Giotto di Bondone, nato tra il 1266-67 e il 1276 a Vespignano, vicino a Firenze, e scomparso l’8 gennaio 1337 a Firenze, è universalmente riconosciuto come il più importante pittore italiano del XIV secolo. Tra il 1303 e il 1310, Giotto eseguì il suo lavoro più influente: gli affreschi all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova. Questi affreschi, dopo un accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore, rivelando la bellezza e la genialità della pittura giottesca, che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed europea.
L'artista, con la sua visione innovativa, riuscì a rendere la potenza delle parole dei Vangeli attraverso scene comprensibili, capaci di dare materialità alle pagine scritte con un racconto pittorico coerente e chiaro. In particolare, la raffigurazione della Pentecoste, celebre dopo la solennità dell'Ascensione, offre una profonda testimonianza di questa capacità.
La Cappella degli Scrovegni: Un Capolavoro Giottesco
Committenza e Realizzazione
Sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, affrescò la Cappella intitolata a Santa Maria della Carità. Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell’arte occidentale.
Il Ciclo Pittorico e i Suoi Temi
Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita di Gioacchino ed Anna, la vita di Maria; e la vita, morte e resurrezione di Gesù. Infine, lo zoccolo presenta le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi, che conducono rispettivamente al Paradiso e all’Inferno del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.

Il Restauro e la Riscoperta
Gli affreschi, dopo un accurato restauro completato nel 2002, hanno rivelato appieno la loro originale brillantezza. A seguito di questi restauri, per ragioni conservative, il tempo consentito per ammirare il capolavoro è stato ridotto a pochi minuti, rendendo ancora più preziose le opportunità di osservazione prolungata fornite da riproduzioni fedeli.
La Pentecoste nella Cappella degli Scrovegni: Analisi Artistica
Collocazione e Descrizione della Scena
Nel giorno di Pentecoste, è particolarmente significativo osservare l'affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Subito accanto al riquadro dell'Ascensione, sulla parete nord, si trova la scena della Pentecoste. Il dipinto evoca il momento descritto dagli Atti degli Apostoli: "Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano."
Nell'affresco i dodici apostoli sono riuniti in cerchio, seduti su panche di legno, sotto un loggiato dalla struttura aerea, con archi trilobati di ascendenza gotica retti da colonne sottili. Le lingue di fuoco sono raggi purpurei che si irradiano dall’alto e si posano sulle figure. Qualche apostolo le guarda come sorpreso, altri parlano tra di loro.

Composizione e Simbolismo
Nella Pentecoste di Giotto la composizione è circolare. L'unità degli apostoli è espressa dal cerchio che non ha inizio né fine, simboleggiando una perfetta armonia dove sono tutti sullo stesso piano. Lo Spirito si diffonde a raggera sugli Apostoli, generando in loro profondo stupore mentre guardano verso l'alto o si interrogano tra loro. La ricerca "prospettica" in questo riquadro è notevole: le figure poste di spalle in primo piano assumono una volumetria ampia e forte, quasi come blocchi scultorei di colore e di luce. In controparte, le vesti degli Apostoli seduti sulla panca della parete di fondo sono densamente ombreggiate, a dimostrazione delle differenti tonalità dei colori in rapporto alla diversa quantità di luce assorbita.
Contrasti con Altre Opere Giottesche
Se confrontiamo attentamente questa scena con quella dell’Ultima Cena, sempre degli Scrovegni, apparentemente simile, ci sembrerà di ritrovare e riconoscere ogni apostolo, sia per le caratteristiche fisionomiche, sia per l’abito che porta. Rispetto all'Ultima Cena, dove l’aureola è scura, nella Pentecoste appare dorata, evidenziando l'espressione dei volti come trasfigurati dalla grazia. Inoltre, nell’Ultima Cena, Cristo siede a capotavola sulla sinistra e non al centro come nella quasi totalità delle iconografie.
Ancora, mentre nell’Ascensione di Giotto gli spettatori hanno l’impressione di guardare la scena dal basso verso l'alto, nel punto preciso in cui la figura di Cristo sembra quasi tuffarsi con le mani protese dentro il cielo, nella Pentecoste il piano focale è posto in basso, al livello terreno dove sono gli apostoli. Mentre nell’Ascensione vi è una tensione totale verso l’alto, nella Pentecoste le lingue di fuoco scendono, in un mutuo scambio tra cielo e terra.
Altre Raffigurazioni della Pentecoste Attribuite a Giotto
Oltre al celebre affresco padovano, altre due opere raffigurano la Pentecoste e sono attribuite a Giotto, sebbene con diverse sfumature di certezza e datazione.
La Pentecoste di Assisi: Tra Attribuzione e Iconografia
La prima di queste apparterrebbe al periodo giovanile dell'artista, tra il 1291 e il 1295, ed è un affresco situato nella lunetta destra della controfacciata della Basilica superiore di Assisi. L’attribuzione a Giotto è ancora molto dibattuta: attualmente si propende a individuare opera dell’artista solo il disegno preparatorio, mentre l’esecuzione sarebbe di altre maestranze. Nella Pentecoste assisiate non ci sono le fiammelle di fuoco visibili. In alto, il cielo apre le sue nuvole, lasciando apparire al centro un cerchio azzurro contro cui si staglia la colomba dello Spirito Santo. In basso, sullo sfondo di un'architettura elaborata, si apre una stanza lungo le cui pareti si dispongono gli apostoli. Al centro, vestita di rosso scuro, spicca la Vergine, figura fondamentale di questa rappresentazione della Pentecoste. Questo schema iconografico, con Maria in un posto preminente quale Regina degli apostoli e Madre della Chiesa, è certamente il più diffuso in ogni tempo dell’arte, antico come moderno.
La Pentecoste della National Gallery di Londra: Dettagli e Innovazioni
Una terza opera attribuita a Giotto, datata alcuni anni dopo Padova, tra il 1310 e il 1318, è una tavoletta (5.7x43.8 cm) parte di un polittico, forse un dossale d’altare. Questa Pentecoste, conservata nella National Gallery di Londra, ripropone gli apostoli senza la presenza della Vergine. La stanza divide lo spazio con un alto parapetto chiuso da un portone. Lo Spirito Santo rimane sospeso poco al di sotto del bel soffitto a cassettoni e irradia i suoi raggi che un tempo, dipinti a rilievo con stagno dorato, dovevano raggiungere e toccare il capo degli apostoli. Alcune figure in piedi al di qua del muro della stanza cercano di sbirciare e vedere che cosa sia stato tutto quel fragore venuto dal cielo che risuona dalla stanza. In particolare, i due giovani ai lati della porta, perfettamente simmetrici - dipinti con lo stesso cartone poi ribaltato -, si sporgono in avanti per capire meglio. Gli Atti raccontano di una folla di persone di diversa provenienza, stupita da tutto questo e soprattutto dal fatto che gli apostoli siano perfettamente in grado di comprendere le loro diverse lingue.

L'Interpretazione Giottesca del Momento Divino
In queste opere, Giotto ha saputo rendere il momento immediatamente successivo ai fenomeni celesti che precedono la discesa dei raggi fiammeggianti, che negli Atti è descritta come travolgente: il fragore improvviso che viene dal cielo, il vento impetuoso. Eppure, queste manifestazioni non sembrano penetrare nello spazio della stanza entro cui sono riuniti gli apostoli. La sensazione è quella di una discesa lenta delle lingue di fuoco sul gruppo dei dodici, ricolmi di pace. Giotto ha ben compreso la rivoluzione e la grazia della Pentecoste che è pace e concordia, fratellanza, unità.
"Il Vangelo secondo Giotto": La Mostra Itinerante
Scopo e Caratteristiche della Riproduzione
La mostra itinerante "Il Vangelo secondo Giotto" offre un’opportunità unica per ammirare il capolavoro di Giotto. Si tratta di una fedelissima riproduzione fotografica, in scala 1:4, delle pareti della Cappella degli Scrovegni dopo i restauri del 2002. Dato che il tempo di visita alla cappella originale è limitato, la mostra consente di guardare gli affreschi con il tempo necessario per cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri e delle prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante, è all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine che tutto abbraccia. L'esposizione permette di conoscere “da vicino” non solo gli affreschi ma anche la Divina Commedia di Giotto, metaforicamente parlando, per la sua complessità e profondità narrativa.

Dettagli dell'Esposizione e Collaborazioni
La mostra, che ricrea l’ambiente della cappella (ad eccezione della volta), è fornita di strutture che reggono i pannelli e non necessita di muri di appoggio o di impalcature esterne. Essa si compone di pannelli che ricreano fedelmente le dimensioni delle pareti laterali, lunghe 5,68 m e alte 2,96 m, e delle pareti centrali, lunghe 1,95 m e alte 2,96 m. Un esempio dell'allestimento ha visto la mostra dal 13 al 28 novembre presso l'Oratorio di Pieve, visitabile tutti i pomeriggi con la presenza di una guida. Un'altra iniziativa, promossa dall’Associazione FAES di Milano, è stata prodotta da Itaca Eventi con il contributo di Regione Veneto e Consorzio Giotto, e ha preso il via dal 17 novembre fino al 4 dicembre.
Laboratori Didattici per le Scuole
La mostra "Il Vangelo secondo Giotto" è accompagnata da innovative attività didattiche:
- Le pecore di Giotto (per le scuole Materne e Primarie): Dopo la visita, i bambini provano a “smontare” una delle scene dipinte da Giotto con l’ausilio di un puzzle appositamente realizzato. Ciascuno compone poi una propria interpretazione di una delle scene viste in mostra.
- Nella bottega del frescante (per le scuole Secondarie): Dopo aver visitato la mostra, i ragazzi entrano nella bottega di un pittore medievale per esplorare i suoi strumenti di lavoro: i pigmenti in polvere, l’oro in foglia, i pennelli, la calce, il gesso e le preparazioni delle ricette segrete, tramandate da maestro ad allievo. Alla fine, si cimentano nella preparazione di un cartone e nell’esecuzione dello spolvero, passaggi preparatori alla realizzazione degli affreschi.

Il Profondo Significato Teologico della Pentecoste nell'Arte di Giotto
Pentecoste contro Babele: Un Messaggio di Unità
La Pentecoste è la risposta divina a Babele: all'inutile pretesa degli uomini di raggiungere il cielo con una costruzione fatta di mattoni e bitume, nel tentativo di fare a meno di Dio, la Pentecoste ha stabilito l'armonia del Logos. La narrazione della Pentecoste negli Atti degli Apostoli (cfr At 2,1-11) si pone in contrasto con l'antica storia della costruzione della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9). Babele, infatti, è la descrizione di un regno in cui gli uomini hanno concentrato tanto potere da pensare di non dover fare più riferimento a un Dio lontano, credendo di essere così forti da poter costruire da soli una via che porti al cielo per aprirne le porte e mettersi al posto di Dio.
Questo racconto biblico contiene una sua perenne verità, visibile lungo la storia e nel nostro mondo. Con il progresso della scienza e della tecnica, abbiamo raggiunto il potere di dominare forze della natura, di manipolare gli elementi, di fabbricare esseri viventi, giungendo quasi fino allo stesso essere umano. In questa situazione, pregare Dio sembra a volte qualcosa di sorpassato, di inutile, perché crediamo di poter costruire e realizzare tutto ciò che vogliamo. Ma in questo, non ci accorgiamo di rivivere la stessa esperienza di Babele. Abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare, di avere informazioni, di trasmettere notizie, ma paradossalmente, la capacità di capirci sembra diminuire. Tra gli uomini serpeggia un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, che può renderci persino pericolosi l'uno per l'altro.
Ci interroghiamo: può esserci veramente unità, concordia? E come? La risposta la troviamo nella Sacra Scrittura: l’unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, il quale ci darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare. Questo è ciò che si è verificato a Pentecoste.
La Trasformazione dello Spirito Santo
Come narrano gli Atti degli Apostoli (2, 1-4): "Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire si trovavano tutti insieme nello stesso luogo [...] furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito gli dava loro il potere di esprimersi". In quel mattino, cinquanta giorni dopo la Pasqua, un vento impetuoso soffiò su Gerusalemme e la fiamma dello Spirito Santo discese sui discepoli riuniti, si posò su ciascuno e accese in essi il fuoco divino, un fuoco di amore capace di trasformare. La paura scomparve, il cuore sentì una nuova forza, le lingue si sciolsero e iniziarono a parlare con franchezza, in modo che tutti potessero capire l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto. Di fronte a questa trasformazione, la libertà dell’uomo è chiamata a scegliere.
Cos’è la Pentecoste? Scopri la Storia, il Significato e la Preghiera allo Spirito Santo
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