La Risurrezione di Gesù Cristo: Un'Analisi Approfondita

Il discorso sulla risurrezione di Gesù Cristo si trova al centro del messaggio cristiano. Quest'opera, documentata e completa, ne studia tutti gli aspetti rilevanti e cerca di integrarli in un progetto complessivo.

Introduzione: Accesso al Tema della Risurrezione

Nell'Introduzione vengono descritte le vie di accesso universale al tema della risurrezione, partendo dagli odierni problemi di comprensione. Si evidenzia l'importanza fondamentale del messaggio della risurrezione del Crocifisso, le difficoltà che i suoi odierni destinatari incontrano nel comprenderlo e le possibilità di un approccio antropologico universale alla sua comprensione.

L'Importanza Fondamentale della Risurrezione

Già sotto il profilo puramente storico, la convinzione della risurrezione di Gesù dai morti fu la scintilla da cui ebbe origine il cristianesimo e che esercitò un influsso difficilmente misurabile. Dopo la morte in croce di Gesù, essa diede il via alla formazione della comunità primitiva e della chiesa, provocò l'autentica ed esplicita confessione di fede in Cristo, indusse a riprendere decisamente il messaggio di Gesù e a tramandarlo oralmente e per iscritto. Non esiste alcuno scritto o strato neotestamentario che non presupponga la fede pasquale; tutti sono stati redatti nella luce della Pasqua. La Pasqua diede origine al cristianesimo. La risurrezione (rivelata e creduta) di Gesù non fu infatti solo casualmente la causa storica prossima della fede cristiana primitiva, ma è piuttosto in linea di principio, assieme all'attività storica di Gesù, il fondamento oggettivo costitutivo e il punto cardine della fede cristiana in generale e in ogni tempo.

Con grande precisione Paolo indica il punto decisivo per il cristianesimo primitivo: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede», allora «voi siete ancora nei vostri peccati» e «anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti» (1 Cor 15,14.17 s.); allora noi cristiani siamo «come gli altri che non hanno speranza» (1 Ts 4,13) anzi «siamo da compiangere più di tutti gli uomini» (1 Cor 15,19). Paolo afferma semplicemente che tutta la fede cristiana crolla se la proposizione: «Gesù crocifisso è risorto dai morti» non è valida o se si deve fare a meno di essa. Essa è fondamentale e assolutamente irrinunciabile.

Dati di Storia della Teologia

La teologia della chiesa antica, impegnata nella polemica con la gnosi cristiana eretica, mostra maggior interesse, dalla metà del secolo II in poi, per l'incarnazione rispetto alla risurrezione, perché solo così nella sua situazione poteva proporre una soteriologia di tutto il Cristo per tutto l'uomo. Tuttavia, malgrado questo spostamento di accenti, la dottrina dell'incarnazione dei Padri guardava chiaramente alla risurrezione come al proprio compimento, motivo per il quale nelle chiese ortodosse la Pasqua è tutt'oggi la festa delle feste. La convinzione della chiesa antica può infatti anche essere riassunta in questa proposizione: «Togli la risurrezione, e di colpo distruggi il cristianesimo».

Solo nella successiva cristologia occidentale il suddetto spostamento di accenti ebbe notevoli conseguenze. Nella scolastica medioevale, animata da interessi prevalentemente metafisici e speculativi, la riflessione sulla risurrezione di Gesù cedette chiaramente il passo a uno sviluppo speculativo della dottrina dell'unità divino-umana di Gesù Cristo e della sua morte soddisfattoria e si occupò più di questioni relative alla natura ontologica della risurrezione (qualità del corpo risorto ecc.) che non della sua rilevanza soteriologica. Tale atrofizzazione della teologia pasquale proseguì in maniera ancor più accentuata nella neoscolastica del secolo XIX e XX, con la conseguenza che le dogmatiche scolari presentano sì grandi trattati sull'incarnazione e sulla morte in croce, ma liquidano la Pasqua con poche righe. Inoltre, l'apologetica neoscolastica è interessata alla risurrezione di Gesù quasi solo perché vi scorge una prova della sua divinità, ma non per il suo autentico contenuto, per cui la Pasqua quale centro della fede cristiana divenne una prova piuttosto esteriore della credibilità della fede.

Un altro cambiamento gravido di conseguenze si nota a partire dal secolo XVIII: la ricerca storico-critica e le discussioni sulla realtà dell'evento della risurrezione, la comparsa unilaterale di una soggettività individualistica e la sua aspirazione a una illimitata autonomia della ragione, la critica della religione e la sua contestazione di una vita della risurrezione quale consolazione fallace e illusoria e quale tradimento della vita da vivere su questa terra, infine la diffusa riduzione positivistica della visione della realtà consigliarono di ritirarsi su un terreno meno problematico e più solido, vale a dire al messaggio e all'attività del Gesù prepasquale. Ciò avvenne già con alcuni teologi protestanti del secolo XIX: le affermazioni neotestamentarie relative alla risurrezione di Gesù mettevano in imbarazzo, per cui si cominciò a ridimensionarne l'importanza e a lasciarla il più possibile da parte, finché oggi questa limitazione al Gesù terreno è divenuta quasi ovvia per numerosi gruppi di cristiani protestanti e cattolici.

Schema che illustra l'evoluzione della comprensione teologica della risurrezione nei secoli

I Primi Due Capitoli: Le Tradizioni Bibliche e il Loro Sviluppo

I primi due capitoli dell'opera analizzano le tradizioni bibliche e il loro sviluppo. Vengono ricostruite le diverse formulazioni delle attestazioni pasquali, a partire dalle prime brevi confessioni, sobrie e senza dettagli, su Gesù risorto. Si tratta di testimonianze che risalgono alla prima comunità di Gerusalemme, riprese da Paolo dopo la sua conversione e trasmesse ai Corinzi nel 50 circa. A esse fanno seguito i racconti evangelici pasquali, distinguibili in racconti del sepolcro e racconti delle apparizioni. Queste narrazioni non offrono però una cronaca univoca degli avvenimenti, ma rispondono anzitutto alle domande delle comunità che si succedettero dal 70 al 100 d.C. e che erano convinte della perenne presenza del Maestro e dell’universale valore rivelativo della sua vita.

La Risurrezione di Gesù nei Testi del Nuovo Testamento

La risurrezione di Gesù è l'evento culminante della narrazione dei Vangeli e degli altri testi del Nuovo Testamento: secondo questi testi, il terzo giorno dalla sua morte in croce, Gesù risorse, lasciando il sepolcro vuoto e apparendo con il suo corpo ad alcune discepole e ad altri apostoli e discepoli. Il Nuovo Testamento non descrive in dettaglio il processo della risurrezione, ma presuppone che sia un atto esclusivamente di Dio, non osservato né influenzato da alcun essere umano (Marco 16,6).

La risurrezione di Gesù (in greco biblico: ἀνάστασις τοῦ Ἰησοῦ, romanizzato: anástasis toú Iēsoú) è la credenza cristiana secondo cui Dio risuscitò Gesù dai morti il terzo giorno dopo la sua crocifissione, dando inizio - o ripristinando - la sua esistenza gloriosa come Cristo e Signore. Per la tradizione cristiana, la risurrezione corporea è stata la restituzione alla vita di un corpo trasformato e nutrito dallo spirito, come descritto da Paolo e dagli evangelisti, che ha portato all'affermazione del cristianesimo.

Secondo gli scritti dei vangeli, il terzo giorno dopo la deposizione nel sepolcro Gesù risorse (I giorno: venerdì, morte e deposizione; III giorno: domenica, resurrezione). I vangeli canonici non descrivono direttamente l'evento, che non ha avuto testimoni diretti, ma solo la testimonianza della scoperta della sua tomba vuota e le successive apparizioni di Gesù alle discepole e agli apostoli.

I Racconti Evangelici della Risurrezione

Il Vangelo secondo Marco, che è il più sintetico dei quattro, termina con la scoperta del sepolcro vuoto da parte di Maria Maddalena, Salome e "Maria madre di Giacomo". In Matteo, Luca e Giovanni, l'annuncio della risurrezione è seguito da apparizioni di Gesù prima a Maria Maddalena e poi ad altri discepoli. Il Vangelo secondo Matteo descrive un'unica apparizione in Galilea, Luca menziona diverse apparizioni a Gerusalemme, mentre Giovanni, in modo complementare, menziona apparizioni sia a Gerusalemme che in Galilea.

Nel Vangelo secondo Matteo, un angelo apparve a Maria Maddalena presso il sepolcro vuoto, dicendole che Gesù non era lì perché era stato risuscitato dai morti e la incaricava di dire agli altri discepoli di andare in Galilea, per incontrarLo. Nel Vangelo secondo Luca, si afferma che "le donne che erano venute con lui dalla Galilea si recarono al sepolcro di Gesù che trovarono vuoto. Due angeli appaiono per annunciare che Gesù non è lì, ma è stato risuscitato dai morti (Luca 24,1-5). Gesù appare poi a due discepoli in cammino verso Emmaus, che avvertono gli undici apostoli rimasti, i quali rispondono che Gesù è apparso a Pietro.

Nel Vangelo secondo Giovanni, Maria Maddalena trova il sepolcro vuoto e ne dà notizia a Pietro. Vide poi due angeli, dopodiché le apparve Gesù stesso. La sera, Gesù apparve agli altri discepoli, fatto a cui seguì un'altra apparizione una settimana dopo (Giovanni 20,1-29). Successivamente, apparve in Galilea a Pietro, Tommaso e altri due discepoli, ordinando a Pietro di prendersi cura di loro (Giovanni 21,1-19).

Illustrazione delle apparizioni di Gesù dopo la risurrezione secondo i Vangeli

La Prima Lettera ai Corinzi: Una delle Prime Confessioni di Fede

Una delle lettere inviate dall'apostolo Paolo a una delle prime chiese greche, la Prima Lettera ai Corinzi, contiene uno dei primi credo cristiani che fa riferimento alle apparizioni post-mortem di Gesù e che esprime la convinzione che egli sia stato risuscitato dai morti, ovvero 1 Corinzi 15, 1-8. Cionondimeno, essa è considerata la più importante testimonianza della risurrezione nel NT per la sua antichità e valore, poiché Paolo la introduce come fondamento salvifico della fede da lui proclamata.

Almeno i versi 3 e 4 sono considerati una citazione della più antica confessione di fede paleocristiana, che Paolo probabilmente adottò dalla Chiesa primitiva durante la sua prima visita a Gerusalemme (Galati 1,18-19). È probabile che essa sia stata scritta originariamente in aramaico a Gerusalemme e che fosse già stata messa in forma scritta, unitamente all'elenco dei destinatari. Paolo confessava la morte espiatoria vicaria, la sepoltura e la risurrezione di Gesù il terzo giorno come verità scritturali, cioè come tappe prestabilite da Dio nella storia della salvezza biblica che realizzano le promesse in essa contenute.

Nei versi da 5 a 7 che seguono, i cristiani della Chiesa primitiva collegarono un elenco dei destinatari di un'apparizione di Gesù in ordine cronologico. Ogni alinea è introdotta dal participio passivo «fu visto da...» (in greco: ὤφθη, trasl.: ophtae). La parola qui non indica la vista ordinaria, ma piuttosto uno svelamento visionario di verità terrene inaccessibili (rivelazione) resa possibile solo da Dio. La Septuaginta la usa spesso per riferirsi alle apparizioni di Dio. L'apocalittica giudaica, in particolare, narra di visioni oniriche in cui vengono anticipati gli eventi della fine dei tempi. La natura di questa percezione non viene spiegata. Tutto si concentra sul suo contenuto: il Gesù precedentemente crocifisso e sepolto, ora risorto. È chiaro che si tratta di esperienze reali e sensibili. Il vedere passivo era evidentemente un riconoscimento e un conoscere nuovamente (un ri-conoscimento) che rivelava infine la vera identità di Gesù, prima nascosta, a coloro che lo avevano visto/udito e in parte accompagnato nella sua vita terrena. Denota quindi un incontro personale con Gesù Cristo che rovesciava l'intera vita precedente dei destinatari.

Panoramica: 1 Corinzi

Capitoli di Teologia Fondamentale: Testimonianza e Fondazione della Fede

Seguono due capitoli di teologia fondamentale che esaminano, in discussione con le obiezioni della critica della modernità, le questioni relative alla nascita della testimonianza pasquale e della fondazione della fede pasquale. Si analizzano le origini ultime del credo, che risiedono probabilmente all'interno della comunità apostolica di Gerusalemme, rispetto a un articolo di fede che fu formalizzato e trasmesso entro pochi anni dalla risurrezione.

Nell'ekklēsia (Chiesa) di Gerusalemme, da cui Paolo ricevette questo credo, la frase "morì per i nostri peccati" era probabilmente una motivazione apologetica della morte di Gesù come parte del piano e dello scopo di Dio, come evidenziato nelle Scritture. Per Paolo, essa acquisì un significato più profondo, fornendo "una base per la salvezza dei Gentili peccatori a prescindere dalla Torah". L'espressione "morì per i nostri peccati" era stata anticipata da Isaia 53:4-11 e da 4 Maccabei 6:28-29.

Il Luogo della Risurrezione e la Sua Datazione

Il luogo della risurrezione di Gesù, riportato dai vangeli, è il sepolcro nel quale era stato deposto, situato poco fuori le mura di Gerusalemme vicino al Golgota-Calvario, il piccolo monticello roccioso dove Gesù fu crocifisso. I vangeli non indicano la data precisa della risurrezione, ma narrano che la scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato, cioè tre giorni dopo la sua morte e deposizione nel sepolcro. Anche la data della morte di Gesù non è indicata esplicitamente dai vangeli.

Ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Il Quinto Capitolo: Il Contenuto e il Senso della Fede Pasquale

Il punto focale dell'opera è costituito dal quinto capitolo sistematico, che cerca di illustrare in modo nuovo e coerente il contenuto e il senso della fede pasquale e di dare una risposta alle questioni relative al significato di tale fede per il pensiero critico, per l'atto personale di fede, per la speranza e per la prassi dei cristiani di oggi. Si discute la natura della risurrezione, che non può essere verificata empiricamente, ma di cui è documentabile la discontinuità storica prodotta sui discepoli di allora (che inaspettatamente guadagnarono una fede coraggiosa) e su quelli odierni (Gesù ci dà tuttora segni e ci interpella, pur restando invisibile).

Nelle apparizioni del Risorto, l'irruzione divina nella vita degli apostoli sollecita anche la loro immaginazione a strutturare la forma rivelativa dell'evento, superando l'antinomia tra mero fenomeno psichico (soggettivo) e illuminazione dall'esterno (oggettiva). La risurrezione di Gesù non ritorna alla normale vita biologica, ma il suo corpo viene trasformato, per cui non è più soggetto alle leggi dello spazio e del tempo. Joseph Ratzinger ha affermato che la resurrezione di Gesù inaugura una nuova dimensione definita escatologica: l'evento avviene nella storia e vi lascia un'impronta, ma va al di là della storia.

Il Sesto Capitolo: Dialogo con le Pubblicazioni Recenti

Infine, il sesto capitolo approfondisce, chiarisce e sviluppa ulteriormente queste prospettive in dialogo con le più importanti e recenti pubblicazioni dedicate alla risurrezione. Si prendono in esame le posizioni di autori come Gerd Lüdemann, Wolfhart Pannenberg, Georg Essen, Hansjürgen Verweyen e altri, analizzando le loro argomentazioni e cercando una via al di là del fondamentalismo tradizionalistico e del razionalismo riduzionistico.

La Risurrezione e il Pensiero Contemporaneo

Il cristianesimo orientato a Gesù si configura, secondo l'autore, come religione di elevazione (Aufsteh-Religion) e non solo come religione di risurrezione (Auferstehungs-Religion). La figura dell'esaltazione di Gesù in cielo giustifica la preghiera aramaica «Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,20) e s'intreccia intimamente all'idea di risurrezione. Religione di elevazione significa che ogni giorno in cui il Signore è invocato e ogni volta che una persona bisognosa è aiutata ad alzarsi dalla prostrazione soffia lo Spirito di consolazione. L'aldilà è «in mezzo alla vita» che non si rassegna al male.

Hans Kessler propone una lettura della resurrezione che smaschera due rappresentazioni inadeguate: non va intesa in termini puramente esistenziali, psicologici o interpretativi (come frutto della semplice rilettura della vita di Gesù da parte dei discepoli), né in un'ottica fisico-materiale, come se l'enunciato della resurrezione richiedesse necessariamente il coinvolgimento del corpo materiale di Gesù e la verità della tomba vuota. La resurrezione di Cristo è stata un evento sconvolgente e reale, che i discepoli hanno subito, ma si configura come esperienza di visione o apparizione, senza che il corpo fisico di Cristo sia coinvolto. Il corpo di Cristo, secondo Kessler, è perito nel sepolcro come quello di qualsiasi altro uomo.

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