tempo. I Vescovi concludono che si tratta di "orientare un'adeguata applicazione di queste direttive nel contesto pastorale descritto, tenendo conto anche dell'itinerario di crescita della fede dei coetanei già rinnovati dalla grazia battesimale."
Gli orientamenti, contenuti in due capitoli ("L'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi ieri ed oggi" e "L'itinerario di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi nella Chiesa italiana"), hanno trovato uno sbocco pratico in un sussidio che offre un'esemplificazione di itinerario catecumenale per la partecipazione congiunta di ragazzi da battezzare e ragazzi già battezzati, strutturato attorno alle quattro tappe dell'iniziazione: l'evangelizzazione, il catecumenato, la preparazione immediata ai sacramenti e la mistagogia.
La Catechesi a Firenze dopo il Concilio di Trento

Nel contesto fiorentino, le prime innovazioni nell'insegnamento delle verità di fede e nella formazione cristiana furono introdotte dai gesuiti, che avevano la loro sede e il collegio accanto alla chiesa di S. Giovannino. Già nel 1556, una manifestazione di questo tipo nel Duomo di S. Maria del Fiore ebbe grande risonanza, attirando migliaia di persone. Promotore di questi "spettacoli" fu Padre Diego Guzmán, giunto dalla Spagna nel 1555, che portò la sua esperienza di catechista di ragazzi e del popolo. I gesuiti a Firenze, come in altre città quali Napoli, rivolgevano la loro azione "a tutta la gamma sociale: anzitutto, com'è ovvio, sullo studentato; poi sulla nobiltà e la borghesia; infine sugli analfabeti e sui ceti più umili."
L'attività catechistica a Firenze fu solertemente promossa e sostenuta dal vescovo Monsignor Altoviti, che da Roma indirizzò un catechismo alle compagnie fiorentine di ragazzi e giovani, dimostrando il suo interessamento per l'insegnamento della dottrina ai fanciulli. Non è certo se l'Altoviti fosse l'autore o solo il promotore del testo, che potrebbe essere la dottrina "piccola" del gesuita Giacomo Ledesma, la cui edizione fiorentina del 1585 fu curata da Iacopo Ansaldi. Ciò suggerirebbe che dal 1571 il catechismo del Ledesma fosse di uso comune a Firenze, promosso dall'arcivescovo in accordo con i gesuiti e in virtù dell'amicizia con S. Ignazio di Loyola.
Oltre ai gesuiti, a Firenze l'istruzione catechistica si svolgeva anche nelle compagnie di ragazzi e giovani, istituzioni formative confermate e riformate un secolo prima da S. Antonino. Queste compagnie, sorte in un clima umanistico e rinascimentale, erano ancora molto attive intorno al 1580, con undici presenti in città. Le loro pratiche formative includevano:
- Sermoni: recitati dai giovani confratelli non solo nelle grandi feste, ma anche nelle domeniche regolari, spesso composti da adulti e in lingua volgare, erano una consuetudine quasi settimanale.
- Drammi sacri: rappresentazioni a sfondo biblico e agiografico che avevano una funzione culturale e religiosa. Permettevano di avvicinare la Sacra Scrittura e i misteri della storia della salvezza, comunicando gran parte del patrimonio biblico e dottrinale del cristianesimo, oltre a presentare modelli di virtù cristiane. Esempi includono La morte del re Acab (1559), La coronazione del re Saul (1569), Il Figliuol prodigo (1568-1570) e Tobia (1580).
In sintesi, nella Firenze post-Concilio di Trento si affermava una vasta attività di istruzione cristiana, rivolta a tutti i bambini e ragazzi, e anche agli adulti dei ceti più popolari, affiancando una catechesi per gruppi più dotti.
Il Programma Pittorico della Cupola di Santa Maria del Fiore e la Catechesi
La relazione tra il programma pittorico ideato dal Borghini ed eseguito dal Vasari e dallo Zuccari nella cupola di S. Maria del Fiore e la catechesi del tempo rivela una finalità di conferma e rafforzamento della mentalità cristiana già formata. Non era, quindi, primariamente un programma per istruire chi era privo delle conoscenze dottrinali elementari, ma per permettere a chi era già formato di "compiacersi" nel riconoscere nelle pitture verità apprese e acquisite.
Il Giudizio Universale e il Catechismo Tridentino
La scelta del Borghini di porre in risalto le parole "Ecce homo" per evidenziare l'umanità di Gesù giudice aveva un riferimento esplicito al Catechismo Tridentino a proposito del Giudizio. Il catechismo sottolineava come il Figlio dell'uomo dovesse giudicare il mondo, affinché gli uomini potessero vedere il loro Giudice con gli occhi corporei e udire le sentenze. La descrizione della cupola prevedeva nei sette spicchi, al primo livello, i sette vizi capitali rappresentati da animali con funzione allegorica, cui corrispondevano nel livello superiore le sette virtù contrarie, i sette doni dello Spirito Santo e le sette beatitudini.
La Tradizione Medievale dei Settenari
La combinazione di questi quattro settenari non era nuova, ma affondava le radici nella letteratura patristica (per l'opposizione virtù/vizi) e medievale. La testimonianza più vicina a questa combinazione è un'opera di Ugo di S. Vittore. Sebbene con notevoli diversità rispetto agli affreschi della cupola (virtù diverse, assenza delle domande del Padre nostro, diverse corrispondenze tra vizi, doni e virtù), ciò dimostra una grande libertà nell'elaborare le fonti medievali. Anche i catechismi coevi circolanti a Firenze, come quelli del Canisio e del Ledesma, conservavano negli elenchi la contrapposizione tra vizi e virtù.
L'Inferno e le sue Pene
Un tema sempre presente nell'insegnamento della dottrina cristiana era l'inferno, con la dettagliata descrizione delle pene sofferte dai dannati. Insieme agli altri "novissimi" (morte, giudizio e paradiso), era un argomento di predicazione e istruzione raccomandato ai parroci per distogliere i peccatori dal male incutendo paura e spavento, ed esortare al bene mostrando le glorie del paradiso. Il Catechismo Tridentino sottolineava l'importanza di inculcare la verità del giudizio, poiché essa "ha una grandissima forza a raffrenare le prave cupidità dell'animo nostro, ritrarre gli uomini da' peccati".
Un codice manoscritto quattrocentesco documenta un realismo immaginifico della predicazione, atto a incutere spavento per la dannazione eterna. La descrizione includeva: "Il lume della coscienza non morirà mai. Starà sempre con timore. Avrà un orrore, una paura, una detestazione dei demoni. Pene acerbissime, innumerabili e crudelissime. Voci, grida, urla, mughia (lamenti), stridi, rumori, con tanta confusione che non si può dire. Oscurità, buio, notte e se pure qualche spiraglio vi sarà d'un batter d'occhio, non si vedrà se non diavoli, serpenti, dragoni, scorpioni, botte (rospi), ramarri e tutte le bruttissime bestie che si possano pensare. Puzzo intollerabile di zolfo, di sterco, di carogne, e di tutte le ribalderie. Sete, fame quanto si potesse dire et se pure ti volessi satollare ti sarà cacato, o, pisciato in bocca, o, messo fiele, o, altra tristezza. Toccamenti di tante vituperosisime cose che guai a chi ci anderà, o, a chi v'è. Fuoco di sopra, di sotto, dalla mancina, dalla ritta, dinanzi, di dietro. Ora che farai peccatore? bisogna, che chi è morto abbia patientia; et quanto durerà? per sempre mai. Come disse Dante: Lasciate ogni speranza o voi che entrate, cioè, in inferno."
Diversa era la descrizione dell'inferno e delle sue pene nei testi catechistici del Cinquecento, che preferivano rimanere fedeli alle parole della Sacra Scrittura: "nell'inferno, et della sua pena niuna cosa si può imaginare che sia più intollerabile et più infelice. Percioché quivi, sì come testifica la divina scrittura, è il pianto, et lo stridore de i denti, quivi il loro verme non muor mai, et il lor fuoco non si estingue, quivi è la terra tenebrosa, et coperta della caligine della morte, quivi è l'ombra della morte, et niuno ordina, ma qui habita sempre sempiterno spavento...".
Il programma pittorico della cupola, dunque, con il suo scopo catechistico di confermare e rafforzare il patrimonio di verità già acquisito, si rivolgeva a una catechesi dotta, comprensibile a giovani e adulti già educati nella fede.
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