Il Canto Liturgico: Armonia e Strumento di Pace

Nonostante siano trascorsi 78 anni esatti dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, in un giorno che oggi celebriamo come Giorno internazionale della Memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto, sono ancora tante le guerre che si combattono nel mondo e, soprattutto, nei cuori degli uomini. In questo contesto di continue sfide e ricerca di serenità, il canto liturgico emerge come un potente strumento capace di donare pace e di invitare alla riflessione profonda.

La violenza non è mai la scelta giusta. La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una “tragedia di proporzioni enormi”, l’accorato appello è ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile. In quest'ottica, la celebrazione Eucaristica, spesso accompagnata dal canto, può essere vissuta come una speciale invocazione per il dono della pace. Nelle ferie del tempo ordinario, è sempre possibile celebrare la Messa per la pace e la giustizia.

illustrazione metaforica della pace tra gli uomini o del lupo di Gubbio

La Ricerca della Pace in un Mondo Turbolento

In questa giornata della memoria, desideriamo sostare alla Tua presenza, Signore, per lasciarci trasfigurare da Te affinché "risplenda su di noi la luce del Tuo volto" (cfr Sal 4,7). Lasciandoci guardare ed amare da Te, desideriamo fare nostri i Tuoi sentimenti di compassione, misericordia e bontà affinché possiamo guardare il prossimo e il nemico con i tuoi stessi occhi ed essere, così, operatori di pace.

Fondamenti Spirituali per la Pace

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (12, 9 - 18) si apprende che la carità non sia ipocrita: è necessario detestare il male e attaccarsi al bene; amarsi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiando nello stimarsi a vicenda. È importante non essere pigri nel fare il bene, ma ferventi nello spirito, e servire il Signore. Bisogna essere lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. È fondamentale condividere le necessità dei santi ed essere premurosi nell’ospitalità, benedicendo coloro che perseguitano, benedendo e non maledicendo. La gioia con chi è nella gioia e il pianto con chi è nel pianto sono espressioni di medesimi sentimenti. Non bisogna nutrire desideri di grandezza, volgendosi piuttosto a ciò che è umile, e non stimarsi sapienti da sé stessi. Non si deve rendere a nessuno male per male, ma cercare di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da ciascuno, si dovrebbe vivere in pace con tutti.

Dagli scritti di Santa Teresa di Calcutta emerge che la pace inizia con un sorriso, e si consiglia di sorridere cinque volte al giorno a qualcuno che ne ha davvero bisogno, facendolo per la Pace. Tutte le opere d’amore sono opere di pace, non importa quanto siano piccole. Se non troviamo pace, è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri. Bisogna cercare di non usare bombe e armi per vincere le guerre, ma amore e compassione. Le opere buone sono collegamenti che formano una catena d’amore. È importante aiutare i moribondi, i poveri, i soli e gli emarginati secondo le grazie ricevute, senza vergognarsi di essere umili. Se si vuole che un messaggio di pace e d’amore venga ascoltato, bisogna continuare a divulgarlo. Per mantenere una lampada accesa, dobbiamo continuare a metterci l’olio. Se si giudicano le persone, non si ha tempo per amarle. Alla fine della vita non saremo giudicati da quanti diplomi abbiamo ricevuto o da quanti soldi abbiamo accumulato, ma da quante cose belle abbiamo fatto.

Dal Vangelo secondo Matteo (5, 43 - 48) si evince il comando di amare i propri nemici e pregare per quelli che perseguitano, affinché siate figli del Padre che è nei cieli. Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se si amano solo quelli che ci amano, quale ricompensa se ne ha? Non fanno così anche i pubblicani? E se si dà il saluto soltanto ai propri fratelli, che cosa si fa di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre celeste.

L'episodio del lupo di Gubbio insegna che ciò che è straordinario non è l'ammansirsi del lupo, ma l'ammansirsi degli abitanti di Gubbio. Essi, di fronte al lupo che si avvicinava infreddolito e affamato, gli erano corsi incontro non con le roncole e le accette ma con pezzi di cibo e polenta calda. Qui sta la meraviglia dell’amore: scoprire che la creazione è un tutt’uno, progettato da un Dio che è Padre e se ci si presenta come Lui, disarmati e pieni di pace, la creazione ci riconosce e ci sorride. Ogni uomo ha nell’altro uomo l’immagine del lupo. Se davanti a lui ci si fa prendere dalla paura e si perde la calma, tutto è finito: non resta che sparare. Perciò il pericolo non è la cattiveria degli altri popoli, ma la paura degli uni per gli altri. Togliete la paura, ristabilite la fiducia e avrete la pace. Niente ti turbi, niente ti spaventi: chi ha Dio niente gli manca. Niente ti turbi, niente ti spaventi: solo Dio basta.

Preghiera per la Pace

O Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch’io porti amore; dove è offesa, ch’io porti il perdono; dove è discordia, ch’io porti la fede; dove è l’errore, ch’io porti la Verità; dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. Dove è tristezza, ch’io porti la gioia; dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. O Maestro, fa che io non cerchi tanto ad essere compreso, quanto a comprendere; ad essere amato, quanto ad amare. Poiché: se è dando, che si riceve: perdonando, che si è perdonati; morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

Il Canto Interreligioso: Un Ponte verso la Fraternità

Per celebrare la fraternità tra credenti contro il fondamentalismo, tre uomini, tre registri di voce e tre religioni si sono uniti. Matthieu de Laubier, sacerdote con una formazione di cantante lirico; Philippe Darmon, cantore ebreo di origine israeliana; e Farid Abdelkrim, ex membro dei Fratelli musulmani e artista impegnato nella lotta contro l’estremismo religioso, hanno realizzato un disco dal titolo Libertà. Questo album riunisce brani famosi della musica leggera francese con pezzi inediti e più spirituali.

L’essere fratelli presume avere un padre comune, significa che non ci si sceglie a vicenda e che andare d’accordo, vivere insieme e amarsi suppone un cammino verso l’altro e non va dato per scontato. L’uscita del Cd ha felicemente coinciso con la pubblicazione dell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, un concorso di circostanze che ha rallegrato i membri del trio, battezzato “Ensemble”, notando alcune similitudini tra le due opere.

Nel disco, i partecipanti non si accontentano di esprimere il desiderio di vivere in pace rispettando le differenze, ma affermano ancor più che le religioni offrono agli uomini di oggi un orizzonte, una via di crescita personale e di amore, per ciascuno e per tutta la società. È a causa della fede che si afferma che la fraternità non è un’utopia e che le religioni sono strumenti per realizzarla, se non altro perché si riconosce un padre comune.

All’origine del progetto, nel 2017, un produttore discografico cattolico, François Troller, e la sua associata Fati Amar, si sono chiesti cosa avrebbero potuto fare nel loro ambito per dimostrare che le religioni sono qualcosa di diverso dalla guerra, dopo l’uccisione del padre Jacques Hamel e gli attentati al Bataclan. Da questo desiderio è nato il progetto di riunire un imam, un prete e un rabbino per cantare testi di pace. Nonostante le difficoltà nel convincere un imam a partecipare, si sono rivolti a un artista arabo di fede musulmana, completando così il terzetto e permettendo al progetto di andare a buon fine.

Ientu te libertà

A fronte della violenza, i tre cantanti hanno risposto con una canzone inedita intitolata E Dio in tutto quello, il singolo principale della raccolta, una vera professione di fede da parte di tutti, che non è tuttavia certamente un credo comune. Il rischio di sincretismo e di angelismo è stato rapidamente cancellato dopo l’incontro tra i membri: si vuole essere fratelli pur avendo fedi diverse. Le loro voci, molto singolari, creano un’armonia, e cantare con qualcun altro significa innanzitutto andare d’accordo, con voci diverse che rafforzano il lato metaforico, poiché anche la differenza più grande non impedisce la coerenza.

I tre “fratelli” sono coetanei e quasi vicini di casa, il che ha creato una vera complicità. La fraternità è una parola che in Francia si scrive sul frontone dei monumenti pubblici, un concetto che sembra ovvio, ma è qualcosa di diverso dalla solidarietà. Quando si legge la Bibbia ci si rende conto che la fraternità non si realizza così facilmente, ma si costruisce, si desidera, si disegna. È anche il nostro futuro: non ci presenteremo davanti a Dio ogni uomo per sé, ma come fratelli e sorelle. Il loro desiderio è di proclamare a tutti le parole contenute nell’ultimo brano del disco, All’unisono: “Cantiamo in coro con la fede: vi è un solo Dio per te e per me; all’unisono con una stessa voce: un Dio unico in cui credo.”

Il Ruolo e l'Importanza del Canto Liturgico

Per fornire un migliore servizio al Signore, è fondamentale sapere che per essere parte di un coro non è importante soltanto saper cantare, ma è anche necessario avere della formazione liturgica. La Messa ha delle regole da rispettare e la Chiesa, oltre che Madre, è anche una saggia insegnante che da quasi duemila anni ci guida verso la strada giusta per la nostra santificazione. È la Chiesa ad insegnare come impostare un atto liturgico.

Norme e Applicazione del Canto nella Messa

  • L’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) al numero 37 stabilisce che alcune formule costituiscono un rito o un atto a sé stante, come l’inno Gloria, il salmo responsoriale, l’Alleluia e alcune altre. Altre formule, invece, accompagnano un rito, come i canti d’ingresso, di offertorio, quelli che accompagnano la frazione del pane (Agnello di Dio) e la Comunione. Il canto d’ingresso, ad esempio, ha la funzione di accompagnare la processione di ingresso dei ministri (cfr OGMR, 47) e dovrebbe protrarsi per tutta la durata della processione dei ministri e dell’incensazione dell’altare (quando c’è).

  • La "Musica sacra è quella che, composta per la celebrazione del culto divino, è dotata di santità e bontà di forme." Dobbiamo quindi evitare canti che, pur essendo cattolici, non sono stati creati con questa finalità e intenzione, nonché canti di altre denominazioni del Cristianesimo.

  • Non perché un canto dica “Gloria a Dio”, o “Alleluia” o “Agnello di Dio”, significa che sia possibile utilizzarlo durante la Messa. Non possiamo modificare delle antichissime preghiere della Chiesa per far “suonare meglio” il canto e per renderlo più bello (cfr. Sacrosanctum Concilium, 121).

  • Il canto dell'“Agnello di Dio” non accompagna la pace, ma la frazione del pane. L’OGMR ci dice al numero 83: “L’invocazione accompagna la frazione del pane, perciò la si può ripetere tanto quanto è necessario fino alla conclusione del rito.”

schema della struttura della Messa con i canti principali

La Partecipazione Consapevole del Coro

  • A volte coloro che fanno parte del coro parrocchiale si dimenticano che anche loro partecipano all’Eucaristia. Non perché si è vicini all’altare ci si può distrarre o fare altre cose. Ricordiamoci che il più grande miracolo d’amore accade proprio davanti a noi. Inoltre, il precetto è «ascoltare la messa intera ogni domenica”, non solo essere presente. Partecipate non solo cantando, ma anche ascoltando Dio nel Vangelo e nell’omelia.

  • Il servizio fornito dal coro deve essere fatto con umiltà, perché non siamo lì perché siamo i migliori o perché vogliamo metterci in mostra. Ricordate, il centro della Messa è Cristo, non la nostra voce.

Con questi consigli non si vuole imporre la propria idea, ma mostrare ciò che insegna la Chiesa, che è incredibilmente saggia. Non si intende incoraggiare ad abbandonare il coro, tutt’altro: si vuole motivare a crescere e offrire un servizio migliore. Non dimenticate che “nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa.”

L'Uso Ideale del Canto Liturgico

Da tutto appare che il problema dei problemi non è tanto l'esistenza di canti “ideali”, ma dell'uso ideale di essi. Prendendo ad esempio un canto con un testo di formulazione semplice, in stile narrativo un po' rapsodico, tra il popolare ed il popolaresco, che risente dei limiti imposti dall'adattamento ad una melodia e ad una forma preesistenti, si possono fare diverse considerazioni sull'uso. La preoccupazione per un uso pastorale più agevole ha suggerito l'idea di redigere strofe sia per l'Avvento che per il tempo di Natale. Il colore della melodia può avere un doppio esito: quello positivo - che esige di essere "pilotato" - di far cogliere la continuità tra la celebrazione dell'attesa del Signore e quella della memoria della venuta che la compie. Si nota l'interessante snodarsi d'un elegante inciso melodico che sfocia ogni volta in una corale risposta-acclamazione alleluiatica, seguita da una chiusura che amplifica i tre elementi precedenti. L'aggiunta progressiva (comunque facoltativa) di risposte "armonizzate" dona robusta coloritura al dialogo, ma soprattutto consente l'articolato apporto ministeriale del coro. Il requisito di "cantabilità e buona natura musicale" dell'insieme non solo è presente, ma è eccellente.

Si consiglia di escludere l'esecuzione di questo canto dalle prime due domeniche d'Avvento, per riservarlo alle ultime due (la III, Gaudete, e la IV, Domenica "mariana") e poi al tempo natalizio. Lo esige anche il colore cosiddetto "pastorale", connotato dalla scansione in sei ottavi. Più precisamente si può suggerirne l'uso come canto dopo la comunione, nella Messa, o come momento di responsorialità (non però al posto del salmo, che non dovrebbe mai mancare) in libere liturgie della Liturgia della Parola, specie prima di una proclamazione evangelica. La "Novena di Natale" può avvalersene utilmente.

Il Canto Liturgico come Sorgente di Pace Interiore e Comunitaria

O Dio d’amore, fa’ risplendere su questo mondo afflitto la luce della Tua misericordia. Fa’ che irrompa dove le tenebre sono più fitte. Porta la salvezza agli innocenti che patiscono violazioni e abusi. Converti i malvagi che li opprimono e li tengono prigionieri. Dona a tutti noi la forza di crescere nella vera libertà dell’amore per Te, per il prossimo e per la nostra casa comune. E la pace regnerà. E l’amore regnerà. Al mondo intero, oh Signore.

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