Il canto e la frase "Gesù, ricordati di me" rivestono un significato profondo sia nel contesto musicale che in quello teologico. Questa espressione, carica di devozione e speranza, trova una sua significativa concretizzazione in un celebre duetto e ispira riflessioni sulla grazia divina e la salvezza.
Il Duetto "Ricordati di Me" di Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Esistono ancora oggi numerosi cultori della musica del 1700 e devoti di Sant'Alfonso Maria de' Liguori (qui indicato come S. A.), la cui opera continua a risuonare nel tempo. Tra le sue composizioni, un duetto in particolare si distingue per la sua bellezza e profondità. Si ritiene che questo Duetto sia stato composto nel 1760, come si evince dal frontespizio originale del lavoro.
Sant'Alfonso aveva allora 64 anni, due anni prima della sua elevazione al Vescovado di Sant'Agata dei Goti. L'argomento del Canto è tratto dalla Passione di Gesù Cristo, e il Duetto venne giudicato un capolavoro nel suo genere. Il noto Maestro Parisotti ne scrisse: «Lo stile del Duetto è così somigliante a quello dello Scarlatti che potrebbe scambiarsi con una delle molte cantate del celebre autore. Chi ha avuta la fortuna di assaporarne l’esecuzione, confessa che è poco quanto dai ripetuti maestri si afferma.»
La riscoperta e le edizioni successive

Verso il 1860, precisamente dopo un secolo dalla data del manoscritto originale, l'opera fu ritrovata da uno dei discendenti della stessa famiglia del Santo, il signor Domenico de Liguori. Una pagina autografa del manoscritto di S. Alfonso è un reperto prezioso, sebbene fosse forse ignota tra i parenti del Santo la vendita del manoscritto e se ne conoscesse il volo in Inghilterra.
Più tardi, nel 1887, in occasione del primo centenario della morte di S. Alfonso, venne tratta dallo stesso originale del Museo Britannico una nuova copia, più fedele ed esatta rispetto alla prima, portando all'edizione del cav. Corrado. Finalmente, nell’anno 1897, il P. Heidenreich, Redentorista della Provincia di Vienna, diede in luce una nuova edizione tipica dello stesso Duetto con accompagnamento del Dott. Max Dietz, composto sul bassetto in cifre.
Interpretazioni moderne
Duetto tra l'Anima e Gesù Cristo (1760) di sant'Alfonso M. de Liguori
Ai nostri giorni, l'ensemble musicale “Coro polifonico e Orchestra Alfaterna”, con la direzione del Maestro P. Paolo Saturno e la preziosa assistenza del compositore P. Paolo Saturno, ha riportato in vita il Duetto. A. G. A. G. - Tu resta. Questo ensemble ha offerto al pubblico una moderna esecuzione di "Tutto il Duetto tra l’Anima e Gesù Cristo" (di S. Alfonso).
"Gesù, ricordati di me": La supplica del Ladrone e il potere della Grazia
La liturgia spesso ci porta sul Calvario, dove troviamo tre uomini appesi alla croce. Il popolo assiste come a uno spettacolo, i capi e i soldati deridono Gesù, un malfattore lo insulta, l'altro lo difende e si affida a Lui. La domanda sorge spontanea: e noi, dove ci collochiamo?
In giorni di solennità, come quella che chiude l'anno liturgico - Cristo Re dell'Universo - siamo invitati a metterci con Gesù e ad ascoltare. I capi riconoscono che ha salvato altri, ma per credere che Lui è il Cristo, vogliono che salvi la sua vita: «scendi dalla croce» (Mt 27,40). Vogliono un dio che pensi a sé stesso, come il diavolo nel deserto aveva detto a Gesù: «di’ a questa pietra che diventi pane» (Lc 4,3).
I soldati deridono Gesù perché la loro idea di re è totalmente diversa; per loro, un re appeso a una croce è inconcepibile. Il loro re è sempre stato colui che comanda e condanna, non può esistere una regalità diversa: un re nudo e solo, senza soldati e schiavi, non esiste. Anche il primo ladrone non capisce perché una persona che ha il potere di salvarsi e di salvare, si lasci uccidere senza opporre resistenza: «Salva te stesso e noi», si domanda, "puoi, perché non lo fai?". Nella sua atroce sofferenza, quest'uomo sta chiedendo, a suo modo, aiuto. Quante volte la vita ci mette davanti a situazioni simili, dove non vediamo vie d'uscita e non comprendiamo perché Dio non intervenga.
La fede del "Buon Ladrone"

L'altro ladrone, invece, non accetta la posizione del suo compagno e lo rimprovera. Riconosce che la loro condanna è conseguenza delle loro scelte e non chiede a Gesù di farli scendere dalla croce - "questo è il loro posto!" - ma implora: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Riconosce che quest'uomo appeso accanto a lui è Dio: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?». Lo prega di ricordarsi di lui, crede che su quella croce non ha l'ultima parola la morte; vede in questo innocente la forza della vita: "tu che dopo questo momento continuerai a vivere, ricordati di me. Non ho alcun merito, la mia vita è un fallimento, ma ho capito che con te, anche se non so come, tutto può essere recuperato, tutto può risorgere".
Lui che si è ricordato di noi e si è abbassato fino a condividere ogni nostra sofferenza e la morte, ci fa condividere con lui la gioia del Paradiso, ci dona la sua stessa vita. Come dice il Papa, «Dio, appena gliene diamo la possibilità, si ricorda di noi. Egli è pronto a cancellare completamente e per sempre il peccato, perché la sua memoria non registra il male fatto e non tiene conto dei torti subiti, come la nostra. Oggi Gesù sta accanto a ciascuno di noi, oggi condivide tutto ciò che stiamo vivendo, si abbassa e si fa presente accanto a noi, condivide la nostra stessa pena, e la sua presenza dà speranza come l'ha data a questo ladrone ormai senza più speranza.»
Questa riflessione si lega anche alla 37a Giornata Mondiale della Gioventù, con il tema: «Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39). Preghiamo oggi per tutti i giovani: gli adulti imparino a stare accanto a loro, ad ascoltarli, a non puntare il dito quando non comprendono i loro comportamenti; i giovani apprezzino l'esperienza degli anziani; ognuno sia sostegno dell'altro.
La potenza della grazia di Cristo nel ladrone morente
"E diceva: Gesù ricordati di me..." (Luca 23:42, 43). La storia della redenzione del ladrone morente è un solido esempio della potenza di Cristo nel perdonare e della Sua abbondante disponibilità nel ricevere tutti coloro che si accostano a Lui, in qualsiasi stato essi si trovino. Questo meraviglioso atto di grazia non va considerato come un episodio isolato: che dire allora della salvezza di Zaccheo, della riabilitazione di Pietro o della gloriosa trasformazione di Saulo? Eppure, malgrado ogni conversione abbia in sé qualcosa di singolare, ognuna è riconducibile ad un modello comune. La situazione del ladrone, tutto sommato, è molto vicina alla condizione di ognuno di noi.
Il Signore Gesù, nel momento in cui stava rivolgendosi a quel malfattore per donargli la salvezza, era veramente agli estremi. Tutta la Sua gloria sembrava fosse svanita durante le angosciose ore nel Getsemani e in seguito davanti a Caiafa, Erode e Pilato; in questi momenti sulla croce, sembrava avesse proprio raggiunto il culmine della Sua umiliazione. Spogliato dei Suoi vestiti e appeso alla croce, il Signore era deriso da una folla irriverente e stava ormai ponendo fine alla Sua atroce agonia: in quel momento "Egli veniva annoverato tra i trasgressori" (Isaia 53:12) e stava pagando per ognuno di loro; ma nonostante il Suo stato di prostrazione, Gesù era ancora in grado di operare simili miracoli di grazia.
Osservate il glorioso gesto del Salvatore, compiuto mentre, svuotato della Sua gloria, diventa protagonista di uno spettacolo angoscioso, a pochi attimi dalla morte! È una meravigliosa certezza sapere che Gesù attualmente, ritornato nella gloria che Gli apparteneva da sempre, può compiere meraviglie ancora maggiori! Egli è in grado di salvare. Colui che sull'orlo della morte donò la vita eterna ad un terribile malfattore, è in grado di fare altrettanto e molto di più, ora che regna ed intercede per noi. Ogni potere Gli è stato dato in cielo e sulla terra: chi o cosa potrà mai sopravanzare la potenza della Sua grazia?
Tuttavia, non è solo la momentanea debolezza del Signore Gesù che rende memorabile quest'episodio, ma anche il fatto che il malfattore stesso poteva vederLo in tutta la Sua umiliazione. Potete per un momento prendere il posto del ladrone e immaginare di contemplare un uomo agonizzante, pendere da una croce? Riconoscereste in Lui, con la stessa prontezza, il Signore della gloria, pronto a ritornare nel Suo Regno? Fu tutt'altro che una fede insignificante quella che riconobbe in Gesù il Signore e il Re! Se lo scrittore agli Ebrei fosse stato presente e avesse voluto aggiungere all'undicesimo capitolo della sua epistola una parte dedicata ai santi del Nuovo Testamento, avrebbe certamente posto a capo del suo elenco questo ladro, il quale aveva riposto la sua fede in Cristo crocifisso e morente, e che aveva gridato a Lui con fiducia ed umiltà.
La fede del ladrone risalta ancora di più se consideriamo che egli stesso era ormai sopraffatto dal dolore e in procinto di morire. Non è certo facile conservare una simile consapevolezza quando si è tormentati dall'angoscia della morte. Gli ultimi barlumi di lucidità sono soffocati dagli atroci dolori del corpo. Quando si è vittima di acute sofferenze non è certo agevole esercitare quella fede che forse è caratteristica peculiare di ben altri momenti.
Quest'uomo aveva udito i sacerdoti schernire orgogliosamente il Signore Gesù e tutta la folla unita nell'unico scopo di recarGli offese e insulti. Perfino il suo collega, trascinato dall'andazzo del momento, accusava Gesù. Ed egli stesso si era lasciato coinvolgere per qualche momento dallo scherno, ma la grazia di Dio operò in lui, al punto da fargli riconoscere la sovranità di Gesù proprio nel bel mezzo di quell'orribile clamore. La sua fede non poté essere scossa da coloro che lo circondavano ed egli, un ladro agonizzante, proclamò la sua affezione per il Salvatore. Come una solida roccia in mezzo ad un torrente di scherno, egli proclamò l'innocenza di Cristo che gli altri stavano disonorando. Questa fede è degna della nostra massima stima. Egli non aveva nessun membro del corpo libero, fatta eccezione per la lingua e la usò saggiamente per rimproverare il suo collega malfattore e difendere la causa del suo Signore. La sua fede scaturì in una coraggiosa confessione e in una testimonianza decisa.
Non si tratta di lodare il ladrone, ma di celebrare la gloria della grazia divina che gli donò fede e lo salvò dalle sue miserie. È glorioso il Salvatore, che in una simile condizione di sfinimento ha potuto salvare un tale uomo e donargli una fede così grande, preparandolo perfettamente alla gloria eterna. Considerate quanto sia immensa la potenza dello Spirito divino che può produrre una fede simile anche in un terreno così arido e in un clima così sfavorevole.
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Il Ladrone Crocifisso: L'Ultimo Amico di Gesù sulla Terra
Quali strane compagnie attorniarono Cristo quando Egli camminò su questa terra! Non si accompagnò ai religiosi Farisei o ai colti Sadducei, ma fu conosciuto come "l'amico dei pubblicani e dei peccatori". Questo ci dà la certezza che non rifiuterà di essere nostro amico. Quando il Signore ci ha scelti come Suoi amici non ha ricevuto di certo nessun onore o vantaggio. Egli è venuto "non per chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento" (Luca 5:32). Il sommo Medico trascorse molto tempo con i malati, recandosi nei luoghi dove avrebbe potuto prestare soccorso in modo efficace. I sani non hanno bisogno del medico: essi non possono apprezzarLo, né tanto meno possono usufruire delle Sue capacità; per questo motivo Gesù non preferiva la compagnia di coloro che si definivano sani. Eppure, il Signore ha ricavato un certo profitto quando ci ha salvati: ha trovato, infatti, le persone adatte verso le quali manifestare la Sua grazia e benevolenza. In noi il Suo amore ha trovato il luogo giusto per colmare il terribile abisso delle nostre necessità e dei nostri peccati: "Egli ha compiuto grandi cose per noi e noi siamo nella gioia" (Salmo 126:3).
Malgrado tutto questo qualcuno potrebbe disperarsi e dire: "Il Signore non degnerà di uno sguardo un peccatore come me". Voglio farti notare che l'ultimo amico di Cristo sulla terra fu un peccatore e certamente non un peccatore qualunque. Egli non soltanto aveva infranto le leggi di Dio, ma anche quelle degli uomini perché era un ladro. Qualcuno lo ha chiamato "brigante" e questo sarebbe stato per lui il nome più appropriato, poiché i briganti di un tempo erano sia ladri che assassini. Quest'uomo doveva essere un predone senza scrupoli, e questa ragione sarebbe diventata un pretesto per saccheggiare le sue vittime alla prima opportunità.
La sua carriera di criminale si concluse davanti a un tribunale romano, il quale, a parere dello stesso imputato, emise una giusta condanna. Il malfattore fino a poco prima di essere inchiodato sulla croce giaceva nella sua cella, nell'attesa di essere giustiziato per i suoi molti crimini. Pensate, costui fu l'ultima persona con la quale il Signore fu unito su questa terra. Quale grande amore per i peccatori! A quale punto Egli si è abbassato per poter raggiungere gli abissi del genere umano! Prima di lasciare la terra, il Salvatore usò una grazia incomparabile per il più indegno degli uomini, pronunciando delle parole che si possono annoverare tra le più sublimi dell'intera Scrittura, dichiarandogli: "Oggi tu sarai con me in paradiso". Sebbene si spera che nessuno si sia trovato mancante di fronte alla legge o accusato di delitti contro l'ordine pubblico, chiunque si trovi in tale condizione è invitato a trovare perdono e salvezza ai piedi di Gesù Cristo.
Amico, puoi accostarti al Salvatore con piena libertà, perché prima di te lo ha fatto quel ladrone. Egli fu il tipico esempio di chi aveva veramente toccato il fondo, il massimo della perversione. Tuttavia, nonostante la sua colpevolezza egli non presentò alcuna scusa, né cercò di coprire i suoi peccati. Sebbene fosse caduto nelle mani della giustizia e gravasse su di lui una pesante condanna, tutto questo non gli impedì di affidarsi a Gesù, sussurrandogli un'umile preghiera e ricevendo salvezza proprio in quel medesimo istante. Ancora oggi Gesù salva altre persone proprio come accadde a quell'uomo. Nessuno è escluso dall'infinita pietà di Cristo, quindi, per quanto enormi siano le tue colpe, se hai fiducia, Gesù salverà proprio te.
Quel peccatore fu illuminato e risvegliato dalla grazia di Dio. Si immagina che prima di allora non si sia mai seriamente soffermato sulla figura di Gesù. Secondo gli altri Evangelisti, pare che egli stesso in un primo momento si sia unito al suo collega nello schernire Gesù, infatti è scritto: "Anche i ladroni che erano crocifissi con Lui lo beffavano". Ma improvvisamente si dovette convincere che l'uomo che stava morendo accanto a lui era Qualcuno che andava al di là dell'umano. Si sporse a leggere il titolo affisso sopra il Suo capo: "Questo è Gesù, il Re dei Giudei". Convinto della sua veridicità, lanciò il suo appello al Messia, nel quale aveva scoperto il Re e si abbandonò fiducioso nelle Sue mani.
Caro lettore, comprendi che nello stesso momento in cui l'uomo riconosce in Gesù il Cristo di Dio può riporre in Lui la fiducia per essere salvato? Un giorno, un certo predicatore, mi chiese con scetticismo: "Ma via, tu credi veramente che sia possibile per un uomo vissuto nel peccato per cinquant'anni, ottenere istantaneamente la salvezza tramite il sangue di Gesù?" La risposta fu ed è: Sì! Noi crediamo fermamente che in un solo istante, attraverso il prezioso sangue di Gesù Cristo, l'anima più nera possa essere resa pura. Noi crediamo che in un batter d'occhio i peccati di sessanta o di settanta anni possano essere interamente perdonati e che la vecchia natura, fino ad allora nutrita dal male, possa ricevere la ferita mortale nello stesso momento in cui la vita eterna comincia a sbocciare nell'anima del peccatore. Così accadde a quel ladrone. Egli, all'improvviso, aprì gli occhi alla convinzione che gli avrebbe donato la salvezza. Cari amici, anche se mai prima d'ora vi siete aperti ad una fede viva, anche se fino a questo momento avete vissuto una vita senza Dio, se in questo istante state sentendo il vostro spirito svegliarsi e comprendere che il Figlio di Dio è venuto nel mondo per salvare i peccatori, si può assicurare che voi, riponendo fiducia in Lui, sarete immediatamente salvati. Mentre leggete la Parola di Dio il miracolo della grazia possa compiersi in voi, ad opera di Colui che è ritornato nella gloria pienamente in grado di portare salvezza!
Quest'uomo, l'ultimo amico di Gesù sulla terra, era un peccatore miserabile. Spesso si incontrano persone nella medesima condizione. Hanno vissuto una vita sfrenata, licenziosa e dissoluta e infine cominciano ad avvertire su di loro i fulmini della tempestosa ira di Dio, sperimentando una sorte di inferno terrestre, preludio delle sofferenze eterne. Il rimorso, come un velenoso aspide, li morde continuamente, infuocando il loro interiore. Cercano invano riposo, sono tormentati giorno e notte, sentendo nel cuore una terribile voce che dice: "Stà sicuro: i tuoi peccati ti ritroveranno" (Numeri 32:23). Ed essendo stati ritrovati si sentono stretti nella forte morsa della convinzione delle loro colpe.
Il ladrone si trovava in una condizione simile: era agli estremi e sapeva di non poter vivere a lungo. La crocifissione gli sarebbe stata fatale e presto le sue gambe sarebbero state spezzate per porre fine alla sua spregevole esistenza. Egli aveva da vivere soltanto poche ore, soltanto lo spazio che intercorre tra il pomeriggio e il tramonto del sole. Ma quel tempo non risultò insufficiente per il Salvatore: Egli è in grado di salvare! Personalmente, quando ci si trova davanti ai moribondi angosciati per le loro colpe non si fa altro che ripetere loro che la grazia di Dio li può raggiungere anche nell'ultimo istante della loro vita. Anche se la morte dovesse piombare improvvisamente su loro, credendo in Gesù saranno salvati, salvati immediatamente. Gesù è l'unico in grado di donare un nuovo cuore e uno spirito ben saldo, Egli è l'unico capace di cancellare tutti i peccati. Cristo Gesù è stato visto per l'ultima volta in compagnia di un peccatore pentito, per il quale ha avuto soltanto parole di compassione. Vieni pure, tu che sai di essere colpevole ed Egli ti riceverà con la stessa grazia!
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La Salvezza non per Opere, ma per Fede
Per di più, quest'uomo era incapace di compiere qualsiasi opera buona. Se la salvezza fosse stata ottenibile per le buone opere, non avrebbe potuto essere salvato, dal momento che il peccato lo incatenava mani e piedi all'albero del giudizio. Qualunque opera buona che avesse compiuto sarebbe stata soffocata dalla moltitudine dei suoi peccati. Avrebbe potuto dire qualcosa, ma niente di più; non avrebbe potuto compiere il bene e se la redenzione fosse stata legata a una vita fondata sulle buone opere, certamente la salvezza non sarebbe mai stata sua. Questo peccatore non avrebbe potuto mostrare dei segni di ravvedimento: aveva così poco da vivere... Non avrebbe potuto neppure dedicarsi a una vita contemplativa meditando sulle sue colpe per mesi ed anni: la sua vita si misurava ormai in minuti, e di lì a poco sarebbe sprofondato nell'abisso. La fine era ormai molto vicina, ma ad un tratto il suo destino eterno venne propiziato dal Redentore, il quale prima del tramonto del sole lo portò con Sé in paradiso.
Quel malfattore credette in Gesù e confessò la sua fede. Egli confidò in Cristo. La sua fede riconobbe Gesù come Signore e Lo proclamò quando disse: "Signore, ricordati di me". Egli aveva riposto in Gesù una fiducia tale da desiderare che il Salvatore gli dedicasse un solo pensiero: questo era tutto ciò che stava chiedendo. Molti, pur sapendo chi è il Salvatore, si ostinano a non confidare in Lui. La fiducia è l'atto che salva.