La Chiesa di San Biagio a Montepulciano: Storia, Architettura e Simbolismo

La Chiesa di San Biagio, situata a Montepulciano, è un capolavoro architettonico del Rinascimento e un monumento nazionale di prima fascia secondo il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Questa imponente costruzione è divenuta icona della città nella Penisola italiana e anche all’estero, richiamando decine di migliaia di turisti e pellegrini che in essa scorgono un’oasi di pace e di profonda spiritualità.

Veduta esterna della Chiesa di San Biagio con il suo prato circostante

L'Evento Miracoloso e la Nascita del Tempio

La storia della Chiesa di San Biagio è strettamente legata a un evento ritenuto miracoloso. Originariamente, l'edificio sorge sul luogo dove esisteva una pieve paleocristiana dedicata a Santa Maria, successivamente intitolata a San Biagio. Su un muro di questa pieve vi era un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino in grembo e San Francesco.

Il 23 aprile 1518, data liturgicamente dedicata a San Giorgio, e successivamente il 23 luglio 1518, si verificarono gli eventi straordinari. Si racconta che due fantesche, Antilia e Camilla, mentre tornavano da lavare i panni, furono le prime a vedere la Vergine Maria raffigurata nell'affresco che "apriva e serrava i suoi santissimi occhi". Poco dopo, un pastore o bifolco di nome Toto "trovò uno dei suoi bovi...inginocchiato avanti a questa santissima immagine". Questi eventi suscitarono una profonda devozione tra la popolazione locale. Per questi motivi, l'umile pastore Toto, di cui resta una statua in sagrestia, si dedicò per tutta la vita a elemosinare per la costruzione di un magnifico tempio dedicato a Maria Santissima, proprio nel luogo dove, nell'Alto Medioevo, sorgeva la Pieve.

Il Progetto Architettonico di Antonio da Sangallo il Vecchio

L'incarico per la progettazione del nuovo edificio fu affidato ad Antonio da Sangallo il Vecchio, uno dei più importanti architetti del Rinascimento. La costruzione del Tempio di San Biagio ebbe inizio il 15 settembre 1518, con la posa della prima pietra. Sangallo concepì un tempio a pianta centrale, a forma di croce greca, in caldo travertino tufaceo proveniente dalle cave di Sant’Albino, ispirandosi alla Basilica di Santa Maria delle Carceri a Prato. La costruzione si protrasse fino al 1545, e dopo la morte di Sangallo, i lavori furono portati avanti da altri architetti.

Il progetto fu sostenuto anche da Papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. Fiorentino era l'architetto e fiorentino era anche il promotore. Papa Leone X aveva legami con Montepulciano attraverso il suo precettore privato, l'insigne poeta umanista Agnolo Ambrogini da Montepulciano, detto il Poliziano.

Esterno: Armonia e Proporzioni Rinascimentali

Il Tempio di San Biagio si distingue per la sua eleganza e simmetria. L’edificio è interamente rivestito in lastre di travertino che mostrano una colorazione ambrata. La facciata principale, suddivisa in due registri da una trabeazione decorata con triglifi e metope, presenta un portale d’ingresso sormontato da una finestra e da un frontone triangolare con un oculo centrale.

Sangallo aveva previsto due torri campanarie ai lati della facciata principale, ma solo quella di sinistra è stata compiuta. L’intero edificio mostra nei fregi e nei capitelli i tre ordini classici: dorico (o tuscanico in questo caso), ionico e corinzio. Oltre alla chiesa, la cui cupola ha perso le originali tegole smaltate colorate, Sangallo progettò anche la canonica e la cisterna, dando vita a un vero e proprio complesso urbanistico collocato in un contesto semi-rurale unico.

Il contesto paesaggistico dove sorge la chiesa è notevole: la spianata erbosa si affaccia sul punto di confluenza tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana. La sua posizione, fuori dalla città, in mezzo a un paesaggio straordinario, ne evidenzia la grandiosità.

Una curiosità architettonica riguarda la canonica, progettata anch'essa da Sangallo e completata intorno al 1550, caratterizzata da un doppio loggiato. Nel 1927, l'architetto statunitense Henry Shepley si ispirò proprio al doppio ordine architettonico della canonica per progettare i quattro lati della corte del museo Fogg all’Università di Harvard, nel Massachussets.

Interno: Spiritualità e Ricchezza Artistica

L’interno della chiesa ripete la stessa impressione di solennità architettonica ricevuta all’esterno, caratterizzato da una pianta a croce greca con quattro bracci simmetrici che si incontrano sotto una maestosa cupola centrale di 13 metri di diametro. La cupola, costruita tra il 1536 e il 1544, poggia su quattro pennacchi e presenta una doppia calotta con una lanterna sommitale. Le volte a botte dei bracci sono in parte cassettonate e illuminate da finestre rettangolari. Gli altari risultano semplici e privi di arredi, fatta eccezione per l'Altare Maggiore.

L'Altare Maggiore e le Opere Scultoree

Lo sfondo dell'Altare Maggiore è costituito da un grande dossale marmoreo opera di Giannozzo e Lisandro di Pietro Albertini, terminato nel 1584. Nelle nicchie si collocano statue di santi scolpite da Ottaviano Lazzarini nel 1617 che rappresentano San Giovanni Battista, Santa Caterina da Siena, Sant’Agnese e San Giorgio. Al centro, si trova l'affresco trecentesco della Madonna col Bambino accompagnata da San Francesco, ritenuto miracoloso, che ha dato origine alla costruzione del Tempio. Ai lati dell’altare vi sono due cantorie edificate tra il 1646 e il 1648.

La Vetrata di Michelangelo Urbani da Cortona

Degno di nota è l'icona vitrea realizzata nel 1551 da Michelangelo di Cipriano d’Urbano da Cortona, posta sulla sommità del complesso marmoreo che riveste l’area presbiterale, fulcro dell’intero edificio rinascimentale. Raffigura la Vergine che si eleva al centro, sovrastata dal Padre Eterno, mentre in basso trovano posto sei personaggi, tra cui il profeta Davide e suo figlio Salomone. La vetrata contiene numerosi riferimenti biblici: il verso del Siracide "Ab initio et ante saecula creata sum", due passi di Isaia ("Virga" e "Ecce virgo concipiet"), il verso del Cantico dei Cantici "Sicut lilium inter [spinas]", e il passo di Numeri 24,17 "Orta est stella ex Jacob". Lungo tutta la parte inferiore della vetrata corre il verso "Necdum erant abyssi ego iam concepta eram" tratto dai Proverbi. Dal punto di vista letterale, questi versi alludono alla Divina Sapienza; nell'esegesi cristiana, tuttavia, la Sapienza è riferita a Cristo, e le citazioni sono interpretate in riferimento al Figlio, ad eccezione di quella del Cantico, allegoria di Maria, e di Isaia, relativa al concepimento del Messia da parte di una vergine. Un recente restauro ha recuperato il verso inferiore, che sottolinea l'anteriorità nella mente divina della concezione di Maria rispetto alla creazione e al Male, attribuendole una funzione co-redentrice subordinata a quella del Figlio e la capacità di mediazione tra divino e umano. Per questo, i progenitori Adamo ed Eva sono sotto di lei, e i suoi piedi calcano la testa del serpente tentatore.

Il Crocifisso Ligneo

Il Crocifisso in legno intagliato e policromato, datato tra il 1610 e il 1630, è attribuito allo scultore toscano Giovanni Battista Alessi.

Elementi Liturgici e Simbolici

In un edificio di culto cristiano, il fonte battesimale è uno dei tre elementi architettonici principali, insieme all'altare e all'ambone. Chi visita la Chiesa di San Biagio può notare tre fonti battesimali, diversi per grandezza e composizione teologica.

I Fonti Battesimali

Il fonte di destra è il più semplice, probabilmente il meno utilizzato. Nel fonte battesimale "di mezzo", posto appena sulla destra della grande porta centrale, alla base si possono scorgere tre stemmi originari: uno ricorda la parte committente e un altro quella esecutoria. La parte committente è rappresentata dal grifo, antico stemma della città di Montepulciano prima dell'"affiliazione" medicea nel Rinascimento. Simbolo di custodia e vigilanza, il grifo si trova anche a lato della porta del Comune di Montepulciano e alla base dell’altare marmoreo. La parte esecutoria, ossia la Fabbrica di San Biagio (anche denominata Opera di San Biagio), riunì le maestranze coinvolte nella costruzione. Nello stemma posto alla base del fonte più grande è scolpita la sigla OPA con affiancata una piccola stella argentea, a ricordare l’aspetto mariano dell’edificio di cui l’Opera si è fatta garante.

Il terzo fonte battesimale, posto sul lato sinistro, contiene all'interno della vasca due simboli profondamente teologici e battesimali: il serpente e il pesce. Il serpente, con rimandi nell’Antico Testamento (Numeri 21), simboleggia l'aspetto salvifico nell'innalzamento del serpente di bronzo da parte di Mosè, prefigurando Gesù innalzato sulla croce. Coloro che, per mezzo del Battesimo, guardano il serpente nel fonte, sono già salvati. Il pesce, detto in greco "Ictus", è un acronimo formato dalle iniziali della frase greca "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore", con rimandi al Nuovo Testamento.

L'Ambón: Il Monumento della Parola

Un secondo elemento architettonico fondamentale è l'ambone, definito "monumentum resurrectionis" per la tradizione cristiana e luogo monumentale dell'aula liturgica. Quello oggi presente in San Biagio, in legno semplice, è stato donato dalla Parrocchia di Sant'Agnese in occasione del quinto centenario dell'edificio e nell’imminenza dell’apertura del Giubileo concesso da Papa Francesco. Collocato sulla destra del presbiterio, esso è icona dell'angelo che annuncia la risurrezione cantando l'alleluja pasquale. Il sostantivo "ambone" deriva dal verbo greco "ana/baino", che significa "salire" o "porsi in posizione elevata". È il giardino del giorno di Pasqua, luogo elevato, stabile e decoroso. La Conferenza Episcopale Italiana, nella nota "La progettazione di nuove chiese", definisce l'ambone come una "presenza eloquente, capace di far riecheggiare la Parola anche quando non c’è nessuno che la sta proclamando". L'ambone di San Biagio, a partire dall'anno centenario, vuole riprendere la forma monumentale tipica del bimah sinagogale, dove per gli Ebrei la Parola ha importanza somma.

Il Giubileo Straordinario del Quinto Centenario (2018)

La comunità poliziana ha celebrato il Giubileo della Chiesa in occasione del 500° anniversario dalla posa della prima pietra. Per ravvivare l'evento miracoloso, fu chiesto al Santo Padre Francesco, per mezzo del Vescovo Stefano Manetti, la concessione di un Giubileo straordinario legato all’edificio rinascimentale. Il decreto è giunto dalla Santa Sede, esattamente dalla Penitenzieria Apostolica, il 1 settembre 2017. In esso si legge che "A die III februarii usque ad diem XXV Decembris MMXVIII" è stato possibile lucrare l'Indulgenza Plenaria alle consuete indicazioni ecclesiali, per i fedeli che avessero visitato la chiesa in forma di pellegrinaggio.

Curiosità e Caratteristiche Peculiari

  • Acustica sorprendente: Posizionandosi al centro del tempio, esattamente sotto la cupola, e battendo le mani, si può percepire un’eco che si ripete più volte, grazie all’acustica particolare dell’edificio.
  • Organo storico: Sulla cantoria di destra del presbiterio si trova un organo a canne costruito da Alamanno Contucci nel 1781, ancora funzionante e utilizzato durante le celebrazioni.
  • Canonica e pozzo: Di fronte al tempio si trova l’armonioso edificio della canonica, con doppio loggiato, anch’essa progettata dal Sangallo ed eseguita verso il 1550. Accanto, un pozzo in travertino risalente al 1551 completa l’armonia del complesso.

Un Simbolo di Montepulciano

Nel complesso, San Biagio risulta un’eccezionale sintesi tra il linguaggio artistico del Rinascimento, ispirato alla perfezione dei classici, e la devozione religiosa da cui è scaturita l’edificazione della chiesa. Il Rinascimento ha fatto dell’architettura a pianta centrale il proprio paradigma ideale per le costruzioni sacre, investendo il cerchio del valore simbolico e mistico della perfezione. San Biagio si cala dunque in un contesto culturale dominato dall’equilibrio della geometria, quale forma più adatta a mettere in collegamento l’uomo, con l’elemento divino. Questa chiesa è una testimonianza straordinaria della maestria architettonica del Rinascimento e della profonda spiritualità che permea la storia di Montepulciano.

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