Eremiti e Poeti nella Cina Antica: Storie di Ritiro e Saggezza

La figura dell'eremita, in Cina, ha assunto connotazioni particolari e spesso diverse dall'idea occidentale del misantropo isolato. Si tratta piuttosto di un individuo che cerca un ritiro dal consorzio umano non per rifiuto della società in sé, ma per una ricerca interiore o per aderire a principi filosofici profondi, spesso legati al Taoismo o al Buddismo. Questo articolo esplora le vite e le filosofie di alcuni tra i più significativi eremiti e poeti della Cina antica, figure che hanno influenzato la cultura e la letteratura con la loro scelta di vita.

Tao Yuanming (T’ao Ch’ien): Il Poeta dei Campi e dei Giardini

pitture cinesi di contadini al lavoro

Tao Yuanming (365-427 d.C.), noto anche come Tao Qian o T’ao Ch’ien, è uno dei più grandi e importanti poeti di tutta la Cina, vissuto nel travagliato periodo delle Sei Dinastie. Nato nello Jiangxi nel IV secolo, erede di un generale al servizio dei Jin, intraprese una carriera come funzionario capace, ma presto i "macchinazioni e i dissidi" della vita pubblica divennero insopportabili per lui. La sua fu una "spoliazione estrema" dei paramenti politici per aderire con "sapienza d’abisso" al taoismo.

La sua scelta fu quella di "ambire a un’oscura povertà che logorarsi lottando per onori e denari". Questo non lo rese il primo a voltare le spalle al mondo, ma la sua poetica è permeata dalla felicità di questa scelta, "antartica a ogni etica", senza "malinconico torpore" o "serpe del rimpianto". Famiglia, società e regno erano per lui "entità egualmente menzognere, frutto estremo di una ‘cultura’ da estirpare".

La Filosofia del Ritiro di Tao Yuanming

mappa delle province cinesi antiche

Tao Yuanming, fino all'età di quarantuno anni, seguì i principi confuciani. Tuttavia, le sue opere rivelano un profondo conflitto interiore tra ciò che era doveroso e ciò che era giusto per la sua indole amante della Natura. Un episodio celebre della sua vita fu il rifiuto di "inchinarsi davanti a questo misero uomo per cinque staia di riso" (il suo salario magro) quando un ispettore generale corrotto stava per visitarlo, portandolo alle dimissioni da magistrato di Pengze dopo soli ottanta giorni.

Nel suo famoso fu, Il ritorno (guiqù lai xù), Tao Yuanming fornisce ragioni diverse per il suo ritiro, affermando di aver finalmente scoperto il suo vero sé, di aver occupato cariche pubbliche per questioni economiche e di aver reso "schiavi il suo stomaco e la sua bocca", provando vergogna per aver compromesso i suoi principi. Successivamente, protestò contro l'usurpazione del potere adottando il nome di Qian (潛), il cui significato metaforico è "nascosto", identificandosi così come "Tao l'eremita".

Natura, Ozio e Vino nella sua Poetica

poeta cinese che beve vino nella natura

Il tema predominante nelle poesie di Tao Yuanming è la Natura, trattata con grande originalità. Le scene agresti, descritte con il "pennello del Signore dei cinque salici", non sono solo pretesti di riflessione filosofica o scenari per godimento personale, ma "parte integrante della vita e dell’essere". Ogni roccia, ogni filo d'erba descritto è "intriso di emozione e intensità", rendendo la natura umana e permettendo all'uomo "dalla spiccata sensibilità" di creare componimenti meravigliosi dalla semplicità delle piccole cose.

Tao Yuanming parla di un ritorno allo ziran, che implica un ritorno alla vera concezione di sé. Aderire allo ziran significava aderire alla concezione della natura come "pura bellezza", un concetto ideato dai padri del taoismo, per i quali "Il Dao segue il ziran", inteso come "naturalità, istinto e spontaneità".

Un altro tema è il concetto di ozio, legato alla parola cinese xian (闲), che etimologicamente indica "profonda serenità d’animo e riposo". Questa forma di ozio è uno "stato meditativo che conduce al Dao", diventando parte essenziale della vita quotidiana del poeta. Anche il bere è un soggetto favorito dall'animo di Tao, spesso collegato alla sua personalità eccentrica. L'ebbrezza, tuttavia, non significava ubriacarsi tutto il giorno, ma bere "abbastanza vino in modo da acquisire quella serenità d’animo e quell’attenzione che permettevano di raggiungere la contemplazione e, in questo modo, la trascendenza: uno stato di isolamento mentale in cui non si hanno più inibizioni e distinzioni, bensì un senso di identità con il mondo stesso".

Tao Qian è ricordato per aver inaugurato un tipo particolare di poesia, quella denominata Tianyuan (田园), "Campi e Giardini". In questo filone, egli descrive un mondo innocente in cui "si ha la piena fusione tra uomo e Natura", narrando "delle gioie della vita pastorale, espresse a volte in maniera dettagliata e con una certa ammirazione: si descrive il momento in cui si raccoglie la semina, si ara la terra, si svolgono le attività semplici legate ai campi, per poi tornare nelle proprie case a rifocillarsi".

Han Shan: L'Eremita Ribelle della Montagna Fredda

illustrazione di Han Shan con i suoi versi

La poesia di Han Shan, un eremita di epoca Tang, è profondamente legata al Buddismo, sebbene si distingua per la sua unicità. A differenza del corpus di poesia buddista cinese, spesso retorica, Han Shan utilizza un linguaggio vernacolare e si discosta dalla dizione poetico-letteraria ufficiale, il che lo portò ad essere "escluso dagli studiosi di poesia Tang a causa della sua poetica non convenzionale".

La grandezza di Han Shan emerge dalla dialettica tra "l’aspetto della ritualità e l’aspetto umano che rende visibili anche i suoi momenti euforici, le sue solitudini e le sue angosce". Egli non si presenta come un maestro Zen profondamente illuminato, ma come "un attendibile buddista e un essere umano vulnerabile".

Montagna Fredda (Han Shan) non è solo un luogo fisico ma anche "il nome di uno stato della mente", una metafora del cammino verso la conoscenza di se stessi. Le sue poesie, tutte senza titolo, toccano temi come il disgusto per la società, la ricerca di distacco dalle "polveri del mondo", la brevità della vita, la povertà, la solitudine e il senso di impermanenza.

La Dinastia Ming – L’Impero Cinese dell’Età d’Oro | Documentario Storico

Shihwu: Il Maestro Zen e Poeta Eremita

incisione cinese di un monaco buddista

Shihwu (1272-1352), il cui nome tradotto significa "Casa di Pietra", fu un maestro buddista ed eremita cinese durante la dinastia mongola Yuan. Figura di rilievo della tradizione chanista/zenista, è stato anche poeta, lasciando 184 componimenti memorabili. Il suo traduttore, Red Pine, lo ha definito "il più grande di tutti i poeti buddisti cinesi".

Nel 1312, a quarant’anni, Shihwu si ritirò sulla montagna di Xiamu, dove costruì capanne e iniziò a comporre le poesie Shan-shi. Contrariamente alla visione moderna, l’eremita in Cina non coincideva con l’idea del misantropo, ma di colui che ha scelto un ritiro per la propria crescita spirituale. Shihwu stesso affermò: "Qui fra i boschi ho molto tempo libero. Quando non dormo, mi piace comporre canti religiosi."

Le Montagne Sacre del Taoismo

panoramica del Monte Wudang

Nella storia dell'uomo, le montagne sono sempre state luoghi particolari, mezzi "fisici e simbolici" di ascensione al Cielo, luoghi di ritiro per meditare o per vivere da eremiti. Per il Taoismo, in particolare, le catene montuose sono immaginate come collegate tra loro "come le creste del dorso di un immenso dragone nascosto sottoterra", che agitandosi genera l'energia tellurica dei terremoti.

Queste montagne sacre, spesso di difficile accesso, erano considerate "accessibili solo a chi ne fosse stato degno, permettendo l’accesso a luoghi ultraterreni di beatitudine".

Monte Wudang: Il Luogo Militare

Il complesso montuoso del Wudang (Letteralmente "Luogo militare"), situato nella provincia di Hubei, è famoso per i suoi templi e monasteri taoisti associati al dio Xuanwu. È universalmente noto per la pratica del Tai Chi e del Taoismo. Tra i primi siti di culto, il Tempio dei Cinque Draghi fu edificato per volere dell'imperatore Taizong di Tang. Le strutture più antiche esistenti sono la Sala Dorata e l'Antico Santuario di Bronzo (1307). Il monastero e il giardino di Wudang sono patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1994.

Monte Longhu: La Montagna del Dragone e della Tigre

veduta del Monte Longhu con i suoi templi

Il Monte Longhu (letteralmente: "Montagna del Dragone e della Tigre"), a Jiangxi, è uno dei luoghi di nascita del taoismo. È particolarmente importante per il Zhengyi Dao, poiché ospita il Tempio di Shangqing e la dimora del Maestro taoista. Tra i numerosi templi, il Tempio della Città Immortale e quello di Zheng Yi furono edificati da Zhang Daoling, fondatore della religione della dinastia Han. Il monte Longhu ha anche una forte valenza culturale come luogo di sepoltura storico del popolo Guyue, che deponeva i defunti in bare sospese sulle pareti delle montagne.

Monte Qiyun: La Montagna dalle Alte Nuvole

Il Monte Qiyun (letteralmente: "Montagna dalle alte nuvole"), nella contea di Xiuning, provincia di Anhui, è un parco montano e nazionale noto per le sue numerose iscrizioni e tavolette, monasteri e templi. Il suo punto più alto è di 585 metri.

Monte Qingcheng: Muro della Verde Città Nebbiosa

Il Monte Qingcheng ("Muro della verde città nebbiosa"), nella zona di Dujiangyan, Sichuan, è considerato uno dei luoghi di nascita del taoismo e uno dei più importanti centri taoisti in Cina. La montagna ha 36 vette ed è sede del Dujiangyan Giant Panda Center e un sito del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

La Medicina Tradizionale Cinese e l'Eremitaggio Daoista

schema medico cinese dei canali energetici

Gli eremiti daoisti come Hakuyū insegnavano tecniche curative basate sulla medicina tradizionale cinese e sull'«alchimia interna» daoista. Queste pratiche miravano a una "continua rigenerazione ed espansione della vita del praticante" attraverso la respirazione guidata e visualizzazioni per osservare i percorsi del qi e lo sviluppo del "fuoco interiore".

Secondo il Daoismo, le fasi di sviluppo e involuzione del fuoco interiore seguivano i ritmi stagionali e i cicli orari, analizzati dalle combinazioni degli esagrammi de Yijing, il Libro dei Mutamenti. Il cuore, legato all'elemento fuoco, era paragonato al sole, mentre i reni, di natura acquatica, alla luna. Il "fuoco sovrano" nel cuore/mente governava la quiete, mentre il "fuoco ministeriale", localizzato nei reni e nel fegato, supportava e regolava le attività degli organi del corpo umano.

La pratica daoista consisteva nell'"invertire" le naturali correnti energetiche del corpo, spingendo il fuoco verso il basso e l'acqua verso l'alto, per "rigenerare" il qi mescolandolo con l'acqua dei reni. Questo processo, chiamato "mescolanza", era considerato essenziale per la vita; la sua assenza portava alla malattia e alla morte. Questa filosofia rifletteva una visione olistica, in cui "nutrire la vita è come governare un Regno", dove l'equilibrio interno del corpo era paragonato a un saggio governo di uno stato.

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